Nome: Seawater Vertical Farm
Progetto: Studiomobile, Antonio Girardi, Cristiana Favretto
Tipologia: Vertical Farm
Luogo: Dubai
Anno: 2009

Il Seawater Vertical Farm utilizza l’acqua del mare per raffreddare e umidificare le serre e riconvertire l’umidità in acqua dolce per irrigare le colture. Trasformare acqua salata in acqua dolce nella quantità e nel luogo giusti offre così il grande vantaggio di risolvere tutte le problematiche appena descritte.
Il Seawater Vertical Farm si trova a Dubai dove la mancanza di acqua dolce e di ortaggi di produzione locale sommata ai problemi legati al traffico e al trasporto e ad un altissimo valore del terreno induce a prendere in seria considerazione l’idea di utilizzare qualche lotto urbano per la coltura intensiva.
Il progetto del Seawater Vertical Farm è piuttosto semplice e si compone di cinque serre ovaliformi collegate ad altrettante braccia che trasportano e nebulizzano acqua salata creando un flusso fresco e umido ideale per le piante, simile all’habitat della foresta equatoriale.
Dopo aver lasciato l’ambiente di coltivazione, l’aria passa attraverso il secondo evaporatore sopra il quale scorre acqua salata: durante questa fase l’aria umida si mescola con quella calda e asciutta dell’intercapedine del soffitto e di conseguenza l’atmosfera si fa molto più calda e umida.
I ventilatori sono un vecchio ricordo: l’aria calda infatti è indotta dall’effetto camino a risalire il condotto centrale, dove il calore e l’aria umida, venendo a contatto con i tubi di plastica che trasportano la fredda acqua marina, si condensano. È così che sulla superficie dei condensatori compaiono goccioline di acqua dolce pronte per essere raccolte in un serbatoio e utilizzate per l’irrigazione delle serre o per altri scopi.
Le serre hanno una struttura in acciaio leggero e una copertura in polietilene. Quest’ultima viene trattata in modo da assumere caratteristiche capaci al contempo di riflettere i raggi ultravioletti e di assorbire quelli infrarossi; può essere inoltre interamente riciclata una volta giunta al termine della sua vita produttiva. Anche qui come nel caso del controsoffitto è stato impiegato l’etilene tetrafluoroetilene (EFTE), una resistente pellicola altamente trasparente, autopulente, riciclabile, più duratura, economica e leggera del vetro. Mentre questi polimeri permettono di massimizzare la penetrazione dei raggi solari, la composizione a strati della copertura, che forma diverse mura ventilate, riesce a fornire un buon grado di isolamento. Dato il carattere ambientale del progetto l’EFTE è riciclabile. Gli evaporatori invece sono costituiti da fogli di cartone, più convenienti e sorprendentemente efficienti, che cristallizzano il carbonato di calcio dell’acqua di mare rendendolo duro come conchiglie. I risultati di questo processo, che è possibile sottoporre a controllo e monitoraggio, rivelano come la vita degli evaporatori possa essere prolungata quasi all’infinito.