Introduzione
In tutto il “Terziario Rurale” il proprietario privato e pubblico di verde ornamentale, il gitante e lo sportivo, l’agricoltore del piccolo appezzamento e dell’orto urbano, il partecipante della fattoria multifunzionale e sociale, il paziente del giardino terapeutico…., sono, direttamente od indirettamente consumatori di beni e servizi. Gli imprenditori sono coloro che offrono i servizi in oggetto, ma alle loro spalle hanno tutti quei soggetti che vendendo piante, attrezzature, imputs agronomici, servizi tecnici, culturali, politici……., permettono loro di offrire i servizi in oggetto.

Benefici economici
Queste realtà sono quindi vitalissime forme di fruizione terziaria dell’ambiente, luogo di espressione di consumatori motivati che danno motivo d’essere a complesse filiere d’impresa. La loro rilevanza è dimostrata dal numero di fiere, di riviste, di negozi per proprietari e cultori di giardini, per paleo e neo contadini e dalla quantità di offerte turistiche fatte per fruire del territorio.
Il settore sostiene, in particolare, le imprese legate alla produzione floro-vivaistica, alla gestione e alla manutenzione del verde, all’edilizia locale…. La sua natura implica che sia agito in particolare da piccole e medie imprese, operanti a scala locale. Professionisti, terzisti, vivaisti, industriali, commercianti, costruttori, animatori, giardinieri, cantinieri, camerieri, frantoiani, esperti e terapisti di questo e di quello……., vivono quindi sulla “domanda di verde e di ruralità”. E finché ci sono danno senso d’essere ai mondi formativi, sindacali, politici ed amministrativi che ci ruotano intorno.
D’altronde l’attuale quadro economico mondiale suggerisce che, perlomeno nel breve periodo, in Italia e forse nell’intera Europa, la convenienza delle produzioni agricole, escluse alcune colture di nicchia, non andrà aumentando. E’ preferibile quindi puntare sull’economia dei servizi e sul suo indotto. Va comunque considerato che i pochi prodotti realizzati, in quanto sotto-prodotto di altre attività, sono in realtà a costo basso ed insieme a gruppo di acquisto e filiere corte sono pur sempre un contributo a contenere la dipendenza dell’Italia dal mercato agro-alimentare globale.

Benefici culturali
Il “Terziario Rurale” può, quindi, avere una rilevanza strategica. Può infatti contribuire a conservare la vitalità delle filiere tecniche a monte ed a valle dell’attività rurale, dal produttore di imputs agronomici e florovivaistici, al terzista, al consulente…., non più sufficientemente motivati dalla produzione primaria. Chissà che nel futuro non debbano di nuovo essere necessarie.
In quest’ottica, conservare la memoria delle condizioni di vita di appena ieri può, infatti, essere importante, sia come elemento di sicurezza, sia come strumento per sapere valutare i modelli attuali di crescita consumistica globale.

Benefici ambientali
Lo sviluppo di servizi terziari, a scala sia urbana che territoriale, se ben gestito, può, inoltre,  diventare un fattore di incremento di verde, quindi di miglioramento della qualità ambientale e paesaggistica. Ai parchi ed ai giardini si aggiungono infatti tutte le superfici da arredare a verde nelle aree rurali, nonché tutte le aree marginali che, non più convenienti per la coltivazione, possono e debbono essere rinaturalizzate.
Inoltre, lo sviluppo di nuove e diversificate opportunità ricreative sul territorio può contribuire a distribuire meglio, nello spazio e nel tempo, le attività di fruizione del verde. Si potrebbe così contribuire anche a contenere i fenomeni di concentrazione ed intasamento dell’utenza e di omologazione dei comportamenti, che, per esperienza diretta, sappiamo essere fenomenali fattori di stress e danno ambientale.

Impatti ambientali
Detto tutto ciò, la triste realtà italiana è però che la “domanda di verde e di ruralità”, soprattutto in alcune sue manifestazioni, ha dato, finora, luogo a notevoli impatti ambientali e paesaggistici.
L’arroganza, l’ignoranza, la visione meschina e limitata e, su tutto ciò, il cattivo gusto, di committenti, progettisti, costruttori ed amministratori…., hanno distrutto vaste porzioni di territorio pregiato, con la “villettizzazione”.
Condoni facili ed a ripetizione hanno portato l’aggressione fino al cuore di territori protetti, di grande valore ambientale e culturale.
Peraltro, all’abusivismo edile, rischio primario, si associano spesso uso inappropriato della chimica agricola, scelta di specie vegetali non in sintonia con gli ambienti, diffusione impropria di risulte e rifiuti ed altre prepotenze comportamentali di vario genere.
Dove è prevalso questo approccio di “brevi-miranza” si nota inoltre che l’offerta di servizi di qualità è ancora scarsa o nulla.

La gestione del fenomeno
Siamo convinti che l’incremento della domanda di fruizione del verde ambientale e rurale, per poter diventare un fattore di crescita compatibile, possa e debba essere gestito e non solo acriticamente combattuto, come hanno fatto, in molti casi, sia la politica agraria che quella ambientale. Ma, per coglierne appieno le opportunità e contenerne gli impatti, è necessario in prima istanza modificare la logica con cui si analizza l’economia del territorio: accettare gli attuali limiti del settore primario italiano nel mercato globale ed investire di più sullo sviluppo della domanda di servizi. Infatti, fare in modo che il territorio possa esprimere valenze didattiche, terapeutiche, culturali e sociali ed agire perché l’insieme di tutto ciò contribuisca alla conservazione dell’ambiente, del saper fare e della qualità alimentare non è facile. Sono quindi necessarie attività di ricerca e sperimentazione:
a) la realizzazione di analisi di sistema;
b) la creazione di un quadro di programma e di compatibilità territoriali;
c) l’identificazione, tramite esperienze pilota, di nuovi modelli operativi;
d) la formazione di operatori tecnicamente e culturalmente mirati;
e) la costruzione di idonee forme di impresa.

I pericoli
Una strumentale interpretazione della sicurezza ambientale ed alimentare, guidata dagli interessi dei grandi gruppi, la cappa di norme e poteri di interdizione in corso di definizione, mira a ridurre drasticamente la vitalità delle piccole realtà rurali, quindi delle loro potenzialità multifunzionali. Potrebbe, quindi, distruggere migliaia di posti di lavoro locali e ridurre la vitalità del nostro paesaggio, portando ancora all’abbandono giardini, parchi, oliveti, vigneti, frutteti, orti, case rurali…… Ad esempio, eventi ormai per lo più culturali, quali fare l’olio, con le proprie olive al frantoio potrebbero venire uccisi dalle fobie della burocrazia, dalle ansie di un professionismo con il fiato corto e/o dagli interessi di gruppi che, per il fatto stesso di essere grandi, non hanno ne intelligenza, ne etica pluri – generazionale.
Va, inoltre, considerato che, allo stato attuale, la regia culturale e politica, del fenomeno è praticamente inesistente. Questo vuoto facilita l’interpretazione opportunistica delle normative, facilitando fenomeni di abusivismo e cambio di destinazione d’uso di aree vincolate e protette.

Franco Paolinelli