Continuando il nostro viaggio nell’incantevole micromondo sotterraneo, troviamo le micorrize.

Micorrize. La maggior parte delle piante sulla terra, stringono relazioni simbiotiche con funghi micorrizogeni. Questa particolare colonizzazione radicale è possibile sia all’esterno delle radici assorbenti (Ectomicorrize), sia al loro interno (Endomicorrize). Le ectomicorrize sono presenti su circa il 10% della flora terrestre. Nel Nord America ci sono più di 2100 specie di funghi che formano le ectomicorrize. Nel mondo, ne sono presenti più di 5000 specie. La maggior parte delle ectomicorrize possono essere riconosciute ad occhio nudo, poiché sono di differenti forme, misure e colori. Le endomicorrize sono le più diffuse tra tutti i tipi di micorrize e comprendono tre gruppi. Le micorrize Ericaceae che sono presenti in quattro o cinque famiglie delle Ericales. Le endomicorrize Orchidaceae, che appartengono solo alla famiglia delle Orchidaceae. Le endomicorrize Vescicolari-Arbuscolari (VAM) che rappresentano il terzo gruppo. Le vescicole e/o gli arbuscoli, sono strutture prodotti da questi funghi all’interno delle radici da loro colonizzate. Le VAM sono state osservate in radici di più di 1000 generi di piante costituite da circa 200 famiglie. Più dell’85% delle 300.000 specie di piante vascolari sulla terra presentano delle VAM.

Queste includono piante agricole (eccetto le Brassicaceae), la maggior parte delle foraggere coltivate e spontanee, alberi da legno, viti, piante desertiche, fiori e la maggior parte delle piante ornamentali (eccetto le Ericaceae).

Sino ad oggi sono state identificate circa 200 specie di VAM. Le radici colonizzate da VAM non hanno forma e colore diverso rispetto a quelle non colonizzate. Le VAM sono visibili solo al microscopio e quindi non possono essere identificate ad occhio nudo. A causa della loro posizione nelle radici e a causa della loro grossa dimensione, le spore delle VAM sono disseminate in nuove aree attraverso animali ed insetti terricoli molto lentamente. Gli alberi micorrizati hanno una capacità adsorbente molto più elevata: è stato dimostrato che pini con presenza di ectomicorrize, hanno una superficie adsorbente 700 volte più ampia di alberi senza rapporti simbiotici.

I funghi micorrizogeni possono ottenere il carbonio necessario per la loro nutrizione solo dalle piante ospiti in grado di fotosintetizzare. Questo significa, molto semplicemente, che i funghi micorrizogeni non possono crescere e svilupparsi fino a che non entrano in associazione con le loro piante ospiti. In cambio espandono il micelio nel suolo, aumentando la superficie attiva delle radici, permettendo così alla pianta ospite di assorbire una maggiore quantità di acqua, azoto e di minerali essenziali. Si stima che una pianta dovrebbe avere approssimativamente a disposizione, una quantità cento volte superiore di zuccheri ed energia, per riuscire a formare radici assorbenti sufficienti a coprire una superficie uguale a quella presente in radici micorrizate. Le radici con micorrize persistono di più rispetto alle radici assorbenti non colonizzate, incrementano la tolleranza delle piante ospiti alla siccità, al compattamento del suolo, alle alte temperature del terreno, ai metalli pesanti, alla salinità, alle tossine organiche ed inorganiche e agli estremi di pH del suolo. Difendono inoltre da alcune malattie radicali causate da funghi patogeni e nematodi e proteggono la pianta dagli attacchi di alcuni insetti. In foreste naturali e praterie, alcune specie di funghi micorrizogeni, colonizzano piante ospiti e formano con le radici una continua ed interconnessa rete di miceli. 

Recentemente, si è scoperto che i funghi VAM producono un essudato glicoproteico mentre sono in associazione con le radici. Questo composto organico, chiamato glomalina, gioca un ruolo importante nella stabilità degli aggregati del suolo e può rappresentare il 4-5% di tutto il carbonio e azoto del terreno.

Gli alberi possono essere già presenti in una determinata area sia prima dell’intervento umano, che dopo, quando le eventuali piante sono state trapiantate. Le radici di alberi già presenti sono spesso danneggiate da mezzi meccanici di scavo, da fossi di drenaggio, dal livellamento e compattamento del terreno, dalle pavimentazioni di strade e marciapiedi. Le piante trapiantate, sono messe a dimora nel nuovo ambiente con un apparato radicale ridotto, anche meno del 10% di quello originario presente in vivaio. Spesso sono necessari anche dieci anni per ripristinare l’originario apparato radicale funzionale ed assorbente, tenendo conto che circa il 75% della capacità di sopravvivenza di un albero è riposto nel suo sistema radicale. Le nuove radici non solo necessitano di spazio e di terra in abbondanza per svilupparsi in modo appropriato, ma devono trovare anche condizioni ottimali del suolo (ossigeno, temperatura adeguata, acqua disponibile, azoto solubile e minerali essenziali). Solitamente però il terreno, nella maggior parte dei siti costruiti dall’uomo, ha un bassissimo contenuto di sostanza organica disponibile; spesso il suolo è compattato, con valori di pH estremi, vi sono bassi livelli di fertilità, sono stati effettuati scavi profondi con affioramento di terreno asfittico, vi sono competizioni con essenze graminacee. Pertanto, gli alberi devono avere le capacità di produrre nuove radici assorbenti funzionali. Le micorrize possono quindi aiutare la pianta nel suo sviluppo dopo un trapianto o in terreni sottoposti a intervento dell'uomo

Il suolo deve contenere una certa quantità di inoculi di micorrize, necessarie per formare un’abbondante micorrizazione sulle nuove radici; deve inoltre avere un adeguato contenuto di sostanza organica con un’elevata carica microbica, utile per favorire i naturali rapporti tra radice e suolo.

Vedi articolo: Il mondo micro del terreno (parte II)