Il mercato dei prodotti florovivaistici offre in continuazione novità. Così capita, sempre più spesso, che piante, fino a qualche tempo considerate adatte esclusivamente all'utilizzo per la produzione di fiori recisi e in limitati periodi dell'anno, grazie all'introduzione di nuove varietà e alla messa a punto di tecniche di coltivazione adeguate per un corretto sviluppo vegetativo e riproduttivo, diventino più facili da reperire anche lontano dai luoghi d'origine e di tradizionale coltivazione.
Le proteacee sembrano non sfuggire a questo processo di diffusione. Infatti, l'introduzione di varietà caratterizzate da diverse epoche di fioritura e la coltivazione oltre che nell’emisfero sud anche nel nostro emisfero, consente la loro presenza sul mercato oltre che in autunno anche in primavera; trasformandole da presenza occasionale a prodotto da utilizzare per un ampio periodo dell’anno, condizione indispensabile affinché un prodotto si affermi sul mercato e si diffonda.

Una famiglia antichissima

La famiglia delle Proteaceae, comprendente numerosi generi tra cui, i più comuni in coltivazione, sono: Grevillea, Leucadendron, Leucospermum, Protea, Banksia, Serruria.
Le Proteaceae sono un’antichissima famiglia botanica originatasi circa 95 milioni di anni fa e presente solo nell’emisfero sud. Prove scientifiche dimostrano che gli antenati delle attuali protee erano presenti in Gondwana, molto prima che questa cominciasse a dividersi. Studi paleontologici indicano che già allora la famiglia delle Proteaceae era divisa in due sottofamiglie: Proteoideae e Grevilleoideae. Le Proteoideae sono quasi tutte sudafricane, mentre l’altra sottofamiglia è concentrata in Australia, Sud America ed Estremo Oriente. Sud Africa e Australia non hanno nessun genere in comune, invece più della metà dei generi sudamericani sono in comune con l’Australia. Questo fa ritenere che l’Africa si sia separata per prima dagli altri continenti.
Il termine Proteaceae deriva da Protea, che è il primo genere della famiglia ad essere stato classificato da Linneo nel 1735. Egli esaminò alcuni esemplari che gli erano stati inviati dal Sud Africa e, con un po’ di fantasia, decise di dar loro il nome del dio greco Proteo, capace di trasformare le sue sembianze in quelle degli animali più strani. Immaginatevi infatti la confusione e lo stupore di Linneo di fronte a una Protea gigante, a un fiore maschile di Leucadendron e a un fiore di Leucospermum, così diversi nella forma, ma tutti accomunati dalla stessa struttura del fiore e quindi facenti chiaramente parte dello stesso gruppo botanico.

Caratteri botanici

Le piante appartenenti a questa famiglia possono essere alberi o arbusti più o meno alti, ma non piante erbacee.
Le foglie sono coriacee e generalmente non presentano spine.
I fiori sono piccoli e raggruppati in infiorescenze. Non vi sono petali e al loro posto la funzione di vessillo è svolta dalle brattee e dal perianzio. Il perianzio (involucro fiorale che racchiude gli stami) al momento dell’antesi si divide in 4 segmenti (oppure in 1 più 3 fusi fra loro) che si arricciolano all’indietro per liberare lo stilo. Al momento dell’apertura del fiore il polline si trova sulla sommità dello stilo, che prende per questo il nome di “presentatore del polline”. L’autofecondazione è impedita dal fatto che al momento dell’antesi lo stigma non è ancora aperto. Nella maggior parte dei casi i fiori sono ermafroditi, ma alcuni generi come Leucadendron e Aulax sono dioici: i fiori sono maschili o femminili e si trovano su piante diverse.