L’economia mondiale sta spostando l’attenzione dalla “produttività umana” alla “produttività delle risorse”, cercando così di ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente. L’interesse si sta trasferendo sempre più dal capitale “economico” a quello “naturale” e di conseguenza anche l’industria sarà obbligata a imitare la natura.

Tutto ciò induce all’affermazione di nuovi valori, a un radicale cambiamento di mentalità dell’acquisto, basato non più sul concetto di ricchezza, ma su quello di benessere inteso come qualità, utilità e prestazioni. Tale cambiamento comporta una crescente attenzione nei confronti del verde, dello stare bene e dell’uso di materiali riciclabili, elementi che appagano l’esigenza di benessere.

Wto, protocollo di Kyoto, riforma della politica comune in materia agricola, tracciano ormai scenari chiari, di come il mondo agricolo, e di conseguenza il territorio, si adatterà a queste “evoluzioni”.

Il paesaggio del nostro paese è profondamente segnato dalla mano dell’uomo: i campi coltivati con ordine in pianura si alternano alle colline boscate, coltivate a castagneto o a ceduo, che fanno da sfondo alle città d’arte e alle attività produttive.

Le architetture si sono stratificate nel corso dei secoli, avvicendandosi o sovrapponendosi al reticolato agricolo, mentre il paesaggio che interessa oltre il 70% del nostro territorio, è “occupato” dalle coltivazioni agricole e sono gli agricoltori stessi che con il loro “operare giornaliero” lo gestiscono.

Le recenti evoluzioni fiscali, giuridiche e previdenziali, hanno mutato la figura dell’imprenditore agricolo, che diventa sempre più multifunzionale e pluriattivo ed esce dagli “steccati dell’impresa agricola tradizionale” per arrivare alla realizzazione e alla manutenzione di aree a verde, siano esse di natura pubblica o privata.

L’impresa agricola è, per definizione, inserita all’interno di uno specifico territorio, ma non sempre a questa naturale connotazione geografica corrisponde un’interrelazione strutturata con tutti i soggetti presenti sul territorio.

L’imprenditore è il soggetto determinante per stabilire il sistema di relazioni di cui, ormai, il fare impresa ha bisogno, un tema di grande attualità che ha portato centinaia di aziende in Italia a guardare con interesse a queste opportunità di mercato.

Il settore dell’agricoltura assicura la gestione di oltre 14 milioni di ettari di terreni e il presidio, ben più ampio, nei suoi aspetti ambientali, paesaggistici e culturali.

Le imprese agricole possono trovare grandi opportunità in questi ambiti ripensando al proprio futuro, rimettendosi in gioco, valutando opzioni diverse da quelle praticate fino ad ora.

Allo stesso tempo sentono sempre più la necessità di approdare a nuovi mercati che in modo inesorabile richiedono una maggiore collaborazione con gli altri soggetti del panorama locale, siano essi parte integrante della propria filiera o meno, siano essi di natura privata o pubblica. Le imprese oggi devono essere orientate verso forme di ‘integrazione’ per aumentare la competitività e aggredire segmenti di mercato non debitamente serviti.

Ecco perché stiamo lavorando sul progetto Agri Business Community (ABC) che altro non è che un network di imprese.

Un network di aziende che da un luogo fisico – e geograficamente delimitato – costituisce una vera e propria filiera produttiva integrata che non ha il vincolo della territorialità (tipica dei distretti) ma un nuovo modo di utilizzare le forme di marketing che la rete internet ci permette di utilizzare.

Un network che consente di fare squadra, creando una rete di imprese, aiutandole ad affrontare mercati che difficilmente riuscirebbero ad aggredire da sole.

La rete di imprese deve essere vista come un ‘collegamento’ che consente alle imprese agricole (che vogliono entrare nel mercato dei ‘servizi verdi’ pubblici e privati) di uscire dai propri steccati rendendosi visibile rafforzando il legame con il territorio in cui opera, mettendo in rete le proprie maestranze e le proprie macchine/conoscenze.

È fondamentale mettersi in rete condividendo un progetto comune in grado di sviluppare sinergie per ogni singola azienda che può beneficiare di ampi canali di comunicazione sfruttando un marchio che oltre a promuovere la terziarizzazione dell’impresa agricola promuove territorialmente l’azienda più vicina al richiedente del servizio.

È evidente che il servizio può ricevere solo benefici dalla comunicazione, che porta al richiedente una risposta diretta sul suo territorio, la rete diventa quindi, un obiettivo comune per fare cose che da soli sarebbero impossibili solo in questo modo si può mettere in campo un network produttivo che sfrutta le leve della comunicazione e dei media a livello nazionale lasciando in una visione a nido d’ape il protagonismo a chi presiede l’ultimo chilometro di territorio.

Gianluca Cristoni – Presidente Promoverde