Risale a metà Seicento quando Carlo Emanuele II di Savoia volle edificare una dimora "di piacere e di caccia".
Commissionò l’ambizioso progetto all’architetto Amedeo di Castellamonte, che disegnò un complesso con borgo cittadino, palazzo regale, giardini e bosco.
L’edificio principale era la Reggia di Diana”, eretta fra il 1660 e il 1671, più volte ampliata, tra gli altri dal celebre Filippo Juvarra a partire dal 1716, a cui si devono la Galleria Grande, la Cappella di Sant'Uberto, la Citroniera e la Scuderia Grande.


Anche i giardini furono trasformati nel tempo, passando dai “giardini all’Italiana” su tre livelli del Castellamonte a quelli “alla Francese”, estesi su 125 ettari con eleganti parterres, lunghi viali, pergolati, peschiere e un grande labirinto.


Con l’invasione francese nel 1798 il complesso cadde in abbandono perdendo parte dei suoi tesori e del giardino, divenendo per tutto il XIX secolo una caserma.
Dichiarata dall'Unesco “Patrimonio dell'Umanità”, La Venaria è stata oggetto dal 1997 di importanti e onerosi restauri, che hanno visto tra l’altro la ricostruzione dei giardini, in parte riaperti a fine 2007.

Il verde oggi ripropone le proporzioni e le forme settecentesche, conserva i resti di elementi seicenteschi come il “Tempio di Diana”, la “Fontana d'Ercole” o le grotte, ed offre anche installazioni contemporanee.
Alla spalle della Reggia si dispone il cosiddetto “Giardino dei Fiori” e superati i resti della Fontana d’Ercole la vista corre lungo una Allee sino all’estremità del Parco, dove sorgono le fondamenta del “Tempio di Diana”.
Su di un lato si colloca il “Giardino delle pergole”, cinto da un pergolato a volta ammantato di rose Albéric barbier. Altre due allee, cosiddette “Reale” e “di Terrazza”, fiancheggiate di querce e tigli, corrono verso il traguardo ottico delle montagne.
Nel cosiddetto “Parco Basso”, ad un livello inferiore, si ritrovano gli antichi muraglioni con le grotte, che affacciano oggi su aree moderne con installazioni dello scultore Giuseppe Penone, come il gigantesco tronco di Cedro in bronzo o il “Giardino delle Sculture Fluide”. Chiude scenograficamente quest’area la “Peschiera Grande”. 

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