Abbiamo incontrato Gerald Herrmann (direttore di Organic Services) al Sana 2011 di Bologna, in occasione del convegno di Consorzio il Biologico “Il biologico a vent'anni dal regolamento CEE 2092/91”. Il regolamento comunitario, entrato in vigore nel 1991 e in seguito preso come spunto per simili apparati normativi anche in altre aree del mondo, ha stabilito un canone univoco per tutti gli stati membri. In altre parole, grazie a questa legge, pietra miliare nella storia del biologico, oggi in tutta Europa valgono gli stessi criteri per stabilire cosa è biologico e cosa non lo è. Questo aiuta da un lato i produttori e i consumatori, che si sentono più tutelati, dall'altro favorisce la circolazione delle merci oltre i confini nazionali. Herrmann, profondo conoscitore del settore e della sua storia, ha colto l'occasione per trasmettere la sua visione positiva del futuro del biologico a fronte delle nuove sfide ambientali e sociali degli anni a venire.

 

Qual è stato il percorso del biologico da venti anni a questa parte? Come è cambiato il mercato dopo l'entrata in vigore della legge 2092/91?

 

Prima dell'entrata in vigore di questa legge il settore era regolato solo da standard privati, prodotti e certificati da associazioni indipendenti. Molte compagnie non volevano entrare in questo mercato perché non avevano garanzie legali. Quindi, quando arrivò la norma, il mercato fece un enorme passo avanti perché in quel momento ciascun operatore era garantito a norma di legge, e anche i commercianti al dettaglio cominciarono lentamente ad interessarsi a questo ambito dell'alimentare. Dunque, lo sviluppo del biologico dall'inizio degli anni Novanta fu rapido e oggi circa il 2% del mercato alimentare è già biologico; alcuni paesi hanno raggiunto alte percentuali, come la Germania dove il 6% di tutto il cibo è biologico. Ci sono alcune altre ragioni per cui il mercato si è sviluppato con tanto successo: c'erano sigilli ufficiali, loghi nazionali e sovranazionali come quello UE, ad esempio. Dunque passo passo, tramite una buona comunicazione con il consumatore il mercato si è sviluppato molto bene.

 

Quali sono i vantaggi, per il mercato, di un regolamento comunitario valido per tutti gli stati membri?

 

Penso che il vantaggio sia, ancora, la garanzia legale tramite la quale si ha accesso al mercato, e questo è uno dei problemi più grossi quando si parla di mercato internazionale. La loro barriera di mercato è dovuta principalmente alle differenze di regolamento. Per esempio se tu hai un regolamento in Brasile, e vuoi entrare in questo mercato, potrebbero dirti “hai una certificazione ma noi abbiamo alcuni criteri aggiuntivi”. Ma per tutti gli europei, che sono circa trecento milioni, le regole sono le stesse; quindi, che tu sia in Italia o nella regione polare della Norvegia, la situazione è la stessa, ciascuno ha gli stessi doveri e ciascuno gli stessi diritti, e questo aiuta lo sviluppo del mercato.

 

E per quanto riguarda invece i paesi fuori dall'Europa, come si regolano i rapporti?

 

Ho fatto l'esempio del Brasile: ci sono stati che hanno negoziato con l'Europa accettando ciò che la Commissione Europea prescrive, come ad esempio l'India, l'Argentina e di recente il Canada. Quando un mutuo accordo viene siglato, è più facile per tutti esportare o importare prodotti dalle altre regioni. Sostanzialmente funziona come all'interno della stessa UE, ma ci sono altri stati (gli USA, il Brasile, il Giappone), che hanno leggi strutturate in modo diverso, anche se il contenuto è sostanzialmente lo stesso. Ad esempio i negoziati tra USA e UE, che sono i due maggiori mercati al mondo, vanno avanti da dieci anni, e speriamo che alla fine si concludano positivamente, ma per i commercianti, gli agricoltori e coloro che lavorano le materie prime esiste tuttora una barriera per entrare a far parte del mercato perché hanno bisogno di ispezioni e certificazioni extra.

 

Come vede il futuro del settore nei prossimi anni?

 

Sono convinto che il mercato del biologico crescerà ancora, ma abbiamo bisogno di raggiungere i consumatori, abbiamo bisogno di comunicare loro quali sono gli argomenti a favore del biologico: la sostenibilità, il cambiamento climatico, sono questioni che coinvolgono tutti. Con tutti i problemi che affronteremo in futuro, il cambiamento della Terra e delle nostre condizioni di vita, il biologico è la strada da percorrere. Per questo, sono convinto che se abbiamo ancora il 98% da raggiungere, questo è quello a cui dobbiamo mirare. Non mi piace l'idea che si debba aspirare a raggiungere il 5%, o il 10%, ma ho sempre creduto che dobbiamo pensare a come raggiungere il 100%.

 

R.B.