Public Landscape Architectures.                                    

     

                                                                                

 
 
Architettura Viva. 

Rizomi: microspazi Milano.

 
I giovani e lo spazio pubblico. Nuove esigenze urbane.

Le ricerche didattiche universitarie trovano applicazione nel centro storico di Milano come caso-studio.

Anni accademici : 2007-08-09-10-11
 
Obiettivi

Si propongono “nuove letture paesaggistiche” e proposte progettuali di Architettura del Paesaggio in ambito urbano  che affermano e sottolineano la centralità dell’uomo nel progetto di spazio pubblico a cielo aperto.

L’analisi e le proposte progettuali affrontano il tema delle complesse aspettative dell’infanzia, dell’adolescenza e dellagioventù negli spazi aperti pubblici nei quali si rilevano, in Italia,  carenze sia teoriche sia di attenzione progettuale. I progetti sviluppati intrecciano complessità di rapporti tra i giovani, il movimento, lo sport, la musica e le arti, nello spazio pubblico  al fine di proporre interventi site-specific, ecosostenibili, innovativi e tecnologici in cui il “verde” non sia una componente estetica di progetto e la moltitudine di microspazi individuati, vere stanze pubbliche a cieloaperto nel centro storico di Milano, diventi un effettivo potenziale per la città quale riferimento quotidiano diun “sistema di rizomi e continuum di verde” per un’Architettura Viva.

Agli studenti è stato proposto di elaborare “Progetti di conoscenza” attraverso Videoprogetti, cortometraggi di 5 minuti con libera interpretazione artistica nei quali inserire dinamici sistemi di lettura paesaggistica del sito, materiali ed immateriali, riferimenti progettuali internazionali e loro proposta progettuale ponendo attenzione a materiali ecologici, di riciclo, ad architetture palafitticole, parassite, eversive… ma di effettiva realizzabilità. Sempre e solo  progetti di Architettura Vera. Non virtuale.

 

Tra la “leggerezza”di Calvino forse potremmo sostituirescrivere con progettare

“…Presto mi sono accorto che tra i fatti della vita che avrebbero dovuto essere la mia materia prima e l’agilità scattante e tagliente che volevo animasse la mia scrittura c’era un divario che mi costava sempre più sforzo superare. Forse stavo scoprendo solo allora la pesantezza, l’inerzia, l’opacità del mondo: qualità che si attaccano subito alla scrittura, se non si trova il modo di sfuggirle. In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi che non risparmiava nessun aspetto della vita…

Tuttavia conclude l’autore “ Little is left to tell ma sempre ancora forse resta da dire…Ma per esaurite che siano (le storie) per poco che sia rimasto da raccontare, si continua a raccontare ancora.”

Italo Calvino Lezioni americane
E a raccontare instancabilmente. Con entusiasmo.
Sempre.
Raffaella Colombo