La bellezza della sostenibilità

Chiese vegetali come simboli e basi per una nuova comunità cristiana

Questa architettura viva e in crescita – un totale di 60 strutture tra Europa e USA – è stata ideata e diretta dal gruppo “Sanfte Strukturen” per 25 anni in spazi liberamente accessibili, aree limitrofe a edifici pubblici o parchi giochi per giovani e meno giovani, con l’obbiettivo di costruire uno spirito comunitario.

La chiesa di salice a Loebau per la Garden Exhibit 2012 è l’edificio sacro più recente che abbiamo costruito con salici viventi. Questo arriva dopo la cattedrale verde, la cupola di salice a Rostock per l’esibizione internazionale dei giardini IGA 2003 (la più grande nel suo genere al mondo) situata a Kaiserslautern e Pappenheim, la cappella dei pellegrini sul Litermont a Nalbach, e le chiese di salice a Wendeburg e Hannover.

Il nostro interesse nel lavoro sacro corrisponde con l’interesse della chiesa nelle strutture viventi, basate su molteplici analogie simboliche del costruire in questo modo naturale con le nuove funzioni e finalità delle chiese cristiane.

Temi: vita, crescita, spirito comunitario, sviluppo, naturalezza, bellezza e sostenibilità corrispondono simbolicamente con le nuove comunità cristiane.

     la ricongiunzione della chiesa con la natura in forma di strutture viventi naturali ci riporta alle nostre origini: incontri, rituali, masse, feste, preghiere e canti all’aperto nella natura.

     Le strutture viventi in crescita sono libere di trovare una forma imprevedibile e non pianificata per svilupparsi come la moderna comunità cristiana

     L’armonizzazione delle tecniche di costruzione ingegneristiche con le strutture botaniche e la loro crescita simboleggia l’unione tra uomo e natura

     L’integrazione della bellezza naturale in architettura, che possiamo ammirare anche nelle cattedrali gotiche, è simbolica per l’estetica sociale di una comunità vivace.

     La longevità delle strutture viventi simboleggia la longevità e la sostenibilità delle comunità cristiane.

 

Marcel Kalberer