Il melo Decio, una varietà che arriva direttamente dagli antichi Romani

La varietà è stata ammessa alla Comunità del gusto Slow food valli basse veronesi

Elisabetta Pozzetti

In un’epoca di riscoperta delle varietà da frutto antiche, che i miglioramenti genetici hanno fatto abbandonare in favore di una produzione maggiore è più resistente (ma che ha diminuito le qualità organolettiche della frutta), il melo ‘Decio’ rappresenta un recupero  interessante. Si tratta infatti di una varietà più antiche, coltivata sin dal tempo degli antichi Romani, portata in Italia dal capo dei legionari D’Ezio (Decio in latino) che sbarcò con la sua legione ad Adria per fermare l’avanzata di Attila; una singola pianta  poteva anche  arrivare a produrre anche 12 quintali di mele che poi venivano lasciate nella paglia perché arrivassero a maturazione.

Si tratta di una varietà che si raccoglie la seconda decade del mese di ottobre, dai frutti medio piccoli e di forma tondeggiante e appiattita, con buccia liscia dal colore verde giallo, con leggere sfumature rosa nella parte esposta al sole. La sua polpa è croccante, profumata, dolce e soda, molto adatta alla cottura. L’albero si dimostra resistente alla ticchiolatura e all’oidio; entra in produzione lentamente.
La cittadina di Belfiore, nel Veronese, che vanta 5 produttori che raccolgono circa 30 quintali di mele, ha deciso di salvare e di promuovere i frutti dalle qualità indiscusse puntando a ottenere il marchio di garanzia e qualità alimentare Slow food.

 


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