Leggere favole è un’attività dagli effetti perniciosissimi, non diversamente dall’essere contagiati da una malattia a lunga incubazione. Basta che nella prima età, la più recettiva, si venga a contatto con poche pagine e subito una selva di simboli si insinua e trova dimora negli spazi tra i desideri e le azioni, dove matura e si accresce legando figura a figura, emblema a emblema fino a manifestarsi concretamente in un nostro preciso atto che invece noi crediamo con arroganza frutto di una decisone ben ponderata o addirittura, al contrario, chiamiamo ingenuamente “moto spontaneo”.

Accade allora che certe precise parole (“color cremisi rubino intenso”) e non altre si stacchino per noi dense e luminose sulle righe scritte da Ippolito Pizzetti* nel descrivere le qualità del Prunus campanulata e ce lo facciano desiderare così intensamente da non sapervi rinunciare, solo perché molti anni prima cercavamo pure noi di figurarci le meraviglie viste da Aladino mentre, sceso nel sotterraneo alla ricerca della lampada magica, sosta nel giardino dagli alberi che hanno pietre preziose per frutti…

(Istoria di Aladdin, o la Lucerna maravigliosa, in Le Mille e una Notte. Novelle Arabe, tradotte in francese da Antonio Galland, versione italiana nuovamente emendata e corredata di note, Francesco Rossi Editore, Napoli, 1852, p. 461)

La follia, una volta dichiaratasi, non dà requie. Si sfogliano cataloghi, si visitano mostre, si frequentano vivai, si logorano vivaisti alla ricerca del nostro ideale fatto pianta, metodici e inesorabili. Con Prunus campanulata ho fortuna; introvabile sul mercato, scopro che ne crescono alcuni esemplari nel parco di Villa Taranto grazie a un articolo di Stelvio Coggiatti, che ne racconta la storia e ne spiega la rarità.

“È impossibile contare il numero di fiori di Prunus campanulata che tra metà gennaio e metà febbraio (nel mio giardino romano) formano una fitta, ampia nuvola rosa intenso. È il dono che anni fa ebbi a conclusione di un soggiorno a Villa Taranto dal nobile scozzese Neil McEacharn, capitano dei lancieri della regina; un suo antenato fu duca di Taranto, da cui il nome della Villa Taranto di Pallanza sul lago Maggiore. Di questa, negli anni Trenta, McEacharn è stato ideatore e progettista, coordinando finché visse (1964) l’acquisizione e l’impianto di quel selezionatissimo patrimonio botanico.
Meglio non si potrebbe descrivere Prunus campanulata se non con le parole adoperate da McEacharn nel suo volume “The Villa Taranto – A Scotsman’s Garden in Italy” Country Life Ltd., London 1954.
“È senza dubbio il più spettacolare ciliegio da fiore di villa Taranto; benché consigliato per climi più miti, a Pallanza, in un susseguirsi di inverni freddi, ha superato senza danno temperature che si alternavano tra -5 e -10 °C. In marzo, all’apparire dei fiori, l’albero dà spettacolo con una fitta nuvola rosa carminio che vince ogni altro ciliegio. Nel 1936, otto giovani esemplari alti mezzo metro mi vennero offerti dai Giardini Botanici di Kew; hanno fiorito fin dall’anno successivo, ma la fruttificazione che portò i primi semi avvenne soltanto nel 1951”.[…].
Nel clima di Roma, negli ultimi vent’anni la fioritura è avvenuta tra la seconda metà di gennaio ed inizio febbraio.”
(Stelvio Coggiatti, Con i suoi fiori luminosi annuncia la primavera, Gardenia, giugno 1994, n. 122, anno XI, pp. 126-127)

Immagine dal sito http://www.onlineplantguide.com/

Durante uno dei pellegrinaggi al Mini-Arboretum chiedo aiuto a Guido Piacenza, che, con grande disponibilità, fa in modo di ottenere alcune marze da Villa Taranto. Così che la primavera successiva – è il 1997 – entro finalmente in possesso di due giovani esemplari del ciliegio dai fiori color rubino. Che, per mettere alla prova la mia devozione, muoiono dopo pochissimi anni – forse per il portainnesto inadatto al terreno della Valpolicella, forse per un attacco di cancro rameale. Non potendo più affidarmi ai generosi uffici del Mini-Arboretum, che nel frattempo ha chiuso l’attività, mi rivolgo direttamente a Villa Taranto. Vengo a sapere che nei primi giorni d’apertura del parco sono messi in vendita gli esuberi delle piante moltiplicate dai giardinieri, comprese le varietà più rare. La settimana dopo parto, visito, acquisto e torno – soddisfatto e insieme apprensivo pensando che presto traslocherò portandomi dietro quanto possibile del vecchio giardino – Prunus campanulata compreso. Ma gli dei questa volta si mostrano benevoli e (gesti apotropaici) la nuova pianta cresce velocemente e fiorisce generosa. Anche sotto l’ultima neve.

E tutti vissero felici e contenti?
Direi di sì – tuttavia manca ancora la morale della favola: quel che a sinistra è raro, esotico e misterioso, a destra…

Un po’ di enciclopedia

Prunus campanulata cresce spontaneo sulle colline di Taiwan – da cui il nome inglese di Taiwan Cherry. La specie è diffusa anche nelle provincie costiere della Cina e nell’arcipelago delle Ryūkyū, ma non è sicuro se le popolazioni giapponesi siano spontanee o se invece derivino da esemplari introdotti in tempi lontani. In ogni caso, nella città di Nago, nella prefettura di Okinawa, il Kanhizakura (カンヒザクラ Ciliegio Scarlatto del Freddo), ha un posto preminente nella Festa dei Ciliegi: Nago è la località in cui la fioritura dei ciliegi inizia per poi spostarsi verso le regioni più fredde, seguita con passione dai giapponesi grazie ai bollettini quotidiani, e Prunus campanulata è il primo a fiorire tra tutti, e per questo molto amato, tanto che ne sono state selezionate oltre quindici varietà, alcune con fiori doppi, altre con petali rosa chiarissimo, queste derivate dall’incrocio con Prunus lannesiana, tutte con nomi dalla capacità evocativa tipicamente giapponese: Ciliegio del Giorno Più Freddo, Ciliegio del Primo Regno, Ciliegio del Primo Giorno di Primavera… Altre ancora – o forse le stesse, ma con diversi nomi, sono collezionate in Cina.
Più spesso a portamento arbustivo, può essere allevato come piccolo albero alto tra i cinque e i sette metri.
Le foglie assumono toni giallo aranciati negli autunni più miti – tuttavia, se le temperature cadono improvvisamente, virano subito al bronzo.
Analogamente, in primavera i fiori sviluppano petali più ampi quando le temperature e l’umidità dell’aria sono elevate, relativamente alla stagione precoce. È ospite specifico dei bruchi di una farfalla licenide endemica di Taiwan.
I frutti sono rossi, ogivali, di un paio di centimetri di lunghezza. Dalla California ci assicurano che the plums are either eaten fresh or used to make a delicious jelly. In Europa, per mancanza di impollinatori specifici, i frutti compaiono raramente. Oltre che da insetti, i fiori sono visitati da uccelli appartenenti al genere Zosterops (Z. japonicusZ. palpebrosus), attratti dal colore acceso dei fiori e soprattutto dal nettare abbondante disponibile già alla fine dell’inverno. Anche le cinciarelle che frequentano il mio giardino apprezzano molto il nettare del P. c., ma, non disponendo di un becco abbastanza lungo e sottile, per raggiungerlo strappano e stracciano i fiori. Ingrati uccelletti.

Le qualità ornamentali e la capacità di attirare gli uccelli hanno fatto conoscere a Prunus campanulata i giardini della costa occidentale degli Stati Uniti (per i colibrì), così come quelli d’Australia e ancor più quelli della Nuova Zelanda, dove sono selezionate le varietà ‘Felix Juri’ e ‘Superba’ e dove prende il nome di Tui-Tree, poiché è frequentato dal Tui (Prosthemadera novaeseelandiae), uccello popolare per l’intelligenza e la capacità di imitare i suoni – compresa la voce umana.
Proprio in Nuova Zelanda, tuttavia, il nobilissimo ciliegio diviene rapidamente una pianta infestante; il clima favorevole, la mancanza di competitori, la presenza di uccelli che favoriscono l’impollinazione e la dispersione dei semi fanno sì che P. c. invada macchie e margini dei boschi impedendo lo sviluppo delle piante locali e causando tali disordini che le autorità decidono di bandirlo dal regno estirpandolo o avvelenandolo di diserbante ovunque osi comparire.
A occhi spietati, il più bello degli alberi che crescono nel giardino della Lampada Meravigliosa  appare solo come un invasore. Di certo non avranno letto favole.
*”Pianta di notevole bellezza, è diverso da ogni altro Prunus le foglie sono obovate, i fiori, penduli, di squisita forma a campanula […], a gruppi di 2-6; hanno petali color cremisi rubino intenso a margine profondamente intagliato. Al centro spiccano gli stami con le antere giallo brillante; il calice ha colore più scuro dei petali. […]. Questa specie fu introdotta in Europa nel 1899, ma dopo alcuni anni andò perduta, e fu reintrodotta dal Giappone nel 1915. In Italia, a Villa Taranto, fu coltivata nel 1938.”
Enciclopedia dei fiori e delle piante, Garzanti – a cura di Ippolito Pizzetti.