Acqua: troppa o poca? I danni che ne derivano

Spesso la carenza di acqua porta al disseccamento di piante erbacee ed arbustive, mentre più raramente questo effetto negativo si fa sentire sulle piante arboree adulte. Al contrario, l'eccesso idrico prolungato tende a creare seri problemi fitosanitari soprattutto alle piante arbustive ed arboree, con particolari effetti negativi sulle principali conifere.
La somministrazione razionale dell'acqua, soprattutto per aspersione, può contribuire a creare un efficace equilibrio delle funzioni vitali, a contenere lo sviluppo di alcune importanti fitopatie ed a ridurre notevolmente la grave incidenza sulla mortalità delle piante, causata dai troppo diffusi ristagni idrici, tanto dannosi per tutti gli apparati radicali.

Piante di tiglio con defogliazione precoce, a causa di un evidente stato di crisi idrica a seguito di mancata somministrazione di acqua

Piante di cipresso in evidente ristagno idrico, maggiore nella zona centrale in cui si notano le prime piante morte a causa del marciume radicale

Tanti sono ancora oggi, gli incontri, le giornate di studio ed i convegni, in cui si tratta di arboricoltura in generale, di nuovi impianti vegetali arborei ed arbustivi, della formazione di prati, di progettazione di parchi e di giardini, di cultura del parco e del giardinaggio, oltre ad altri argomenti con essi strettamente collegati, inserendovi con frequenza interventi di tipo soltanto fantasioso, ricchi di parole e di forbite terminologie, fra di loro spesso poco collegati ed in molte occasioni troppo lontani dalla realtà delle cose che si svolgono nel mondo in cui viviamo.
I veri problemi vengono in molte occasioni evitati, anche perché risulta più semplice e sbrigativa la trattazione di cose ormai risapute, spesso scopiazzate, da ripetere pedissequamente ad assemblee a digiuno di nozioni oppure seccate dal banale e periodico ripetersi delle stesse cose.
Quando poi questi argomenti, che dovrebbero basarsi su fatti tecnici, vengono affidati al mondo giornalistico non specializzato, si finisce spesso col cadere nel nulla assoluto, tanto evidenti si dimostrano i tentativi a volte ridicoli, di arrangiamento dialettico o di pur lodevole inventiva, su argomenti in cui c'è tanto da sapere e poco da inventare. In questo stato di cose, si procede da sempre, senza costruire molto o quantomeno senza dare all'utente, in continua ricerca di cose utili, almeno quei concetti e quelle nozioni basilari di cui esso sente fortemente il bisogno. Pertanto, considerando che i problemi si risolvono soltanto affrontandoli seriamente ed entrando nel loro merito, mi sembra doveroso esaudire una lunga serie di richieste, da parte di utenti del giardinaggio, relative ai problemi collegati all'uso dell'acqua.

L'acqua nel giardino
La funzione svolta dall'acqua sulla vegetazione è di fondamentale importanza per la vita delle piante, le cui attività vitali dipendono in massima misura dalla sua presenza.
Infatti, solo pochissime piante e solo quelle particolarmente dotate allo scopo, mediante speciali accorgimenti morfologici e strutturali, sono in grado di sopravvivere in condizioni minime di umidità, come si può registrare nelle zone desertiche e comunque dove le piogge si verificano solo raramente.
Nei territori in cui la vegetazione è rigogliosa, l'acqua è disponibile naturalmente in quantità sufficiente, tanto da poter essere sfruttata per effettuare l'irrigazione in qualunque momento dell'anno. In questi casi, la situazione apparentemente semplificata, può diventare complicata nei piccoli giardini, di tipo famigliare, comunemente presenti in gran parte del territorio nazionale.

Alcune piante di bosso morte ed altre in crisi evidente, a causa di eccessi idrici per troppo frequenti irrigazioni al prato e per ristagno di acqua

Piante di tiglio già in parte disseccate, a causa di un eccessivo interramento dei colletti e di elevato apporto idrico, che hanno determinato asfissia e marcescenza degli apparati radicali

Quindi, al contrario di quanto dovrebbe logicamente verificarsi, proprio per una disponibilità elevata di un bene indispensabile, quando di questo non si è in grado di farne un uso oculato e corretto, sorgono spesso (e molti casi della vita ce ne possono dare conferma) problemi più gravi di quelli riscontrabili con limitata disponibilità o addirittura con ristrettezza dello stesso bene.
Nei nostri giardini, in molte occasioni capita di riscontrare che i problemi più gravi derivano dalla mancata oculatezza nell'uso dell'acqua, intesa sia come turni troppo ravvicinati di somministrazione, sia come quantità somministrata, sia come difficoltà di smaltimento degli eventuali eccessi idrici, derivanti anche da situazioni di carattere contingente (lunghi periodi piovosi, nevicate consistenti, temporali abbondanti e frequenti, errori di somministrazione, rotture di tubature, ecc.).

I più comuni errori da evitare
Discutere a fondo sul problema idrico dei giardini, potrà sembrare una delle solite banalità. Il concetto attualmente imperante è basato infatti sull'esistenza di un buon impianto di irrigazione, per risolvere ogni problema. Capita invece di riscontrare che gli inconvenienti più gravi per le piante dei giardini sono spesso determinati proprio da squilibri idrici o da circostanze dipendenti da una anomala gestione delle acque. innanzitutto occorre ricordare che nei giardini esistono spesso situazioni progettuali che certamente non favoriscono una corretta gestione idrica di questi ambienti artificiali, volutamente creati dall'uomo.
Volendo ritornare indietro nel tempo, si dimostra che la scelta delle piante da introdurre in un giardino e la regimazione delle acque sia di superficie che di maggiore profondità (qualora fosse risultato necessario), venivano curate in gni particolare e costituivano la base i partenza per ogni progetto da effettuare. Esistono esempi di regimazione idrica invidiabili, proprio nei giardini e dei parchi di remota formazione che testimoniano della cura che veniva prestata un tempo a questa importante fase progettuale.
Ai giorni nostri e già da molti anni, questi concetti vengono in molti casi trascurati o addirittura ignorati, lasciando spazio alle soluzioni più impensate che portano inevitabilmente all'innesco di problemi anche di notevole pregiudizio per le stesse piante in coltivazione.
Pertanto, in fase progettuale, la regimazione delle acque, con opportuni dreni, affossature superficiali o studiate pendenze, la cui prima utilità consiste nell'allontanamento razionale di quelle in eccesso, resta la base per un buon esito delle coltivazioni nel giardino e rappresenta quindi il primo passo valido per evitare di commettere errori pregiudiziali.
Anche l'impianto di irrigazione, possibilmente per aspersione, deve essere opportunamente considerato in questa fase, al fine di poter sopperire con l'apporto artificiale, all'acqua di pioggia che in certi periodi viene a scarseggiare od a mancare (irrigazione di apporto ed irrigazione di soccorso), evitando così il deperimento o la morte delle piante per disseccamento.
A questo riguardo, occorre rilevare che gli impianti automatizzati, mentre si dimostrano di pratica gestione e di semplice applicazione, possono originare una distribuzione di acqua in eccesso e in momenti tecnicamente non consigliabili, a seguito per esempio di sopravvenuti apporti consistenti di origine naturale. Pertanto dovrà essere comunque l'uomo ad intervenire con raziocinio sui tempi prefissati, particolarmente nei periodi di maggiore difficoltà nella determinazione delle necessità idriche, senza affidarsi esclusivamente all'uso del sistema automatico.
Sempre a livello progettuale, la scelta delle specie da utilizzare nel giardino, risulta parimenti importante, soprattutto per quanto riguarda le loro consociazioni negli spazi spesso ristretti a loro riservati. Le esigenze in fatto di acqua e comunque di umidità del suolo appaiono diverse tra le varie specie, come pure le possibilità di resistere agli eventuali eccessi idrici verificabili a livello degli apparati radicali.

Pianta di oleandro in giardino con attacco iniziale di afidi. Una buona irrigazione per aspersione, a getto con sufficiente pressione, può contenere anche con buoni risultati l'incipiente intestazione

Pianta di quercia invasa da limaccina (Caliroa varipes) che ha iniziato le erosioni fogliari. Anche in questi casi una buona irrigazione a getto può contenere il danno

Le piante erbacee ed in particolare il prato e le piante floreali hanno necessità idriche elevate, mentre le piante arboree od arbustive, spesso in loro stretta consociazione, necessitano di quantità ridotte di acqua.
In particolare, le conifere soffrono in misura elevata quando gli apparati radicali sono costretti a vivere per lunghi periodi in terreni con elevato grado di umidità e vanno soggette più di ogni altra categoria di piante, agli effetti negativi prodotti dai ristagni idrici o dagli eccessi di acqua, con formazione di asfissia radicale, che ne blocca inizialmente gli accrescimenti, provocando infine il tanto temuto marciume degli apparati radicali. Non si dovranno quindi irrigare abbondantemente le piante arboree ed arbustive se non nei primi periodi successivi all'impianto, mentre più elevati quantitativi di acqua si dovranno comunque somministrare alle piante da fiore ed in condizioni di carenza durante i caldi estivi alle coltivazioni prative. Spesso queste ultime specie sono presenti nei giardini in stretta adiacenza con le altre piante. Il classico errore da non commettere in queste circostanze consiste proprio nell'evitare la stretta consociazione sul terreno di piante da fiori od anche dei prati, con piante arboree od arbustive, con particolare riferimento alle conifere più comunemente usate (cedri, tuje, bossi, ecc.).
A questo riguardo, è bene ricordare che il giardino non deve diventare un bosco, per cui in esso dovranno sempre essere rispettate le distanze minime tra le piante (almeno pari alle proiezioni delle chiome) ed evitato l'abituale fittume che si usa registrare in forma piuttosto comune su tutto il territorio.
Anche questo rappresenta un fattore negativo che complica la coltivazione dei singoli esemplari, dotati quasi sempre di esigenze idriche abbastanza difformi. Altri errori da non commettere nella somministrazione dell'acqua sono rappresentati dalle scelte applicative in fase di erogazione. Esse consistono nell'evitare l'uso di acque sporche, di scarsa o dubbia qualità o di acque particolarmente fredde (acque di pozzo), spesso se distribuite direttamente sulla vegetazione e nello scegliere per le somministrazioni, specie nei periodi più caldi dell'anno, le ore serali o quelle di primo mattino, al fine di evitare anche danni derivabili da squilibri termici.
Infine, vale la pena di ricordare alcuni effetti pratici di notevole utilità che si possono ottenere con una attenta somministrazione delle acque di irrigazione e con interventi ad hoc opportunamente rivolti alla vegetazione.
Si tratta principalmente dei lavaggi sulla vegetazione, ottenibili con impianti irrigui per aspersione, allo scopo di ripulire le superfici vegetali, dai vari depositi e dalle incrostazioni che su di essi si formano a seguito di attacchi parassitari o di emissioni gassose o polverullente, che ai nostri tempi non difettano.
Inoltre, questi lavaggi a pressione tendono a disperdere e quindi a ridurre notevolmente la presenza di diverse forme larvali di insetti o di acari, specialmente se in fase di iniziale infestazione sulla vegetazione.