Afidi infestanti le colture del mirtillo gigante americano in Italia

Riconoscimento e lotta delle più frequenti e dannose del piccolo arbusto fruttifero

Introduzione
Le principali aree mondiali di produzione di frutti di mirtillo sono situate nel Nord America (Stati Uniti e Canada) e nell'Europa centrosettentrionale (Germania, Francia, Olanda, Polonia). Nel continente americano sono coltivate diverse specie di Vaccinium (Fam. Ericaceae): V. corymbosum L. ("blueberry" o mirtillo gigante americano), V. ashei Reade ("rabbiteye blueberry" o mirtillo conilopide) e V. macrocarpon Aiton ("cranberry" o mirtillo rosso americano). In Europa la specie coltivata è prevalentemente V. corymbosum, mentre di minore importanza risultano V. ashei ed ibridi tra le due specie. Parte della produzione proviene anche da specie spontanee, quali V. angustifolium Aiton ("lowbush blueberry" o mirtillo nano americano), V. myrtillus L. (mirtillo nero europeo) e V. vitisidaea L. (mirtillo rosso europeo o vite di monte); altre specie spontanee europee sono V. uliginosum (mirtillo blu) e V. oxycoccus L. ("European cranberry" o mirtillo di palude) (Pignatti, 1982; Bounous, 1996).

Fig. 1 – Estesa colonia di Ericaphis scammelli su germoglio di mirtillo gigante americano.

In Italia, dove la coltura è stata introdotta agli inizi degli anni '60, V. corymbosum risulta la specie più diffusa.
A livello nazionale, nel 1995, le coltivazioni di mirtillo gigante americano occupavano un centinaio di ettari, con una produzione di circa 220 t di frutti. Il Piemonte, con i suoi 58 ettari di superficie e 102 t di produzione, risulta la regione in cui la coltura è più diffusa (cfr. Bounous, 1996).
La pianta del mirtillo gigante americano si presenta come un arbusto perenne a portamento eretto ed a foglia caduca, dalla taglia e dalle dimensioni delle bacche decisamente superiori a quelle del mirtillo nero spontaneo.
Negli Stati Uniti e in Canada gli insetti segnalati su tale specie ed altre affini sono numerosi e spesso possono provocare danni rilevanti a carico di gemme, frutti, foglie, germogli e radici (Eck, 1988; Marucci, 1966).
Fino a pochi anni fa nel nostro Paese la coltura del mirtillo gigante non ha presentato particolari problematiche fitosanitarie.
Poiché l'opera di selezione e di miglioramento genetico è realizzata prevalentemente all'estero, i rischi di introduzione in Italia di nuove avversità con l'importazione di materiale di moltiplicazione sono elevati. Negli ultimi anni sono pervenute al Settore Fitosanitario della Regione Piemonte segnalazioni di danni provocati da attacchi di insetti in coltivazioni di mirtillo gigante americano. Indagini in campo, allo scopo di monitorare le principali specie fitofaghe e fitomize, nonché di verificare la reale entità dei danni, sono iniziate nel 1997 e sono tuttora in corso.

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Fig. 2 – Colonia di E. scammelli sulla pagina inferiore di una foglia di mirtillo americano (a). Particolare di una colonia di E. scammelli su foglia dello stesso mirtillo (b).

Durante i sopralluoghi, condotti a cadenza settimanale, in coltivazioni di mirtillo gigante americano in provincia di Cuneo e in una azienda vivaistica della provincia di Torino produttrice di piante di V. corymbosum, V. ashei, V. angustifolium e ibridi tra le prime due specie, sono state sistematicamente rinvenute infestazioni afidiche seppure di entità variabile, nel corso del ciclo vegetativo delle stesse piante.

Identificazione delle specie afidiche
Nel corso delle nostre indagini sono state intercettate tre specie di afidi, che abitualmente infestano le colture in oggetto. Si evidenzia che una di esse – identificata come Ericaphis scammelli (Mason) – è una entità sinora inedita per la fauna italiana e risulta vincolata più specificamente alle colture in oggetto. Le altre due specie sono l'oligofaga Illinoia azaleae (Mason) e il polifago Aulacorthum (Neomyzus) circumflexum (Buckton), entrambe già segnalate per il territorio italiano ma su piante ospiti differenti da quelle qui prese in considerazione.

Ericaphis scammelli (Mason)
Le due forme principali dell'afide, l'attera e l'alata virginopara, possono riconoscersi per le caratteristiche morfologiche seguenti (apprezzabili con lente contafili).
L'attera virginopara (Fig. 3) ha corpo ovoidale, lungo 1,52,2 mm, uniformemente verdegialliccio (incluso il capo) e senza alcuna pigmentazione dorsale; antenne cremee (tendenti all'ocraceo negli esemplari in età più avanzata) per circa i 2/3 basali e brunicce distalmente (apice del 5° e tutto il 6° segmento). Zampe anch'esse depigmentate (cremeoocracee), con i tarsi brunicci; sifoni e codicola paglierini. Altre caratteristiche diagnostiche sono: capo con profilo frontale nettamente sinuato; sifoni di forma subcilindrica e spesso con profilo leggermente a S; codicola digitiforme con poche setole (tipicamente 5, di cui 4 laterali e una apicale; raramente 6) e con leggera strozzatura nel terzo basale.

Fig. 3 – Particolari morfologici di E. scammelli; da sinistra a destra e dall'alto in basso: silhouette della forma attera (le zampe sono omesse ad arte), capo, codicola, sifone e terzo articolo antennale della stessa; terzo articolo delle antenne della forma alata.

Fig. 4 – Particolari morfologici di Illinoia azaleae; composizione e dislocazione dei disegni come nella figura 3.

La forma alata (Fig. 7) ha capo e torace bruni e addome verde-gialliccio con maculature dors-olaterali bruno-olivacee, fra le quali risalta quella centrale che ha margini irregolari e si estende posteriormente fino all'inserzione dei sifoni. Antenne totalmente brune, tranne l'estrema parte basale (più chiara) del 3° articolo (Fig. 3), il quale porta una fila di 8 12 sensilli secondari estesi su tutta la lunghezza dello stesso antennomero. Sifoni e codicola hanno la medesima conformazione delle corrispondenti strutture dell'attera, ma sono pigmentati di bruno. Ali con nervature distintamente brune.
Le forme giovanili dell'afide (neanidi e ninfe) hanno colore fondamentale verdepaglierino, simile o più chiaro di quello dell'attera.

Biologia, distribuzione e piante ospiti.
Quest'afide è stato descritto inizialmente col binomio di Myzus scammelli da Mason (1940) per gli USA (New Jersey) sulla base di esemplari riscontrati su Vaccinium macrocarpon ("cranberry"); successivamente esso è stato attribuito al genere Fimbriaphis Richards, che oggi si considera sinonimo di Ericaphis Börner. L'afide è designato in letteratura (Blackman e Eastop, 1984) come specie olociclica monoica, in quanto svolge una serie di generazioni annuali permanendo sempre sulla medesima specie di pianta ospite e sulla quale sverna come uovo durevole o d'inverno; da questo nasce in primavera la fondatrice che avvia le successive generazioni di femmine partenogenetiche; queste si susseguiranno fino all'autunno, allorché compare una generazione di forme anfigoniche (maschio e femmina ovipara) con la quale si conclude l'attività stagionale dell'afide.

Fig. 5 – Particolari morfologici di Aulacorthum (Neomyzus) circumflexum; composizione e dislocazione dei disegni come in figura 3.

Fig. 6 – Attera e forme immature di E. scammelli.

Tale comportamento biologico sembra potersi confermare anche in Italia, nei siti in cui sono state condotte le nostre osservazioni. Difatti, benché non siano state intercettate sinora le forme anfigoniche, durante i sopralluoghi effettuati nei mesi invernali 1997-98 sono state evidenziate numerose uova deposte sulla pagina inferiore di foglie di Vaccinium ashei e suoi ibridi (coltivati in serra) da riferire almeno in parte a quest'afide. Ciò viene confermato dal fatto che sulle stesse piante sono stati successivamente intercettati, in marzoaprile, alcuni esemplari della specie le cui caratteristiche morfologiche sono da riferire alla fondatrice. L'afide è con tutta probabilità di origine neartica (cioè nativo della regione nordamericana) dove è segnalato per alcuni Stati degli USA e il Canada. In Europa è da ritenersi introdotto al seguito di piante infestate di vari Vaccinium (mirtilli) e probabilmente anche di altre Ericacee coltivate; quivi la presenza dell'afide è stata indicata per l'Olanda nonché per l'Inghilterra, dove è stato segnalato col nome di Fimbriaphis fimbriata ssp. pernettyae (Prior, 1971), ritenuto sinonimo di E. scammelli, secondo l'indicazione avanzata da Blackman e Eastop (1984).
L'afide, come già evidenziato, viene segnalato in questa sede per la prima volta in Italia, dove al momento appare limitato alla Regione Piemonte; è tuttavia probabile che esso possa avere in effetti una diffusione più ampia almeno nella fascia settentrionale del territorio nazionale, in connessione con le colture di mirtillo ed eventualmente di altre Ericacee. Le piante ospiti dell'afide sono appunto varie specie di Vaccinium tipicamente di forme coltivate (Vaccinium corymbosum, V. ashei, V. macrocarpon, ecc.) e loro ibridi. Ma, in relazione all'eventuale sinonimia prima indicata sono suscettibili d'infestazione altri generi di Ericacee, quali Pernettya, Andromeda, Empetrum (Prior, 1971). Non abbiamo ancora riscontri dell'eventuale possibilità di adattamento (ritenuto, comunque, notevolmente probabile) dell'afide su altre Ericacee della nostra flora spontanea e in particolare dei Vaccinium (V. myrtillus, V. uligi nosum, V. vitisidaea), che sono alquanto diffusi nelle zone alpine e subalpine del territorio.

Illinoia azaleae (Mason)
L'attera virginopara (Fig. 4) ha dimensioni mediograndi (1,82,8 mm) e colore verde erba, senza maculature dorsali; antenne brunicce, soprattutto nella metà distale circa; sifoni bruni (eccetto un breve tratto basale chiaro), lunghi e leggermente dilatati nel terzo distale; codicola digitiforme e appena imbrunita (comunque più chiara dei sifoni). La forma alata (Fig. 10) ha capo e torace poco imbruniti e addome verde con leggere maculature marginali brunicce; le appendici (antenne, zampe, sifoni) sono generalmente più pigmentate che nell'attera; ali con nervature brunicce.
Quest'afide va considerato potenzialmente olociclico monoico, benché di solito si comporti da specie anolociclica (cioè capace di superare il periodo invernale come forma attiva). Di fatto nel periodo autunnale compaiono fra le sue colonie femmine anfigoniche ovideponenti, ma esse non sembrano accompagnate da una corrispondente produzione di maschi (Blackman e Eastop, 1984). Nella realtà in siti opportunamente protetti (serre o altri luoghi riparati), l'afide continua a mantenere le sue colonie di forme virginopare ininterrottamente per tutto l'anno, senza alcun periodo di quiescenza.

Fig. 7 – Alata di E. scammelli; si osservi la caratteristica sclerificazione centrale sull'addome.

Fig. 8 – Uova sulla pagina inferiore di Vaccinium ashei, da riferire con tutta probabilità a E. scammelli.

L'afide infesta tipicamente le azalee (in particolare ibridi e cultivar della specie Rododendron indicum), alle quali si rende spesso sensibilmente dannoso, soprattutto nelle colture in serra. Esso infesta tuttavia altre Ericacee e talvolta persino piante di altre famiglie botaniche, quali viola del pensiero e tulipano (cfr. Blackman e Eastop, 1984).
Nel corso delle nostre indagini sui mirtilli coltivati l'afide è stato costantemente rilevato durante tutto il periodo dell'anno, in particolare nelle serre adibite alla moltiplicazione del materiale di propagazione (v. oltre).
Questa specie è ritenuta anch'essa nativa del Nord America, ma di fatto esibisce una distribuzione subcosmopolita, essendo stata facilitata la sua diffusione passiva con il commercio delle piante suscettibili alle sue infestazioni. In Italia si riscontra ovunque vengano coltivate azalee in ambiente protetto.

Aulacorthum (Neomyzus) circumflexum (Buckton)
La forma attera, lunga 1,22,4 mm, ha colore gialloverdiccio con tipica sclerificazione dorsale che sull'addome assume la curiosa forma di ferro di cavallo rovesciato (Figg. 5 e 11). Le antenne sono cremee con le parti articolari tra 3°/4° e 4°/5° segmento di colore bruno come la restante parte distale; sifoni cremei e subcilindrici (rare volte con leggero accenno di curvatura a S), con larga flangia (svasatura) distale, dove sono distintamente bruni; codicola linguiforme, di colore cremeo. L'alata ha capo (incluse le antenne) e torace brunonerastri e l'addome estesamente pigmentato al dorso. Le forme giovanili sono uniformemente verdepaglierino, senza alcuna pigmentazione dorsale e comunque facilmente identificabili per la svasatura distale dei sifoni, di cui si è già riferito. Quest'afide ha diffusione cosmopolita e comportamento biologico permanentemente anolociclico (le forme anfigoniche non sono conosciute); pertanto la sua sopravvivenza durante il periodo invernale è affidata alle forme partenogenetiche le quali rimangono attive in idonei ambienti protetti o persino in pien'aria nelle regioni temperate e in quelle subtropicali. Questa specie appare notevolmente polifaga, infestando numerose entità vegetali sia dicotiledoni che monocotiledoni, nonché felci. In Italia appare più frequentemente nelle serre soprattutto nelle regioni settentrionali (Süss, 1974) e in ambienti esterni in quelle meridionali (Barbagallo e Stroyan, 1980). Chiave per l'identificazione delle tre specie di afidi. A integrazione di quanto già descritto e illustrato si richiamano in una chiave analitica alcune caratteristiche morfologiche di facile rilevamento (può risultare idoneo l'ausilio di una semplice lente contafili) che possono consentire la corretta identificazione dei tre afidi considerati; si fa riferimento essenzialmente alla forma attera virginopara (Figg. 3, 4 e 5).

  1. Capo con profilo frontale sinuoso, per la presenza di una prominenza mediana, oltre le due laterali alla base delle antenne; queste ultime di colore cremeo con il terzo distale bruno. Sifoni pressoché completamente chiari, leggermente a forma di S e con diametro appena decrescente dalla base all'apice. Regione dorsale del corpo di colore uniforme, senza aree imbrunite ………………. Ericaphis scammelli

    • Capo con profilo frontale profondamente incavato al centro (senza evidente prominenza mediana); sifoni subcilindrici e con apice nerastro, ovvero leggermente rigonfi nel tratto subdistale e brunicci ……. 2

  2. Sifoni cilindrici, non più lunghi della distanza tra la loro inserzione sull'addome, cremei ma con l'apice nerastro e distintamente flangiato; addome maculato al dorso come in figura 5 …………………… Aulacorthum …………….. (Neomyzus) circumflexum

    • Sifoni leggermente dilatati nel terzo distale e alquanto lunghi (almeno 1,5 volte la loro interdistanza sull'addome), di colore bruno (eccetto un breve tratto basale); addome senza sclerificazioni dorsali …………………… ……………………………..Illinoia azaleae

Epidemiologia delle infestazioni
Il primo rinvenimento di esemplari di E. scammelli risale alla metà di giu gno del 1997 in una coltivazione di V. corymbosum a Peveragno, in provincia di Cuneo; successivamente altri riscontri sono stati effettuati in diverse località della stessa provincia.
Le colonie, numericamente poco numerose, erano localizzate sempre sulla pagina inferiore delle foglie e composte da attere e da qualche alata di modeste dimensioni corporee.
Nelle stesse coltivazioni si riscontrava la presenza, in percentuale modesta sul totale degli afidi osservati, di individui di I. azaleae.
Nei sopralluoghi successivi in pieno campo, peraltro finalizzati a monitorare altri fitofagi più dannosi, la presenza delle colonie afidiche è risultata sempre più sporadica non superando mai l'12% dei getti colpiti, probabilmente anche a causa di trattamenti insetticidi volti al controllo della cocciniglia Parthenolecanium corni Bouché.

Fig. 9 – Colonia di I. azaleae su germoglio di mirtillo americano; i sifoni lunghi e leggermente ingrossati fanno facilmente identificare l'afide.

Fig. 10 – Alata di I. azaleae.

In sopralluoghi effettuati nelle stesse coltivazioni di pieno campo durante il periodo invernale, controllando anche materiale di potatura, e fino all'inizio di marzo non è stata riscontrata la presenza di forme mobili di afidi.
Nel 1998 lo stesso E. scammelli è stato trovato anche in vivaio, su V. corymbosum, V. ashei e V. angustifolium in colonie singole o miste a quelle di A. (N.) circumflexum. Le sue colonie si localizzano, oltre che sulla pagina inferiore delle foglie (Fig. 2), anche sull'asse dei giovani germogli e sul fusto delle giovani piante, finché ancora tenero (Fig. 1).
Come indicato in precedenza, le uova durevoli di E. scammelli (Fig. 8) sono state osservate in vivaio sulla pagina inferiore delle foglie soprattutto di V. ashei, specie a fogliame persistente. A seguito della comparsa delle prime fondatrici (fine marzo) l'infestazione dell'afide negli stessi vivai si è in qualche caso rapidamente incrementata durante il primo scorcio del periodo primaverile 1998. Così in uno dei tunnel è stata raggiunta entro metà aprile una forte infestazione afidica su piantine provenienti da micropropagazione alte mediamente una quindicina di cm, sulle quali si sono costituiti "manicotti" di afidi intorno agli steli e con produzione abbondante di melata; nella fattispecie l'infestazione ha interessato il 100% delle piante di due bancali.
All'attacco compartecipava, in effetti, anche Illinoia azaleae, specie rinvenuta prevalentemente in coltura protetta in entrambe le zone dove è stata condotta l'indagine. In vivaio sulle giovani piante le colonie di I. azaleae si localizzano soprattutto sugli apici dei germogli, sui teneri fusticini e sui piccioli fogliari (Figg. 9 e 10). La sua presenza è stata rilevata già a partire dalla serra di radicazione, dove le condizioni di temperatura ed umidità elevate hanno favorito la moltiplicazione della specie, che ha potuto raggiungere cospicue densità di infestazione. Le prime colonie di quest'afide sono state raccolte agli inizi di aprile del 1997. Sempre in vivaio, la sua presenza è proseguita durante tutta la stagione vegetativa ed anche durante l'inverno nella serra di radicazione, dove le piantine da micropropagazione hanno mantenuto una certa attività vegetativa. Sono risultate quindi presenti sia uova (di colore verde appena deposte, poi di colore nero lucido) che forme mobili dell'afide, alate comprese.Alla fine di marzo 1998 da colonie di attere sono già comparsi degli individui alati.
Le infestazioni di I. azaleae in vivaio sono risultate nettamente più gravi rispetto al pieno campo in quanto le colonie, spesso composte da un elevato numero di individui, erano più abbondanti e l'attività di suzione degli esemplari provoca un arresto di sviluppo delle giovani piante.
Infine, per quanto si riferisce ad Aulacorthum (Neomyzus) circumflexum (Buck.), colonie dell'afide (Fig. 11) sono state trovate nel vivaio in coltura protetta su giovani piante da micropropagazione nel mese di febbraio del 1998 e mai in pieno campo. Le colonie generalmente miste a quelle di E. scammelli, meno numerose rispetto a quelle di I. azaleae e composte esclusivamente da forme attere, erano localizzate prevalentemente sui fusticini e sulla pagina inferiore delle foglie.

Danni e possibilità di controllo
Da quanto precedentemente esposto la situazione fitosanitaria appare diversa nelle condizioni di coltivazioni di pieno campo rispetto alla coltura protetta. In pieno campo, dove prevalgono le colonie di E. scammelli su quelle di I. azaleae, le infestazioni riscontrate non raggiungono livelli elevati; pertanto, al momento, non sono da ritenere necessari interventi chimici volti al controllo delle specie in questione. In coltura protetta, nel vivaio, l'entità degli attacchi risulta più grave per le condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo degli afidi e per la giovane età delle piante.
Le infestazioni di E. scammelli, di I. azaleae e, in misura minore, di A. (N.) circumflexum causando deformazioni e rallentamento nella vegetazione possono compromettere lo sviluppo delle piante in formazione.
Sulla vegetazione inoltre, in caso di forti attacchi, vi è una abbondante produzione di melata con conseguente sviluppo di fumaggini.
L'infestazione all'interno dei tunnel non è uniforme e la percentuale di piante infestate varia, a seconda del periodo, potendosi raggiungere valori dal 70 al 100% per quelle provenienti da micropropagazione. Queste presentano tessuti più teneri rispetto alle piante ottenute per talea che risultano meno attaccate.
Nel caso specifico delle nostre osservazioni l'attività di predatori e di altri entomofagi afidifagi non è apparsa rilevante. L'evoluzione delle popolazioni all'interno dei tunnel è quindi condizionata dai trattamenti insetticidi che normalmente vengono effettuati sia per il controllo degli stessi afidi che contro altri insetti. Nel corso del 1997 sono stati alternati alcuni idonei principi attivi (ethiofencarb, pirimicarb) ottenendo un sufficiente controllo delle infestazioni.
Un ulteriore motivo di apprensione determinato dalla presenza delle specie afidiche è costituito dalla possibile trasmissione di virus.

Fig. 11 – Colonia di A. (N.) circumflexum su germoglio di mirtillo americano; l'esemplare in basso a sinistra (con il dorso maculato) è un'attera, i rimanenti esemplari sono forme immature.

Nel Nord America un serio problema per le coltivazioni è dato dalla diffusione del virus della laciniatura del mirtillo (Blueberry Shoestring Virus: BBSSV) trasmesso in natura da Illinoia pepperi (MacGillivray) (Whalon e Elsner, 1982; Bristow e Ramsdell, 1984; Elsner e Kriegel, 1989; Caruso e Ramsdell, 1995). Questo virus non sembra attualmente presente in Italia anche se in alcuni impianti del Trentino sono stati riscontrati sintomi analoghi a quelli descritti in letteratura (Poggi Pollini e Giunchedi, 1985). Considerata l'origine del materiale genetico non è da escludere il rischio di una sua possibile introduzione nel nostro Paese e la conseguente facilità di diffusione ad opera degli afidi quivi presenti (nella fattispecie, soprattutto I. azaleae) dal momento che il virus medesimo viene trasmesso con modalità nonpersistente.

RIASSUNTO
Vengono riportate sintetiche notizie sull'epidemiologia e l'importanza fitosanitaria delle infestazioni afidiche sui mirtilli di origine americana coltivati in Italia. Nel corso dei rilievi, effettuati tanto sulle colture di pieno campo che nei vivai di propagazione di tali piante, sono state intercettate le seguenti tre specie di afidi: Ericaphis scammelli (Mason), Illinoia azaleae (Mason) e Aulacorthum (Neomyzus) circumflexum (Buckton). Il primo di essi è una specie ritenuta di origine nordamericana, che viene segnalata per la prima volta in Italia, benché già riscontrata da qualche decennio in alcuni Paesi europei; le sue colonie sono state rinvenute tanto in pien'aria che in ambiente protetto. I. azaleae è apparsa particolarmente infestante negli ambienti di propagazione in serra, analogamente ad A. (N.) circumflexum, la cui presenza è stata tuttavia occasionale. Per ciascuna delle tre specie afidiche vengono date brevi notizie morfologiche al fine di consentire la loro identificazione; sono richiamati inoltre i comportamenti biologici dei tre afidi, la loro dannosità e le modalità di controllo delle loro infestazioni.