Alberi rari in giardino

La struttura portante di un giardinoè data dagli alberi. Essi devono essere collocati con intelligenza affinché sappiano creare, crescendo, un insieme armonico e naturale. Zone ombreggiate i daranno frescura e ci accoglieranno nei momenti di riposo. Moltissimi alberi sono adatti per ottenere ombra fitta, con l'eleganza del loro portamento, con la bellezza, l'originalità e la fragranza delle foglie di cui sono rivestiti. È importante e stimolante, allora, cercare qualcosa di nuovo per scoprire alberi poco noti, provenienti da terre lontane e mai visti qui da noi.

Fioritura di Cercis canadensis

Ve ne sono nelle foreste di tutto il mondo e se ne possono trovare di adatti al clima in cui viviamo. Se noi provassimo a ricercare sui libri specialistici, scopriremmo con facilità quanti tesori nascosti vi siano ancora che attendono di essere valorizzati. Riuscire a scovare esemplari da piantare in giardino non sarà cosa semplice, ma vale certo la pena di darsi da fare perché potremo così ricavare, a casa nostra, un angolo originale e inconsueto. In alcuni casi saremo costretti a ricorrere alla semina e ad attendere con pazienza: dovrà poi trascorrere molto tempo prima che la pianticella, che abbiamo fatto nascere, diventi un albero. In questo modo, anni fa, ho iniziato a mettere a dimora nel mio giardino piante che non erano reperibili presso i comuni vivaisti, piante di cui quasi non c’era mercato in Italia.

L’albero della neve

Ero rimasto colpito dal disegno a colori di un albero misterioso le cui foglie erano nascoste da batuffoli bianchi come il cotone. Chionanthus virginicus, questo è il suo nome, mi affascinò subito sia per la sua bellezza che per il suo nome evocativo: il significato dal greco è infatti “fiore di neve”.

Non riuscii a trovare piante da vivaio e allora ricorsi alla semina, ma scoprii che anche questa soluzione presentava non poche difficoltà. Mi documentai e venni a sapere che i suoi semi sono dotati di doppia dormienza e che, per interromperla e ottenere la germinazione, dovevano trascorrere due lunghi periodi di stratificazione al gelo alternati a periodi di caldo. Di fatto, i semi, messi nel terriccio d’estate, sarebbero germinati nella primavera successiva al secondo inverno. Non mi persi d’animo, cosciente che, se volevo arricchire il mio giardino di un albero di Chionanthus, dovevo assecondare le leggi di madre natura. Ottenni piccole piante proprio alla fine del secondo inverno. Ora, dopo tanti anni, Chionanthus virginicus fiorisce e profuma regalandomi, fuori stagione, l’immagine di una pianta coperta di neve.

L’effetto è sorprendente e straordinario al tempo stesso. Il piccolo albero si copre dapprima di sottili racemi penduli, poi, al momento opportuno, di migliaia di piccoli fiori dai petali lunghi e stretti, di un bianco purissimo. La massa è tale che le foglie, ancora all’inizio della loro crescita, quasi scompaiono nel candore diffuso e la leggerezza di queste infiorescenze richiama proprio la neve caduta sui rami.

Il tramonto e ancor più la notte riserveranno un’altra sorpresa, poiché l’aria sarà impregnata del loro delicato profumo.
È, questo, un albero rusticissimo: non teme i geli più intensi, non soffre di particolari malattie, non è attaccato da parassiti se non forse, nella tarda primavera, dalle forbicine (gen. Forficula) che ne erodono le foglie; si adatta, infine, a tutti i terreni anche se preferisce quelli freschi e ricchi.

Non necessita nemmeno di potature, poiché la fioritura avviene su pannocchie emesse dalle gemme laterali che sono in cima alle ramificazioni formatesi l’anno precedente.
Chionanthus virginicus appartiene alla famiglia delle Oleaceae ed è originario delle regioni settentrionali degli Stati Uniti d’America. È perciò affine al frassino e ad altri alberi che ci sono più familiari. Infatti è possibile innestarlo proprio su quest’ultimo, se si vogliono ottenere una forma e un portamento diversi da quelli naturali. Chionanthus tende a crescere poco in altezza e ad allargare i rami, quasi a formare una chioma sferica portata su un corto tronco.

Vi è un’altra specie, altrettanto bella e, per ora, poco conosciuta. È Chionanthus retusus, proveniente dalla Cina, più delicato e leggero. Le infiorescenze sono più rade e più corte e hanno lo stesso bianco purissimo di C. virginicus. È però meno rustico, giacché non tollera inverni rigidi. Chi volesse coltivarlo dovrà perciò piantarlo in posizione riparata e proteggerlo con teli durante l’inverno. Ora è forse più facile trovare queste due specie e i lettori non dovranno attendere più due anni prima di vederne germinare i semi, come ho dovuto fare io circa quindici anni fa. Saranno perciò più fortunati, poiché potranno godere, con molto anticipo, lo spettacolo della neve profumata a coprire le foglie.

L’albero dei fazzoletti

Presso i giardini botanici di Villa Taranto (Pallanza) vi sono due monumentali esemplari di Davidia involucrata.
Ne rimasi colpito, tempo addietro, per l’imponenza delle ramificazioni e per il portamento piramidale dotato di severa eleganza. Ma soprattutto mi stupirono le grandi brattee color avorio che erano appese ai rami un po’ ovunque: sembravano proprio fazzoletti stesi ad asciugare dopo il bucato; il vento le faceva ondeggiare e fremere. In quel momento pensai che per coltivare un albero simile sarebbe stato necessario disporre di un giardino davvero molto grande, un parco, perché l’estensione della sua chioma mi sembrava superasse quella di una comune villetta.

Osservando poi la data posta sulla sua etichetta, lessi che il secolo per lui era già trascorso da molto. Chi decidesse di piantare questo albero, sappia di dover lasciare ai posteri il problema delle sue grandi dimensioni. Nel frattempo, confidando sulla sua crescita lenta, potrà godersi per molti anni lo spettacolo delle sue fioriture.
Davidia involucrata prende il nome da un missionario e botanico francese, padre David, che nel percorrere le regioni himalayane del Tibet, del Nepal e della Cina, con passione osservava e studiava la flora che casualmente incontrava. Da alcuni botanici viene ascritta alla famiglia della Nyssaceae, da altri alle Cornaceae. Altri ancora, per dirimere la controversia, hanno creato la famiglia della Davidiaceae. Infatti il genere Davidia comprende una sola specie e l’affinità con il genere Cornus è evidente proprio nella infiorescenza che è formata da piccoli fiori riuniti in racemi o pannocchie sferiche che sono fornite di brattee (2, asimmetriche, nel genere Davidia; 4 o 6 nel genere Cornus). Ma lasciamo queste disquisizioni ai dotti sperando che si mettano finalmente d’accordo.

L’albero, per sua natura, ha una forma conica perfetta, poiché i rami si dispongono quasi paralleli al suolo. Quelli più in basso sono più lunghi di quelli superiori e la loro lunghezza diminuisce man mano che ci si avvicina alla cima. Questa forma graziosa deve essere rispettata e mantenuta anche in giardino, poiché fa parte delle caratteristiche morfologiche di Davidia.
La bella e originale fioritura avviene nella tarda primavera, poco dopo l’emissione delle foglie e si prolunga per alcune settimane. In questa fase l’albero si ricopre di vistose brattee bianche che avvolgono un pon pon giallo oro contenente i fiori maschili e femminili insieme.
La fine della fioritura avviene quasi di colpo e per qualche giorno sotto l’albero rimangono adagiati, come un tappeto, i piccoli candidi ‘drappi’.

I frutti sono grandi come noci e hanno forma e aspetto simile. Il nocciolo che racchiude l’embrione è durissimo. Non è facile ottenere la germinazione di questi semi. La loro vitalità è limitata nel tempo e poco dopo la caduta dall’albero perdono il loro potere germinativo, soprattutto se si asciugano al sole. I semi hanno una germinazione lentissima ed erratica. Sono dotati di doppia dormienza, per cui devono trascorrere due inverni all’aperto prima che producano germogli.

Se si è così fortunati da veder nascere piccole piante di Davidia, si dovrà pazientare poi per almeno dieci anni prima di vederle fiorite. Ricorrendo al metodo della talea si accorciano i tempi, anche se non di molto. Devo dire però che la crescita di questo albero è più rapida quando è giovane e rallenta man mano che invecchia. Richiede comunque molto spazio, necessario per evitare che venga a confondersi con altri alberi. La Davidia è infatti una pianta da mettere in grande risalto utilizzandola come esemplare isolato. In questo modo saprà dare il meglio di sé, non solo nel periodo della fioritura, ma per tutto l’anno grazie al suo portamento maestoso.

Esemplare adulto di Davidia involucrata

Un piccolo inconveniente però c’è e nessun libro di giardinaggio ha finora osato svelarlo. Le sue foglie, in certi brevi periodi, non emanano certo un odore gradevole, poiché richiama quello lasciato dai gatti quando marcano il territorio.
Nonostante ciò, sono felicissimo e orgoglioso di avere nel mio giardino un bell’esemplare di Davidia involucrata che da qualche anno mi allieta con fioriture spettacolari.

L’albero della canfora

Non avrei mai detto che questa pianta, Cinnamomum camphora, fosse così rustica da resistere bene agli inverni della pianura padana. I libri di scuola che la richiamavano per i suoi principi attivi utilizzati in farmacologia, me l’hanno sempre fatta credere un albero esotico di provenienza tropicale o subtropicale.
Eppure nel mio giardino ve n’è uno già da qualche anno e ha resistito a -10 °C senza dare segni di sofferenza. Non solo, ma al primo accenno di primavera, dalle grandi gemme embricate sbucano senza esitazione i suoi piccoli fiori verdi a dimostrare che nulla sta turbando il suo ritmo vitale. Per la verità alcuni autorevoli testi di giardinaggio inglesi da tempo assicurano: “frost tender” e aggiungono che può sopportare occasionalmente temperature al di sotto degli zero °C!

L’albero della canfora è bello, perché è verde e lucido tutto l’anno, anche quando, d’inverno, in giro di verde se ne vede poco. Le sue foglie coriacee brillano con intensità e, se l’esemplare è ancora giovane, si accompagnano alla tonalità verde intenso dei rametti terminali e del tronco. Dunque, ci assicura sempre un’ombra delicatamente profumata tanto che non si resiste alla voglia di cogliere qualche foglia, di stropicciarla e di annusare l’aroma intenso che si sprigiona.

Cinnamomum camphora, foglia

Questa Lauracea appartiene a un genere che è specializzato in profumi e in spezie: Cinnamomum zeilanicum è infatti l’albero della nota cannella utilizzata in cucina.

Altri ancora, come Cinnamomum japonicum e Cinnamomum cassia, hanno un uso analogo e sono comunque tutti ottimi alberi ornamentali. Questi ultimi sono meno rustici di C. camphora e forse C. zeilanicum è, tra questi, il più bello con le sue foglie giovanili di un bel rosso brillante. Non sono ancora riuscito a trovarlo, ma appena possibile lo sperimenterò nel mio giardino.

Un tempo, C. camphora veniva utilizzato per l’estrazione della canfora, sostanza che aveva usi medicinali. Ora questa viene quasi tutta ottenuta per sintesi e la pianta ha così perso la sua importanza economica, tanto da venire utilizzata solo come bellissimo albero ornamentale. Vi sono esemplari da ammirare nei giardini botanici di Villa Taranto a Pallanza o dell’Isola Bella (sula Lago Maggiore), ormai raggiungono i 30-40 metri di altezza. Si riproduce per semina, avendo l’avvertenza di utilizzare semi freschi, perché perdono la germinabilità dopo breve tempo dalla raccolta. L’utilizzo di talee di legno semi-maturo in primavera è un’altra soluzione valida per moltiplicare questo maestoso albero profumato.

L’albero della gomma

Eucommia ulmoides (Eucommiaceae) è un altro albero verde, un albero da ombra, elegante per la forma della sua chioma, ma privo di fiori significativi. Anch’esso è pressoché sconosciuto o poco utilizzato. Di fatto viene considerato una curiosità botanica, perché è l’unico albero rustico dal quale si possa ricavare una sostanza simile alla gomma. Il suo principale pregio estetico è dato dal portamento e dalle foglie che hanno nervature prominenti e profondamente incise, forma lanceolata, con l’apice acuto molto pronunciato; la nervatura centrale è ricurva ad arco di cerchio, quasi che il picciolo e l’apice fogliare pretendano di toccarsi; in questo modo la pagina superiore viene messa in risalto ed il fogliame esprime dinamicità e vitalità.
L’aspetto dell’albero, grazie alle foglie pendenti, è proprio elegante. A ciò contribuisce anche la sua tonalità di verde, che è molto scura sulla pagina superiore e argentea al rovescio. È perciò contrastante con il verde degli alberi da giardino più comuni.

Eucommia ulmoides, foglia

Eucommia ulmoides è rustica e resistente ai geli, come qualsiasi altro albero comunemente coltivato nei giardini del Nord Italia. La famiglia delle Eucommiaceae è monospecifica, infatti comprende solo la E. ulmoides. Questa pianta non presenta affinità marcate con nessun’altra e i botanici si sono decisi a istituire questa nuova famiglia dopo aver ascritto la E. ulmoides prima alle Magnoliaceae, poi alle Trocodendraceae e infine alle Hamamelidaceae.

I fiori maschili, privi di perianzio, sono portati a mazzetti; di fatto sono composti di soli stami. Quelli femminili sono invece solitari e formati da un solo pistillo. La E. ulmoides, che deve il nome proprio alla sua somiglianza con il comune olmo, è dioica. È originaria della Cina centrale e questo spiega la sua rusticità. La pianta contiene canali e succhi lacticiferi in particolare nella corteccia e nelle foglie: se ne può osservare la presenza se si lacera con delicatezza la lamina fogliare.
Compaiono allora evidenti e sottilissimi “fili” appiccicosi dovuti proprio al lattice in essa contenuto. La gomma che se ne ricava è di ottima qualità, ma la pianta non viene più sfruttata a questo scopo dato che la sua resa è molto bassa.

Esemplare di Eucommia ulmoides

Può arrivare a 12 metri di altezza, la sua crescita è però lentissima e tale da non creare problemi. Non necessita di potature o di cure particolari, se non di quelle necessarie per mantenerle un aspetto ordinato. Consiglio questa pianta in tutti i casi in cui si desideri un albero da ombra originale e raro. La sua collocazione migliore nel giardino si ottiene trattandolo da albero isolato.

L’albero del caffè

Non mi riferisco certo alla nota Coffea arabica, che non resisterebbe ai nostri climi, bensì a Gymnocladus dioica, una leguminosa dai cui semi tostati si può ricavare un surrogato del caffè (caffè del Kentucky).

Questo albero ha molte doti decorative. Ha una ramificazione elegante, particolarmente evidente d’inverno in contrasto con l’azzurro terso del cielo, quando le foglie sono cadute. La corteccia rugosa di colore rossastro, solcata da profonde scanalature irregolari, accentua la bellezza d’insieme. Il suo portamento è all’origine del nome poiché gymnós e kládos sono due parole greche che insieme significano dai nudi rami. Infatti alla caduta delle foglie le sue poche ramificazioni secondarie sono tozze e robuste, ma prive di rametti laterali.

Le foglie sono portate soprattutto all’estremità dei rami dove esistono molte gemme rivolte in varie direzioni. Il tronco e la maggior parte dei grossi rami rimangono spogli. Questo portamento è molto originale e permette di apprezzare anche d’estate la sua articolata ramificazione. Le foglie composte sono monumentali per la loro lunghezza che può superare il metro. Sono paripennate e bipennate come quelle di molte Leguminosae e alla base hanno due grandi stipole ovali. Il picciolo principale, tanto è robusto, viene spesso scambiato per un piccolo ramo. La caduta autunnale delle foglie fa impressione: sembra proprio che siano i rami stessi a precipitare con fragore per terra.

Foglia di Gymnocladus dioica

Di solito cominciano a cadere le foglie più basse e da ultime quelle terminali. Vi è un momento in cui l’albero è quasi del tutto spoglio, tranne che per gli ultimi grandi ciuffi di foglie. Sembra così una strana palma, ramificata anziché formata da un unico stipite. Il mio esemplare, nonostante in pochi anni sia cresciuto con decisione diventando sempre più elegante, non è ancora fiorito. Sono curioso di vedere l’aspetto dei suoi fiori, fino ad allora mi dovrò accontentare della loro descrizione trovata su alcuni libri. Hovenia dulcis è una Fabacea e appartiene alla sottofamiglia Caesalpinioideae.

Le infiorescenze sono grandi grappoli di fiori papilionati biancastri a calice tubuloso. I frutti sono grandi baccelli ricurvi. Persistono per tutto l’inverno accentuando l’aspetto decorativo di questo grande e ombroso albero, alto fino a 12 metri.

I semi hanno gli usi più disparati. Negli Stati Uniti vennero usati come succedaneo del caffè durante il periodo delle guerre di secessione. Mescolati con canfora, sandalo e chiodi di garofano sono utilizzati in Oriente come prodotto da bruciare per profumare le case. I Cinesi ne adoperano i frutti lasciati macerare in acqua come detersivo di ripiego. Il legno rossiccio è apprezzato in ebanisteria perché è molto compatto e duro.
Da noi è un albero ornamentale, poco usato e quasi sconosciuto, nonostante sia molto grazioso tanto d’estate quanto d’inverno.

Altro ancora

Dell’albero dell’uva passa (Hovenia dulcis, Ramnaceae) ho già avuto modo di parlare in precedenti articoli. Aggiungo solo che la parte commestibile, che ha il sapore e la consistenza dell’uva passa, è il picciolo dei frutti, rigonfio, carnoso e contorto.

Hovenia dulcis ai giardino del Castel Trauttmansdorff © Dipartimento di Scienze della Vita, Università degli Studi di Trieste
picture by Andrea Moro

Hovenia raggiunge grandi altezze e una notevole estensione della chioma. Il fogliame cresce fittissimo fin dall’inizio della primavera grazie alla produzione ininterrotta di numerosi rametti laterali. Questi ultimi sono caduchi e verranno completamente rinnovati nella stagione successiva.

Avevo accennato anche alle piante del genere Zanthoxylum (o Xanthoxylon, Rutaceae), albero del pepe o pepe del Giappone, che sono ignorate forse perché spinose ovunque, perfino sulle nervature delle foglie! Tuttavia, questi piccoli alberi hanno nel loro fogliame una fragranza intensamente aromatica percepibile anche a distanza e che contribuisce a stuzzicare la fantasia creando intorno una insolita atmosfera esotica.
Il Poliothyrsis sinensis (Flacourtiaceae) è ancora oggi piuttosto raro. Mi aveva colpito un articolo sul mensile inglese ‘The Garden’ che ne magnificava le doti decorative dovute al fatto che le nuove foglie sono di colore rosso e, crescendo, trascolorano al verde. Sono vellutate e cuoriformi. Le infiorescenze a grandi pannocchie bianche sono profumate. Molto bella è anche la corteccia, liscia, di tonalità marrone-cenere. Con fatica sono riuscito a trovarne un esemplare che ora, alto meno di 3 metri, è già prossimo alla fioritura.

Poliothyrsis sinensis

Altri alberi poco comuni sono Ehretia macrophylla (Boraginaceae), dalle foglie grandissime. Le Elaeagnaceae come Shepherdia argentea e Elaeagnus multiflora var. edulis (Goumi del Giappone) hanno entrambe foglie argentate e frutti commestibili. Il Goumi, alla caduta delle foglie, rimane completamente rosso di frutti per buona parte dell’inverno fornendo abbondante cibo agli uccelli.

Idesia polycarpa

L’albero delle nocciole, Corylus colurna (Betulaceae), stupisce per il suo portamento conico-fastigiato. Aralia elata (Angelica del Giappone, Araliaceae) è deliziosa con quelle sue foglie pennate, portate in cima al tronco spinoso privo di ramificazioni secondarie. Prunus serotina (Rosaceae), dal fogliame fitto e lucente, appaga e delizia merli ed altri uccelli quando maturano le sue bacche nere dal sapore dolce-amaro. Cercis canadensis dalle foglie color viola, Decaisnea fargesii dai grandi baccelli color blu metallico, Idesia polycarpa, l’albero corallo rivestito di bacche rosse e molti altri ancora, grandi o piccoli che siano, possono offrire frescura al nostro giardino, con quel qualcosa in più che solo un albero insolito e mai visto prima sa dare.