Archeologia dei giardini

Figlia della più istituzionalizzata archeologia, questa applicazione ai giardini si sta rivelando sempre più importante, tanto da non poter più essere ignorata.

Negli ultimi anni è emerso in Gran Bretagna un nuovo campo di ricerca correlato alla conservazione dei siti storici: l’archeologia dei giardini.
All’inizio degli anni ottanta, l’archeologia dei giardini era basata soprattutto sull’individuazione dell’andamento topografico, di parterre sepolti e viali scomparsi, rilevabili tramite la fotointerpretazione. Pioniere di questa disciplina è l’archeologo e geografo Christopher Taylor dell’Università di Cambridge, di cui è facilmente reperibile un agile e non costoso libretto, intitolato appunto ‘The Archaeology of Gardens, Shire Archaeology’ 1983 – Shire Publications Ltd., Cromwell House, Church Street, Prínces Risbonrough, Aylesbury, Bucks, HP I 7 9AJ, UK.
Oggi, alla tecnica di rilievo, viene abbinata quella dello scavo, preferibilmente eseguito su aree campione, e dell’archeologia ambientale. Ai lettori interessati segnaliamo l’importante contributo CBA Research Report n. 78, Garden Archaeology, Londra 1991, edito da A.E. Brown.

Un’immagine dall’alto del giardino di Bolsover Castle (Derbyshjre): le macchie nel prato sono probabilmente indice di un disegno a comparti sepolto. English Heritage ha in programma un saggio di scavo per verificare questa ipotesi. A Tradegar Castle (Galles del Sud), l’archeologia dei giardini ha permesso di ritrovare le tracce di un parterre en broderie dove pietre colorate e conchiglie venivano usate a scopo ornamentale. Purtroppo, il disegno preciso non è stato ricostruito: il restauro ha «ricreato» un parterre inventato, poco convincente.

Lo scavo archeologico nelle aree ritenute interessanti è diventato parte integrante delle fasi preliminari di ogni progetto di costruzione; così come si eseguono le perizie geologiche, ora in Inghilterra si fanno perizie archeologiche, spesso finanziate dalle imprese edili stesse. Questo permette di incrementare le conoscenze derivate dallo scavo che in ogni caso sarebbe indispensabile alla costruzione, e di deciderne o meno la conservazione. Così nel 1991 il Museum of Mankind di Londra (Museo dell’Uomo) assieme a English Heritage, organizzazione responsabile della conservazione e gestione dei siti archeologico, ha fatto scavare un’area a giardino a Wimbledon a sud di Londra, prima di concedere il permesso edilizio. Lo scavo ha permesso di ritrovare la planimetria sepolta di un pomario di inizio Seicento, individuata in base alla differenza di colore e tessitura del terreno tra i sentieri e le aiuole. La planimetria ricavata era simile a quelle coeve pubblicate nei trattati, ma non uguale: pertanto, lo scavo ha permesso di reperire informazioni certe sul tipo di modelli geometrici usati nei giardini di inizio Seicento. Successivamente il sito è stato ricoperto ed il permesso edilizio concesso, in quanto non esisteva più un giardino vero e proprio da salvare.
A Bolsover Castle (Derbyshire), un castello medievale con strutture seicentesche, il disegno di un giardino all’italiana, simile al modello ottagonale pubblicato da G.B. Ferrari, si intravede osservando attentamente in estate la differenza di colorazione del manto erboso che lo ricopre: sono previsti saggi di scavo nel prossimo futuro. Ad Hampton Court, di cui parleremo in dettaglio in uno dei prossimi numeri, invece, la ricreazione del parterre barocco nel Privy Garden, comporterà l’asportazione di tutti gli strati di giardino successivi, decisione che ha acceso non poche polemiche nel mondo dell’archeologia dei giardini.
A Tredegar Castle vicino a Newport (Galles del Sud), lo scavo archeologico ha permesso di scoprire un giardino alla francese di tardo Seicento, in cui i sentieri e i disegni dei parterres erano realizzati con conchiglie e pietre colorate. Tuttavia, in questo caso, lo scavo archeologico non ha permesso l’individuazione di un disegno preciso del «parterre en broderie», che purtroppo è stato reinventato, con risultati, bisogna dirlo, men che soddisfacenti.

Dartingtoh Hall, veduta panoramica del giardino dal lato sud. Sulla sinistra si intravede la sagoma del Pinus radiata, sullo sfondo i 12 tassi irlandesi, denominati i»12 apostoli». Dartington Hall, veduta del giardino dal lato est, nel punto più basso. E possibile vedere i terrazzamenti e, sullo sfondo, un esemplare di «Platanus x acerifolia».

A Painshill (Surrey), l’archeologia ha permesso il ritrovamento di molti manufatti del parco, quali il piano del mausoleo, le fondamenta del ponte, l’ubicazione del tempio di Bacco e della tenda turca.
I saggi archeologia effettuati a Kirby Hall (Northamptonshire) hanno permesso di individuare l’impianto seicentesco, quello settecentesco e il restauro effettuato a fine ottocento.
Naturalmente, affinché l’archeologia possa fornire risposte soddisfacenti, è necessario assicurarsi anticipatamente che il terreno non sia stato disturbato, né da scavi manuali, né da ruspe. La situazione più comune è, a detta degli archeologi, quella di stratificazione degli impianti a giardino e solo raramente gli impianti precedenti vengono distrutti completamente.

Un archeologo d’assalto: Christopher Currie
Anticonformista, geniale e ricco d’esperienza, Christopher Currie è oggi fra i leader nel campo dell’archeologia dei giardini in Gran Bretagna. Generoso nel condividere la sua più che ventennale esperienza, il dott. Currie non si sottrae ad alcun confronto intellettuale. Volentieri, ha concesso un’intervista a «Il Giardino Fiorito», che qui riportiamo. ‘Dopo aver terminato gli studi di storia ed archeologia, presso la University College di Cardiff, iniziai a lavorare come scavatore, vivendo sotto una tenda. Erano gli anni settanta, e lo scavo archeologico era associato ad uno stile di vita “hippie”, libero dal conformismo e dalle costrizioni’, così inizia il dott. Currie la sua storia personale, per spiegare il suo primo impatto con l’archeologia applicata. ‘Successivamente avvertii la necessità di operare anche nel sociale e lavorai come volontario in comunità di recupero di ragazzi dal 15-18 anni: la riabilitazione avveniva tramite la rieducazione ambientale, la conoscenza del territorio, col suo patrimonio archeologico, naturalistico, storico e artistico. L’iniziativa si prefiggeva di incanalare l’aggressività dei ragazzi verso obiettivi positivi; ebbe successo sin che durò, ma i ragazzi riprendevano le vecchie abitudini non appena fuori dalla comunità. Comunque, questa esperienza è stata di grande aiuto per me, perché mi ha avvicinato al mondo del giovani, cosa che mi facilita enormemente ancora oggi durante i cantieri di scavo, dove la maggior parte degli scavatori sono ragazzi adolescenti’.

Dartington Hail, veduta della «Swan fountain» (fontana del cigno), con impianto vegetale realizzato da Percy Cane negli anni 40-60. Il «Sunny border», la bordura esposta a mezzogiorno, ideata da Jacobsen nel 1975, e giocata sui colori giallo e blu. Nella foto, il giardiniere intento ad effettuare il «dead-heading», ovvero l’asportazione delle cime sfiorite.

Ci stupiamo dell’originale connubio tra archeologia e operatore sociale, ma continuando l’intervista, ci accorgiamo che le sorprese non sono ancora terminate.
‘Comunque, il mio grande hobby è sempre stato la pesca – prosegue il dott. Currie – ed è proprio grazie alla mia conoscenza di questo sport, della biologia e dell’allevamento del pesci, che sono potuto diventare esperto in strutture d’acqua, quali i canali, le peschiere, i vivai, le cascate, con particolare riferimento al periodo medievale. Già i Romani usavano vasche colme di pesci a scopo ornamentale, nel medioevo la funzione di esibizione di status del vivaio era predominante, rispetto a quella pratica: infatti, nella maggior parte del casi i vivai erano troppo piccoli per poter effettuare dei veri e propri allevamenti, e al massimo venivano usati come contenitori temporanei, come una specie di frigorifero. Gli inglesi impararono a rispettare i pesci dai francesi, che probabilmente lo avevano appreso dagli italiani’.
E infatti, il dott. Currie è oggi un’autorità indiscussa in questo campo, e le sue scoperte al riguardo sono indubbiamente il risultato di una ricerca pionieristica. A Castle Bromwich, nei pressi di Birmingham, il dott. Currie ha trovato un vivaio appena fuori dalla cinta del giardino, la cui datazione è risultata molto anteriore a quanto si era sempre presunto sino ad allora (Segnaliamo C.Currie, Fishponds as Garden Features, in Garden History, 18-1:22-45).

Foto anteriore al 1925, in cui si vede il «parterre» vittoriano, scomparso dopo la ristrutturazione degli anni ’30. Nel corso dello scavo archeologico ne sono state invano cercate le tracce. Il dott. Currie, mentre insegna al suoi allievi la tecnica dello scavo.

‘A Castle Bromwich abbiamo lavorato per tre anni, dal 1989 al 1991, e qui abbiamo potuto sperimentare una serie di metodologie nuove, che hanno provato che l’archeologia dei giardini può apportare contributi che lo studio del documenti non e sempre in grado di fare… Abbiamo scoperto che la “Holly Walk” (viale degli agrifogli) era stata piantata negli anni ’30 di questo secolo ad un livello di 60 cm più alto (1820), di quello originale (1744), nel corso del restauro eseguito dalla proprietaria… Purtroppo i responsabili delle operazioni di conservazione non hanno creduto subito a questi risultati, ed hanno restaurato un ripristino eseguito in questo secolo, presentandolo al pubblico come il restauro dell’originale. Abbiamo provato inoltre che il labirinto di agrifoglio a Castle Bromwich è stato realizzato per la prima volta ai primi del secolo, e che non era mai esistito prima, nonostante i documenti ne parlassero. Insomma, i documenti hanno indotto in errore chi voleva restaurare il giardino negli anni ’30, ma si riferivano a progetti, proposte, intenzioni, che non furono mai realizzate in realtà. Inoltre, abbiamo fatto prove di archeologia ambientale, prelevando saggi di polline e di semi. La palinologia si è rivelata poco affidabile, poiché il grado di contaminazione era elevatissimo, ma l’analisi delle sementi, che si erano conservate a dispetto dell’acidità del suolo, è stata utile e, a mio avviso, ha prospettive future. Infatti, l’elevata percentuale di graminacee in tutti gli strati, ha provato in maniera inconfutabile che questo giardino è stato soggetto a prolungati periodi di abbandono o perlomeno di non manutenzione, che hanno permesso l’insediamento delle malerbe. E quindi abbiamo provato che Castle Bromwich non è mai stato un giardino importante, quale l’operazione commerciale di restauro attuale vuole far credere… Fra le tecniche in cui riponevamo maggiori speranze, le prove di resistività elettrica del terreno si sono rivelate fallaci, perché non discriminanti del diversi strati, la datazione del mattoni è stata invece utilissima per individuare le fasi di costruzione del muro di cinta del giardino, e indubbiamente costituisce una nuova tecnica, basata sul fatto che ogni 100 mattoni venivano contrassegnati con il numero 1,2,3,4, ecc. mettendo in luce la sequenza di costruzione’.
C. Currie è contrario all’archeologia distruttiva, quella in cui lo scavo viene eseguito indiscriminatamente. Infatti, trattasi sempre e comunque di operazione che provoca danno in particolare se condotta a cielo aperto, su un’area continua ed estesa. Le sue parole mi ricordano un esempio nostrano: lo scavo eseguito nella Sala della Borsa a Bologna, oggi sede dell’anagrafe del Comune, che ha letteralmente distrutto gran parte del Giardino dei Semplici, il cinquecentesco orto botanico fondato da Ulisse Aldrovandi. Le ragioni di tale operazione sono semplici: gli archeologi non erano interessati allo strato cinquecentesco, bensì a quelli sottostanti. Sono invece ammessi saggi di scavo di dimensioni ridotte, trincee larghe 1-2 m, ubicate in punti accuratamente studiati in precedenza. Solo così si assicura un danno ridotto a quella che è l’evidenza fisica più precisa di qualsiasi documento cartaceo. In particolare, l’individuazione dei sentieri può essere effettuata scavando non più del 5% dell’intera superficie. Le aiuole sono facili da identificare, perché il terreno è più scuro, in quanto più ricco di sostanza organica. Le buche di piantagione di alberi ed arbusti sono importanti per il riconoscimento delle strutture vegetali. ‘Ogni paesaggio ha una storia – prosegue il dott. Currie – ed è per questo che è importante scoprire l’inquadramento storico – paesaggistico del giardino che si desidera studiare: lo sapeva Capability Brown che utilizzava elementi antichissimi per la realizzazione dei suoi parchi; ad esempio, i confini anglosassoni venivano spesso mantenuti nelle realizzazioni del parchi all’inglese per trasformarsi in ha-ha, così come i vivai e le peschiere medievali, suscettibili di modifiche nella forma. Un esempio che ritengo importante è quello di Stourhead, uno del più famosi parchi all’inglese del nostro paese, pochi sanno che il grande lago è stato ricavato da sei peschiere medievali, considerate tanto importanti da essere inserite nello stemma araldico della famiglia… Il mio obiettivo è aumentare la conoscenza del passato, e sono convinto che l’archeologia può dare risposte più affidabili di quelle fornite dal documenti, in quanto il fattore interpretativo è molto minore…

Il corso di archeologia dei giardini a Dartington Hall
La necessità di continuare la sperimentazione iniziata a Castle Bromwich, ha indotto Christopher Currie a cercare la collaborazione degli headgardeners (giardinieri – capo), per individuare del giardini in cui l’applicazione delle tecniche archeologiche avrebbe creato delle opportunità per affinare gli strumenti metodologici. La risposta entusiasta di Graham Gammin, giardiniere capo di Dartington Hall, ha permesso di inaugurare una campagna di scavi nel giardino, iniziatasi nel 1991, e proseguita nell’estate del 1993 nell’ambito di un corso di archeologia, a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare.

Il ritrovamento di un tratto di condotto d’acqua in pietra, risalente al 12° secolo. Allievi intenti a «scarriolare»: la terra asportata verrà riportata al suo posto al termine dello scavo, e la buca ricoperta nuovamente dal cotico erboso.

Il corso è durato una settimana, ed è stato frequentato da un pubblico eterogeneo: adolescenti, archeologi, storici dei giardini, paesaggisti e amatori. La giornata si apriva e concludeva con una lezione teorica, seguita da discussione e scambio di idee. Tuttavia, la maggior parte veniva trascorsa in giardino a rilevare e a scavare. I partecipanti erano stati suddivisi in quattro gruppi, in corrispondenza di altrettante trincee, ubicate in punti strategici. La prima, situata sul piano dell’edificio, si prefiggeva di ritrovare le tracce di una torre; la seconda, sul piano dei dodici tassi, era finalizzata al ritrovamento di un parterre vittoriano; la terza, alla datazione della complessa topografia; la quarta, al ritrovamento di un bottino e condotto d’acqua medievale. Ai partecipanti è stato insegnato l’uso degli strumenti principali, quali il teodolite, le staffe di misurazione, il metodo di rilevamento topografico, il rilievo stratigrafico: la preparazione, fotografia, disegno delle sezioni, riempimento e pulizia finale; le modalità di raccolta, registrazione e catalogazione dei reperti (ceramica, ossa di animali, monete, conchiglie ecc.).
I risultati più emozionanti sono stati nella prima trincea, dove è avvenuto il ritrovamento di un muro di pietra e di una quantità incredibile di ceramica seicentesca, di conchiglie e gusci di ostriche e lumache.
Il parterre non è stato ritrovato, perché al suo posto era stato effettuato un terrazzamento con pietra e terra: sfortunatamente, questo è uno dei pochi casi in cui l’impianto a giardino è stato cancellato dall’intervento successivo. La topografia che si presumeva medievale o seicentesca non è stata accertata, per mancanza di dati, ma il ritrovamento inaspettato di un condotto d’acqua in pietra ha permesso di presumere l’esistenza di un insediamento almeno dal XII secolo. Ed infine, un tunnel medievale di accesso al pozzo lungo venti metri ha confermato ulteriormente la precedente conclusione.
Per chi scrive questa è stata la prima esperienza di scavo archeologico, ed indubbiamente con essa, è avvenuta la scoperta di un nuovo campo di ricerca. L’entusiasmo ha caratterizzato la risposta di quasi tutti i partecipanti, e ci sentiamo di proporre e raccomandare ai lettori del Giardino Fiorito la partecipazione a questo o altri simili corsi di archeologia di giardini.

Per informazioni sui corsi di archeologia di giardini, scrivere a: Christopher K. Currie, 15 Claudeen Ciose, Swaythling, Southampton S02 2HQ,UK, Tel. 0044-703-558500.

Il ritrovamento di ceramica seicentesca e di residui di cibo, nella terrazza superiore, è stato fra gli avvenimenti più interessanti della stagione.

IL GIARDINO DI DARTINGTON HALL
Il giardino di Dartington Hall (Devon) è una creazione paesaggistica che abbraccia le mode di secoli: è molto caratteristico e suggestivo. Associato ad un complesso architettonico medievale di notevoli dimensioni, si sviluppa su una serie di terrazzamenti verso mezzogiorno, per un’estensione di circa 4 ettari. Il cuore del giardino è un anfiteatro posto alla base delle gradinate, che si apre verso oriente su una piccola valle e sul paesaggio agrario.
La mitologia locale vuole che questo fosse uno spiazzo da torneo medievale, ma la suggestiva leggenda pare sia frutto d’invenzione.
Un parterre vittoriano esisteva in questo giardino alla fine dell’ottocento, smantellato nel corso della ristrutturazione degli anni ’30, voluta dai nuovi proprietari Leonard e Dorothy Eìmhirst. In quegli anni, Dartington Hall era una specie di rifugio per artisti poveri o perseguitati: non stupisce quindi che il giardino divenisse in grande anfiteatro, The Open Air Theatre, con le scene delimitate da siepi di tasso sagomate. Questa realizzazione fu ideata da Beatrix Farrand, una paesaggista americana e da Stewart Lynch, esperto giardiniere al servizio degli Elmhirst. Oggi Dartington è una scuola d’arte, d’estate vi si tengono concerti, rappresentazioni teatrali e corsi di ecologia della mente. Il mite clima del Devon, nel sud dell’Inghilterra, permette il lussureggiare di piante mediterranee; non c’è da stupirsi quindi, nell’osservare esemplari di oltre cent’anni di Cercis siliquastrum, di Feijoa sellowiana, di Myrtus communis e di Pittosporum tobira. Fra gli alberi secolari ricordiamo gli esemplari di castagno (Castanea sativa) piantati lungo la linea del confine medievale: le dimensioni di alcuni di essi suggeriscono improbabili età, quattrocento anni o più…

Dartington Hall (Devon), particolare della facciata sud dell’edificio. Dartington Hall, uno del castagni secolari,, e la statua di Henry Moore.

Più modeste, ma forse più reali gli esemplari esotici di circa 150-200 anni, calcolati in base al periodo di introduzione in Gran Bretagna. Il più spettacolare è indubbiamente un esemplare isolato di Quercus x hispanica “Lucombeana” una cultivar rara di quercia spagnola, selezionata ad Exeter (Devon) nel 1762 e in commercio dal 1792. Dello stesso periodo sono dodici magnifici tassi irlandesi, Taxus baccata “Fastigiata”, introdotti dopo il 1780, denominati i 12 Apostoli per la loro disposizione su fila, fronteggiante un grande esemplare di Pinus radiata, dalla statura di un novello Gesù Cristo.
Questa specie californiana fu introdotta da D. Douglas nel 1833: è pertanto probabile che l’impianto arboreo di sempreverdi risalga a metà ottocento. L’arredo vegetale proposto dal paesaggista Percy Cane, a servizio degli Elmhirst dalla metà degli anni ’40 per ben ventitré anni, e facilmente riconoscibile dall’abbondante uso di alberi ed arbusti a foglia rossa, di ciliegi giapponesi ed erbacee tappezzanti, un chiaro segno di modernità. Si devono a lui i percorsi lastricati con pietra di York, le piazzette e le fontane.
Per informazioni sulle attività culturali a Dartington Hall, scrivere a: Schumacher College, The Old Postern, Dartington Totnes, Devon TQ9 6EA, UK, tel. 0044-803-865934.