Architettura del paesaggio: primi elementi

Premessa
Il tipo di formazione professionale presente in Italia in genere tende a produrre progetti del verde in qualche modo “incompleti”, in quanto le conoscenze che regolano questa attività sono distribuite in diversi ambiti disciplinari che sono spesso dissociate tra loro. Infatti oltre agli aspetti botanici, vanno considerati gli aspetti culturali, architettonici, scenografici, idraulici, illuminotecnici, ambientali, e, non ultimi, psicologici e sociali.
E’ proprio con questi ultimi aspetti infatti che un progetto può raggiungere il suo risultato migliore; il pathos emozionale di un giardino, così come di un paesaggio, è infatti il connubio tra le sue funzioni e i suoi presupposti culturali trasformano un luogo, oltre che tecnicamente adeguato, in un luogo di effettiva qualità.
Spesso alcune aree verdi progettate con giudizio dal punto di vista tecnico non hanno alcun riscontro consistente con l’ambiente umano a cui è destinato; ‘questi “fallimenti” risiedono proprio nell’incapacità di concepire uno spazio verde come luogo fisico deputato a soddisfare il “tempo” della nostra vita destinato allo svago, al passeggio, al relax, al gioco, alla lettura, alla riflessione, alla contemplazione.
La coscenza di tali argomenti ci farà affrontare il progetto con uno spirito adeguato, e potrà produrre quell’ambito fisico ideale dove il binomio natura-uomo si coniugano con armonia.

Analisi del luogo
Nella atavica definizione di genius loci dobbiamo innanzitutto riconoscere la sintesi tra caratteristiche fisiche ed antropologiche di un luogo attraverso le quali è possibile attingere quelle informazioni necessarie per produrre un buon progetto.

Per la conoscenza degli aspetti fisici dei territorio, si dovrà ricorrere alle notizie di carattere geologico, morfologico, topografico, pedologico ed urbanistico.

La prima azione comunque necessaria è il rilievo; perimetrazione del sito, analisi delle pendenze, delle preesistenze vegetali ed architettoniche. Ci sono attrezzature ad hoc come il ‘tacheometro elettronico’ (teodolite) che sono indispensabili per interventi in aree irregolari e complesse. Presso i catasti comunali e gli uffici tecnici sono invece reperibili le cartografie di proprietà a scale diverse dove sono rappresentati i confini di proprietà e le superfici edificate.

E’ bene tuttavia verificare sempre ogni dato sul posto anche attraverso il rilievo fotografico; questo ci consente anche di individuare le altezze degli edifici con metodi artigianali ma efficaci come la barra in legno alta un metro appoggiata a ridosso i volumi, gli alberi, etc. Talvolta, soprattutto per i centri storici, sono disponibili anche piante pianivolumetriche che ci consentono la lettura immediata della quota degli edifici attraverso la proiezione dell’ombra.

Per una conoscenza delle caratteristiche geo-morfologiche bisognerà invece ricorrere a ben altra documentazione. Le carte geologiche sono reperibili a grande scala e ci consentono comunque di controllare il sottosuolo e la composizione del terreno, aspetto certamente verificabile con una apposita analisi chimica. Nelle carte fotogrammetriche dell’Istituto Militare Geografico, in scala 1:25000, è possibile avere una visualizzazione generale del sito di appartenenza dell’area di studio anche se tali mappe non sono aggiornate, ma ci consentono comunque di determinare alcuni elementi fondamentali come le strade principali, i nuclei urbani, le aree boschive, i bacini e le vie idriche e le curve altimetriche. A volte sono disponibili presso I’IGM i rilievi fotografici aerei a scala 1:10000 abbastanza recenti e di conseguenza con una informazione senza dubbio più dettagliata.

Un aspetto non leggibile nelle mappe è il carattere storico e culturale dell’area del quale, se non si ha una conoscenza personale, è bene approfondire attraverso una documentazione appropriata a volte reperibile presso il Touring Club, le pro-loco, le piccole biblioteche locali. Sarebbe inoltre utile conoscere la dinamica statistica della popolazione residente nella zona; le fasce di età prevalenti, i mestieri e le professioni di maggiore esercizio, il livello medio scolastico. Tali informazioni, soprattutto per interventi di carattere pubblico, sono determinanti per ottemperare ai bisogni reali dei futuri utenti del progetto.

I committenti
I committenti possono essere innanzitutto distinti in due grandi categorie: pubblico e privato.
Per il pubblico, una volta sanciti i termini dell’incarico, esiste una casistica di argomenti che riguardano soprattutto gli aspetti procedurali oltre gli aspetti analitici in genere delegati alla professionalità del progettista che dovrà effettuare una serie di verifiche di carattere socio-culturale da integrare ai parametri paesaggistici del sito.
Per il privato invece la tipologia dell’utente è complessa, in quanto oltre agli aspetti precedenti bisogna tenere conto delle singole aspettative dell’utenza. Infatti c’è chi affida al tecnico il progetto, per avere delle risposte e dei riscontri anche originali, e chi invece crede di avere le “idee chiare” sulle funzioni da gestire all’interno del giardino. Questi ultimi in genere tendono ad utilizzare il tecnico come “braccio esperto” capace di definire quel progetto “confuso” che aleggia nei loro desideri con lo stesso spirito con cui si interpella un architetto o un arredatore per allestire un interno. A tutela della propria professionalità è bene comunque ricorrere a chiare direttive preliminari sancite attraverso un contratto.
Inoltre, a beneficio della migliore sintonia tra il progetto e i desideri dei committenti, è bene ricorrere ad una sorta di “questionario” attraverso il quale individuare caratteristiche, abitudini, hobbies ed aspettative dei futuri utenti del giardino. Ma è innanzitutto prioritario comprenderne il livello sociale e culturale, le classi di età, i tempi medi di utilizzo dello spazio da progettare, le attività che si intendono svolgere, etc.
Tali parametri ci consentiranno di verificare ed eliminare a priori alcune scelte tematiche del giardino; se infatti lo spazio sarà poco usato il giardino sarà soprattutto ornamentale; se invece il nucleo familiare è composto anche da bambini bisognerà allestire delle aree gioco; se si pensa di utilizzare spesso lo spazio per pranzare ed incontrare amici bisognerà destinare ampie aree specifiche, etc.
Tale strumento ci permetterà di approfondire al meglio quella conoscenza “umana” che interpolate ai parametri paesaggistici, qualitativi ed ambientali, ci consentiranno di produrre il miglior progetto possibile.

La grafica
Uno degli aspetti più interessanti dell’architettura del paesaggio è la sua capacità di tradursi in una operazione creativa che trova ampio margine all’interno della fantasia e della poesia tanto da trasformare un progetto in una occasione artistica e culturale oltre che tecnica. Tali premesse lasciano trapelare come sia necessario integrare a tale operazione una coerente scelta grafica, ovvero la rappresentazione secondo canoni tematici e meno “tecnocratici”. Ciò non esclude affatto l’utilizzo dei moderni strumenti a disposizione come il computer, anzi, questo aiuta il progettista a verificare e visualizzare anche gli aspetti percettivi oltre che tecnici. Certo sta nelle singole scelte di ognuno individuare l’uso di tecniche più o meno opportune; è bene tuttavia tenere conto di alcuni metodi di approccio che aiutano sia l’autore che l’esecutore a svolgere meglio il proprio lavoro.

Nella prima fase di lavoro si deve comunque eseguire un rilievo; schizzi ed ideogrammi, rilevati dai punti di vista di accesso all’area sono certamente indispensabili come lo stesso rilievo fotografico e non solo per focalizzare le zone interessanti del sito ma anche per visualizzarne la dinamicità, ovvero nella lettura delle sequenze di avvicinamento e di attraversamento. Agli schizzi si possono sicuramente sostituire foto ingrandite in laser o cibacrom sulle quali riflettere ed operare con calma nel proprio luogo di lavoro. Da qui la scelta di rappresentare al meglio il progetto. Una soluzione ragguardevole è certamente la maquette; attraverso il plastico infatti si riescono a cogliere le caratteristiche del progetto, i volumi, le ombre, ma soprattutto la “scala” ovvero le proporzioni. Benchè ci siano molti materiali anche poveri adatti alla realizzazione di un plastico, molti preferiscono ricorrere alle tavole tradizionali in formati standard (norme UNI – indispensabili per progetti da presentare agli uffici tecnici comunali) oppure in formati ad hoc dettati magari dall’originalità del progettista o dalla particolare figura dell’area.
Nella stesura delle tavole grafiche, come per un progetto architettonico, è bene operare in planimetria con due interpretazioni; la planimetria “a terra” – ovvero il taglio orizzontale di un piano posto a circa cm. 70 da terra – e la planimetria “di copertura” ovvero della visualizzazione delle chiome e delle eventuali coperture di strutture architettoniche. Nella prima planimetria leggeremo in dettaglio pavimentazioni, parterre, l’acqua, i perimetri tematici, strutture e tutto quanto è leggibile al piano superficiale del lotto; nella seconda planimetria avremo invece una visione aerea dell’assieme dove emergeranno le masse arboree e la vegetazione generale, i volumi e le sagome delle coperture.

Un’ottima soluzione sono inoltre gli ideogrammi tematici la cui base grafica comune viene evidenziata per destinazione d’uso (aree ornamentali, gioco, piscina, pranzo, relax, etc.) e per tipologia funzionale (aree pedonali, carrabili, verdi, acqua, etc.).

Inoltre una veduta prospettica a volo d’uccello e una visione dall’accesso principale sono sempre consigliate soprattutto per le utenze private che hanno bisogno di verificare con immediatezza la qualità del progetto. Sulle tecniche grafiche rimandiamo a testi specifici, manuali e riviste di landscape; ci sembra comunque utile segnalare tra gli aspiratori dell’architettura del paesaggio e della sua rappresentazione gli europei Jacques Simon, caposcuola della nuova generazione francese, Michei Desvigne, Karin Helms, Gil Vexiard, Noéi Mercier, Michei Viollet, Agence TER, Philippe Niez, Falk Trillitzsch, Elias Torres, Enric Batile e Joan Roig, Martinez Lapeha e tra gli angloamericani Gordon Cullen, Jean Cimon, John Wahley, Ron Williams, e molti altri.

Nel completare la finitura delle tavole non bisogna dimenticare la quadratura a circa un centimetro dal bordo ma soprattutto il “cartiglio“, ovvero la mascherina da apporre in alto o in basso a sinistra, di larghezza cm 21 e lunghezza massima cm 29,7 (formato UNI A4), dove indicare lo studio di progettazione o il nome del progettista con eventuale logo, corredato di indirizzo e numeri telefonici, eventuale numero dell’ordine professionale di appartenenza e partita IVA, nome del progetto, luogo dell’area, la proprietà e la casella cronologica dove inserire il numero della tavola, la scala di rappresentazione e la denominazione della tavola.

Computazione del progetto
In genere la valutazione dei costi progettuali tende ad omettere i costi di manutenzione sia in relazione al verde sia alle strutture. In realtà la cognizione di tale aspetto consente al progettista ed al committente di corrispondere meglio all’impegno da assumere rispetto l’intervento.

Se il giardino “è un’architettura che cresce”, è pur vero che tale metamorfosi comprende un “costo” i termini di gestione dell’intervento e del progetto stesso. E’ necessario infatti tenere in considerazione un aspetto fondamentale: la trasformazione vegetale consentirà al giardino di evolvere nel tempo, ma in genere la prima aspettativa del committente è di avere il “giardino” di effetto già dal primo giorno. Per tale ragione è indispensabile operare in modo tale da garantire un risultato efficace ed accattivante. Ciò può essere raggiunto in due modi: affrontare gli aspetti architettonici dell’intervento con una cura tale da essere sufficiente per disegnare lo spazio in modo significativo, oppure procedere alla selezione vegetale con il principio del pronto effetto. Con tale definizione intendiamo due criteri generali di applicazione: la selezione di specie in uno stato avanzato oppure un doppio sistema di struttura vegetale di cui la prima a rapido sviluppo – ma in genere di breve durata – e la seconda di più elevata qualità ma ad accrescimento lento ed in grado di sostituire la prima trama vegetale. Una disponibilità di mezzi economici del committente in genere induce i progettisti a selezionare piante di discreta grandezza da essere subito considerate ornamentali. Tuttavia tale scelta è errata ed estranea alla natura stessa del giardino e del paesaggio e la più costosa.
Esistono poi delle accortezze preliminari che consentono di programmare meglio i tempi di manutenzione: la scelta di specie stagionali e di giardini topiari sono impegnative dal punto di vista della gestione. Così come l’utilizzo di materiali deperibili come il legno e il ferro – per esempio per berceaux, sedute, cigli, pergolati, gazebi, etc.- oppure il ciottolato, il pietrisco e le terre battute per i percorsi sono certamente la premessa per giardini più organici ma più bisognosi di manutenzione rispetto inerti come le pietre, i cotti, le ceramiche, i cementizi, etc.
A monte ci deve essere anche una scelta linguistica del progetto che trova i suoi parametri nel paesaggio circostante, anche se alcune scelte possono essere “di rottura” se ci sono le premesse culturali ed ambientali. Il tutto è sempre prerogativa delle capacità del progettista e del suo sapere interpretare al meglio il concetto più adeguato di paesaggio.

Il colore
Una componente importante del giardino è delegata al colore; colore come linguaggio, colore come alterazione, colore come artificio. E’ ovvio sottolineare che la base cromatica di un giardino è il verde in tutta la sua gamma e in tutta la sua vivacità. Ma nell’accezione tradizionale il colore è dato dalla cromatura degli elementi prescelti, quindi dalla qualità e la tonalità delle terre, delle pavimentazioni, delle essenze. Da qui si stabilisce l’equilibrio tra le varie componenti i cui volumi e superfici stabiliscono anche il rapporto tra le masse di colore.

Altro aspetto essenziale è la stagionatura, ovvero il colore alterato; la progettualità deve comprendere quindi la conoscenza di tutte quelle varianti che l’alternarsi delle stagioni provoca. Ma tale aspetto è arricchito da un altro elemento: la temporalità. Infatti con il tempo si modificano le masse delle essenze e quindi il rapporto tra i colori sarà ancora modificato fino a stravolgere l’aspetto iniziale.
L’esposizione delle essenze infatti, oltre essere un fatto progettuale di primaria importanza, consente di assumere la colorazione delle essenze anche secondo il carattere del clima del sito ed il posizionamento stesso delle essenze; con la luce notturna si stabiliscono invece, oltre le zone da rilevare, quali soggetti illuminare il cui colore naturale, anche se annientato dalla luminosità artificiale, resta comunque percettibile e modificabile.

La scenografia del paesaggio
Tutta la storia della rappresentazione è segnata dalla ricerca frenetica della tecnica più verosimile alla realtà per favorire l’immediata visualizzazione del progetto ed il consenso dei committenti. Di conseguenza lo strumento primario a disposizione del progettista resta la tradizionale “prospettiva“.

Esistono anche tecniche più agevoli come il fotomontaggio, ovvero il ricorso all’ingrandimento di una immagine del sito (o più https://www.verdeepaesaggio.it/immagini) per visualizzare fughe prospettiche, coni visuali, quinte e fondali.

L’allestimento del paesaggio, proprio come l’allestimento di una scena e per analogia di un interno, ha una differenza sostanziale con l’architettura dei volumi; mentre per quest’ultima la metodologia progettuale parte dal presupposto della “creazione”, dello spazio dove la figura viene “definita”, per il paesaggio esiste una condizione predeterminata del perimetro – costruito o naturale- che ci obbliga ad intervenire con delle soluzioni di “riempimento”. Purtroppo non è possibile esaurire in poche righe il complesso concetto di scenografia che rimandiamo all’approfondimento del lettore in testi specifici, ma tentiamo di segnalare alcune casistiche ricorrenti che andranno poi analizzate a seconda dei temi progettuali.

Nei casi in cui lo spazio da allestire è molto vasto, la visione prospettica dell’assieme suggerirà luoghi, tipi e materiali da usare; infatti è buona regola individuare da subito i punti di vista reali, ovvero i punti focali che il luogo suggerirà dai suoi accessi. Una volta controllate tali situazioni, bisognerà verificare la visione degli interventi che si intendono realizzare, tenendo ben presente che tali operazioni dovranno in qualche modo essere annunciate dalle prime sbirciate, anche quando si intende creare angoli trouveé e giardini segreti; tutto ciò che potrà annunciare questi luoghi nascosti e particolari, sarà lo stimolo per attirare il visitatore. Da qui pensare a viali alberati che si dirigono verso questi angoli, cime di elementi architettonici che spuntano dalle masse arboree (come le pagode) piante che spiccano dalla trama vegetale di base con il loro disegno o con il loro colore, possono essere solo alcune delle molteplici soluzioni per creare attenzione ed attrazione per spazi altrimenti piacevoli ma ovvi.

Le difficoltà maggiori si riscontrano per la progettazione di spazi angusti la cui superficie totale è comunque esigua o per perimetri la cui figura risulta complessa ed irregolare. Qui si esprime il massimo della capacità del progettista; intervenire sapientemente nelle anomalie spaziali significa reinventare lo spazio e creare dimensioni immaginarie e modificare tali anomalie. Innanzitutto è necessario individuarle; attraverso le restituzioni grafiche e le varie forme di prospettiva diretta, soprattutto fotografica, saranno certamente percettibili i nodi da affrontare e risolvere. Segnaliamo solo alcuni esempi più frequenti che sono in genere veri ostacoli del progetto.
Per gli spazi stretti e lunghi è necessario intervenire nella dimensione deficitaria ovvero nella larghezza; una sequenza a scalare di piante con uno specchio d’acqua spostati verso un lato sono senz’altro provvedimenti efficaci; non variare troppo con le specie vegetali e creare masse folte aiuterà ad appiattire il fondale che andrà comunque risolto con una quinta vegetale omogenea dissipando così il punto di fuga ottico che altrimenti accentuerebbe l’eccessiva profondità; l’acqua poi è sempre una sicura soluzione per “allargare” lo spazio e pertanto un bacino stretto e lungo – anche piccolo- in senso trasversale aiuterà ad estendere le dimensioni laterali.
Al contrario per spazi ampi e poco profondi sarà necessario utilizzare tali strumenti al contrario. La necessità di creare un cono visuale di profondità inviterà a disporre quinte vegetali proprio come i sipari teatrali in modo consecutivo, diversificando le specie soprattutto nei colori e nelle dimensioni che non saranno in senso crescente, ma si alterneranno facendo spuntare le essenze più basse. Inoltre sarà necessario creare la fuga ottica; un elemento vegetale particolare oppure un elemento d’arte o architettonico posto sul punto di vista prospettico, magari agevolato dalla disposizione di essenze che tenderanno sempre più a raccogliersi sul fondale, costituiranno la nuova fuga con sicuro effetto conico.
Lì dove saranno presenti pavimentazioni bisognerà ragionare con la stessa metodica; per spazi stretti e lunghi le pavimentazioni saranno montate il più possibile in senso trasversale, per spazi larghi e poco profondi invece i percorsi saranno montati in senso longitudinale. Per spazi invece articolati sarà bene ricorrere a soluzioni ad hoc che tipicizzano il giardino ed aiutano ad individuare antri e ambiti che altrimenti non sarebbero valorizzati.

I fondali
Molti spazi contengono degli ostacoli visivi o degli elementi di disturbo che possono essere ovviati attraverso vari sistemi di schermatura.

Urgenze di carattere acustico ed ambientale rendono tali interventi indispensabili per risolvere spazi ed angoli particolari del giardino da progettare. Per tali casi a volte è sufficiente ricorrere a masse arboree di sempreverdi o, a seconda dello spazio disponibile, in modo articolato con specie arboree ed arbustive. Quando questo non è possibile, si ricorre a tecniche diverse a seconda dei casi. Tra quelle più frequenti può risultare efficace l’uso di pareti cieche di un edificio esistente contiguo che può essere allestito con rampicanti stagionali, oppure con delle pitture murarie (murales). A volte i rampicanti prescelti possono essere ricadenti; sarà così utile impiegare graticciati metallici o in legno da giustapporre sulla parete interessata con una distanza sufficiente per consentire il ripiegamento della pianta. A volte per tali soluzioni si può ricorrere ad una graticciata con il disegno geometrico tale da risultare un pannello decorativo; la disposizione e la scelta dei rampicanti potrebbe completare tale soluzione attraverso il colore e la stagionatura.

I rivestimenti
Fin da principio è bene individuare il materiale che sarà il leit-motiv di tutto il progetto. La scelta di tali materiali è delicata e particolare in quanto rischia, di compromettere l’intero intervento.
Infatti un ottimo progetto definito da materiali inadeguati rischia di svilire ogni felice soluzione prescelta. Bisognerà quindi capire esattamente la tipologia del progetto, ovvero focalizzare lo stile per poi affrancarsi da ogni incoerenza compositiva e linguistica. L’aspetto “bucolico” e primitivo di un giardino è sicuramente assicurato da materiali naturali come il legno, ‘il pietrisco, il ciottolato e la pietra; gli stessi materiali definiti in figure regolari possono disegnare anche spazi geometrici e decorativi. Esistono poi una serie di materiali cementizi che non vanno a priori demonizzati; alcune soluzioni di superfici e trattamenti particolari possono essere ottime soluzioni per aree estese che sarebbero altrimenti molto costose per il committente. Ricordiamo poi il materiale più consono alla tradizione del giardino italiano, ovvero il cotto e la ceramica decorata.
Ma di per sé ogni scelta può essere valida, ma è bene adoperare moderazione e prudenza con quei materiali il cui impatto visivo può essere devastante, come per esempio cementizi sagomati industriali, e alcune lavorazioni del legno, finiture del cotto.

I terrapieni
Dove il terreno è scosceso, è necessario intervenire con tecniche particolari per evitare il fenomeno delle piccole frane e del ruscellamento. In casi difficili si dovrà ricorrere a soluzioni specifiche applicate attraverso l’uso di reti metalliche di contenimento, di scoline per l’acqua, di muri a secco di protezione. Un aiuto importante lo possono offrire la sistemazione di certe essenze tappezzanti la cui radicazione aiuta a trattenere il terreno oltre ad essere una ottima risposta di allestimento.
Altra circostanza di terrapieno è senz’altro la creazione di piccoli dossi decorativi utilizzati per movimentare l’area di intervento. A volte è sufficiente sistemare un invaso d’acqua o una piscina per avere terra di risulta che può essere utilizzata come momento creativo del progetto invece di essere portata in discarica con costi anche gravosi. Soprattutto in situazioni pianeggianti tale procedura consente di ottemperare anche a quei problemi acustici e visivi in modo più appropriato se eseguito in modo corretto. Sui movimenti di terra sarebbe necessario un’appendice a parte, ma ci limitiamo a suggerire l’uso di una maquette realizzata per esempio con creta o plastilina, per aiutarci a comprendere meglio l’azione da esercitare per raggiungere il risultato prospettato.
L’attraversamento dei terrapieni può essere realizzato con sentieri se l’ampiezza e il dislivello lo consentono, oppure con delle semplici scalinate. Per i gradini esiste una vasta gamma dì soluzioni che si sposano con la scelta dei materiali e con le tecniche utilizzate nel progetto. Tenere sempre d’occhio l’apposita tabella per il rapporto tra alzata e pedata, e valutare la pendenza per evitare discese e salite disagevoli. A volte si possono realizzare scalinate con i gradini in estensione verso il basso, oppure segnare il passo con un gradino in un sentiero dove la pendenza è improvvisamente scoscesa. Tuttavia ritengo buona norma evitare quanto possibile le gradinate; esse, anche se a volte decorative, sono ostacolo perenne per diverse categorie di persone come gli anziani, i neonati in quanto trasportati in carrozzina e soprattutto per la vasta categoria di disabili perenni o temporanei, ovvero persone che magari per impedimenti vari non possono camminare per un periodo di tempo; la qualità di un progetto si misura anche in questi accorgimenti che consentono una agibilità collettiva di spazi pubblici e privati.

I percorsi
Dopo la definizione delle aree e la loro destinazione d’uso, la struttura dei percorsi è la componente di maggiore rilevanza; attraverso una buona gestione degli attraversamenti, sia pedonali che carrabili, si ottiene il migliore risultato in termini funzionali. Infatti non è possibile pensare ad un buon progetto se i collegamenti sono dispersivi e casuali. Anche per coloro che si accingono a progettare un parco con i suoi sentieri intricati, sarà sempre utile pensare a circuiti e tipologie tali da rendere il percorso piacevole senza accendere ansie nei visitatori.

Nel caso di giardini privati, sarà innanzitutto necessario impostare gli accessi principali in modo tale da consentire la percorrenza “minima” tra la porta di ingresso ed il confine; è infatti improbabile pensare che i fruitori quotidiani dell’area abbiano sempre voglia di “passeggiare” per il giardino. La capacità del progettista risiede soprattutto nell’impostare il percorso minimo di accesso offrendo comunque una visione del giardino gradevole e rassicurante.
Andranno ben collegati quei settori che hanno particolare attinenza con l’abitazione come, per esempio, le aree ristoro sistemate nei pressi del locale cucina, o l’eventuale piscina a ridosso dei locali igienici e doccia quando questi non sono stati riprodotti all’esterno.
Per l’attraversamento del giardino sarà invece bene pensare a situazioni emozionali; un sovrapasso su di un piccolo laghetto, oppure un elemento architettonico posto ai margini del giardino per attirare l’attenzione, consentono di attraversare lo spazio con spontaneità senza lasciare spazi marginali che sarebbero poco visitati. Anche nel caso di labirinti o spazi segreti sarà sempre meglio “annunciare” tali angoli attraverso segni vegetali ed architettonici, magari sottolineati da percorsi che si dipartono verso queste aree. Di sicuro supporto alla riscoperta di queste zone particolari del giardino sono le bordure; filari di tappezzanti e stagionali, possono offrire una qualità al percorso da sottolineare l’accesso ad uno spazio particolare. Ovvia la bordura per gli ingressi principali, anche se una eccessiva risonanza a tali percorsi finirebbe per annientare altri luoghi importanti del giardino.
Per evitare manutenzioni continue ed onerose per le bordure è bene ricorrere a tappezzanti ornamentali sempreverdi o comunque a fioritura continua arricchiti di fioriture stagionali.

Le aree attrezzate
Un giardino di medie dimensioni consente di sopperire alle aspettative primarie del committente in termini di uso delle aree non solo ornamentali. Si possono avere infatti aree ristoro, piscina, aree gioco e sportive.
La prerogativa del giardino non consente di omettere le aree per il relax; la creazione di angoli suggestivi e tranquilli sono l’ingrediente essenziale di uno spazio verde sia pubblico che privato. Ma ciò, come si diceva, è insito nella natura del giardino; uno spazio d’acqua, una prospettiva, un gazebo, una composizione vegetale sono l’occasione per organizzare sedute di vario genere distribuite sui percorsi o in apposite piazzole atte a favorire il godimento dello spazio circostante o idonee per la tranquillità.
Bisognerà avere altre accortezze per spazi funzionali. Sarà bene infatti pensare a zone prospicenti l’abitazione a ridosso dei locali cucina e dispensa per le aree di ristoro; per queste bisognerà anche tenere da conto del momento privato che ne caratterizza l’uso e pertanto dovranno essere organizzate in modo discreto ed eventualmente protette da quinte vegetali.
Necessarie le valutazioni di carattere climatico ed espositivo; zone d’ombra e protette dal vento saranno fondamentali per il migliore uso di queste aree. Anche se per la protezione dal vento in genere si ricorre a barriere arboree, per le zone d’ombra oltre alberi adeguati – sempreverdi e a chioma – si può ricorrere a gazebi, a pergolati, a strutture metalliche o in legno rivestite con rampicanti o teloni, oppure con pratici ombrelloni da giardino.
Per le piscine, oltre l’accortezza di luoghi per il cambio del vestiario e per le docce, bisognerà tenere in particolare conto dell’esposizione solare in modo da mantenere la superficie dell’acqua sempre sgombra da ombra, a meno che non si progetti in luoghi molto caldi. Inoltre è necessario pensare a delle pavimentazione idonee in quanto il piede nudo non può essere sottoposto né a superfici troppo lisce né tantomeno sul manto erboso per questione di igiene.
Per le zone sportive, come campi da tennis o semplici aree gioco, si possono gestire proprio le aree marginali del giardino, apportando quegli accorgimenti tecnici che la struttura richiede.

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