Architetture del dopo. Costruire con le piante. Salice, Canna, Bambù, Paglia, Terra



“Il dopo è iniziato, l’apocalisse è dietro di noi, già avvenuta, silenziosa come un serpente, invasiva come l’acqua, irrimediabile come un incendio, terrorizzante come un contagio, inizia a salire alla coscienza comune come salgono i sogni, con segnali inequivocabili e ambigui, camuffata da eventi già noti, solo un poco più esagerati, eventi che abbiamo già affrontato e sconfitto in passato, così da allarmarci ma non troppo. Il problema è che il passato che ricordiamo è finito, tutto intorno a noi è inesorabilmente diverso da prima, il presente è cambiato e anche il futuro non è più quello di prima.” Inizia così un libro che parte dell’idea che il mondo dell’architettura e il sistema design dovranno affrontare presto una domanda essenziale: quali saranno gli strumenti per il dopo? Cosa deve fare il progetto ai tempi dell’Antropocene?

Il libro, sapientemente illustrato, prende in considerazione un particolare aspetto dell’architettura del dopo, quelle costruzioni che vengono realizzate utilizzando piante, in particolare il salice, la canna comune, il bambù, la paglia e la terra cruda portando esempi concreti di realizzazioni. Sono tecnologie naturali che risultano quasi sempre rielaborazioni contemporanee di tecnologie molto antiche che hanno a che fare con le prime costruzioni dell’uomo, architetture del prima, ma soprattutto del dopo, di come possiamo costruire per rendere sostenibile la nostra presenza su questo pianeta.

Usare questi materiali non è solo una scelta ecologica, ma anche e soprattutto una scelta politica che va nella direzione dell’autodeterminazione della propria esistenza. Torna centrale la dimensione del gesto, del sapere delle mani, del saper fare, in una visione alternativa ai metodi di produzione industriale che guarda a un presente sempre più vicino al collasso della civiltà contemporanea, nata dalle pratiche agricole del Neolitico. Oggi i cambiamenti imposti dalle trasformazioni dell’Antropocene hanno reso obsolete regole e abitudini che ci hanno accompagnato finora, gli allarmi della comunità scientifica ci fanno guardare all’immaginario del tempo profondo e alle culture primarie come a un bacino di conoscenze da approfondire, è il tempo di riprendere letteralmente fra le mani la capacità di agire. Il dopo è iniziato e negli scenari che ci aspettano queste architetture smettono di essere curiosità per pochi per rivelarsi strade privilegiate per l’abitare del dopo.

 

Maurizio Corrado, Architetture del dopo. Costruire con le piante. Salice, Canna, Bambù, Paglia, Terra, DeriveApprodi, Roma 2020.