Aree attrezzate per il gioco dei bambini

Un'ampia panoramica delle attrezzature per le aree gioco: le caratteristiche progettuali, le finalità, gli utilizzi.

Nella società moderna i più sacrificati sono i bambini, che nelle nostre città sono costretti a vivere in appartamenti di dimensioni ridotte e quasi sempre privi di giardino. Tra l'altro gli urbanisti moderni tendono a utilizzare al massimo lo spazio, eliminando così anche i cortili, che negli anni '50-'60 erano i luoghi più sfruttati per giocare, gli unici spazi che i "grandi" concedevano per organizzare i giochi, tra la strada e le case. E proprio questo che manca ai bambini di oggi: uno spazio per giocare, che è poi il loro spazio vitale. I bambini crescono giocando, preparano nel gioco il loro sviluppo, il più delle volte capiscono col gioco le proprie aspirazioni per il futuro. li gioco ha un profondo senso vitale, in quanto in esso si esprime il primo grado dell'attività umana, anzi è la vera e principale attività dell'infanzia. Quindi il compito dell'educazione infantile consiste in gran parte nella giusta organizzazione di tale spontanea attività.

Spazi adeguati
Il gioco può svolgersi ovunque, ed è necessario che i bambini traggano da esso un beneficio non solo psicologico, ma anche fisico. A questo livello dovrebbe inserirsi il compito dell'urbanista, il quale dovrebbe prevedere degli spazi aperti destinati solo a questo scopo.Insomma, i campi gioco dovrebbero essere il risultato ultimo di uno studio coordinato di pedagogisti, psicologi ed urbanisti.
Ma cosa sono in realtà i campi gioco? Sono zone in genere inserite in aree verdi, attrezzate con particolari strutture che stuzzicano la fantasia e favoriscono l'attività motoria dei bambini. Non si deve pensare ai campi gioco, pero, come ad un mezzo per stimolare l'esercizio fisico, o per sviluppare la socialità: devono essere prima di tutto dei luoghi dove i bambini stiano bene.

Le strutture con corde o reti consentono di inventare giochi sempre nuovi e di sfogare con il movimento la grande energia che hanno tutti i bambini

I giochi con la sabbia e l'acqua sono molto amati da tutti i bambini… un po''meno, dalle mamme Italiane

Uno dei problemi principali dei campi gioco è che essi sono progettati dagli adulti, e molto spesso non rispondono alle esigenze dei bambini, perché non riescono ad interessarli; oppure non riescono a tutelare l'evoluzione comportamentale degli stessi bambini, che dovrebbero poter scegliere liberamente i luoghi, i tempi e le modalità del gioco.
In ambiente urbano è difficile far conciliare le esigenze dei bambini con quelle della società industriale del XX secolo, perciò i campi gioco sono quasi sempre un compromesso tra le varie costrizioni di un ambiente creato dagli adulti e per gli adulti. I progettisti, invece, agronomi, architetti, forestali, ingegneri, urbanisti, ecc. dovrebbero impegnarsi a modificare l'ambiente degli adulti per dare ai bambini la possibilità di ritrovarsi in un ambiente loro, nel quale possano divertirsi elaborando nel gioco le proprie esperienze personali, sulla cui base creare altre varianti di gioco. La tendenza attuale è quella di creare campi gioco isolati, lontani dalle abitazioni dove "parcheggiare" i bimbi per un paio d'ore. La soluzione ideale, invece, consisterebbe nel prevedere zone caratterizzate dalla possibilità di compenetrazione dei diversi aspetti della vita e del tempo libero. Quindi parchi gioco nei grossi centri d'acquisti, oppure lungo le passeggiate, accanto ai tavolini per pic-nic di una zona attrezzata, nei centri sportivi, vicino ai bar, nei giardini dei ristoranti, ecc. I campi gioco verrebbero così a soddisfare le esigenze di tutte le età, creando proposte interessanti per grandi e piccoli, senza separazioni troppo nette tra i vari settori della vita; inoltre aumenterebbero per molti le possibilità di stare insieme ai propri figli. Una volta risolto il problema del dove mettere i campi gioco, sorge la questione sul come farli.

Esigenze specifiche
Numerose sono le ditte specializzate nella progettazione e nella costruzione di giochi per bambini. Esse si diversificano in genere sia per i materiali usati che per le tipologie costruttive. Principi fondamentali sui quali si basa la produzione sono: il gioco deve avere un "valore ricreativo" intuibile, ampio e duraturo; questo importante concetto vuole significare che un gioco deve offrire chiaramente non una, ma più possibilità di divertimento, stimolando la creatività e la fantasia dei bambini. Quante più soluzioni di divertimento il bambino trova in un gioco, tanto più grande sarà il suo valore ricreativo. Il gioco deve essere il più sicuro possibile; le strutture ed i materiali impiegati devono essere solidi e duraturi, e devono comportare solo saltuari interventi di manutenzione.

Le torri ed i castelli stuzzicano la fantasia e suggeriscono giochi di gruppo

Combinazione con diverse possibilità su un'area limitata. Rete ad imbuto, tunnel, ponte di tronchetti, etc

Le ditte costruttrici basano la progettazione non solo sugli studi più prettamente tecnici, come la ricerca di materiali adeguati, i collaudi dei meccanismi, ecc. ma anche, e soprattutto, sull'osservazione delle abitudini e delle esigenze dei bambini, sino ad arrivare ad allestire "campi gioco sperimentali", nei quali vengono registrati i comportamenti e le reazioni dei bambini nell'approccio a nuove strutture di gioco.
I bambini diventano dei "collaudatori" a tutti gli effetti, e in base alla frequenza ed alla durata di utilizzo di un attrezzo viene deciso se apportare delle modifiche, abbandonare questo o quel progetto, o iniziarne la produzione su larga scala.
Principio fondamentale nella progettazione sono le esigenze dei bambini, che possono essere classificate seguendo diversi schemi.

Per fasce d'età
Alcuni giochi sono adatti fino a cinque anni, cioè non interessano già più i bambini più grandi, altri invece sono adatti solo a bambini che abbiano raggiunto un certo grado di coordinazione, di equilibrio e di forza; ne sono esempio la piattaforma con casetta, oppure l'altalena con pneumatico da trattore.

Per grado intellettivo
Sono stati creati, ad esempio, dei giochi speciali per bambini handicappati, che stimolano le loro capacità motorie, di coordinamento ed intellettive.
I bambini con problemi fisici o psichici hanno la stessa voglia di giocare dei bambini senza handicap gioco deve essere studiato secondo il tipo ed il grado di handicap.

A seconda del luogo
Nelle comunità scolastiche si dà preferenza a giochi di gruppo, o quelli che permettono di organizzare delle gare, ai quali deve in genere poter partecipare un adulto che funge d guida; nei parchi pubblici si possono installare anche giochi di tipo individuale, perché lì non sempre un bambino trova dei compagni. Inoltre ranno sempre giochi robusti, i stenti ai vandalismi e adatti a tutte le età.

In base al tipo
I giochi possono essere classificati a seconda del tipo di attività che stimolano o suggeriscono. Avremo allora casette o altre costruzioni adatte per giocare "alla famiglia".
Sono giochi utilizzabili anche durante le stagioni invernali, o quando piove. Oppure torri e fortini per giocare "ai soldati", "agli indiani e cow-boys", "al castello", ecc. Poi corde, reti e membrane per giochi di movimento, come pure giochi con l'acqua, la sabbia o elementi in legno. Ancora: giochi di movimento come saltare, dondolare, oscillare, scivolare, arrampicare, ecc. Infine giochi d'equilibrio come travi e passerelle.

Il problema della sicurezza
Naturalmente tutti i giochi devono poter essere usati anche per attività diverse da quelle più facilmente intuibili, perché si sa che i bambini sono imprevedibili, e soprattutto che hanno molta fantasia.
Perciò cercheranno sicuramente di arrampicarsi sui tetti delle casette, o faranno gare di equilibrio sulle balaustre delle torri.
Sorge quindi il grosso problema della sicurezza nei campi gioco: essa deve essere tutelata con provvedimenti e meccanismi che non alterino il già menzionato "valore ricreativo" del gioco, ma lo difendano rendendolo più sicuro.
Un altro compito dei progettisti e dei costruttori dei campi gioco diventa quindi quello di associare valore ricreativo e sicurezza, fino a raggiungere un risultato ottimale, cioè interessante per i bambini e rassicurante per i genitori.
Per raggiungere un equilibrio tra queste due importanti caratteristiche, che un gioco deve possedere in egual misura, occorre riprendere il discorso sulle esigenze dei bambini che un gioco deve soddisfare, nelle sue varie forme. Le strutture e le attrezzature del gioco devono rispondere a determinate norme di sicurezza pur mantenendo quel senso di originalità e di rischio che in genere attraggono il bambino.
Non bisogna dimenticare che proprio il rischio è una delle componenti più importanti del gioco, anzi spesso è uno stimolo al gioco stesso.

I campi gioco devono essere prima di tutto luoghi dove i bambini si sentono a proprio agio

Le strutture di gioco per essere sicure devono tenere conto dell'imprevedibilità dei bambini e del loro amore per il rischio

In definitiva le norme di sicurezza devono solo contenere il livello del rischio; anzi, più grandi e forti sono i bambini, più elevato deve essere il rischio, altrimenti il gioco perde d'interesse.
Occorre quindi limitare il rischio inutile, cioè non ammettere mai un rischio superiore a quello richiesto dal "valore ricreativo".
Gli spazi per il gioco devono avere la stessa sicurezza che ha lo spazio dove i bambini vivono abitualmente; l'aula scolastica, la stanza da letto o il salotto di casa, ecc. non si può e non si deve esagerare col clima di sicurezza, altrimenti i bambini si possono sentire limitati. In genere essi riconoscono il rischio d'istinto (se il gioco è ben pensato) e non accedono al gioco se non sono in grado di affrontarlo, o di comprenderlo: in questo caso il gioco probabilmente non susciterà nemmeno il loro interesse.
Bisogna quindi che un gioco sia "pensato" con la mente di un bambino, e costruito in modo che non sia possibile l'insorgere di rischi imprevisti durante il gioco (come ad esempio l'altalena, dalla quale un bambino può involontariamente fare del male ai su compagni meno accorti, che non stanno alla distanza giusta), in modo che il bambino può decidere di fermarsi e torna se si accorge che non ce fa.