Aspetti normativi della difesa antiparassitaria in ambiente urbano

La principale perplessità riguarda la tipologia dei prodotti che si possono utilizzare in ambiente urbano; i presidi medico-chirurgici oppure i presidi sanitari?

E' noto infatti che i presidi medico-chirurgici, normali già da un Regio Decreto del 1927, comprendevano inizialmente (DM 20.07.1938):

  • gli insetticidi per impiego nella profilassi e per uso agricolo o industriale;

  • i disinfettanti per impiego nella profilassi e per uso agricolo o industriale.

Nel 1968 fu emanato il DPR 3.08.1968, n. 1255, "Regolamento concernente la disciplina della produzione, del commercio e della vendita dei fitofarmaci e dei presidi delle derrate immagazzinate". Questo Regolamento stabilisce norme che riguardano i prodotti destinati a combattere gli organismi animali e vegetali, i microrganismi ed i virus nocivi alla produzione agricola ed alle derrate alimentari immagazzinate. Scopo di questo provvedimento era pertanto di normare ed autorizzare l'impiego dei prodotti chimici in campo agricolo. Tale intenzione è rafforzata dal fatto che lo stesso Regolamento prevede che sulle etichette dei presidi sanitari sia riportata la frase: "Attenzione, da impiegare esclusivamente in agricoltura. Ogni altro uso è pericoloso". Questa la frase che ha maggiormente contribuito a creare dubbi e perplessità. Se da un lato infatti si faceva chiarezza in ambito agricolo, dall'altro si lasciavano lacune normative per gli impieghi in altri settori.
I dubbi aumentarono quando, successivamente (DM 6.03.1978), venne stabilito che "i lumachicidi e gli insetticidi per uso floreale e giardinaggio" fossero assoggettati all'obbligo di registrazione come presidi medico-chirurgici. Con questo Decreto si iniziava a prendere in considerazione l'impiego di prodotti chimici in ambiti diversi da quello agricolo e per coltivazioni non destinate all'alimentazione; non era chiaro però che cosa si dovesse intendere per "uso floreale e giardinaggio".
Tale Decreto venne infatti modificato ed integrato da un successivo Decreto del 1979 nel quale si stabiliva che "devono ritenersi compresi fra i presidi sanitari anche i prodotti impiegati su coltivazioni non alimentari o destinati ad usi diversi, che hanno composizione analoga a quelli usati in agricoltura e che possono sia pure indirettamente contaminare le colture edibili". In questo senso si precisava che quanto previsto dal precedente Decreto del 1978 non era applicabile ai lumachicidi ed agli insetticidi destinati a colture fioricole intensive in pieno campo ed in serra. Inoltre lo stesso Decreto stabiliva che, oltre ai lumachicidi ed agli insetticidi, anche i funghicidi, i talpicidi, i ratticidi e i topicidi impiegati su coltivazioni non alimentari fossero assoggettati a registrazione come presidi sanitari. Qualche chiarimento cominciava ad arrivare. Con questo Decreto, partendo dal presupposto che gli impieghi agricoli erano normati dal DPR 1255/68, si individuavano per alcuni ambiti applicativi le tipologie di prodotti utilizzabili:

  • impiego intensivo in pieno campo ed in serra di insetticidi e lumachicidi per colture fioreali e giardinaggio (presidi sanitari);

  • impiego su coltivazioni non alimentari di funghicidi, talpicidi, ratticidi e topicidi (presidi sanitari);

  • fitormoni impiegati su coltivazioni alimentari e non alimentari (presidi sanitari);

  • diserbanti impiegati su terreni non destinati a colture alimentari (presidi sanitari);

  • altri impieghi (presidi medicochirurgici).

Relativamente all'ambiente urbano, i dubbi però rimanevano. Da un lato infatti si poteva supporre che contro insetti e lumache si dovesse ricorrere a presidi medico-chirurgici (l'ambiente urbano non può essere infatti considerato intensivo); per malattie fungine, erbe infestanti, talpe, topi e ratti si dovevano al contrario utilizzare presidi sanitari (si tratta infatti di coltivazioni non alimentari e comunque di usi diversi che prevedono il ricorso a prodotti che hanno composizione analoga a quelli usati in agricoltura).

Un chiarimento accettabile si ebbe con un Decreto del Ministero della Sanità del 1980, nel quale si stabiliva che i funghicidi destinati ad uso floreale e di giardinaggio per uso domestico da appartamento o giardino sono inclusi nell'elenco dei presidi medico-chirurgici. Tale dicitura veniva inoltre estesa anche ai lumachicidi ed agli insetticidi normati dai due precedenti Decreti, sostituendo la più generica "per uso floreale e giardinaggio". Con questo Decreto si definiva pertanto in modo più preciso l'ambito applicativo dei presidi medico-chirurgici: uso floreale e di giardinaggio per uso domestico da appartamento o giardino. Tale ambito è stato inoltre precisato più chiaramente dal successivo DPR 223/ 88 "Attuazione delle direttive CEE numeri 78/631, 81/291 concernenti il Ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura dei preparati pericolosi (antiparassitari), ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183". L'art. 8 del DPR 223/8 8 precisa infatti che "rimangono assoggettati alla disciplina dei presidi medico-chirurgici i preparati destinati al trattamento di piante ornamentali e fiori da balcone, da appartamento e da giardino domestico". Ne consegue che nelle aree urbane e nei giardini pubblici si debbono utilizzare esclusivamente prodotti autorizzati come presidi sanitari. Nonostante il chiarimento relativo all'ambito domestico dei presidi medico-chirurgici, permane però sui presidi sanitari la dicitura "Attenzione, da impiegare esclusivamente in agricoltura. Ogni altro uso è pericoloso", anche se, fra questi ultimi, vi è un consistente numero di prodotti che ha ottenuto la registrazione per le colture floreali ed ornamentali. Sono infatti 162 i presidi sanitari che hanno la registrazione anche per il settore floreale e/o ornamentale.
In Tabella I è riportato sia il numero dei principi attivi che quello dei formulati commerciali che hanno ottenuto la registrazione anche per il settore floreale ed ornamentale: tale valore non corrisponde però al numero di prodotti attualmente in commercio; fra questi ve ne sono infatti alcuni per i quali le società titolari della registrazione hanno ottenuto l'autorizzazione ma non hanno mai provveduto alla loro commercializzazione, oppure altri ancora che sono stati commercializzati per un certo periodo ma attualmente non sono inseriti in catalogo e quindi non sono più disponibili. Il numero di prodotti impiegabili è pertanto inferiore, ma comunque tale da risolvere i diversi problemi fitosanitari che si possono verificare sulle colture floreali e ornamentali in ambiente urbano.
L'emanazione del Decreto Legislativo 194/95 che, come già anticipato, ha recepito la Direttiva CEE 91/414 in materia di "Immissione in commercio di prodotti fitosanitari", ha tolto ogni dubbio in merito all'impiego dei prodotti chimici ad azione antiparassitaria in ambito urbano. Tale Decreto introduce infatti il termine "Prodotto fitosanitario" che comprende sia gli "ex presidi sanitari" che i "presidi medico-chirurgici"; relativamente al campo di impiego, stabilisce che questo deve essere specificato scegliendolo fra i seguenti:

  • uso in campo, quale agricoltura, orticoltura, silvicoltura e viticoltura;

  • impiego in colture protette (serra);

  • impiego in aree di svago (parchi pubblici ecc.);

  • diserbante in aree non coltivate;

  • impiego in giardinaggio domestico;

  • per piante da interni;

  • impiego per la conservazione di prodotti vegetali;

  • altri (specificare).

E' opportuno precisare che il Decreto 194/95 non è ancora completamente operativo, infatti mentre per gli ex presidi sanitari è stata emanata una specifica Circolare applicativa che prevede anche gli adempimenti per la fase transitoria, ciò non è ancora avvenuto per i medico-chirurgici.
L'autorizzazione di nuovi prodotti fitosanitari e la progressiva revisione di quelli attualmente in commercio, nonché la revisione delle etichette, permetteranno ai diversi operatori di disporre di informazioni più chiare e dettagliate, e di avere soprattutto certezza rispetto al campo di impiego dei prodotti fitosanitari.

Normative regionali
Per conoscere il quadro normativo che regolamento la difesa antiparassitaria in ambiente urbano nelle diverse regioni, abbiamo condotto un'indagine presso i vari Servizi Fitosanitari del territorio nazionale, dalla quale si è avuta conferma della carenza legislativa o di indirizzo che caratterizza questo settore.
Dall'esame della tabella 2, si osserva che due sono le regioni le quali hanno adottato specifici provvedimenti, attraverso l'emanazione di leggi regionali.
Ci si riferisce, in particolare alle seguenti norme:

  • Regione Marche, L.R. 15 luglio 1988, n. 25, "Divieto dell'uso dei fitofarmaci nei centri abitati";

  • Regione Piemonte, L.R. 28 dicembre 1989, n. 76, "Divieto dell'uso dei fitofarmaci e dei diserbanti della prima e seconda classe di tossicità all'interno dei centri abitati".

Relativamente ai contenuti di tali disposizioni, la legge delle Marche è la più restrittiva, in quanto vieta "nelle aree pubbliche o aperte al pubblico all'interno dei centri abitati, l'uso dei fitofarmaci che vengono impiegati per prevenire i danni causati alle specie vegetali da insetti o altri parassiti".
Nella normativa del Piemonte, invece, è previsto il divieto dei soli fitofarmaci di prima e seconda classe tossicologica, ai sensi della legge 1255/68.
In entrambe le leggi sono previste deroghe emanate dal sindaco, sulla base di indicazioni fornite dal Servizio Fitosanitario competente sul territorio.
 

Per quanto concerne le altre regioni interpellate, vale la pena sottolineare alcune disposizioni che, pur non essendo specifiche del settore, prevedono alcune indicazioni relativamente ai trattamenti su piante ornamentali poste in ambiente urbano o, più in generale, sul verde pubblico. In particolare, citiamo le norme vigenti in Friuli-Venezia Giulia, forniteci dall'Osservatorio per le Malattie delle Piante di Pordenone:

  1. L.R. 8 giugno 1993 n. 35, "Disposizioni per la tutela dei monumenti naturali e del patrimonio vegetale", la quale all'art. 7 stabilisce il divieto d'impiego di prodotti tossici e nocivi nella manutenzione del verde.

  2. Decreto dell'Assessore all'Agricoltura 23 dicembre 1988, n. 7223, "Divieto di trattamenti anticrittogamici alle colture legnose ed erbacee durante il periodo della fioritura".

  3. Ordinanza del Sindaco del Comune di Spilimbergo (PN), "Regolamentazione sulle modalità di impiego di prodotti antiparassitari".

  4. Norme di Polizia rurale dei Comuni della provincia di Pordenone.

Si ricorda, infine, la proposta di modifica ai regolamenti comunali di Igiene e Sanità, messa a punto dall'Ufficio Fitosanitario della provincia di Trento e inviata a tutti i Comuni della provincia stessa, relativa alle modalità cui attenersi nell'esecuzione di trattamenti antiparassitari. Non ci risultano, al momento, altre disposizioni di legge relative alla difesa antiparassitaria del verde.

Tab. 1 – Numero dei principi attivi, e dei relativi formulati commerciali suddivisi per attività fitosanitaria, che hanno ottenuto anche o solamente la registrazione nel settore fioreale e/o ornamentale.

 

N. principi attivi

N. formulati commerciali

Acaricidi

26

79

Diserbanti

20

33

Fitoregolatori

6

24

Fungicidi

52

364

Insetticidi

69

308

Limacidi

2

15

Nematocidi

4

9

Totale

179(')

832

(') In totale i principi attivi autorizzati sono 162. In tabella compare il valore 179 in quanto alcuni principi attivi sono conteggiati sia come acaricidi che come insetticidi, in funzione della loro duplice attività

 

Tab. 2 – Servizi interpellati sul territorio nazionale
e situazione normativa nell'ambito della difesa fitosanitaria del verde pubblico.

Ente

Disposizioni normative

Provincia Autonoma di Trento

Proposta modifica Reg. Comunali di Igiene e Sanità

Regione Sicilia

No

Regione Abruzzo

No

Regione Veneto

No

Regione Marche

L.R. 15/7/88 n. 25

Regione Valle d'Aosta

No

Regione Piemonte

L.R. 28/12/89 n. 76

Regione Friuli (O.M.P. – Trieste)

No
L.R. 8/6/93 n. 35 (Art. 7)

Regione Friuli (O.M.P. – Pordenone)

Decreto Ass. – Agric. 23/12/88 n. 7223
Norme di Polizia Rurale dei Comuni

La situazione in Emilia-Romagna
Nel 1989, vista la carenza normativa relativamente all'utilizzo di prodotti antiparassitari nel verde urbano, la Regione Emilia-Romagna propose un'ipotesi di legge regionale per la "regolamentazione dell'uso dei fitofarmaci nelle aree urbane". Tale legge prevedeva indicazioni precise e differenziate per il verde pubblico (art. 2), per parchi e giardini privati (art. 5), per gli orti urbani, per gli appezzamenti investiti a colture agricole ubicati nelle immediate vicinanze di zone urbanizzate (art. 6) ed infine per i trattamenti da effettuarsi su piante da interno poste in luoghi pubblici e aperti al pubblico (art. 8).
Vengono inoltre specificate le competenze spettanti a Regione, Province, Comuni e le sanzioni amministrative previste per gli inadempienti. Questo progetto di legge non è tuttavia mai stato convertito in legge.
Per completare l'esame del quadro normativo vigente, si è condotta un'indagine analoga a quella sopraesposta presso le Aziende USL della regione, allo scopo di verificare la presenza di eventuali indicazioni fornite dalle Aziende stesse in merito ai trattamenti antiparassitari in aree urbane nel territorio di propria competenza Le scarse informazioni che sono state raccolte non consentono un esame approfondito della materia, pertanto si segnalano esclusivamente due disposizioni:

  • proposta di modifica dei Regolamenti comunali di igiene messa a punto dalla Azienda USL di Imola (BO) che però, a tutt'oggi, non risulta recepita dall'autorità sanitaria locale;

  • articolo inserito nei regolamenti comunali (art. 122) di. Igiene del territorio di competenza della USL di Forlì, relativa alle modalità d'uso degli antiparassitari.

Conclusioni
Con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo 17 marzo 1995 n. 114, che ha recepito la Direttiva 91/414/CEE, le Regioni e le Province autonome hanno la facoltà di regolamentare:

  • l'impiego per usi non agricoli dei diserbanti;

  • le limitazioni o le esclusioni di impiego, anche in via temporanea o per aree delimitate, di taluni prodotti fitosanitari;

  • i trattamenti con il mezzo aereo (in casi eccezionali e di dimostrata necessità);

  • la definizione di particolari periodi di trattamento in aree specifiche.

Il decreto, quindi, non prevede la possibilità, per le Regioni, di emanare leggi nel settore della difesa antiparassitaria del verde pubblico. Considerata tuttavia l'importanza della tutela del patrimonio ornamentale cittadino, ci sembra opportuno, in questa sede, avanzare alcune proposte operative le quali tengano comunque conto di alcuni concetti che, ancora una volta, vogliamo sottolineare:

  • il verde urbano (arboreo ed arbustivo) è prevalentemente soggetto ad alterazioni non tanto di natura parassitaria, quanto dovute alle anomale condizioni in cui le piante stesse si sviluppano. Tali fenomeni non possono essere contrastati da interventi parassitari, bensì da un'attenta e razionale gestione e manutenzione del patrimonio ornamentale.

  • La difesa nei confronti di alcuni parassiti effettivamente molto pericolosi per il verde pubblico (per es. Ceratocystis fimbriata f. sp. platani), è dettata da precise disposizioni di legge alle quali le varie amministrazioni devono scrupolosamente attenersi.

  • Data per scontata l'importanza della prevenzione nei confronti dei parassiti (crittogame e fitofagi) che possono colpire le piante in città, gli eventuali trattamenti terapeutici devono comunque essere effettuati nel rispetto delle vigenti norme di legge. A questo proposito si ricorda che la revisione prevista dal Decreto 194/95 comporterà probabilmente la riduzione del numero dei prodotti disponibili per l'ambiente urbano. E' auspicabile che, in fase di revisione, si valutino attentamente i vari prodotti sotto il profilo eco-tossicologico, tenendo conto della necessità sia di contenere alcune avversità biotiche, che di salvaguardare la salute dei cittadini e la qualità dell'ambiente urbano in generale. Nel frattempo, poiché, come abbiamo visto, non è possibile legiferare in materia, sarebbe comunque importante organizzare meglio questo settore, ad esempio attraverso la messa a punto di un insieme di indicazioni di qualità del verde urbano, eventualmente raccolte in una sorta di "disciplinare per la tutela del verde" che prenda in considerazione tutti gli aspetti della gestione e manutenzione del patrimonio ornamentale pubblico e, quindi, anche la messa a punto delle eventuali strategie di difesa.

RIASSUNTO
La normativa fitosanitaria relativa all'ambiente urbano ha spesso determinato varie perplessità di carattere interpretativo, anche a seguito dei numerosi provvedimenti legislativi che caratterizzano questo settore. In questa nota si riportano le varie disposizioni nazionali relative ai presidi medico-chirurgici e ai presidi sanitari che ne hanno, nel tempo, stabilito i diversi campi di impiego, compreso quello delle piante ornamentali.
L'emanazione del Decreto Legislativo 194/95, che ha recepito la Direttiva CEE 91/414 in materia di "Immissione in commercio di prodotti fitosanitari", ha tolto ogni dubbio in merito all'eventuale utilizzo di prodotti chimici ad azione antiparassitaria sul verde pubblico, poiché specifica in maniera dettagliata i diversi campi di impiego dei prodotti fitosanitari i quali, d'ora in poi, comprenderanno sia i presidi sanitari sia quelli medico-chirurgici.
Gli autori riportano inoltre i risultati di un'indagine svolta dal Servizio Fitosanitario dell'Emilia-Romagna, al fine di verificare l'esistenza di provvedimenti normativa regionali nel settore della difesa antiparassitaria in ambiente urbano. Solamente due (Piemonte e Marche) le regioni che hanno legiferato in maniera specifica; in Emilia-Romagna non esistono disposizioni che possano in qualche modo regolamentare la difesa fitosanitaria del verde urbano.