Bambù: tutto da scoprire

E' facile stupire parlando del bambù!
Sono andato a rivedere alcuni vecchi articoli apparsi su diverse riviste ed ho riletto titoli come questi: "Un gigante di grande effetto", "Le erbe giganti della serenità", "E' Bambù dai mille usi, l'importanza di essere erba gigante", "Il bambù: un'erba meravigliosa", "Finché c'è bambù c'è speranza". Chi non lo conosce resta affascinato dai diversi e fantastici comportamenti di questa pianta: la sua strana e rapida crescita (il culmo con lo stesso diametro del fusto adulto che si sviluppa in tutta la sua altezza nell'arco di alcune settimane), le strane e periodiche fioriture, anche ad intervalli di 120 anni (più rare della cometa di Halley), dopo le quali i bambù, ormai sfioriti ed esausti, sono soliti morire in massa, la ottima commestibilità dei giovani germogli di molte specie, il cui gusto ricorda quello degli asparagi, gli usi più svariati e fantasiosi con il quale viene utilizzato il legname, dalla costruzione di case rurali ai ponteggi dei grattacieli, dagli utensili più strani o di uso comune ai modernissimi pavimenti "plyboo", realizzati con una particolare lavorazione dei culmi. Sono quasi vent'anni che mi occupo di piante ed in particolare del bambù e da circa dieci anni, da quando con Bruno Visentini abbiamo fondato la EBS Italia (Società Europea del Bambù), che propongo ed illustro, tramite il bollettino della associazione, conferenze, proiezioni e riunioni annuali, il bambù.

In tutto questo tempo non c'è stata quella risposta, in Italia, che ci si poteva attendere leggendo i titoli entusiasmanti citati all'inizio.
Ho constatato come molte persone, persino gli addetti ai lavori, abbiano molti pregiudizi riguardanti il bambù; molti la pensano una pianta esotica, cui abbisogna un particolare clima tipico delle zone tropicali o almeno simile: niente di più errato!
E' vero che esistono moltissimi bambù che vivono solo in simili condizioni ambientali ma è anche vero che ne esistono altrettanti che vivono benissimo nei climi freddi o temperati europei.
Il Phyllostachis edulis (o pubescens) tipico del Centro-Sud della Cina è, in questo paese, la risorsa di legname in assoluto più sfruttata e di maggior pregio. Questo bambù, dalle dimensioni eccezionali, con diametri del culmo di 12-16 cm ed altezze sino a 20-25 m, cresce meravigliosamente anche da noi, in tutte le zone del Centro-Nord di pianura e collinari. Non patisce assolutamente il freddo, anzi vuole e gradisce la tipica nostra alternanza stagionale; unica esigenza una estate abbastanza lunga e calda ed un terreno fresco.

Questo vale per quasi tutti i bambù manipolati, quelli che gli inglesi chiamano Urunning-bamboo (bambù che corre) in quanto lo sviluppo e la crescita di queste piante avvengono tramite lunghe e forti radici sotterranee. Quando la pianta si trova in condizioni ideali la sua espansione nel territorio circostante diventa veramente imponente e in alcuni casi invadente, soprattutto quando lo si pianta nei giardini; in questo caso esiste comunque il sistema di contenerlo con apposite guaine internate. In Europa la "febbre del bambù" ha contagiato parecchie persone; grossi piantamenti sono stati fatti e tuttora in corso Portogallo Francia mentre da noi non c'è stato ancora un vero interesse a livello di vaste piantagioni penso che questo sia peccato viste le possibilità sviluppo insite questa versatile pianta.
Si parla tanto di riutilizzo e riciclaggio, risparmio ed economia ecologica, di bioarchitettura utilizzando materiali naturali, dello scriteriato e irrirriediabile taglio delle foreste tropicali per forniture di legname, di risorse facilmente ripetibili nel tempo, di degrado dei terreni in abbandono che franano alle prime piogge o sono oggetto di incendi, di nuove risorse a basso costo di coltivazione, biologiche, non inquinate da pesticidi, a, basso impatto ambientale, e ancor oggi nessun ente o organismo a livello europeo ha preso in seria considerazione tutti i vari positivi aspetti che il bambù riveste nei confronti di questi nuovi quesiti.

Domande che di giorno in giorno si fanno più impellenti ed alle quali bisogna dare una corretta risposta se vogliamo che alle future generazioni resti un mondo ancora vivibile.
In Italia c'è stato un incremento sull'utilizzazione del bambù, ma solo come pianta ornamentale. Lo si sta impiegando per formazioni di siepi, collezioni di particolari specie decorative e di piacevole effetto laddove è difficile far prosperare altre piante (di solito l'angolo più buio e lontano del giardino!) o comunque molto spesso con funzioni di riparo da sguardi indiscreti, anche perché essendo un'erba, e non un albero vero e proprio, non soggiace alle distanze dai confini previste per legge per le piante di medio ed alto fusto.

Comunque ci sono state iniziative a livello nazionale per far conoscere ed apprezzare il bambù. All'Orto Botanico di Roma è stata realizzata la prima vera collezione di bambù in Italia. Il progetto è stato sviluppato su di un'area di circa 5.000 mq con l'impianto di circa 80 specie; il tutto cercando di valorizzare l'ambiente circostante con un corretto inserimento paesaggistico delle varie specie di bambù ed un percorso interno che permettesse un contatto più vivo con queste piante. A quattro anni dall'impianto il risultato è più che buono e le piante hanno avuto, con qualche rara eccezione, un ottimo sviluppo. Un altro impianto che, se curato a dovere, darà ottimi risultati è la collezione di bambù al "bosco didattico" del comune di Perugia, a Ponte Felcino; l'impianto di numerosissime essenze arboree è ancora in atto ed il bosco è in fase di continuo ampliamento.

Queste iniziative, come altre in corso di cui sto curando la progettazione, hanno comunque I una importante ed insostituibile funzione che è quella di avvicinare e far conoscere il mondo vegetale ai visitatori, l'amore ed il rispetto per la natura.
Ma l'argomento che mi interessa promuovere maggiormente, considerando il particolare momento in cui ci troviamo con la cosiddetta "civiltà del benessere e dei consumi", è il ruolo che il bambù può svolgere come vera e propria pianta del futuro, surrogando altre risorse ormai esauste o non più ripetibili senza gravi ed ulteriori danni all'ambiente.

PUNTI QUALIFICANTI DEL BAMBU'

VIGORIA VEGETATIVA
La crescita rapidissima della pianta: dall'impianto dopo circa 6-7 anni si inizia ad averne una utilizzazione pratica. Dal 10-12 anno in poi il raccolto annuo per ettaro per una piantagione di Phy. edulis si aggira attorno alle 13-16 tonnellate per ettaro.

UTILIZZAZIONE DEI CULMI-LEGNAME
I culmi maturi possono essere utilizzati come legname nei più svariati usi: in bioarchitettura perché non inquinanti o nocivi, per farne laminati e multistrati da utilizzare per arredi ed altro, per farne pasta da cellulosa (la fibra del bambù è molto lunga per cui la carta così fatta la si può riciclare diverse volte). Il bambù nei Paesi del Terzo mondo è usato molto nella costruzione delle case sino a due piani ove viene utilizzato sia come elemento strutturale (pareti con intreccio di liste) o al posto del ferro nel calcestruzzo. Con le moderne tecnologie in California ed in Giappone si stanno producendo i plyboo, pavimenti molto belli in liste di bambù: economici e resístentissimi dato l'alto contenuto di silice presente nello strato superficiale destinato al calpestio. La giusta alternativa ai pavimenti in legni pregiati che arrivano dal taglio delle foreste tropicali. (Jn altro prodotto ottenuto in Canada è un truciolato di bambù, il grosso risultato è la notevole resistenza rispetto ai tradizionali e inoltre la bassa percentuale della resina collante utilizzata lo rende un prodotto economicamente ed ecologicamente valido.

RIMBOSCHIMENTO E CONSOLIDAMENTO DEL TERRENO
Il bambù si adatta alle più svariate condizioni ambientali, sopporta benissimo l'inquinamento, tollera anche lunghi periodi di siccità e non ha particolari esigenze in fatto di terreno ed esposizione. In Italia troverebbe spazio in quelle zone trascurate, secondarie, non coltivate o in abbandono, nella riforestazione e consolidamento delle scarpate stradali (ove tra l'altro costituirebbe un ottimo airbag in caso di uscita dei veicoli) o sui pendii delle discariche ove altre piante non sopravvivono a causa delle condizioni ambientali. I bambù hanno un apparato radicale che in poco tempo forma un fitto ed intricato tessuto vegetale che difficilmente i più moderni sistemi di consolidamento del terreno riescono ad eguagliare. Con le radici colonizza circa 60-80 cm di profondità del suolo ed inoltre non lo sovraccarica inutilmente con il proprio peso, anzi lo distribuisce in modo uniforme e costante. In Cina nelle montagne a sud-ovest di Shanghai, tutte rivestite per centinaia di chilometri quadrati di boschi di bambù, è difficile vedere frane o smottamenti. I terreni messi a riposo utilizzando i contributi Cee potrebbero essere utilmente impiegati con piantagioni di bambù e così pure tutte le numerose ' zone a rischio di frane. Il bambù è una pianta sempreverde e pertanto ottimo e costante produttore di ossigeno (un culmo di bambù ha una superficie fogliare complessiva media di circa 4 mq) nonché consumatore di C02 la cui presenza è in costante aumento; allo stato verde il bambù è difficilmente combustibile. In Nuova Zelanda il bambù di tipo sub-tropicale viene impiegato nelle formazioni di utili barriere frangivento, anche in consociazione con le piante di Eucaliptus. Moltissima avifauna gradisce trovare rifugio e riparo nel bambù, soprattutto nel periodo invernale quando la maggior parte delle piante è spoglia. A volte vengono mosse critiche al bambù in quanto non è una pianta autoctona; in Europa comunque ne sono stati trovati, recentemente, alcuni resti fossili. E però anche vero che nessuno si stupisce più se nei nostri giardini vengono piantate essenze provenienti da altri continenti e che nulla hanno a che fare con la vegetazione locale. Paesaggi ormai consolidati come si vedono lungo le nostre coste, con palme, eucalipti, araucarie ed altro non fanno più sensazione ma sono diventati una caratteristica apprezzata per quei luoghi. I -boschi di Robinia pseu doacacia e le distese di cloni di pioppi americani non fanno più gridare allo scandalo, sono diventati parte integrante e caratterizzante di un certo paesaggio.

RIPRODUZIONE
Il bambù ha il difetto che, a differenza di molti altri vegetali, non riesce a riprodursi ed espandersi per seme se non in epis . odi fioriferi molto distanti e di conseguenza molto difficilmente sfugge ad un controllo ed al suo corretto inserimento; è sicuramente questa la causa che ne ha limitato sinora la propagazione nel resto del mondo. Infatti il sistema più valido per la moltiplicazione resta tuttora la propagazione vegetativa (talee e divisione); attualmente si è riusciti nella propagazione per meristema, in altro. In India, dove il bambù è una delle piante più importanti per l'economia nazionale, in un laboratorio di ricerca sono riusciti a far fiorire alcune specie di bambù. Questa nuova scoperta apre delle prospettive incredibili sulla possibílítà di ottenere nuovi ibridi, cosa sino ad ora impossibile dati i lunghi intervalli (decine di anni) delle fioriture naturali.

PARASSITI E MALATTIE
Le piante di bambù non soffrono degli eventuali attacchi di parassiti o malattie e comunque non in forma così grave da dover ricorrere a pesticidi. Sono pochi gli insetti che attaccano soprattutto le foglie, senza peraltro arrecare grossi danni.

RESA ECONOMICA
Da un punto di vista economico è indubbio il vantaggio che se ne trae rispetto ad altre coltivazioni tradizionali da legno quali ad esempio il pioppo. Un'unica spesa di impianto ogni 65-70 circa (può anche essere che il bambù coltivato non vada assolutamente in fioritura, come già è capitato in alcuni casi!) ed una produzione costante ogni anno. Buona rendita anche solo per la vendita dei culmi maturi per altri utilizzi che non siano quelli della pasta da cellulosa. Attualmente la quotazione di un culmo di bambù del diametro di 4-5 cm con lunghezza di 4-5 m circa si aggira sulle L. 10.000. A seconda della specie il raccolto per ettaro varia da 500 a 2.000 culmi. Date le spese colturali davvero ridotte sia in termini di tempo che economiche, il reddito che si può trarre da una coltivazione di bambù non è da trascurare.

GERMOGLI COMMESTIBILI
I culmi freschi di bambù sono apprezzati da coloro che amano i prodotti biologici e c'è già un buon mercato nel Nord Europa. I germogli vengono raccolti in primavera, prima che escano da terreno. Non c'è danno per la pianta in quanto non tutti i germogli vanno a buon fine, in sostanza si tratta di una potatura verde.
Qualcuno, più lungimirante, ha già iniziato queste piantagioni proprio allo scopo di produrre germogli freschi; alcune specie sono particolarmente adatte.

PIANTA DECORATIVA E DA INTERNI
Numerosi bambù di tipo tropicale e sub-tropicale si prestano ottimamente come piante per interni in quanto a differenza degli altri vivono bene in ambienti chiusi climatizzati ed in vaso; richiedono solo un minimo di luminosità. Nel Sud d'Italia potrebbero prosperare e moltiplicarsi questi bambù; troverebbero inoltre le stesse utilizzazioni degli altri (germogli, legname, ecc.). Nell'Orto Botanico di Palermo vi sono alcuni grossi cespugli di Dendrocalamus asper, un bambù prettamente tropicale, di notevoli dimensioni, proprio come ho potuto ammirare nel Paesi d'origine: questo a dimostrazione di come nel nostro Sud vi siano al riguardo notevoli ottime prospettive per la coltivazione di queste specie. Attualmente a parte i pochi bambù tropicali presenti nei giardini del sud Europa o lungo le coste mediterranee, ove il clima lo consente, gli altri devono essere importati dalla Florida con costi, per esemplari di discreta dimensione, anche di alcuni milioni di lire. Un "business", quello dei bambù tropicali in Europa, ancora tutto da scoprire.

PROPRIETA' MEDICINALI
In ultimo interessante appunto riguarda le proprietà medicinali del bambù: in Oriente la medicina popolare utilizza diversi preparati a base di bambù (nota soprattutto la secrezione interna degli internodi detta "tabascir"); attualmente sono in corso presso una nota casa farmaceutica delle ricerche sulle presunte proprietà antitumorali di alcuni bambù del genere Sasa originarie del Nord del Giappone. Allora come non credere che il bambù sia la pianta del futuro?