Betula pendula

Betula  pendula (Betula alba; Betula verrucosa). Nomi volgari: Betulla, Betula bianca, Bidollo bianco. Famiglia delle Betulaceae

DIMENSIONI: 20-25 m in media, al massimo 30 m nel proprio ambiente naturale. In Italia difficilmente è specie tanto longeva da raggiungere altezze superiori a 8-12 m.
PORTAMENTO: eretto, piramide irregolarissima e poco ampia (max 3-4 m di diametro), di aspetto slanciato ed elegante. Spesso è presente in coltivazione, riunita in gruppi di 3-5-7 esemplari che fanno assumere all'insieme aspetto di grandissimo cespuglio.
TIPO DI CHIOMA: irregolare, molto rada, forma in gioventù negli esemplari arborei isolati una corona leggera, ellittica in prospetto, stretta e appuntita all'apice, che si allarga notevolmente a maturità soprattutto nelle porzioni basali facendosi quasi pendula alle estremità. Gli esemplari riuniti a gruppi formano invece una unica chioma cupoliforme, quasi larga quanto alta, esteticamente più pregevole meno rada uniformemente rotondeggiante alla sommità e ai lati, ugualmente pendula, comunque vuota al centro (evidenziando così il candore dei tronchi).
TRONCO E RAMI: il tronco è mediamente nudo, perpendicolare al suolo negli esemplari isolati, frequentemente inclinato in quelli riuniti a gruppi; dapprima diritto indi moderatamente ondulato, prolungantesi sempre fino alla estremità della chioma, molto esile, costantemente cilindrico e piuttosto rastremato. Le branche principali sono poco numerose, sottili, erette dapprima indi tortuose, irregolarmente inserite sul tronco, rami secondari e i ramoscelli sono molto radi, lunghi, flessibili, sottili, gracilissimi, sempre più o meno penduli (soprattutto in presenza della fioritura e della fruttificazione), glabri, curvi, rosso bruni, densamente ricoperti di verruche ghiandoloso resinose, biancastre ed evidenti.
CORTECCIA: in gioventù e alla base del tronco è lucente, brunastra a riflessi rossicci, in seguito, nelle porzioni più elevate del tronco e nelle branche primarie e bianca, talora rosata a larghe strisce grigiastre. A maturità . è dapprima bianco gessosa con riflessi argento-madreperlacei. Finemente punteggiata da lenticelle brune, si sfalda in sottili strisce pergamenacee che scoprono lo strato sottostante scuro rosato e molle, per diventare. infine, nei rarissimi esemplari senescenti, uniformemente bruno-nerastra.
GEMME: sono coniche o ovoidali appuntite, di circa 3 mm di lunghezza, da bruno porpora a grigio brune negli esemplari giovani, e verde brillante in quelli adulti, spesso vischiose.
FOGLIAME: semplice, alterno, picciolato (i piccioli sono sottili, glabri, di cm 1,5-3) a foglie pendule, piccole, (cm 4-8 x 3-6), glabre, sottili, polimorfe, vagamente ovato-romboidali o triangolari, lungamente cuneate e intere alla base, doppiamente o irregolarmente dentellate ai margini, con denti primari prominenti e acuminati in corrispondenza dei quali terminano le 6 paia di nervature fogliari, intervallati da 2-3 denti secondari triangolari più piccoli. Rarissimamente le foglie sono laciniate, acuminate all'apice, verde intenso e lucide nella pagina superiore, più chiare e vischiose di sotto, prematuramente giallo dorato vivissimo e gradevolmente caratteristico in autunno prima della scalare caduta (notevolmente influenzata dall'andamento stagionale – 2a e 3a decade di ottobre -). La fogliazione è piuttosto tardiva (2a decade di aprile).
FIORI: amenti unisessuali evidenti, svolgentisi fino dall'estate-autunno precedente la fioritura. I maschili (posti all'estremità dei rami lunghi), sono gracili, penduli, sessili, cilindrici, lunghi circa 2 cm, riuniti a 2 a 2, e verdastri alla comparsa nell'autunno. Raggiungono i 10 cm, allungandosi e facendosi brunorossastri e, per la presenza del polline, anche giallastri alla schiusura che avviene nell'aprile-maggio seguente, contemporaneamente alla fogliazione. I femminili (sui rami corti) appaiono alla fogliazione, eretti, brevemente peduncolati, di cm 2-4 x 1, dapprima verde chiaro diventano sempre più brunastri nel farsi penduli in seguito e a scaglie embricate membranacee trasformandosi nel frutto.
FRUTTI: sono infruttescenze che compaiono negli esemplari che hanno raggiunto almeno 15-20 anni di età, simili a coni (strobili) a squame cigliate contenenti samare (frutti) a larghe ali membranacee traslucide, vagamente a forma di 8, maturanti da giugno ad agosto; il seme è minuto e si diffonde con grande abbondanza in autunno (ottobre).
APPARATO RADICALE: debole, a radici sottili, molto ramificato, poco profondo o addirittura superficiale, molto espanso in volume. La specie può svilupparsi in spazi ristretti o in contenitori senza che l'esemplare ne risenta vistosamente.
RESISTENZA E TIPO DI LEGNO: resistenza da mediocre a discreta, il legno è biancastro o bianco giallognolo, omogeneo, a tessitura molto fine, elastico, non molto duro, piuttosto pesante, poco durevole.
CRESCITA: discretamente rapida in gioventù, rallenta notevolmente in seguito (raggiunge i 7,5 m in 15 anni, i 10 m in 20); mediocre la vigoria, scarsissima la capacità pollonante, soprattutto dal ceppo.
LONGEVITA': è scarsa anche nelle più favorevoli stazioni montane del nord dove difficilmente raggiunge e supera i 100-150 anni di età. Si fa progressivamente scarsissima fino a dimezzarsi spostandosi verso le regioni più calde, mediterranee o di pianura, dove difficilmente raggiunge i 40-50 anni di età.
ESPOSIZIONE PREFERENZIALE: è essenza molto avida di luce e predilige, nelle stazioni montane più idonee, le esposizioni di pieno sole. In pianura per gli eccessivi calori e l'aridità estiva è più opportuno venga ubicata in luminose esposizioni a moderato ombreggiamento.
TERRENO OTTIMALE: preferenzialmente fresco o mediamente asciutto, sempre ben drenato. La pianta si adatta per contro anche a substrati moderatamente umidi, anche poco profondi, sciolti, silicei, leggeri (rifugge i pesanti suoli argillosi), a pH da neutro a mediamente acido; non calcarei, anche ricchissimi di scheletro, detritici o rocciosi; fertili almeno in superficie. Sopravvive ottimamente nei substrati poveri o quasi sterili essendo specie frugale e colonizzatrice.
RESISTENZA: ottima la resistenza al freddo (è specie tra le più resistenti in senso assoluto), alla neve, ai geli tardivi e alle nebbie. Sopporta bene sia ristagni idrici sia terreni aridi, ma è specie scarsamente resistente all'aridità atmosferica al calcare, alle atmosfere inquinate e agli attacchi parassitari.
ZONA D'ORIGINE: specie originaria dell'Asia, a vastissimo areale che comprende tutto il centro-nord dell'Europa e dell'Asia stessa spingendosi fino all'estremo nord della Scandinavia e in Siberia (non presente in Spagna e in Grecia).
DOVE IN ITALIA: nel nostro Paese è essenza tipicamente montana., raramente submontana e delle alte pianure pre-alpine. Trova il suo ambiente ottimale nel distretto insubrico e nell'arco alpino dove dai boschi mesofili delle prime pendici montane raggiunge i 2000 m s.l.m.; meno frequentemente è presente in tutta la catena appenninica fino in Sicilia dove sale nell'Etna oltre i 2700 m (orizzonte delle latifoglie eliofile).
ZONA FITOCLIMATICA: secondo Pavari è essenza a grande plasticità ecologica: dal Fagetum che gli è proprio scende con relativa facilità, a patto che l'atmosfera sia sufficientemente umida, nel freddo e medio Castanetum e sale a monte nel Picetum e molto raramente anche nell'Alpinetum.
ADATTABILITA' CLIMATICA: (regioni climatiche del Mori). Regione alpina e prealpina: molto buona. Regione padana: mediocre. Regione adriatica-settentrionale: da mediocre a scarsa. Regione appenninica: buona. Regione della riviera ligure: scarsa. Regione tirrenica: scarsa. Regione adriatica centro-meridionale: molto scarsa. Regione Calabro-sicula: molto scarsa, con esclusione di alcune nicchie ecologiche etnee. Regione Sardo-corsa: molto scarsa.
 

La notevole resistenza al freddo rende la Betulla pianta adatta ai climi settentrionali: eccone un gruppo di esemplari ai Giardini Pubblici di Milano.

Molto elegante nei giardini in gruppi isolati, anche per il tronco dalla corteccia bianca.

CONSOCIAZIONE NATURALE DELLA SPECIE: vegeta raramente in associazioni pure (betuleti). Più frequentemente è reperibile sporadica o a piccoli gruppi nei boschi di latifoglie e di conifere dell'alta pianura padana (con salici e pioppi) del distretto insubrico (con la rovere) in quelli a carattere mesofilo delle prime pendici prealpine con roveri, castagni, noccioli, pino silvestre con cui si trova in un'associazione molto comune, ed infine nelle zone detritiche più a monte e quindi rettamente alpine (con tremolo, ontano bianco, ontano verde, pino mugo).
PROPAGAZIONE: per seme (di difficile germinazione) in primavera, ai primi di marzo in terreno leggero siliceo ben drenato, coprendo appena il seme prima di rullarlo o comprimerlo moderatamente. I trapianti si fanno per piante di 2 anni o di 3. Notevole la propagazione spontanea per gemme radicali, e la pratica dell'innesto (per le varietà).
ATTECCHIMENTO: è essenza dal trapianto piuttosto delicato e dalla ripresa capricciosa, che va messa a dimora giovane (non oltre i 2,50-3 m di altezza) in primavera, all'inizio della ripresa vegetativa. Gli esemplari adulti possono venire rimossi solo se preparati accuratamente e per tempo o allevandoli in appositi contenitori (casse, mastelli ecc.). La betulla non richiede di fatto potature al trapianto o, comunque, va contenuta con estrema moderazione.
MANUTENZIONE: è specie piuttosto esigente che richiede regolari controlli e interventi fitosanitari (contro i tarli del legno), nonché irrigazioni nei primi anni (4-5) dopo il trapianto e sovente anche in seguito nei periodi estivi a eccessiva aridità atmosferica.
DISTANZA MINIMA DI PIANTAGIONE: m 3,50 (in media 4,5-5 o più per gruppi di più esemplari).
RISULTATI DEGLI IMPIANTI ESISTENTI: in regione alpina, prealpina ed appenninica sono buoni. In regione padana, adriatica settentrionale e tirrenica i risultati sono discreti negli anni immediatamente successivi alla messa a dimora, si fanno sempre più modesti fino a diventare mediocri o addirittura scarsi. Molto scarsi invece nelle regioni adriatiche centro-meridionali, Calabro-sicula, Sardo-corsa.
DIFETTI: la scarsissima longevità (o meglio difficoltà di sopravvivenza per la suscettibilità ad attacchi parassitari); la scarsa adattabilità della specie a clima e terreno non propongono notevoli esigenze manutentive, di costo elevato.
REPERIBILITA SUL MERCATO VIVAISTICO: ottima anche in esemplari quasi di pronto effetto; è però fra le latifoglie più costose.
USO: in regione alpina, prealpina e appenninica è essenza utilizzabile per la quale non si rilevano di fatto controindicazioni particolari. In regione padana, adriatica settentrionale e della riviera ligure è specie del tutto inadatta all'arredo stradale. Può per contro essere utilizzata, sempre con estrema moderazione, quale ornamentale, a gruppi di 3-5-7 esemplari nell'allestimento di aiuole, giardinetti urbani, preferibilmente irrigui o prossimi a fontane o superfici d'acqua ma non umidi, luminosi ma non pienamente soleggiati, esposti a nord, previa preparazione del substrato di coltivazione (non calcareo, leggero, sabbioso). Da non usarsi nell'ambito di parchi naturali collinari o peggio di pianura, per l'arredo di aree fluviali, per rimboschimenti o alberate rurali. Nelle regioni adriatiche, centro-meridionali, Calabro-sicule e Sardo-corse, se ne sconsiglia qualsiasi sporadico utilizzo se non in situazioni microclimatiche del tutto eccezionali.
VARIETA SOTTORAZZE, IBRIDI ORTICOLI:

B.p. var. foliis purpureis simile alla specie tipica ma con foglie rosso porpora all'inizio del periodo vegetativo, sviluppo più modesto (max m 6-8); esige terreni più asciutti della specie tipica.
B.p. var. laciniata – B.a. pendula gracilis portamento ancora più irregolare, fogliame finemente frastagliato.
B.p. tristis portamento maggiormente pendulo a rami poco espansi, dapprima rivolti verso l'alto indi piangenti come in Salix babilonica – giovani rami e ramoscelli più radi; fogliame più chiaro, aspetto complessivamente ancora più fragile.
B.p. pyramidalis – B.a. delecarlica – B.a. fastigiata varietà di origine svedese, di minori dimensioni (m 8), portamento più compatto, fogliame più chiaro e molto frastagliato, rami eretti e contorti.
B.p. utilis corteccia più bianca.
B.p. 'Youngii' dimensioni molto più ridotte (max m 5-6); portamento estremamente decombente, forma una chioma a larga cupola i cui giovani rami si allungano fino a terra.