Agapanthus orientalis

La terra del capo è un territorio meraviglioso anche perchè tutto il mondo attinge a piene mani dalla sua flora straordinaria per costruire giardini coloratissimi. Se poi si considera che il suo clima è di tipo mediterraneo, pur con abbassamenti di temperatura meno rigidi che nella maggior parte delle coste italiane, si può ben capire il grande interesse che suscita una pianta quando si apprende che proviene da quella mitica regione.

Raramente si rimane delusi coltivando una pianta della regione del Capo, a meno che non si abbia la sfortuna di possedere un terreno nettamente calcareo, perché in tutti gli altri, compresi quelli poveri e aridi che sono i più diffusi nel nostro Paese, il risultato sarà sempre di buon livello. Occhio all’origine dunque, è il caso di dire, quando si acquista una pianta.

Agapanthus orientalis, spesso chiamato umbellatus o praecox, è una sudafricana molto conosciuta e fa parte di una gamma di piante troppo limitata purtroppo, che continua ad essere presentata con regolarità sul mercato vivaistico. Non sappiamo ancora per quanto tempo e se dovremmo prima o poi rimpiangerla fra le introvabili: ma chi decide quali sono le piante ornamentali da mantenere in produzione? Per il momento sfruttiamo la favorevole congiuntura che lo rende disponibile e non lesiniamo sul suo impiego in giardino perché è una bulbosa molto versatile.

A volte è utile inserita in piccoli ciuffi di due-tre individui per completare una composizione, ma è in grande quantità, nelle bordure irregolari o nei tappezzamenti, che dà il meglio di sé e in ogni stagione. Quando non è in fiore le sue foglie carnose, nastriformi graziosamente ricurve verso il basso, sono piacevoli a vedersi anche in inverno, essendo sempreverdi e di un bel colore verde scuro.

Unica controindicazione sono gli abbassamenti regolari di temperatura oltre – 5°C che fanno seccare gli apici conferendo alla pianta un aspetto triste fino alla primavera successiva quando si rinnova la vegetazione. Temperature ancora più rigide non sono ben sopportate e a – 8°C la morte è sicura se la base non è stata coperta con un consistente strato di pacciamatura.

Quando fiorisce, fra la fine di giugno e la metà di agosto è di una bellezza delicata, ma intensa, forse a causa del colore azzurro più o meno pallido, a seconda delle varietà, dei suoi fiori raggruppati in dense ombrelle portate da robusti steli verdi alti 70-90 centimetri. Ma c’è anche il bianco puro e il bianco striato di blu per i più esigenti.

Le radici tuberiformi sono talmente abbondanti nella pianta adulta che conviene moltiplicarla per divisione delle ceppaie, in settembre, piuttosto che seminarla visto che in questo caso non fiorirebbe prima di 3-4 anni. La crescita comunque non è rapidissima e al massimo sviluppo l’ampiezza del cuscino di foglie non supererà i 60 centimetri.

Come tutte le bulbose adatte al clima mediterraneo, resiste bene alla siccità senza nessun apporto idrico, ma dato che il periodo di fioritura è estivo non disdegna le annaffiature regalandoci qualche fiore in più e un fogliame più turgido e pieno. Non è una novità: l’acqua in estate non è sgradita a nessuna pianta, anzi; basta guardare i cipressi della Toscana e confrontarli con quelli del Lago di Garda per avere un’idea del modo in cui cambierebbe l’aspetto della nostra flora in presenza di regolari precipitazioni. Ma tant’è…