Calici chiari e fragili

Ho pensato molte volte ai Giapponesi che, fieri di un passato di grande nobiltà e apertura d’animo, davano alle loro strade nomi come: vento che soffia, dalia aperta, albero chiuso; […]

Ho pensato molte volte ai Giapponesi che, fieri di un passato di grande nobiltà e apertura d’animo, davano alle loro strade nomi come: vento che soffia, dalia aperta, albero chiuso; essi pure, oggi, coltivano piante da frutto soltanto per goderne i fiori, senza cercarne un utile, un commercio.
Da noi la primavera dura poco, ultimamente è così fradicia e inzaccherata che se ne va subito, eppure la sua bellezza è integra.
Ma forse a noi interessa più l’utile che la bellezza? E come dire allora che i giapponesi non sono la prima potenza economica del mondo?
Comunque sia, troppo poco riusciamo a guardare i fiori degli alberi che danno frutti poi commestibili: di solito così piccoli da non attirare l’attenzione se non nei grandi mazzi di una piantagione.
Le distese dei ciliegi, dei peschi, dei meli, sono opere d’arte della natura, ma uno solo di quei calici chiari e fragili è una pennellata, una goccia, una lettera.
Abbiamo voluto seguire la vita delle piante dalla gemma al frutto, nel suo vestirsi più splendidamente, nel nostalgico ricordarsi ogni 12 mesi della Primavera che Botticelli rappresentò proprio con fiori di pesco.
Ecco le piante da frutto più familiari alla nostra tavola, e un riconoscente grazie vada pure ai fiori che li generano.
Fiori che nulla invidiano a quelli di un giardino, se ci sono insetti che muiono di ebbrezza nel loro calice profumatissimo e divino.

Albicocca
Prunus armeniaca, delle Rosaceae, drupa di forma ovaleggiante, con polpa color giallo arancione. Pare portata in Mediterraneo da Alessandro Magno, scopertala in Armenia. La sua coltivazione è accertata in Italia nel 50 d. C. Il nome deriva dall’arabo Albarquq. La si considerava portatrice di gravi malattie.
Limone
Citrus limonum, delle Rutaceae, con foglie sempreverdi, fiori bianchi a mazzetti. Bacca a esperidio, con buccia gialla, spicchi succosi aciduli. Originaria dell’Asia sud-orientale, introdotta in Italia intorno al III secolo a.C. Varietà: comune, primofiore, monachello, biancuzzo, perettino, agostaro.
Fragola
Fragaria vesca, delle Rosaceae, con stoloni sottili e falso frutto tondo e allungato. Dai Romani se ne mangiava lo stolone in insalata. Nomi: rossella, regina, gorella, belrubi.
Castagna
Castanea saliva, delle Fagaceae, è il seme del riccio o cupola. Originario della Lidia (ghianda di Giove) venne in Italia coi Romani. Selezioni: calabrese, frattona, gentile nera, grossaia, marzuola, pistoiese, raggiolana, teano.
Arancia
Citrus sinensis, delle Rutaceae, foglie sempreverdi coriacee, fiori bianchi; sono bionde (belladonna precoce, bionda comune, calabrese ovale, ovale di Lentini, vaniglia) e sanguigne (doppio moscato di Adrano, moro, ovaletto, sanguinella, tarocco). Viene dall’Estremo Oriente e viene dal nome Narang a sua volta dal sanscrito Nagaranija «frutto di elefanti».
Ciliegia
Prunus avium, delle Rosaceae, drupa globosa, succosa. Le varietà del Prunus avium sono dolci (lustrina, precoce di maggio, nera grande, nera lucente, porpora precoce, precoce della Marca, Vignola) o Prunus cerasus, sono acidule (duroni o duracine, esperen, gialla di Butner, rossa grossa, duracina d’Italia, nera grossa). Le ciliegie deI Prunus cerasus comprendono viscioline e visciolone.
Mela
Malus communis, delle Rosaceae, frutto globoso, polpa dura o farinosa. Oggi ve ne sono 5.000 varietà. Vi sono mele estive, autunnali e invernali. E’ originaria del Caucaso, e fu presente in Italia fin dall’età della pietra.
Susina
Prunus domestica, prende il nome di prugna quando è essiccata; delle Rosaceae, ha selezioni divise in cinque gruppi: catalane, claudie, damaschine, mirabelle, prugne. Venne dal Turkestan in Italia nel 200 a.C., col nome della città di Susa. Se ne distilla l’alcoolico slivovitz.
Mandorla
Prunus communis, delle Rosaceae, drupa ovoidale, con varietà amare e dolci (dal guscio tenero, semitenero e duro). Viene dall’Asia Orientale, perciò detta anche noce greca o noce thasos. Catone ne diffuse la coltivazione.
Pesca
Prunus persica, delle Rosaceae, ha ben 5000 qualità, divise in due gruppi, la pesca e la pesca noce o baraccocolo; ha origine in Cina ed è venuta in Europa con Alessandro; disse Virgilio: io stesso coglierò la mela dalla bianca e tenera lanugine. E dice un proverbio: all’amico manda il fico, al nimico il persico.
Pompelmo
Citrus decumana, viene dall’Oriente, ma non ha una tradizione; le sue varietà sono Duncan, Triumph, marshseedless.
Uva
Vitis vinifera, delle Vitaceae, si divide in due categorie, l’uva da vino e quella da tavola; preesistette all’uomo e in Italia se ne ha ricordo da 4000 anni. Le uve da tavola sono: luglienga, chasselas dorata, baresana, bicane, moscato di Terracina e di Pantelleria, Regina.
Pera
Pirus communis, delle Rosaceae, ha 5000 varietà, viene dall’Asia occidentale da ben 40.000 anni fa; le sue varietà sono 6 per Catone e 44 per Plinio. Nel XVI sec. si essiccavano al sole o al forno, divise prima e purgate dai loro granelli erano buone in inverno nel vino o in acqua calda, cosparse di zucchero.
Oliva
Olea europaea sativa, delle Oleaceae, viene divisa in bianche e nere, e poi in olive da mensa e da olio. Venne tardi in Italia dall’Asia minore, tanto che gli Etruschi non la conoscevano ancora.
Amarena
Varietà delle ciliegie, Prunus cerasus, acidula, viene divisa in viscioline (cappuccia, imperiale, globè, maiolina) e in visciolone (imperatrice Eugenia, inglese precoce, Ortensia).