Camellia japonica a fiori semplici

Higo CamelliaAssisteva a tutte le prime rappresentazioni e trascorreva le sue serate al teatro o ai balli… si era sicuri di vederla con tre cose che non l’abbandonavano mai… Il binocolo, il sacchetto di dolci e il mazzo di camelie”

Con queste parole, Alessandro Dumas figlio, creando il personaggio di Margherita Gautier (1847), dava un suo contributo alla mania della camelie ormai dilagante nell’Europa di quel tempo.
Introdotta nel nostro Continente fin dalla metà del ‘500, Camellia japonica stentò notevolmente ad affermarsi come pianta ornamentale, in parte perché le faceva concorrenza Camellia sinensis, coltivata per il tè, e in parte per le difficoltà d’accilmatazione che sembrava presentare nei climi più rigidi. In Inghilterra, la camelia incominciò ad avere successo solo dopo il 1739, sempre in coltura protetta, mentre in Italia si ebbe un certo interesse solo a partire dalla fine del XVIII secolo, anche se la prima fioritura nel nostro Paese era avvenuta a Caserta nel 1760.

Mrs. D.W. Davis camellia
‘Mrs. D.W. Davis’

Nelle serre di Luigi Sacco

In realtà, furono poi le serre del conte Leopoldo Galli, a Firenze, e soprattutto quelle del medico Luigi Sacco (grande propugnatore e divulgatore della vaccinazione antivaiolosa), a Milano, a produrre camelie su larga scala. Nel giardino del Sacco, in corso Monforte, fiorì la prima camelia lombarda nel 1793-94, seguita poi da numerosissime altre, tanto che a un certo momento egli potè vantare il possesso di ben 12.000 esemplari, in rappresentanza di 400 varietà. Infatti, se l’Italia era arrivata con un certo ritardo all’appuntamento iniziale con le camelie, il recupero fu poi clamoroso nella loro coltivazione e soprattutto nella costituzione di nuove cultivar, con i Mariani, Neri, Calciati e Sacco a Milano, e i Franchetti, Santarelli, Nencini e Torrigioni a Firenze, per non citarne che alcuni.
Sorprendente, infatti, constatare come da un fiore tutto sommato non molto appariscente, come quello di Camellia japonica allo stato spontaneo, si sia riusciti a ricavare un numero enorme di varietà, dalle più disparate forme e dai più sgargianti colori.
In natura, il fiore è largo non più di 4 centimetri, con petali rossi in numero di cinque, dal momento che il genere Camellia è geneticamente pentamero, cioè caratterizzato da cinque elementi nelle parti fiorali. L’abilità dei coltivatori consiste soprattutto nella capacità di stimolare la pianta a trasformare alcuni stami in petali, ottenendo cosi le splendide cultivar a più file di petali, che maggiormente ottengono i favori del mercato.

Drama Girl camellia
‘Drama Girl’


Codici di classificazione

Per introdurre criteri più chiari nella classificazione e nella descrizione delle migliaia di forme inventate dall’uomo, le varie Società della Camelia esistenti al mondo hanno redatto dei veri e propri codici di comportamento che dovrebbero regolare la costituzione di nuove cultivar. Innanzi tutto si è pensato a dare un ordine alla proposta dei nuovi nomi, poi sono state precisate le caratteristiche morfologiche in base alle quali suddividere tutto il mondo delle camelie in categorie, più o meno esattamente distinte fra loro.
A questo scopo vengono presi in considerazione il colore (che però spesso è il dato meno oggettivo), le dimensioni, il periodo di fioritura, ma soprattutto la forma del fiore.
Per quest’ultimo carattere sono state individuate sei classi fondamentali, anche se la fantasia di produttori e commercianti ha inflazionato il mercato con nomi pletorici e con nuove categorie che spesso creano solo confusione. I gruppi più affidabili sono perciò quelli stabiliti dalle normative internazionali e cioè: camelie a fiore semplice, semidoppio, doppio, a forma di anemone, di peonia e di rosa.

Ville de Nantes
‘Ville de Nantes’


Fiori semplici e semidoppi

Occupiamoci, questa volta, di quelle cultivar che maggiormente si avvicinano alla specie spontanea, cioè quelle a fiori semplici o semidoppi. Nel primo caso sono compresi fiori che presentano da 5 a 8 petali in una sola fila, connati alla base, ma poco riuniti fra loro; gli stami, a loro volta, devono essere ben visibili al centro della corolla.
I semidoppi, invece, hanno da due a quattro file di petali, che pure contornano stami in chiara evidenza. Noteremo, innanzi tutto, che a questa tipologia si avvicinano i fiori di quelle camelie, che abbiamo ottenuto da seme, cosa che è possibile fare con le opportune precauzioni.

Higo Camellia

Fra le cultivar, hanno fiore semplice quasi tutte le piante che sono note sotto il nome di ‘Higo Camellia’, cioè quelle forme da giardino di Camellia japonica che furono sviluppate in Giappone, in un distretto che un tempo si chiamava, appunto, Higo.

‘Mikuni-no-homare’

Le camelie ‘Mikuni-no-homare’ e ‘Showa-no-hikari’ sono due tipiche rappresentanti di questa sezione. La prima ha petali di color rosa con venature evidenti e bordi bianchi, mentre la seconda li presenta soffusi di un rosa più tenue, con variegature bianche più ampie. In entrambe, gli stami sono numerosissimi, gialli nella prima e rosa nella seconda.

Anche ‘Momiji Gari’, è una Higo, ma si differenzia dalle due precedenti sia per la corona più ampia, sia per il colore dei petali, quasi scarlatto, e quello degli stami, bianco.

Delle altre forme a fiore semplice, particolarmente attraente è ‘Terlinga’, costituita in Australia negli anni Cinquanta, dalla corona cremisi assai larga: oltretutto, una pianta vigorosa ed eretta.

Fra le più belle a fiore semidoppio

Magnoliaeflora
‘Magnoliaeflora’

Nel vasto campo delle camelie a fiore semidoppio, troviamo alcune fra le più belle e celebri cultivar, magari ottenute nell’800, ma tuttora valide e ricercate. Una di queste è certamente ‘Magnoliaeflora’, chiamata anche ‘Hagoromo’ in Giappone, dove nacque nel 1886: i suoi fiori sono soffusi di un leggerissimo rosa, anche se appaiono a prima vista completamente bianchi; inoltre, essi sono stretti e allungati come quelli, appunto, di una magnolia.
Di crescita lenta, ma con splendidi fiori rossi variegati di bianco è ‘Donckelarii’, una delle più vecchie, perché venne introdotta dalla Cina in Belgio nel 1834, ad opera del famoso botanico Siebold.
Molto simile è ‘Ville de Nantes’, (1910), che infatti è uno ‘sport’ della precedente e si differenzia soprattutto per i suoi petali fimbriati.

Sempre al secolo scorso appartiene ‘Herme’, con petali rossi irregolarmente bordati di bianco. ‘Hana-Fuki’, invece, è del 1930 e si contraddistingue soprattutto per la forma a coppa della sua corolla rosa.
Dello stesso anno è una delle camelie più belle, la giapponese ‘Oki-no-nami’, con petali rosa bordati di bianco e percorsi da lunghe pennellate di rosso.

grand prix camellia
‘Grand Prix’
Snowman camellia
‘Snowman’
Le varietà più recenti

Molto intenso, per la produzione di questo tipo di camelie, fu nel secolo scorso il periodo degli anni Cinquanta.
Tra le migliori: ‘Dr. Tinsley’, la cui corolla è, al centro, di un rosa pallidissimo, che si accentua però ai bordi; ‘Drama Giri’, caratteristica per i suoi larghi fiori di un colore rosa-salmone intenso; ‘Spring Sonnett’, stretta parente di ‘Herme’, con attraenti modulazioni tonali del rosa; ‘Mrs. D.W. Davis’, di un delicatissimo rosa, con stami ben eretti al centro; ‘Laurie Bray’,australiana, dai petali rosa increspati all’apice.
Camellia-Giulio-Nuccio
‘Giulio Nuccio’

Nel 1956 nasce ‘Giulio Nuccio’, ad opera dell’americano Nuccio, uno dei più famosi coltivatori dei nostri tempi, costitutore, poi, nel 1968, della brillantissima ‘Grand Prix’, con corolla assai ampia e petali rossi irregolari.
Pure degli anni Sessanta è ‘Snowman’, dai fiori bianchi e grandi, con petali interni arricciati e incurvati e petali esterni leggermente incisi al margine.
Una delle più recenti, ‘San Dimas’ (1971), si presenta con petali irregolari e colore rosso intenso.