Compostaggio: utilizzare le foglie cadute

Un tappeto di foglie morte è bello e suggestivo anche in un parco e perfino, d'autunno, nelle piazze di città e nei viali ispirano pittori e poeti.  lo penso che quelle foglie non sarebbero del tutto morte se potessero ritornare nel bosco o in un giardino. Mi rammarica veder rastrellare con ingiustificato zelo le foglie cadute anche dai più reconditi boschetti dei giardini dove potrebbero rimanere secondo natura a costituire con il tempo un fertile strato di humus.
Troppi fuochi si accendono nei giardini per bruciare e distruggere sterpi, foglie e ramaglie. Il fuoco in un attimo compie il processo che avrebbe dovuto durare anni, annulla le fasi intermedie e non rimane che un po' di cenere e con essa, sparsa nel terreno, tornerà alla terra qualche elemento nutritivo, ma non apporterà alcun miglioramento fisico e biologico.
Poi, dopo aver sprecato la materia organica a portata di mano, si andrà magari nel bosco a togliere foglie e terriccio (e sono ben giuste le limitazioni e i divieti posti dagli Ispettorati forestali a queste spoliazioni).
Oggi, tanto più che lo stallatico e altri concimi organici sono diventati rari e più preziosi per il costo e non graditi agli olfatti cittadini, assuefatti ormai ad altri odori (benzina, nafta, scioperi della nettezza urbana ecc.) varrebbe la pena di far tesoro della materia organica che lo stesso giardino produce. Come?

  • Riservando al fuoco solo la gramigna e altre piante infestanti, le piante malate che possano trasmettere parassiti o germi patogeni, i rami grossi e i tronchi la cui decomposizione durerebbe troppo a lungo.

  • Lasciando dove possibile alle foglie cadute la loro funzione di decorazione stagionale e poi di naturale letto del sottobosco.

  • Usando le foglie cadute come pacciame nel roseto, fra gli arbusti e ovunque sia possibile.

  • lnterrando le foglie nelle aiuole durante le vangature.

  • Riunendo foglie, piccoli rametti, erbe infestanti (purché prive di semi, bulbi o rizomi), spoglie di piante da fiore o da orto al termine del ciclo di coltivazione, anche tralci della potatura delle viti, rami di rosa, di fruttiferi, tutoli di granturco ecc. (se si ha modo di trinciare questi ultimi materiali) e formandone masse, internate o no, perché si trasformino in terriccio.

Se ne fanno strati di 20-25 cm ben compressi e annaffiati, sovrapposti e separati da straterelli di buona terra di due o tre cm. L'aggiunta di un po' di letame, se disponibile, o di altro concime organico arricchisce il terriccio, incrementa la microflora e accelera la decomposizione.
In capo ad un anno o meno si avrà un buon terriccio da spargere nei prati a primavera, nelle aiuole delle piante annuali, da usare nelle piantagioni di alberi e arbusti. Gli stessi terricci, rimescolati e ricomposti in masse per una ulteriore maturazione potranno essere usati più tardi anche per semine e per invasature di piante di non particolari esigenze.
Lo stesso materiale vegetale ridotto in masse come sopra, nelle quali si sia incorporata calciocianamide o urea in ragione di kg 1 o 2 per mc di materiale e annaffiato periodicamente, se possibile con liquami organici oppure con soluzioni di urea (1-2%) produrrà in pochi mesi un ottimo succedaneo dello stallatico, cioè il letame artificiale.
Probabilmente il mio consiglio non troverà tutti consenzienti. Non certo lo saranno coloro che non concepiscono una massa di foglie in decomposizione in giardino, sia pure in luogo appartato. Si teme che possano divenire ricettacolo di animaletti nocivi e ripugnanti, i lombrichi, per esempio, che invece sono utilissimi collaboratori del giardiniere sia nelle masse in decomposizione che nel terreno.
Del resto in moltissimi progetti e in realizzazione di giardini raffinatissimi e scenograficamente perfetti o quasi, manca perfino un angolo per i servizi: vivaio, ripostiglio, concimaia… ed è male!