Conifere insolite

 

Agathus brownii

Saxegothaea conspicua

C'è chi ne fa un uso spropositato in giardino, così che in qualche caso, dopo scriteriati interventi di sapore quasi forestale, si corre il rischio di dover ricorrere al "machete" per poter entrare nella propria casa. Come sempre, anche con le conifere è necessario usare buon senso e misura, in modo da poter sfruttare sapientemente la loro bellezza selvaggia, a partire dalla loro prima qualità, quella di essere, in moltissimi casi, a fogliame sempreverde. Se dunque si vuole procedere con cognizione di causa, è importante in primo luogo approfondire la conoscenza botanica degli esemplari che vogliamo impiegare, al fine di evitare spiacevoli sorprese. Ad esempio, di ogni specie bisogna sapere se diventerà un albero di grandi dimensioni in breve tempo o se resterà "nano" proprio come l'abbiamo visto in vivaio; mentre lo stesso portamento (conico, a ombrella, regolare o meno, ecc.) può mutare secondo le differenti specie o, addirittura, nell'ambito della stessa specie, fra le diverse cultivar. Un modesto nostro contributo, nel duplice tentativo di migliorare la conoscenza di questo mondo vegetale e, in pari tempo, di gettare lo sguardo su esemplari poco noti o insoliti, prende il via da un gruppo di conifere che, pur provenendo dalle lontane terre dell'emisfero meridionale, si è largamente inserito anche nei nostri orizzonti paesaggistici.

Araucaria columnaris

Cephalotaxus fortunei

Araucaria

La famiglia delle Araucariaceae comprende due soli generi, uno dei quali, Araucaria, è molto ben conosciuto in tutto il mondo occidentale grazie alla presenza di una specie (A. araucana) che s'incontra ad ogni piè sospinto in molti giardini medio-piccoli moderni oppure, al contrario, in impianti di origine proto-novecentesca specialmente dell'Italia settentrionale. Altre specie di questo stesso genere, assai più delicate della precedente, s'incontrano in area centro-meridionale, dove in molti casi sostituiscono gli abeti per conseguire quell'effetto "esotico di montagna" che ancora tanto piace. La più diffusa è forse A. heterophylla (sin. A. excelsa), un albero di una trentina di metri, che tuttavia molti di noi conoscono come pianta da vaso; assai meno nota è invece A. columnaris, che le rassomiglia molto nella disposizione degli aghi sul rametto, ma che ne differisce fortemente per il portamento, strettamente e curiosamente colonnare: i rami più vecchi, infatti, cadono man mano e vengono sostituiti da nuove emissioni che ricoprono tutto il tronco.

Cunninghamia konishii

Dacrydium cupressinum

Agathis

Il secondo genere di questa stessa famiglia prende il nome di Agathis e potrebbe meritare una maggiore diffusione anche in Italia meridionale, almeno come alternativa alle arcinote araucarie. Costituito da 13 specie, è originario di aree molto lontane dalle nostre, nei climi tropicali e subtropicali che s'incontrano fra la Malaysia e l'Australia, ma anche in una piccola porzione settentrionale della Nuova Zelanda. Agathis è considerato una sorta di relitto di quell'antichissimo continente nell'emisfero sud della Terra, chiamato Gondwana, che nel tempo si spezzò poi in varie parti, dando origine all'Africa, all'America e alle terre del Pacifico orientale. A quelle latitudini, Agathis sono alberi dalla crescita molto rapida e dal legno di buon valore, mentre nel nostro continente solo una specie si adatta bene alle variabilità dei nostri climi. Si tratta di A. brownii  chiamato popolarmente "pino di Kauri" che si differenzia dalle araucarie soprattutto per il fatto di avere foglie più ampie e piatte, opposte fra loro sul rametto, lanceolate e lunghe circa 8 cm. È una pianta monoica (con sessi separati sullo stesso esemplare), anche se ciò si verifica a piena maturità, poiché in precedenza si aprono fiori di un solo sesso.

Torreya californica

Microbiota decussata

Podocarpus, Prumnopitys, Dacrydium, Saxegothaea 

La famiglia delle Podocarpaceae annovera diversi generi (12) e specie sempreverdi (155), perlopiù dioiche e resinose, che ai più sono quasi completamente sconosciute, almeno nel nostro Paese, ma che potrebbero offrire qualcosa di più di una piacevole sorpresa nei giardini e nei parchi. Il genere stesso da cui è derivato il nome dell'intera famiglia, Podocarpus, conta non meno di 90 specie, originarie dell'America centro-meridionale, dell'Africa, dei territori asiatici fra l'Himalaya e il Giappone, dell'Australasia. Pur avendo recentemente subìto dei tagli al suo interno, il genere rimane pur sempre il più ricco fra tutte le conifere, dopo di quello rappresentato dai pini. La specie che maggiormente s'incontra da noi è P. totara, un albero che può toccare anche i 30 m d'altezza, con una chioma piacevolmente ovoidale.
Con tutt'altra taglia si presenta invece P. nivalis, che è nativo delle due isole che compongono la Nuova Zelanda e che ha un aspetto arbustivo, con un'altezza massima di 3 m e un portamento variabile fra l'eretto, il procombente e il prostrato. Le sue foglie, piuttosto rigide, sono lunghe circa 2 cm e sono disposte radialmente sul rametto, tanto da far ricordare alla lontana quelle dell'abete spagnolo (Abies pinsapo). Questa pianta, oltretutto, offre un vantaggio notevole, quello di essere assolutamente rustica, grazie alle sue origini alpine: si può dunque utilizzarla anche in ambienti molto freddi nei mesi invernali, fino a una temperatura di 25° sotto lo zero. Al contrario, assai più delicata è un'altra pianta delle Podocarpaceae, Afrocarpus mannii, appartenente a un genere che solo recentemente è stato sottratto al già vasto Podocarpus, per assumere una dignità sua propria. Si tratta di un albero che, come altre specie simili, vive in Africa e precisamente nell'Isola di Sao Tomé; la sua altezza può toccare i 15 m, ma la maggiore attrattiva è rappresentata dalle foglie, che sono sessili, lineari o leggermente incurvate, lunghe fino a 16 cm sugli esemplari più giovani, mentre con il passare del tempo esse tenderanno a diventare più corte e più coriacee. La coltivazione di questa specie richiede una certa attenzione, non solo per proteggerla contro i geli, ma anche è forte la sua esigenza di umidità per tutto l'anno, a cui è abituata nelle originarie foreste pluviali africane.
Anche il genere Prumnopitys era un tempo incluso in Podocarpus, ma ne è stato recentemente separato per sottili motivi botanici, in aggiunta ad una maggiore morbidezza delle foglie e all'assenza pressoché costante di apici acuminati. Nel complesso, tuttavia, anche queste specie ricordano da vicino i Podocarpus o, maggiormente, i tassi (Taxus), soprattutto nel fogliame disposto a spirale sul rametto e nel picciolo leggermente attorcigliato.

Podocarpus nivalis

Prumnopitys andina

Il genere Prumnopitys vive prevalentemente in Nuova Zelanda e Australia, ma anche in America meridionale, dove appunto prospera la specie che è meglio conosciuta in Europa, P. andina. Si tratta di un albero di una ventina di metri d'altezza, con chioma conica od ovoidale e foglie che si comportano diversamente secondo l'esposizione al sole: a "lisca di pesce" nelle zone in ombra, ma più "arricciate" quando la luce le colpisce in pieno. È comunque una pianta che cresce con lentezza e in giardino si utilizza anche come albero-arbusto, adattandosi bene a differenti situazioni ambientali.
Sempre dalla Nuova Zelanda arriva una podocarpacea particolarmente attraente, Dacrydium cupressinum, appartenente a un genere caratterizzato da foglie a scaglie, non ad aghi, un po' simili a quelle dei cipressi, ma disposte a spirale. L'altezza di questo albero varia fortemente secondo gli ambienti in cui si trova a vivere: fino a 50 m in natura, ma solo fino a 10 m, o meno, in coltivazione, tanto che talvolta viene venduto in vaso come pianta ornamentale da cortile, se non proprio d'appartamento, grazie alla bellezza dei suoi rami lungamente penduli. 
Un'ultima rappresentante di questa generosa famiglia è Saxegothaea conspicua, un albero di una quindicina di metri d'altezza, che vive in Cile e Argentina. Le sue foglie assomigliano un poco a quelle dei tassi, ma si differenziano per la loro disposizione assai più irregolare; un po' pendule, esse si presentano in verticilli al termine dei rametti, e sono persistenti per circa sei anni. Questa specie è abbastanza rustica, sopporta bene l'ombra anche intensa ed è particolarmente piacevole anche in funzione arbustiva grazie ai suoi rami arcuati. 

Sciadopitys verticillata

Thujopsis dolabrata "Variegata"

Le altre insolite

Numerose, in diverse altre famiglie, sono comunque le conifere insolite che potrebbero rendere più interessante il nostro giardino. Ad esempio, con un Cephalotaxus fortunei  (Cephalotaxaceae), è possibile sostituire il comunissimo tasso, soprattutto in zone di semi-ombra o per ottenere siepi o schermi sempreverdi, magari con terreno un po' umido: splendidamente lunghe "anche fino a 13 cm" sono le sue foglie a forma di falce. Un albero di grandi dimensioni (fino a 50 metri in natura) è invece Cunninghamia konishii (delle Cupressaceae), che è davvero rara nei giardini occidentali e che non è troppo delicata, anche se preferisce estati calde e inverni miti.
Molto attraenti sono le sue foglie, strette e lanceolate, di un bel verde-grigio.

Oggi sempre meno sconosciuta è invece Sciadopitys verticillata, detta anche "albero parasole del Giappone", la cui migliore qualità consiste nel fogliame a verticilli di aghi, rigidi e consistenti, lunghi fino a 12 cm. È un albero dalla crescita lenta, ma che non disdegna alcun tipo di terreno, pur preferendo una certa umidità.
Anche Microbiota decussata (delle Cupressaceae) ha recentemente acquistato una certa notorietà, grazie sia alla sua rusticità, sia alla sua modesta altezza, che la pone fra le conifere nane più indicate per giardini di piccole dimensioni. Al contrario, tanto Torreya californica quanto Taxodium mucronatum raggiungono altezze ragguardevoli (oltre 20 metri), ma sono completamente diverse fra loro: la prima è una sempreverde nordamericana, molto interessante per il suo portamento imponente, mentre la seconda è una conifera messicana decidua o semi-decidua, che presenta aghi più corti del comune Taxodium distichum. Infine, un impiego assai maggiore dovrebbe avere Thujopsis dolabrata, che assomiglia a una qualsiasi tuia, ma che se ne differenzia per avere foglie a scaglie assai più grandi, quasi completamente bianche o argentee sulla pagina inferiore.