Cotoneaster sempreverdi


Cotoneaster salicifolius, il più famoso

Tutti conoscono bene il ruolo centrale svolto dalla flora spontanea giapponese nell'arricchimento dei nostri giardini con le specie Giù svariate. Anche limitandoci alla sola famiglia delle Rosaceae basta pensare a Prunus, Chaenomeles, Raphiolepis e cosi via, per comprendere l'importanza del contributo fornito da quel lontano Paese nel contesto della flora ornamentale. Eppure un "buco", vistosissimo quanto insospettato, c'è ed è quello che si verifica tra Cotoneaster, uno dei generi più importanti per l'ornamentazione dei giardini.
Infatti, tutte le cinquanta e più specie fino ad ora classificate (ma alcuni autori parlano di ottanta) sono distribuite prevalentemente in tutta l'Asia, soprattutto fra la catena himalayana e la Siberia. Perfino l'Europa e l'Africa settentrionale vantano la presenza di qualche modesta specie, mentre il Giappone non ne ha nemmeno una.

La Cina, il loro regno
Così hanno voluto gli imperscrutabili disegni della natura, che però si è dimostrata generosa con la Cina, facendola diventare il vero regno di queste piante. Sotto il profilo scientifico, la denominazione Cotoneaster nacque nella seconda metà del Settecento, ma fu solo con il botanico e farmacista svizzero-tedesco Friedrich Ehrhart (1742-75), discepolo di Linneo, che essa venne definitivamente assegnata alle nostre piante. Il significato del nome latino con ogni probabilità si riferisce alla somiglianza che molte di queste specie hanno con il melo cotogno – il cotoneum di Plinio – soprattutto nella fitta somiglianti sono invece Pyracantha e ricopre la pagina inferiore delle loro foglie. Assai meno che tuttavia vengono frequentemente associate, dai meno esperti, a Cotoneaster: per differenziare i due generi è sufficiente osservare che il primo è dotato sempre di spine, mentre il secondo ne è del tutto privo.

Il riconoscimento secondo Koehne
L'alto numero di specie ha per lungo tempo costituito un grave ostacolo per operare un rapido riconoscimento delle diverse forme, ma il botanico Koehne ha saputo trovare una "chiave" tutto sommato abbastanza semplice. In primo luogo ha diviso Cotoneaster in due gruppi: il primo detto Orthopetalum – comprende specie con fiori dai petali eretti, glabri e di colore rosato soprattutto alla base, mentre il secondo – detto Chaenopetalum – è caratterizzato da petali raggiati o "patenti", quasi circolari e bianchi. Ulteriori suddivisioni separano le varie specie a seconda del colore dei frutti (rossi o neri) e delle antere (gialle o rossastre) oppure anche in base alla persistenza delle foglie nella stagione fredda.
Quest'ultima caratteristica, ovviamente, non può essere considerata come un valore assoluto, perché si sa che essa è sempre correlata alle varie differenze climatiche in cui tali piante si trovano a vivere. Soprattutto in Paesi come il nostro è facile che alcune specie di Cotoneaster, così come capita anche a Ligustrum, debbano essere ritenute semi-sempreverdi, a seconda delle temperature invernali più o meno rigide.
Naturalmente, in vista della loro utilizzazione pratica, è possibile raggruppare le piante di Cotoneaster in diverse maniere (ad esempio, separando gli arbusti più alti da quelli prostrati o procombenti) ma la suddivisione in caducifoglie e sempreverdi appare fondamentale.

Le dense infiorescenze del C. salicifolius che in autunno si trasformano in gruppi di frutticini di colore rosso brillante

Il più famoso
Fra le specie che non perdono mai, o quasi mai, le foglie, il rappresentante più famoso è senza dubbio C. salicifolius, una pianta che presenta caratteristiche di grande variabilità, soprattutto nell'apparato fogliare. Importato nel 1908 dalla Cina, dove raggiunge l'altezza di un albero (4-6 metri) questo arbusto è dotato di rami lungamente arcuati, con foglie disposte in due file, lanceolate, acute, verde scuro sopra e piuttosto tomentose sotto, almeno in un primo momento: i margini e la punta sono leggermente piegati verso il basso.
Il suo maggior pregio, a parte l'eleganza delle foglie, che in inverno diventano assai scure, risiede nella grande massa di infiorescenze, che in autunno si trasformano in gruppi di frutticini globosi di colore rosso brillante. La sua varietà naturale floccosus presenta foglie più lunghe ed acute e soprattutto più larghe, mentre la loro pagina inferiore è ricoperta da una fitta peluria, che però col tempo scompare, così come nella specie tipo. Assai richiesta per giardini rocciosi è la cultivar C.s. "Repens", creata in Olanda nel 1948 e andata incontro ad immediato successo per il suo comportamento prostrato, oltre che per le foglie più strette.

Più lunghe ed acute le foglie del C.s. floccosus

Molto richiestaper i giardini rocciosi la cultivar C. s. 'Repens'

Le foglie del laeteus
Pure molto conosciuto ed amato è C. lacteus, arrivato dalla Cina nel 1913, meno alto del primo (fino a 3 metri) con rami ricadenti e foglie davvero attraenti, non solo per la loro fortuna ellitticolanceolata, una anche per il colore verde brillante della pagina superiore, in contrasto con il bianco del tomento che ricopre quella inferiore soprattutto nel primo anno di vita. I fiori, poi, sono numerosissimi – fino a 70 per ogni infiorescenza – con petali color bianco-latte e con successivi frutti ovati e rossi, che hanno il pregio di mantenersi sulla pianta anche per tutto l'inverno.

I frutti di C. lacteus, un'altra
specie molto apprezzata

I fiori di C. lacteus

L'insolito C. x watereri
Una pianta che invece meriterebbe di essere maggiormente considerata è C. x watereri  'Comubia, una semisempreverde splendida che però ha il "difetto" di raggiungere dimensioni da albero: fino a 15- I 8 metri nelle zone a clima più mite. Si tratta di una cultivar creata nel 1930 a Exbury e ottenuta da un ibrido un po' misterioso tra C. frigidus e, probabilmente, C. salicifolius. Le bellissime foglie arrivano a 10 cm di lunghezza, mentre le infruttescenze sono abbondantissime e permangono a lungo sulla pianta: un albero davvero insolito per un giardino medio-grande.
Un'altra specie che può toccare un'altezza di tutto rispetto – anche 4-5 metri – è C. henryanus, che viene frequentemente confuso con C. salicifolius, per la forte somiglianza nella forma delle foglie: nel primo caso, però, esse sono quasi lisce sulla pagina inferiore, mentre sulla seconda specie appaiono chiaramente rugose. C. henryanus ha inoltre lunghi rami penduli e numerosissimi frutti ovati di color rosso scuro, che maturano in ottobre e persistono fino a dicembre.

Una maggiore considerazione la meriterebbe il C. x watereri 'Cornubia', dalle bellissime foglie che arrivano a 10 cm di lunghezza

C. henryanus, frequentemente confuso con C. salicifolius

Infiorescenze ampie e tardive.
Anche C. glabratus e C. glaucpohyllus 'Serotinus', entrambi cinesi come il precedente, possono toccare i 3-4 metri di altezza.
Il primo si presenta con un portamento eretto e rami patenti, foglie lunghe e lanceolate poco pubescenti e legge ente rugose sopra, con ampie infiorescenze bianche. Il secondo, invece, ha foglie più ovate ed obovate e moltissimi fiori per ogni ombrella che sbocciano solo in luglio, risultando così fra i più tardivi di tutto il genere: i frutti, rossi e rotondeggianti, compaiono fra novembre e gennaio.

C. glaucophyllus 'Serotinus' fiorisce in luglio, risultando così il più tardivo del genere

Raramente coltivato, C. buxifolius è invece assai interessante per piccoli giardini rocciosi

A portamento basso
Di portamento più basso sono altre specie, sempre di origine cinese.
Abbastanza simili fra loro troviamo C. franchetii C. pannosus e C. amoenus. Il primo, frequento nei nostri giardini semideciduo con caratteristiche foglie ovali e appuntite aventi un tomento giallastro sotto, mentre i frutti, oblunghi, hanno una colorazione rosso-arancione e una lunga persistenza. li secondo è dotato di foglie quasi uguali a quelle di C. franchetii, ma i frutti sono decisamente rossi e rotondi. Anche le foglie di C. amoenus possono trarre in inganno con la loro forma ovale e appuntita, ma il portamento della pianta è molto più eretto e compatto di quelli precedenti senza contare che l'altezza raramente supera i 150 cm (mentre gli altri sono sui 2 metri). C. buxifolius, di origine indiana, arriva ai 180 cm circa, con foglie assai piccole (5-15 mm) e frutticini giobosi e rossi: è una specie raramente coltivata, ma assai interessante per piccoli giardini rocciosi.

Hanno una colorazione rosso-arancione ed una forma oblunga, i frutticini
di C. franchetii

C. pannosus ha invece i frutti decisamente rossi e rotondi

C. amoenus, le sue foglie sono simili a quelle di franchetii e di pannosus, ma il portamento è decisamente più eretto

Tra gli esemplari a portamento decisamente prostrato un posto di primo piano lo occupa C. dammeri con le sue varietà come questa 'Coral Beauty'

Decisamente prostrati
Tra gli esemplari sempreverdi a portamento decisamente prostrato, oltre al già citato C. salicifolius "Repens" troviamo in primo luogo C. dammeri, nella sua specie tipo e soprattutto nelle numerose cultivar. Fra queste ultime, particolarmente attraente è Cd. 'Coral Beauty' che è strisciante, con rami patenti e fruttificazione assai abbondante; Cd. 'Skogholm, invece, è un po' più alto (fino a 60 cm) con rami lungamente arcuati e frutti meno numerosi.
Queste cultivar si prestano assai bene a rivestire scarpate o a coprire il terreno sotto arbusti più alti. Inoltre, va tenuto presente che quasi tutte le specie di Cotoneaster sempreverdi possono essere utilmente impiegate per la formazione di siepi, la cui potatura è da effettuarsi dopo la fioritura.