Cuba e le sue palme

 

 

 

 

 

Quella delle palme è una famiglia che non ammette di essere ignorata. Non lo ha permesso alle prime civiltà che trovarono nei tronchi dritti e robusti la più semplice e statuaria materia per sorreggere il tempio e nelle foglie pinnate o a ventaglio un immediato mezzo per ornare, onorare, agitare l'aria ferma e umida di Mesopotamia e Egitto.

La naturale semplicità d'un tronco diritto con un ordinato ciuffo di foglie sopra non poteva non riscuotere successo tra gli architetti e i decoratori che trovavano, in natura, già stilizzato, un motivo di grande valenza decorativa.
E i datteri, i frutti della palma più diffusa nelle terre che cullarono le civiltà mediorientali, come non potevano divenire emblema d'ogni idea d'abbondanza e dolcezza, visto che erano spesso, per miglia e miglia, l'unico alimento gradevole tra i pochi d'una dieta povera.

Accattivante bellezza
L'accattivante bellezza delle palme è nel fascino che ne trasforma la staticità in ieraticità e la cadenza geometrica in eleganza architettonica, sicché son pochi coloro che pur rifuggendo dai ritmi infantili della simmetria non finiscono per innamorarsi delle palme, se poco poco vi dedicano un po' di attenzione.
Una volta iniziati a questo piacere, le palme di casa nostra non bastano più. Selezionare la dozzina di forme che un occhio attento può individuare nella nostra «palma nana», riconoscere i tanti ibridi tra la palma da datteri e quella delle Canarie originatisi sul nostro suolo in poco più di un secolo, scoprire in piazze e giardini, in cortili antichi e dimenticati, maestosi esemplari di Jubaea del Cile, Washingtonia dei deserti californiani, e di Erithea armata detta «palma blu» o cespuglioni di Sabal inclassificati; aver gustato la polpa succosa dei frutti di Butia capitata o quella sugherosa e dolce di Brahea edulis ai piedi di esemplari ospitati in parchi cittadini da Nervi al Lago Maggiore, da Padova a Roma e giù nel Meridione; essersi meravigliati nel vedere kentie (Howea forsterana) crescere e fruttificare all'aperto ad Amalfi e a Messina, e Arecastrum romanzoffianum svettare in tante ville siciliane oltre che a Roma, o un Ceroxylon sovrastare con aria sperduta i tetti d'un villaggio nel Cilento lui che viene dalle Ande; allevare palme d'ogni specie rastrellate tra i vivaisti, tutto questo ad un certo momento non basta più.

Coccothrinax crinita.

Particolare della foglia di Coccothrinax miraguama.

Acrocomia armentalis, sinonimo di Gastrococos crispa.

Sabal parviflora fotografata all'Orto Botanico de La Habana.

Dove trovarle
Aggirarsi tra i cocchi piegati verso lagune azzurre e tropicali è il primo viaggio che viene in mente, anche se spiriti più inquieti preferiscono le grandi sabbie del deserto tra le cui dune vedere d'improvviso apparire la massa verde d'un palmeto, rassicurante e domestica in contrasto con la mortale e sensuale bellezza delle sabbie sconfinate.
Dopo la quantità si cerca la varietà, e allora sono gli orti botanici di Peradenija e di Bogor e i Fairchild Gardens a divenire meta di viaggi, compiuti come un pellegrinaggio. Ma esistono infiniti luoghi in Centro e Sud America e in Indonesia e lndocina dove le palme, in innumerevoli forme, dominano incontrastate la foresta e la savana.

La bellissima Dictyosperma album

 

Sullo sfondo troneggia la palma real (Roystonea), a sinistra si intrvede un bellissimo esemplare di Pritchardia pacifica.

La palma da olio africana: Elaeis guineensis

 

 

Coryphia elata

 

Alcune specie
Cuba non costringe a faticose marce nella foresta per mostrare le sue palme. La più bella di tutte, Roystonea regia, «palma real», viene incontro quando l'aereo si appresta a scendere, con le sue chiome svettanti sopra 20-30 metri di tronco, staccandosi dal mare indistinto del verde.
Colonnare e liscia di tronco, dalla chioma pinnata, regolare, folta e brillante, non si finisce mai di ammirarla per tutta l'isola come negli insuperabile viali di invito dinanzi a vecchi palazzi. Endemica di tutte le Antille e della Florida si è diffusa in tutti i tropici. Solo a Cuba si trovano però R. violacea detta «palma criolla azul» , R.stellata detta «palma blanca» e R. lenis detta «palma de seda» per i filamenti tra le lamine fogliari.
Viaggiando verso Pinar del Rio dove la nera terra fertile cede ad un suolo sabbioso, si è stupiti di vedere quelle che sembrano delle palme reali abnormemente rigonfie in mezzo: si tratta invece della «palma barrigona» (ossia delle -palma panciona) Colpothrinax wrightii e Gastrococos crispa (sin. Acrocomia), dove la prima mostra un rigonfiamento a palla verso la metà bassa dello stipite quasi avesse ingoiato un boccone e non riesce a deglutire, e la seconda invece è tutta gonfia in alto, a carotona, col piede ridicolmente stretto e i fianchi gonfi sotto le chiome protetti da ispidi peIoni dritti come aculei. Scientificamente non si è ancora capito bene se si tratti d'una riserva nutritizia o di un contrappeso per resistere agli uragani.
Nelle savane umide abita invece una palma rizomatosa, Acoelorraphe wrightii, sottile ed alta dalle foglie a ventaglio, simile Trachicarpus fortunei, ma che forma grossi cespugli per effetto dei nuovi polloni.

Nella hall dell'Hotel Havana libre lussureggiano Livistona rotundifolia dalle enormi foglie e Licuala grandis dalle foglie intere e più piccole

Copernicia glabrescens, specie tipica di Cuba

Le «miraguanos»
Esplorando la boscaglia retrodunale e la campagna più prossima al mare nelle zone di Pinar del Rio e di Varadero e altre della Costa occidentale, sembra alle volte di trovarsi ai «Macchioni» di Gela o tra le dune di Sabaudia 30 anni fa grazie ai ciuffi di palme nane così simili alle nostre Chamaerops. Si tratta di varie specie di Coccothrinax e di Thrinax, riunite sotto il generico nome corrente di «miraguanos», di taglia media, stipite sottile e dritto e foglie palmate. Tra di esse la più intrigante è C. miraguama dalle dure foglie a ventaglio col tipico intaglio al centro, la più xerophitica è Coccothrinax argentata e la più folcloristica è C. crinita «palma petate» dallo stipite avvolto ai lungi crini biondi.

Esemplari e frutti della bella «Manila palm», Veitchia merrilii

Una Roystonea endemica di Cuba: Roystonea borinquena

Attalea cohune

Copernicia
Nelle campagne di Camaguey, di Ciego de Avila, poco sopra il livello dei mare, si trovano invece varie specie di Copernicia altro genere di cui Cuba ospita 20 specie sulle 25 note in tutto il mondo. Sfruttate per la cera pregiata, la carnauba, che in alcune ricopre abbondantemente le foglie, le copernicia cubane (C. macroglossa, C. bayleiana, C. gigas, C. fallaense, etc.) hanno l'inquietante fascino delle bellezze incompiute, delle strutture irte e chiuse da cui fuoriescono strutture dalle forme atipiche. Le foglie, spesso senza picciolo, sono fitte e serrate l'una sull'altra in un enorme pellicciotto di difesa al tronco, con le più giovani fuoriuscenti tenere e glauche ma non innocenti dall'apice di sì difensivo apparato. Il vento non potendo agitarle le porta a vibrare e a strusciarsi in un incessante rumore cartaceo.
Infine nelle savane e soprattutto lungo la Carretera Central, tra la bassa corte dei cespugli incanagliti dalla poca fertilità del suolo, quasi una tracagnotta sorella contadina della sofisticata palma real, ecco spesso isolati o in denso boschetto, i tronchi colonnari e un po' tozzi, di Sabal parviflora, nudi e biancastri, con la tonda chioma di foglie dalla strana forma a metà tra la pinnata e la palmata «costapalmate» come le definiscono i botanici.
Nei giardini, nei parchi, nelle città, si incontrano infinite altre palme provenienti da tutto il mondo, dalla elegantissima palma dell'olio Elaeis guineensis, ad Attalea, a Dictyosperma album, a Vietchia merrillii, alla palma bottiglia Hyophorbe lagenicaulis, alle palme del Pacifico tra cui le bellissime Mascarena verschaffeltii e Pritchardia pacifica. Persino le hall degli alberghi sono lussureggianti delle grandi foglie di Livistona rotundifolia e Licuala grandis.

Cocos nucifera e palma real in una laguna vicino alla Baia dei Porci a Cuba.