Cupressocyparis X leilandii

Bella conifera sempreverde, rustica e vigorosa, sottoposta a molti errori di inserimento nel paesaggio

La croce posta prima del nome botanico del genere evidenzia subito che si tratta di un ibrido. Il genere Cupressocyparis infatti non esiste in natura, ma è stato ottenuto artificialmente tramite incrocio tra Cupressus macrocarpa e Chamaecyparis nootkatensis. Dall'unica specie sono state ottenute diverse varietà coltivate.

E' una conifera sempreverde, rustica e vigorosa con galbuli (le cosiddette pigne) sferici. Le foglie sono verdi, a volte tendenti al grigio, triangolari squamiformi.

La pianta può essere allevata come esemplare isolato e raggiunge in questi casi altezze notevoli, anche fino a m 20 e oltre, e diametro chioma di m 4-5. Il portamento è colonnare e compatto e l'apice conico. L'uso di questa conifera come esemplare isolato è una scelta progettuale che va fatta in relazione al giardino. Il portamento conico rende la pianta di aspetto piuttosto rigido e formale, per cui può ambientarsi in giardini di composizione alquanto geometrica, o ad esempio come esemplare isolato su un prato. Non si adatta invece a formare gruppo con altre piante e il fatto che sia una sempreverde e di origine ibrida per di più, la rende assolutamente non adatta a giardini di impronta naturalistica, specialmente nella Pianura Padana zona caratterizzata da una vegetazione caducifoglia.

Cupressocyparis leilandii, più spesso che isolata è coltivata per formare alte siepi molto schermanti. In questi casi forma barriere alte fino a 5-6 metri ed oltre, compatte, ma dalla ramificazione flessuosa e dal fogliame mobile. Nei giardini la necessità di specie sempreverdi da siepe molto grandi e schermanti non offre molte possibilità di scelta, specialmente nei climi settentrionali nei quali gli inverni sono piuttosto rigidi. Una delle poche specie possibili, Laurus nobilis, raggiunge con difficoltà nei climi padani altezze paragonabili a quelle di Cupressocyparis o del genere Cupressus, in quanto queste conifere sono veri e propri alberi, e inoltre può trovare un fattore limitante nel gelo. Da queste considerazioni è forse scaturita la grande diffusione di Cupressocyparis leilandii e, purtroppo, di altre conifere da siepe molto meno belle e poco ambientate nei nostri contesti paesaggistici come Cupressus arizonica (o glabra) e Cupressus macrocarpa.
In definitiva da un punto di vista ambientale e paesaggistico è assolutamente sconsigliato l'uso di questo tipo di siepe in giardini confinanti con la campagna o in terreni aperti di campagna, in quanto la loro artificiosità stride con l'immagine del paesaggio circostante fatto di boschi di piante a foglia caduca e di terreni agricoli. In questi ambienti rurali o semirurali la siepe grande deve essere costituita dalle nostre specie autoctone di sempre: nocciolo, carpino nero e acero campestre. Più possibilista sarei nel caso di un giardino inserito in un contesto edificato e vicino ad altri giardini (i giardini sono spazi verdi artificiali per definizione). In questi ambienti una siepe di leilandii non è sempre criticabile poiché in definitiva si tratta di una bella pianta. Come sempre le linee che devono guidare nelle scelte delle specie sono in relazione all'ambiente in cui ci si trova ad operare.

Cupressocyparis è una pianta di facile coltivazione che prospera in terreni freschi, profondi, ben drenati e non alcalini. Nei terreni argillosi le radici si sviluppano poco rispetto alla chioma e le piante possono diventare instabili. La pianta resiste al freddo ma, in inverni rigidi, i rami possono seccarsi e assumere uno sgradevole colore rossiccio. Ama le esposizioni soleggiate, ma tollera anche quelle parzialmente ombreggiate.

Per formare siepi porre le piante a distanza di 50-60 centimetri,. Se si mettono a dimora piante alte più di un metro è bene predisporre pali e fili molto robusti per l'ancoraggio in quanto prima che le radici abbiano bene colonizzato il terreno l'ampia chioma può con il vento fare un "effetto vela" che porterebbe allo sradicamento delle piante. Una concimazione primaverile nei primi anni di vita con un complesso ternario stimola la crescita.

Per gli esemplari allevati ad albero non è necessaria la potatura. Per le siepi è necessaria una potatura di formazione quando si mettono a dimora piante piccole e una potatura di mantenimento sulle piante adulte. L'epoca preferenziale è comunque settembre quando i getti hanno raggiunto il massimo sviluppo. La potatura di formazione ha lo scopo di ottenere una vegetazione fitta; per questo è bene non tagliare subito la siepe all'altezza voluta, ma ogni anno, nei primi anni di vita delle piante, si lasciano crescere i germogli una trentina di centimetri al di sopra dell'altezza prefissata. Potare poi 30 centimetri al di sotto. In questo modo nel punto di taglio si avrà una bella e folta vegetazione. La potatura di mantenimento ha lo scopo di mantenere le piante nei limiti spaziali voluti e di evitare che la vegetazione si sposti troppo verso l'esterno, lasciando spoglia la parte di ramo vicina al tronco.

Cupressocyparis, essendo un ibrido, si moltiplica soltanto per via agamica. In settembre – ottobre si prelevano talee lunghe 10 centimetri e si piantano in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali in cassone freddo. Quando le talee hanno messo radici si trapiantano in vivaio o in vasi singoli. Nell'autunno successivo alla propagazione possono già essere messe a dimora le piantine.

Oltre all'ibrido originario sono state ottenute due varietà più adatte a formare siepi. Haggerston Grey' ha fronde piatte triangolari, frastagliate, disposte in file e un colore verde molto più chiaro e brillante rispetto all'ibrido tipico; è' questa la cultivar più usata per siepi; produce molti galbuti, ma si propaga con una certa difficoltà. La cultivar 'Castlewellan Gold' ha fogliame giallo oro e chioma molto fitta, C. l. 'Variegatus' ha punteggiature giallo chiaro su tutto il fogliame.
 

LE PRINCIPALI MALATTIE

BATTERIOSI –

Agente: Agrobacterium sp.
Sulla corteccia della zona basale del tronco compaiono alcuni rigonfiamenti, prima piccoli e chiari poi più evidenti e di colore bruno. I tessuti colpiti tendono a necrotizzare. Ai primi sintomi è necessario asportare la zona infetta con un attrezzo affilato e disinfettare le ferite con spennellature con prodotti a base di rame.

MALATTIE CRITTOGAMICHE

– CANCRI CORTICALI
Agente: Seridium cardinale (Sin. Coryneum cardinale)
Si tratta di una grave malattia che causa seri disseccamenti e morie. Inizialmente sulla corteccia di rami e tronco compaiono aree allungate e di colore rosso-brunastro; successivamente in tali punti la corteccia si rigonfia e si fessura, con fuoriuscita di resina. Il legno sottostante imbrunisce e si forma una lesione che prende il nome di cancro. Progressivamente, a partire dall'alto, i rami ingialliscono e disseccano e l'intera pianta muore. Occorre ai primi sintomi o preventivamente irrorare la corteccia con fungicidi a base di benomyl o carbendazim avendo cura di ripetere dopo 15-20 giorni l'operazione. I cancri in stato avanzato vanno asportati chirurgicamente e le ferite disinfettate con i medesimi prodotti.

– DISSECCAMENTI FOGLIARI
Agente: Phomopsis occulta, Phyllosticta sp.

Le foglie aghiformi presentano macchie grigio-brunastre che spesso formano chiazze scure sui rami. Successivamente le parti più colpite disseccano e cadono. Pur non essendo una malattia grave occorre effettuare trattamenti in primavera ed in autunno con fungicidi a base di benomyl, tiofanate metile o rame.

– MARCIUME RADICALE
Agente: Armillaria mellea

La chioma gradualmente ingiallisce e dissecca, sempre in modo omogeneo. I tessuti corticali delle radici si presentano scrostati e marcescenti e sotto la corteccia è evidente un feltro miceliare di colore bianco-crema, spesso disposto a placche. Ai primi sintomi rimuovere con cura il terreno alla base del tronco e asportare con attrezzo affilato le parti radicali marcescenti. Le ferite andranno disinfettate con spennellature con fungicidi benzimidazolici o rameici. Se l'infezione ha colpito gran parte delle radici la pianta andrà estirpata ed il terreno circostante dovrà essere disinfettato con bromuro di metile o formalina.