Danni da eccesso di acqua

 

Piantine di pelargonio in vaso, fortemente debilitate da uno stato prolungato di eccesso idrico a livello radicale.

Particolare ingrandito dello stato di marcescenza radicale e della zona a livello del colletto, in una pianta di pelargonio distrutta da un eccesso di acqua nel vaso.

Una delle cause più frequenti di deperimento e anche di morte per le piante coltivate in vaso, confinate negli appartamenti o nei terrazzi o nei giardini, è rappresentata dalle elevate somministrazioni di acqua che si fanno in modo spesso sconsiderato senza tenere in alcun conto le vere necessità idriche degli esemplari da salvaguardare. Ciò non deve suonare come un acido rimprovero a chi spesso si impegna, forse anche più del necessario, per cercare di mantenere in vita le proprie piante anche in ambienti che con buona frequenza si presentano quasi impossibili. Al contrario, un rimprovero dovrebbe essere fatto a coloro che per le proprie piante non fanno quasi nulla in forma sistematica e spesso le lasciano morire per incuria o per dimenticanza, soprattutto nei mesi più caldi, in cui si notano con frequenza piante secche perché arse a causa della mancata somministrazione di una minima quantità di acqua.
Per questo, nel primo caso, anziché di rimprovero, si può parlare di una serie di buoni consigli che se ben recepiti non mancheranno di dare i suoi frutti, in quanto si tratta quasi sempre di errori dovuti a una voglia eccessiva di ben figurare e di mantenere comunque le piante al massimo possibile della condizione.
Purtroppo, oltre a essere un fattore indispensabile per la vita delle piante, in quanto insostituibile per l'assorbimento degli elementi nutritivi, per gli scambi continui tra le cellule e i tessuti vegetali, per il turgore cellulare e quindi per la vita, l'acqua possiede, come tutte le cose quando vengono usate in eccesso, anche caratteristiche negative tra cui quella di fare marcire, quindi di distruggere i tessuti radicali delle piante non acquatiche.

Aspetto triste di un balcone cittadino, in cui le piante vengono eccessivamente fornite di acqua ed il terreno si nota sempre intriso e sgocciolante.

Innanzitutto si dovranno tenere comportamenti diversi a seconda del tipo di pianta, della fase vegetativa, del tipo di terreno, delle condizioni ambientali (temperatura, umidità, confinamento, ecc.). Diventa infatti impensabile, al momento di una irrigazione, effettuare lo stesso tipo di intervento su tutte le piante presenti.
Si dovrà tenere in considerazione che esistono piante meno esigenti per l'acqua, come ad esempio tutto il gruppo delle piante grasse, per le quali irrigazioni frequenti e/o abbondanti sono nocive e portano spesso alla loro distruzione. Tra le piante da appartamento vari Ficus, ed in particolare F. benjamina, non sopportano gli eccessi idrici, come diverse palme con particolare riferimento alla Kentia.
Gli apparati radicali di molte altre piante, per non dire la stragrande maggioranza, soffrono sensibilmente a causa dei ristagni di umidità, nel terreno in cui sono confinati. Ne segue in tutti i casi la necessità di evitare ogni forma di ristagno d'acqua nel suolo favorendo gli sgrondi e aumentando le vespaiature e/o le aperture di fondo nei vasi. Anche la fase vegetativa delle piante deve essere opportunamente considerata, ricordando che tutte quelle a intensa fioritura necessitano in quei momenti particolari di una quantità maggiore di acqua, al fine di mantenere un consistente turgore, conservando più a lungo le fioritura e producendo un elevato quantitativo di fiori. Non è difficile citare a questo riguardo ortensia, primula, petunia, begonia, geranio, calceolaria, ciclamino, fucsia, passiflora, azalea, rododendro, sinningia, ecc.
Pure il fogliame ampio e abbondante tipico di molte piante da appartamento (Potus, Aphelandra, Caladium, Calathea, Codiaeum, Cyperus, Dracaena, Dieffenbachia, Fatsia, filodendri, felci,  ecc.) necessita di un elevato turgore e quindi di somministrazioni più frequenti rispetto ad altre specie di piante meno esigenti.
Riguardo al tipo di terreno utilizzato per le piantagioni, bisogna distinguere quello più sciolto (che trattiene meno acqua), da quello a medio impasto e da quello più compatto (in grado di immagazzinarne quantitativi maggiori). Il comportamento da tenere sarà anche qui diverso, considerando pure la necessità di rimuovere di tanto in tanto il terreno dei vasi, soprattutto negli strati più superficiali.
Anche le condizioni dell'ambiente in cui le piante si trovano a vivere dovranno essere sempre valutate ogni volta che si deve programmare l'intervento irrigatorio sia pure ai livelli più elementari.
Sia la temperatura che l'umidità influiranno sulle necessità idriche, favorendone l'impiego nel caso di alte temperature, soprattutto se prolungate e nel caso di ridotta umidità relativa, tendenti entrambe a favorire l'evaporazione, a ridurre i quantitativi di acqua immagazzinati e quindi ad aumentare le esigenze idriche.
Al contrario, la riunione di piante in spazi angusti, con il raduno di molti esemplari nell'unità di superficie, determina una minore esigenza idrica complessiva accompagnata, però, da una maggiore esigenza di aerazione per evitare lo sviluppo di pericolose patologie di natura crittogamica.

Pianta di gardenia defogliata e debilitata a causa del ristagno prolungato di acqua che si nota sia dal colore del terreno che dalla presenza nel sottovaso.

Pianta di Kentia marcescente a livello radicale e debilitata nella parte aerea, a causa di eccessive e troppo frequenti irrigazioni al vaso.

Alcuni accorgimenti tecnici
Da quanto esposto è possibile determinare una linea d'azione che orienti in ogni momento le possibili operazioni irrigue, per ottenere i migliori risultati produttivi dalle piante coltivate. Si dovranno così tenere in debito conto, come più sopra ricordato, le esigenze delle piante, il momento vegetativo in cui si effettuano le irrigazioni, il tipo e le condizioni fisico-chimiche del terreno a disposizione, tutte le possibili operazioni di miglioramento del terreno mediante concimazioni, fertirrigazioni, lavorazioni fino al cambio completo dello stesso, soprattutto nei casi di evidente presenza di infezioni crittogamiche o di intestazioni da parte di parassiti animali.
Anche il tipo di acqua utilizzata dovrà essere oggetto di osservazioni approfondite, riguardo alla presenza di salinità o di inquinanti nocivi oppure nei riguardi della temperatura, evitando di usare acqua troppo fredda. Ma il momento di massima attenzione si dovrà riscontrare alla piantagione, in cui si dovranno curare gli sgrondi dell'acqua, nei vasi e nel terreno, adottando ogni forma di accorgimenti tecnici a disposizione. L'acqua dovrà essere somministrata soltanto previa elementare indagine della necessità a livello del terreno anche in profondità e comunque di quello a contatto con le radici. L'indagine può avvenire in forma manuale o con aste di legno o con opportune apparecchiatura esistenti da tempo in commercio.
Dovrà essere dato particolare rilievo allo sgrondo verso il basso, mediante i fondi forati e non si dovrà ricorrere all'uso del sottovaso, se non per raccogliere la sola acqua in eccesso e per evitare che possa finire sui pavimenti o nei selciati o nei terrazzi, imbrattandoli. L'acqua residua rimasta nel sottovaso, soprattutto se molto capiente, dovrà essere dopo poco tempo allontanata.
E' molto importante, prima delle somministrazioni idriche di ogni genere – sia in piena terra sia in vaso – rimuovere o effettuare leggere lavorazioni al terreno, al fine di interrompere la crosta superficiale, di eliminare le ampie fessure che si formano tra la massa del terreno e il bordo interno del vaso. Tutto questo al fine di favorire l'immagazzinamento idrico e di ridurre il numero e la quantità delle somministrazioni.