Danni primaverili da neve e vento

Le stagioni, quando sono inclementi e si presentano con aspetti inconsueti, determinano gravi problemi alle alberature.

La conservazione e la cura delle aree a verde e, in modo particolare, delle alberature stradali, costituiscono problemi di sempre maggiore importanza per gli operatori ed i tecnici impegnati in questo delicato settore. Spesso, ai normali problemi di una corretta potatura e di una oculata somministrazione di fitofarmaci si sovrappongono anche inconvenienti causati da condizioni meteorologiche abnormi.

Tronco di ippocastano in cui si nota la messa a nudo del legno a seguito di stroncamento di una branca primaria

Danni alle latifoglie e …
Accade che si  verifichi una caduta eccezionale di neve, accompagnata da violente raffiche di vento. Un fenomeno atmosferico così anomalo, in fase di avanzata primavera, coglie le piante in un delicato momento fisiologico, poiché la maggioranza delle essenze arboree sta completando il rivestimento della chioma con l'emissione di nuovi germogli quindi dell'intero apparato fogliare. L'impatto della cosiddetta "mala neve", superando il limite di carico delle branche e degli altri organi, provoca danni molto ingenti particolarmente sulle latifoglie di cui le specie più colpite sono i tigli, gli ippocastani, gli aceri e i pioppi; trattasi di essenze costituite da una struttura dell'apparato xilematico assai fragile e tenera; Acer negundo e Populus nigra riportano forti traumi con stroncature varie: rami e branche spezzati sia laterali che, spesso, anche delle parti apicali. Reggono abbastanza bene i frassini, le querce e i bagolari per la loro forte struttura legnosa.

… alle conifere
La situazione è meno grave per quanto concerne le conifere (cedri, cipressi, tuie, tassi, ecc.). Nei casi più gravi si registra una marcata divaricazione della parte apicale e un ripiegamento delle branche laterali: fenomeno, peraltro, facilmente superabile proprio per la particolare consistenza della massa legnosa posseduta dalle gimnosperme, assai elastica e quindi resistente. Trattasi di un aspetto molto importante poiché, a differenza delle piante a foglia caduca, l'effettuazione sulle conifere di interventi cesori pregiudica le loro peculiari caratteristiche con danni irreversibili per la menomazione che esse subiscono nel loro significato estetico e quindi decorativo.

A sinistra: pioppo bianco, di cui alcune branche inferiori appaiono spezzate per il peso eccessivo della neve; a destra: viale di pioppi cipressini presentanti la stessa situazione

L'azione malefica della neve è, in genere, accompagnata da vento violento con conseguente sradicamento di molte piante tra cui l'ippocastano; dai sopralluoghi effettuati si è potuto, tra l'altro, constatare che molte delle piante abbattute erano già compromesse, specialmente nella parte basale del colletto o del primo apparato radicale per infezione da carie o da marciumi radicali. Trattasi di microrganismi appartenenti a vari generi: Ganoderma, Phomes, Coryolus, ecc., i quali si riscontrano negli alberi piuttosto senescenti che non vengono tenuti sotto controllo ed in cui è, quindi, carente la manutenzione. L'infezione ad opera degli agenti di carie ha, come prima conseguenza dannosa, la perdita delle funzioni meccaniche da parte del legno compromesso; trattasi di un processo di disgregazione dei tessuti i quali finiscono col perdere la vitalità quindi la resistenza e la consistenza, con conseguente trasformazione della massa legnosa e dei suoi componenti (lignina e cellulosa) in un ammasso friabile, poroso oppure marcescente. Si creano, in questo modo, problemi per la staticità delle piante stesse con potenziale ed enorme pericolo per persone e/o cose le quali, per qualsiasi motivo, si trovino a sostare delle vicinanze di tali piante a rischio. E' bene, pertanto, ricordare che si rivela importante l'azione dell'uomo, del giardiniere e del tecnico responsabile della cura e della manutenzione del verde, considerando che la maggior parte dei microrganismi fungini (gli agenti di carie e di cancri rameali) penetra nei tessuti attraverso una qualsiasi soluzione di continuità quali sono quelle procurate dalla neve, dal gelo, dal vento e da altre meteore. Si impone la necessità di effettuare veri e propri check-up o accertamenti fitosanitari preventivi, soprattutto su quelle essenze che formano le alberature stradali a maggior rischio come le sopraddescritte.

Parte apicale di Acer negundo tranciata: il legno tenero non ha retto all'azione concomitante della neve e del forte vento

Viale di cipressi, di cui alcuni rami si presentano divaricati, ma non divelti, proprio per la consistenza posseduta dal legno di conifere

Tecniche da adottare per una rapida ripresa
Gli accorgimenti e le tecniche da adottare per una rapida ripresa delle condizioni vegetative delle piante così duramente colpite da neve e vento consistono in oculati interventi risanatori di carattere agronomico-meccanico, tenendo presente che le capacità di recupero si diversificano da specie a specie. Si dovrà, innanzitutto, nei casi più gravi, valutare le capacità statiche delle piante, quindi si asporteranno i rami spezzati effettuando una corretta esecuzione dell'angolo di taglio, intervenendo il più possibile vicino al collare del ramo senza lederlo Può essere anche necessario, in certi casi, ridurre il carico della chioma, per ristabilire una opportuna armonizzazione specialmente su piante vecchie o mal conservate. Si può, inoltre, rendere utile la posa in opera di cavi o tiranti di sostegno: in tal caso occorre prestare attenzione a non perforare in presenza di legno alterato o in decadimento. Infine, occorre riservare particolare attenzione anche agli attrezzi di potatura, i quali dovranno essere disinfettati con alcool denaturato o formalina o sali quaternari d'ammonio, ogni qualvolta si passa da una pianta all'altra, al fine di evitare che si possano trasmettere malattie quali le tracheomicosi, tra cui, ad esempio, il cancro colorato blu, una delle più temibili malattie che sta falcidiando i più meravigliosi esemplari di platano delle nostre città.