Elaeagnus

Arbusti, ma anche piccoli alberi, che hanno quasi tutti la caratteristica di possedere spine e che da tempo costituiscono una risorsa importante per i nostri giardini.

Quella delle Elaeagnaceae è sicuramente una delle famiglie piu’ modeste, quantitativamente parlando, di tutto il regno vegetale, essendo formata da tre soli generi (Elaeagnus, Hippophaë e Shepherdia) e 46 specie, ma è anche ben conosciuta per quegli arbusti, appunto gli eleagni, che da tempo costituiscono una risorsa importante per i nostri giardini.

Elaeagnus pungens ‘Frederici’ Elaeagnus pungens

Arbusti, si è detto, ma anche piccoli alberi, che hanno quasi tutti la caratteristica di possedere spine o, meglio, rami spinescenti, più o meno ricoperti di peli a forma di stella di colore argenteo o marrone; le foglie, decidue o sempreverdi, sono sempre intere, semplici, alterne (ma opposte in Shepherdia) e prive di stipole. I fiori sono ascellari, solitari o a mazzetti, ma anche in racemi e spighe, con i due sessi insieme o con un solo sesso; il frutto, una drupa spesso commestibile, contiene un solo seme, secco ma apparentemente simile ad una bacca poiché è rivestito della parte carnosa del perigonio che non cade. L’areale delle Elaeagnaceae, in contrasto con la loro relativa povertà numerica, è piuttosto vasto, coprendo le aree temperate dell’Europa, dell’Asia e dell’America settentrionale, con qualche punta fino all’Asia tropicale.
Il genere principale, Elaeagnus (da cui la famiglia ha tratto il nome) è costituito da una quarantina di arbusti o alberelli, talvolta anche rampicanti. Una delle principali caratteristiche del genere consiste nella forte peluria che ricopre i giovani ramoscelli, che talvolta sono anche spinosi. Le foglie sono alterne, intere, dotate di un corto picciolo e di un evidente strato di peli a forma di scaglia o di stella, presenti almeno sulla pagina inferiore. I fiori, spesso profumati, sono solitari o raggruppati in piccoli mazzetti raccolti in ombrelle ascellari; l’aspetto del perigonio è decisamente tubuloso, con una leggera ma palese strozzatura sopra l’ovario. I lobi, o ‘petali’, sono quattro, di forma ovato-triangolare e fortemente ricoperti da peli stellati o a scaglie di colore argenteo, mentre la superficie interna appare quasi completamente glabra. Il frutto è molto simile a una drupa, contenente un solo seme ellissoidale od obovato, avvolto dalla parte molle e carnosa del perigonio. Come già si è detto per l’intera famiglia, anche questo genere, in natura, è distribuito perlopiù nell’emisfero settentrionale della Terra, con una predilezione pressoché esclusiva nei confronti delle aree temperate asiatiche.

Elaeagnus pungens ‘Aurea’ Elaeagnus pungens ‘Maculata’

La principale attrattiva delle varie forme di eleagno è rappresentata dal fogliame, di forma elegante e con superficie lucida e brillante, ma, nella scelta delle specie che vogliamo inserire nel nostro giardino o negli spazi verdi e fioriere, ci guiderà la distinzione fra piante sempreverdi e decidue. Fra le prime giganteggia – per il larghissimo impiego determinato non solo dalla bellezza della pianta, ma anche dalla sua estrema rusticità – Elaeagnus pungens, arrivato dal Giappone in Europa nel 1830 e da allora sempre più utilizzato nelle siepi a foglia persistente, nelle fioriere, nelle barriere frangivento. Si tratta di un arbusto che può toccare i 4-5 m d’altezza nel suo habitat, ma che in coltivazione mantiene dimensioni assai più ridotte. I giovani ramoscelli sono coperti di una peluria marrone, che con il passare del tempo assume i toni dell’argento; frequentemente essi presentano spine piuttosto robuste, della lunghezza di 2-3 cm. Le foglie, lunghe fino a 10 cm e larghe non più di 4, con margini ondulati o increspati, sono di forma oblunga od ovata e al tatto appaiono cuoiose, mentre la superficie della pagina superiore diventa sempre più verde e lucida e quella della pagina inferiore è argenteo-scagliosa. I fiori, anch’essi bianco-argentei, sono disposti a tre all’ascella delle foglie e quando si aprono in autunno, fra ottobre e novembre, emanano un delizioso profumo dando poi vita a frutti ovoidali. Questi ultimi, dotati di un sapore piuttosto acidulo, inizialmente sono di colore marrone, ma in seguito diventano rossi al momento della maturazione. Da questa specie, piuttosto variabile, è stata tratta una dozzina di cultivar di piacevole aspetto, come ‘Aurea’, che offre il notevole vantaggio di avere rami poco spinosi e foglie verdi, con un margine giallo limitato ma di colore intenso. Anche E. p. ‘Frederici’, pur mantenendo i rami abbastanza spinosi, ha foglie interessanti, ma in questo caso la colorazione gialla, a strisce, si colloca al centro della lamina; in Maculata, invece, le foglie sono assai più grandi e il loro colore verde è cosparso irregolarmente di chiazze gialle, che in alcuni casi scompaiono per lasciare nuovamente posto al verde originario.

Elaeagnus x ebbingei Elaeagnus commutata

Un secondo eleagno sempreverde – che però nelle zone climaticamente meno favorite può perdere le foglie, almeno in parte – è E. x ebbingei, un ibrido fra E. pungens ed E. macrophylla, creato in Olanda nel 1928. Alto circa 3 m, questo arbusto è molto elegante, specialmente a motivo delle sue foglie ellittiche, lunghe 7-13 cm e larghe 4-6 cm, di un bel verde intenso che appare particolarmente lucido sulla pagina superiore, mentre quella inferiore è scagliosa e argentea. In aggiunta, i fiori – biancastri e raggruppati in mazzetti di 3-6 alle ascelle delle foglie – sono molto profumati, ma raramente producono frutti. Anche di questo fortunato ibrido si conoscono alcune cultivar di successo, come Limelight’, che è ben conosciuto e apprezzato nel nostro paese (dove però è venduto in alcuni vivai con il nome improprio di Variegatus) grazie alle foglie, di colore verde-grigiastro con una macchia centrale di un tenero giallo e con margini poco ondulati.
Fra le specie decidueche perlopiù fioriscono in primavera, tranne E. umbellata -, a parte il ben conosciuto E. angustifolia, coltivato in Europa sin dal Cinquecento, una particolare segnalazione va fatta per E. multiflorus, originario della Cina, della Corea e del Giappone. Si tratta di un arbusto di circa 3 m d’altezza e altrettanti d’ampiezza, con rami a scaglie di colore marrone e solo occasionalmente spinosi. Le foglie, molto piccole da giovani, diventano poi lunghe fino a 8 cm e larghe fino a 4, quindi con una lamina ellittico-oblunga; la pagina superiore è verde, mentre quella inferiore è cosparsa di scaglie sia argentee sia marrone. I fiori, 1 o 2 alle ascelle delle foglie, sono numerosissimi ed esili nella parte tubulosa, mentre poi si allargano in lobi di circa 3 mm di colore giallo chiaro, Anche i frutti sono interessanti, perché abbondanti, di colore rosso e di forma ellissoidale, con una lunghezza di circa 1,5 cm: essi sono gradevolmente sugosi e si prestano alla preparazione di confetture, gelatine e anche liquori.
Di origine nordamericana è invece E. commutata, che come il precedente fiorisce nel mese di maggio e che predilige un habitat naturale formato da sponde di fiumi o da pendii umidi. Alto fra i 2 e i 5 m, questo arbusto è particolarmente incline ad emettere stoloni; le sue foglie, lunghe 3 cm al momento della fioritura, si allungano poi di altri 5 cm, ma sono molto strette (1-3 cm), con una lamina ellittica e acuta, ricoperta di scaglie argentee su entrambe le pagine. I fiori – da 1 a 3 – hanno una forma ad imbuto e sono gialli dentro ma argentei esternamente, ed emanano un dolce profumo; il frutto, ricoperto da una specie di farina, è lungo 1 cm ed ha una forma ovoidale.

Elaeagnus multiflora Elaeagnus umbellata

Una terza specie decidua, E. umbellata, vive in un vasto areale che va dall’Himalaya fino al Giappone, dove è facilmente reperibile sopra le dune sabbiose. L’altezza arriva ai 4 m, mentre le foglie, lunghe fino a 9 cm in epoca di fioritura, sono ellittiche o strettamente ovate; la superficie inferiore è ricoperta di scaglie fortemente argentee, ma anche marrone. I fiori, da 1 a 7 in mazzetti ascellari, hanno lobi lunghi più o meno come il tubo, e formano un frutto sferico di colore rosso, che è particolarmente sugoso e soprattutto decorativo.
La coltivazione degli eleagni non è affatto difficile, anche perché sono piante molto rustiche, che oltretutto attecchiscono in ogni tipo di terreno: soprattutto le specie decidue tollerano bene anche i suoli poveri.
Unica precauzione, come per la quasi totalità delle piante, è che il terreno sia ben drenato; anche una corretta esposizione va ben calcolata, più soleggiata per le decidue, anche in mezz’ombra per le sempreverdi.
Tollerano molto bene le potature anche drastiche, soprattutto quando le si voglia utilizzare per la formazione di siepi.