Elementi di botanica

Fotosintesi, respirazione, nutrizione, fitoregolatori,riproduzione e morfologia delle piante

Generalità
Il mondo vegetale può essere suddiviso, in linea generale, in quattro grandi gruppi: alghe, muschi, felci e piante con semi. Gli schemi tassonomici e la relativa nomenclatura sono notevolmente mutati negli ultimi anni ma in questa sede si utilizzeranno, per comodità espositiva, i termini spermatofite per indicare le piante con semi e gimnosperme ed angiosperme per indicare rispettivamente le conifere e le piante con veri e propri fiori.
Le angiosperme costituiscono la maggioranza dei vegetali attualmente viventi e vi appartengono molte delle piante coltivate a scopo ornamentale. Esse vengono inoltre suddivise nei due grandi gruppi delle dicotiledoni e monocotiledoni. Caratteristiche comuni agli organismi appartenenti alle angiosperme son la presenza di uno sporofito costituito da fusto foglie e radici e la produzione di fiori, frutti e semi. L'habitus può essere erbaceo o legnoso. Le piante erbacee possono essere annuali, biennali e perenni. Nelle prime il ciclo vegetativo e riproduttivo si svolge nell'arco di un anno, nelle seconde si accumulano le riserve nel corso del primo anno e si verificano fioritura e fruttificazione nel corso del secondo, dopodiché la pianta muore. Nelle piante erbacee perenni la fioritura avviene ogni anno. Le legnose sono tutte perenni e si suddividono in arbustive ed arboree. Le prime sono caratterizzate da altezza non elevata e da ramificazioni inserite più o meno nella parte basale della pianta; invece gli alberi raggiungono altezze anche notevoli e presentano un fusto ramificato in alto. In realtà la distinzione fra alberi e arbusti non è sempre agevole e molte piante possono avere portamento diverso a seconda delle condizioni ambientali in cui vivono. A tale proposito è utile ricordare che nella disciplina che si occupa della forma e degli adattamenti delle piante, l'ecologia vegetale, non viene effettuata la classificazione precedentemente esposta ma si segue il principio delle forme biologiche di Raunkiaer, basato sugli adattamenti per superare la stagione avversa, e quindi la posizione delle gemme.
Nei paragrafi successivi verranno illustrati in breve i principali aspetti inerenti alla fisiologia, riproduzione e morfologia delle angiosperme.

Fotosintesi e respirazione
La maggior parte delle piante è costituita da organismi autotrofi, che sono cioè in grado di vivere sintetizzando sostanze organiche a partire da acqua e composti inorganici, in particolare del carbonio. Il processo di organicazione del carbonio prende il nome di fotosintesi e consiste nella formazione di zuccheri (glucosio, saccarosio, amido, ecc.) a partire da acqua ed anidride carbonica, sfruttando l'energia luminosa del Sole. In tale processo si ha inoltre liberazione di ossigeno e da ciò deriva la possibilità di vita sul nostro pianeta.
La prima tappa della fotosintesi consiste nell'assorbimento di luce da parte di particolari sostanze dette pigmenti contenuti in organelli presenti nelle cellule principalmente delle foglie, detti cloroplasti. Il più importante fra questi pigmenti è, senza dubbio, la clorofilla. Questa assorbe le radiazioni luminose comprese nella fasce del violetto, rosso e azzurro, mentre riflette quella verde, da cui il colore delle foglie. Esistono poi una serie di pigmenti accessori che assorbono luce di lunghezza d'onda differente dalla clorofilla e che hanno quindi colorazioni diverse dal verde, la cui presenza è però generalmente mascherata dalla prevalenza della clorofilla. Essi sono principalmente caroteni e xantofille. L'energia luminosa assorbita dai pigmenti viene poi immessa nel sistema fotosintetico e trasformata in energia chimica. Va ricordato che la sede del processo fotosintetico è di norma la foglia, ma in alcuni casi, come nelle piante succulente (o piante grasse) ove le foglie sono trasformate in spine, tale funzione è svolta dal fusto che diviene infatti verde.
L'attività fotosintetica delle piante è legata ad alcuni fattori esterni, uno dei più importanti è senza dubbio la luce; la massima attività di fissazione avviene infatti nelle ore centrali della giornata, quando maggiore è l'intensità luminosa. Ne consegue che in condizioni di ombreggiamento (nuvole od ombra artificiale) si riduce, a volte in maniera consistente, l'attività fotosintetica. Ciò non risulta vero solo nelle piante sciafile, adattate a vivere in condizioni di ombra. Queste presentano un accrescimento più lento ma hanno attività fotosintetica ridotta in condizioni di massima illuminazione e la risposta fotosintetica è saturata ad intensità più basse di quelle delle specie eliofile. Un altro fattore essenziale per la fotosintesi è l'acqua, in quanto una condizione di stress idrico determina un ritardo della crescita della pianta e una riduzione di assunzione di anidride carbonica con conseguente riduzione dell'attività fotosintetica. Anche la temperatura è un fattore condizionante la fotosintesi, l'effetto di questa è variabile da specie a specie. In linea di massima si può dire che le temperature ottimali sono equivalenti alle temperature diurne alle quali le piante si accrescono.
Infine gli altri fattori che influenzano la fotosintesi sono la disponibilità di anidride carbonica e di minerali. Se non intervengono altri fattori (ad esempio l'aridità) un'aumento della concentrazione di anidride carbonica determina un aumento dell'attività fotosintetica soprattutto se correlata ad un'elevata intensità luminosa. Un ridotto apporto di nutrienti (in particolare azoto, fosforo e potassio) determina alterazioni del ritmo di crescita della pianta e di conseguenza riduce l'efficienza fotosintetica.
Alcune piante succulente hanno un ciclo metabolico particolare, detto CAM (Crassulacean Acid Metabolism), che consente di ottimizzare l'attività fotosintetica in ambienti estremi, quali quelli desertici, in cui le piante sono costrette a tenere gli stomi chiusi di giorno ed aperti di notte per limitare la traspirazione. Sono piante che crescono lentamente ma le uniche in condizioni di sopravvivere in ambienti ostili agli altri vegetali superiori.
Il processo attraverso il quale l'energia chimica prodotta dalla fotosintesi viene trasformata in energia metabolica prende il nome di respirazione. Essa avviene in altri organelli presenti nelle cellule detti mitocondri. Una parte degli zuccheri prodotti nella fotosintesi viene utilizzata dalle piante per costruire i diversi organi e per immagazzinare riserve, l'altra viene demolita mediante la respirazione allo scopo di fornire l'energia necessaria ai diversi processi metabolici. Il prodotto finale della respirazione è di nuovo l'anidride carbonica che viene reimmessa nell'atmosfera. Fotosintesi e respirazione costituiscono dunque una parte fondamentale del ciclo del carbonio.

La nutrizione minerale
Per la vita delle piante è necessario che esse, oltre che luce, acqua ed anidride carbonica, abbiano a disposizione alcuni elementi chimici che vengono assimilati dalle radici e che sono disciolti nella soluzione circolante nel terreno o adsorbiti dalle particelle di suolo. A seconda della quantità in cui sono richiesti, questi elementi minerali vengono classificati in macroelementi e microelementi. I primi sono Azoto, Potassio, Calcio, Magnesio, Fosforo, Ferro e Zolfo, i secondi sono Manganese, Zinco, Rame, Cloro, Boro, Molibdeno, Sodio e Cobalto. L'Azoto entra nella costituzione di gran parte delle molecole biologiche quali aminoacidi, proteine, clorofilla, acidi nucleici, ecc. per cui la sua disponibilità è di fondamentale importanza per la crescita e la vita delle piante. Una sua carenza si manifesta con ritardi dello sviluppo, colorazione pallida delle foglie e in casi più marcati con fenomeni di clorosi.
Il Fosforo è presente nelle molecole di trasporto di energia, negli acidi nucleici ed è un elemento fondamentale in alcuni processi metabolici ed ha inoltre effetto sulla formazione di fiori e frutti. La sua carenza determina uno sviluppo stentato della pianta, riduzione dell'apparato radicale, comparsa di aree necrotiche e caduta delle foglie, soprattutto più vecchie, riduzione di fiori e frutti.
Il Potassio fa parte di enzimi e aminoacidi e gioca un ruolo importante sia come attivatore di enzimi che nella regolazione dell'apertura degli stomi. La carenza di quest'elemento determina una maggiore sensibilità alle malattie, si manifesta con clorosi o necrosi dell'apice re.
Il Magnesio è un costituente della molecola di clorofilla ed un attivatore enzimatico. La sua carenza determina clorosi.
La carenza di Ferro determina un'inibizione della sintesi della clorofilla, da cui la comparsa di una clorosi diffusa.

Fitoregolatori o ormoni vegetali
Esistono nelle piante (così come negli animali) delle sostanze organiche che vengono prodotte in una parte della pianta e traslocate in un'altra parte dove, a basse concentrazioni, determinano una risposta fisiologica. Tali sostanze vengono definite fitoregolatori. La scoperta di questi ha segnato un grosso passo in avanti nella comprensione di alcuni aspetti della fisiologia vegetale e abbastanza rapidamente sono entrati a far parte delle comuni pratiche agronomiche. I principali fitoregolatori sono le auxine, le giberelline, le citochinine, l'etilene e l'acido abscissico. Di seguito verranno forniti brevi cenni sulle principali attività espletate da ciascuno di questi ormoni ricordando che generalmente gli ormoni sono coinvolti in diversi fenomeni fisiologici e non sempre hanno attività specifiche.
L'auxina, o acido indolacetico (I.A.A.), è legata ai processi di divisione e distensione cellulare e di differenziamento, da questo punto di vista svolge un'azione importante nella crescita radicale e per tale caratteristica viene impiegata come ormone di radicazione delle talee. E' implicata inoltre nel fenomeno della dominanza apicale di cui si parlerà più dettagliatamente nel paragrafo sul fusto.
Le giberelline (G.A.) hanno la capacità di stimolare l'accrescimento delle piante, la mobilizzazione delle riserve nei semi in germinazione, la fioritura. Quindi le giberelline vengono utilizzate nella pratica agricola principalmente per indurre la fioritura o l'allungamento di piante o parti di piante, e per la produzione di frutti apireni; è interessante osservare che alcuni brachizzanti presenti normalmente in commercio, svolgono la loro funzione in quanto inibiscono la sintesi delle giberelline.
L'etilene è un gas che agisce sulla maturazione dei frutti, sull'induzione o ritardo della fioritura, sull'inibizione dell'allungamento di cauli, radici e foglie e sulla crescita orizzontale dei rami. Nella pratica agricola viene utilizzato per favorire la maturazione di alcuni frutti (banane, mele, arance), per indurre la fioritura in piante appartenenti alle Bromeliacee o nel mango, per la rottura della dormienza della patata.
Le citochinine agiscono sulla divisione cellulare e sulla formazione di nuovi organi. Inibiscono inoltre la senescenza delle foglie e stimolano lo sviluppo di gemme laterali.
L'acido abscissico è implicato nei fenomeni legati alla quiescenza di gemme e semi e all'attività stomatica oltre che nell'abscissione, cioè il distacco di organi dalla pianta.

La riproduzione
Le piante hanno due modi per riprodursi: per via vegetativa (o agamica) o per via sessuale (o gamica). La prima, detta anche propagazione, è dovuta alla capacità di alcune parti (foglie, rami, radici) di ricostruire un nuovo individuo attraverso la differenziazione di nuovi tessuti, quando vengono separate dalla pianta madre. Tale peculiarità viene sfruttata dall'uomo attraverso tecniche diverse quali ad esempio le talee, le margotte, ecc. e presenta il vantaggio di poter ottenere cloni, cioè individui con le stesse caratteristiche di quello da cui si è prelevato il materiale di propagazione. La riproduzione sessuale avviene mediante una serie di eventi che hanno sede nei fiori. Questi, come si approfondirà in seguito, sono costituiti da foglie modificate proprio allo scopo di permettere alla piante di riprodursi. Le parti fertili del fiore sono gli stami ed i carpelli. I primi sono formati da una parte sterile detta filamento da una fertile detta antera, in questa si forma il polline che, trasportato dal vento od altri vettori, raggiunge una struttura formata dalle foglie carpellari, detta pistillo. In particolare giunge su una porzione di questo, detta stimma, che secerne delle sostanze appiccicose allo scopo di catturare e far aderire il granello di polline. Giunto sullo stimma il granello di polline germina, e tale processo avviene solo su stimmi della stessa specie, producendo un tubetto che si approfondisce fino all'ovario, che è la porzione basale del pistillo, ove è presente l'ovulo all'interno del quale avviene la fecondazione e formazione dell'embrione. L'ovulo fecondato si trasforma in seme, che è composto quindi dall'embrione e sostanze di riserva racchiuse in un tegumento derivante dalle pareti dell'ovulo, mentre l'ovario si trasforma in frutto. La presenza di questo è una caratteristica delle angiosperme, mentre le conifere producono i soli semi.

Le radici
Le radici formano la parte ipogea della pianta e svolgono tre funzioni fondamentali: ancoraggio della pianta al suolo, assorbimento di acqua e sali minerali, immagazzinamento di sostanze di riserva.
La funzione di sostegno è di fondamentale importanza per tutte le piante terrestri. In alcune di esse si formano anche delle radici avventizie, alla base del fusto o sui rami, che contribuiscono all'ancoraggio soprattutto quando queste piante crescono in terreni melmosi. La funzione di assorbimento è svolta da numerose e sottili estroflessioni presenti nella parte terminale delle radici, dette peli radicali, la cui presenza consente alla pianta di aumentare enormemente la superficie assorbente.
Si distinguono due tipi di apparato radicale: a fittone e fascicolato. Nel primo caso si presenta una radice principale, detta appunto fittone, provvista di ramificazioni brevi o, come accade in molte piante arboree, le radici laterali superano in lunghezza la radice principale. L'apparato radicale fascicolato si ha quando la radice principale cessa di accrescersi e viene sostituita da numerose radici laterali avventizie che partono direttamente dalla base del fusto. Il primo tipo è caratteristico delle dicotiledoni, il secondo delle monocotiledoni.
Come detto precedentemente le radici svolgono normalmente funzione di riserva, ma in alcune piante esse divengono particolarmente specializzate per tale funzione ed in tal caso divengono carnose come accade, ad esempio, nella carota e nella barbabietola o nella Dalia.
In natura il rapporto chioma-radici è sempre ben equilibrato a meno di interventi esterni. Nella prima fase di crescita delle piante vi è una prevalenza di sviluppo dell'apparato radicale, in seguito, nelle piante adulte, prevale la parte aerea. In generale l'apparato radicale si espande in un'area maggiore di quella della chioma. La profondità varia a seconda della specie e al variare delle condizioni idriche, nutrizionali e strutturali del suolo.

Il fusto
Il fusto è la porzione della pianta su cui vengono portate le foglie. Le funzioni fondamentali, oltre che di sostegno, sono di conduzione e di riserva. Il punto di inserzione di una foglia prende il nome di nodo, mentre la porzione di fusto compresa fra due nodi è detta internodo; l'angolo formato dalla foglia e l'internodo sovrastante è detto ascella ed in questo è presente una gemma, detta appunto gemma ascellare, dalla quale si origina un ramo o un fiore.
In linea di massima le gemme si possono definire come organi vegetativi che daranno luogo a foglie, rami o fiori; in alcune piante sono presenti inoltre delle gemme dette miste che danno origine contemporaneamente a rami e fiori. Nelle piante legnose esse sono protette da brattee dette perule, mentre nelle piante erbacee sono nude. A seconda della loro posizione le gemme si distinguono in apicali, se poste all'apice di un ramo, ascellari se poste all'ascella di una foglia, laterali se portate lungo un asse (ramo o fusto). Le gemme si dicono pronte se si schiudono nello stesso anno in cui si sono formate, dormienti (o ibernanti) se si schiudono nell'anno successivo: Infine si possono avere gemme sostitutive, coesistenti a quelle normali, che si sviluppano solo nel caso in cui queste non si schiudano e gemme avventizie che si formano quando vi sia la distruzione della gemma normale. Si è già accennato, nel paragrafo dedicato agli ormoni, ad un fenomeno molto importante che si presenta nelle piante, detto dominanza apicale. Essa consiste nell'inibizione, da parte della gemma apicale, dello sviluppo delle gemme laterali. Tale fenomeno è legato alla produzione di auxina da parte della gemma apicale ed al trasporto di questa dall'apice verso la base della pianta. Così, se si asporta la gemma apicale tale inibizione viene a cadere e si ha lo sviluppo delle gemme laterali; questo è quindi uno dei principi su cui si basano le operazioni di potatura.
Il sistema di conduzione è formato da floema e xilema che costituiscono un sistema continuo fra foglie, fusto e radici attraverso il quale l'acqua e i sali minerali vengono trasportati dalle radici alle foglie, mentre le sostanze elaborate vengono traslocate dalle foglie nei siti di immagazzinamento o utilizzazione quali radici, gemme, fiori e frutti.
Xilema e floema costituiscono i fasci vascolari composti. Questi possono essere di due tipi: chiusi ed aperti. I primi sono costituiti essenzialmente da xilema e floema; i fasci aperti, invece, presentano tra xilema e floema un arco di cellule che conservano la capacità di dividersi attivamente, dette cellule del cambio. Se il cambio vascolare è assente o la sua attività è limitata al primo anno, i fusti rimangono erbacei, se l'attività del cambio continua si ha un accrescimento del diametro del fusto e la produzione di legno.
Il fusto delle piante legnose è costituito da una parte centrale detta midollo circondata dal duramen in cui i vasi conduttori hanno perso la loro funzione di trasporto a causa dell'occlusione derivante dalla deposizione di resine e gomme. La presenza di gomme, resine, olii e tannini, rende questa porzione del legno più dura e resistente agli attacchi di patogeni; l'accumulo di queste sostanze conferisce inoltre la diversa colorazione ai legni. Il duramen costituisce dunque la parte pregiata del legno usato in falegnameria. Le funzioni di trasporto avvengono attraverso le cerchie più esterne dette alburno.
Talvolta, come accade ad esempio nelle succulente, il fusto è verde e svolge anche funzione fotosintetica.
Il fusto può inoltre specializzarsi nella sua funzione di riserva come nel caso dei tuberi, fusti sotterranei in cui la corteccia è tutta costituita da parenchima amilifero, cioè un tessuto ricco di amido (es. patata); fusti modificati che corrono parallelamente alla superficie del terreno sono gli stoloni (es. fragola), questi radicano ad ogni nodo e danno origine ad un nuovo individuo se separati dalla pianta madre. Simile allo stolone è il rizoma che è un fusto anch'esso sotterraneo, ingrossato, che emette radici e fusti avventizi, dalla sua frammentazione si originano nuovi individui (es. iris). Se è l'intero germoglio a modificarsi si ha il bulbo (es. cipolla).

La foglia
La forma e la struttura delle foglie sono molto variabili. Sono sempre composte da una lamina che ne costituisce la parte espansa e talora dal picciolo che è una struttura di collegamento fra la lamina ed il fusto formata in prevalenza dai fasci vascolari. Quando il picciolo manca la foglia si dice sessile. Nelle monocotiledoni e in alcune dicotiledoni la base della foglia forma un astuccio attorno al fusto ed in questo caso le foglie si dicono guainanti. Talune specie presentano due piccole appendici fogliformi, alla base del picciolo, che prendono il nome di stipole. In forma schematica la lamina è formata da epidermide inferiore, mesofillo ed epidermide superiore.
Nell'epidermide inferiore sono portati gli stomi, piccole aperture attraverso le quali avvengono gli scambi gassosi con l'esterno e che comunicano con il mesofillo. Questi sono costituiti da due cellule fotosintetiche dette cellule di guardia il cui turgore determina l'apertura e la chiusura degli stomi e quindi gli scambi di anidride carbonica, ossigeno e vapor d'acqua con l'esterno. Alcune foglie presentano stomi anche sull'epidermide superiore. Nelle piante adattate a vivere in condizioni di aridità gli stomi sono infossati sull'epidermide inferiore e sono presenti numerosi peli la cui funzione è quella di trattenere il vapor acqueo e ridurre quindi le perdite idriche per traspirazione. Alcune presentano la pagina superiore lucida onde riflettere i raggi solari ed evitare il surriscaldamento della foglia, altre sono rigide per la presenza di tessuti lignificati allo scopo di evitare l'appassimento durante la stagione arida. Tali piante prendono il nome di sclerofille e sono tipiche di ambienti con clima di tipo mediterraneo, caratterizzato cioè da una lunga stagione arida.
Il mesofillo è composto da cellule provviste di cloroplasti e quindi fotosintetiche ed è attraversato dai fasci conduttori che formano le nervature. Queste si dividono in principali da cui si dipartono nervature, di lume minore, dette secondarie. Nelle monocotiledoni si hanno in genere foglie a nervature parallele, mentre nelle dicotiledoni le nervature sono generalmente reticolate. In base alla disposizione delle nervature le foglie si distinguono in:

Parallelinervie:

con nervature parallele (Graminacee);

Trinervie:

con tre nervature parallele (Cocculus laurifolius);

Uninervie:

con la sola nervatura principale evidente, mentre le secondarie non sono visibili (gen. Leptospermum);

Penninervie:

con una nervatura principale da cui si dipartono nervature secondarie disposte come le piume di una penna d'uccello (Fagus sylvatica);

Palminervie:

con tre o più nervature principali partenti dal picciolo e disposte come le dita di una mano (gen. Platanus);

Criptonervie:

con nervature non visibili (alcune Crassulacee).

Se il picciolo non è ramificato le foglie si dicono semplici, quando è ramificato si dicono composte e sono formate da foglioline dette anche segmenti come si può osservare ad esempio nei generi Rosa, Fraxinus, Robinia, ecc. Le foglie composte si suddividono in paripennate, se terminano con una coppia di foglioline o imparipennate se terminano con una fogliolina singola. Inoltre se il picciolo è ramificato due volte, cioè le foglioline sono costituite a loro volta da foglioline composte, le foglie si diranno bipennato-composte; se il picciolo si ramifica ulteriormente si diranno tripennato-composte. Analogo discorso vale ovviamente per le foglie palmate. Un particolare tipo di foglia composta è quella trifogliata costituita da tre foglioline, tipica dei generi Oxalis, Choysia, Trifolium, ecc.
Un importante carattere diagnostico è rappresentato dalle incisioni del margine fogliare, questo può essere

intero

se privo di incisioni (Olea europaea);

ondulato

se lievemente irregolare (Laurus nobilis);

dentato

con denti perpendicolari al margine (Aucuba japonica);

seghettato

con denti rivolti verso l'alto (Carpinus orientalis);

crenato

con denti arrotondati (gen. Pyracantha).

Se le incisioni sono molto profonde le lamine fogliari si divideranno allora in:

lobate

incisione profonda meno di un quarto della larghezza della lamina

fide

incisione profonda circa un quarto della larghezza della lamina

partite

incisione profonda più di un quarto della larghezza della lamina

sette

incisione tanto profonda da raggiungere la nervatura centrale.

Tale definizione viene sempre preceduta dai termini pennato o palmato (es. foglie pennato-sette o palmato-partite). In base alla forma della lamina le foglie si dividono in:

lanceolate

di forma ellittica allungata come la punta di una lancia (Nerium oleander);

ellittiche

a forma di ellisse (Ilex aquifolium);

ovali

ellittiche con apice e base arrotondati (gen. Calycanthus);

ovate

ovali con la parte basale più larga e quindi a forma di uovo (gen. Abelia);

rotonde

a perimetro tondeggiante

spatolate

sessili con base progressivamente ristretta ed apice arrotondato (Convolvulus cneorum);

lineari

con lamina stretta ed allungata (gen. Erica);

aghiforme

con lamina ridotta ed acuta, a forma di ago (Conifere).

Se ad ogni nodo è presente una sola foglia la disposizione si dice spiralata e le foglie si dicono alterne o sparse, se sono presenti due foglie queste si diranno opposte, se le foglie sono 3 o più, si diranno verticillate.
In genere, a meno di evidenze notevoli, poca importanza assume dal punto di vista diagnostico la dimensione delle foglie che è spesso dipendente da fattori esterni (nutrizionali, climatici, ecc.).
Anche le foglie possono modificarsi, oltre all'ingrossamento che si ha nel bulbo, la più tipica trasformazione è data dalla spine. I viticci, organi di adesione e sostegno, possono avere origine fogliare come nel caso delle leguminose o essere rami modificati come nell'edera.

Il fiore
Il fiore può essere definito come un germoglio metamorfosato per la produzione di spore. Le parti che lo compongono sono dunque tutte foglie modificate che prendono il nome di antofilli. Questi a loro volta sono fertili o sterili a seconda delle funzioni che svolgono. Gli antofilli fertili sono gli stami ed i carpelli delle cui funzioni si è già detto nel paragrafo dedicato alla riproduzione, quelli sterili sono gli elementi del calice e della corolla. Le caratteristiche dei diversi elementi fiorali sono fondamentali ai fini del riconoscimento delle diverse specie.
Il fiore è portato sul ramo (tranne che nelle piante cauliflore in cui sono portati sul tronco) ed è collegato ad esso per mezzo del peduncolo che svolge funzioni simili a quelle del picciolo della foglia. Se il peduncolo manca il fiore si dice sessile. Il peduncolo termina con una parte slargata detta ricettacolo su cui si impiantano i diversi elementi costituenti il fiore.
I fiori avranno disposizione ciclica se gli elementi si dispongono in più verticilli, aciclica se sono disposti a spirale, emiciclica se sono parte in verticillo e parte a spirale.
Gli elementi più esterni sono i sepali, generalmente verdi, che nel loro insieme costituiscono il calice. All'interno del calice troviamo i petali, di solito colorati, che costituiscono la corolla. L'insieme di calice e corolla costituisce il perianzio. Qualora non vi sia una distinzione fra calice e corolla, l'insieme degli elementi costituisce il perigonio.
Se i petali sono saldati fra di loro a partire dalla base la corolla viene detta gamopetala, se sono liberi è detta dialipetala. Nella corolla gamopetala la porzione di petali saldati fra loro viene detta tubo corollino, mentre le parti libere vengono dette lobi. Analogo discorso vale per il calice, ovviamente si definirà rispettivamente gamosepalo e dialisepalo per quanto concerne la saldatura degli elementi.
Le corolle gamopetale prendono nomi differenti a seconda della loro conformazione, le più diffuse sono:

bubulosa

con tubo corollino lungo terminato da lobi brevi (gen. Cestrum);

ipocrateriforme

con tubo corollino lungo terminato da lobi lunghi (ge. Vinca);

campanulata

con lobi saldati fino all'estremità, a forma di campana (gen. Datura)

infudibuliforme

come la precedente ma a forma di imbuto (gen. Convolvulus)

rotata

con tubo breve e lobi lunghi disposti come i raggi di una ruota (gen. Solanum);

urceolata

con tubo breve e rigonfio e lobi brevi, a forma di orcio (gen. Arbutus);

labiata

terminante in una o due labbra (Rosmarinus officinalis).

Fra le corolle dialipetale particolare è quella delle Fabacee, essa è composta da un grosso petalo posto in posizione superiore detto vessillo o stendardo, due petali laterali detti ali e due petali saldati fra loro a formare una struttura detta carena.
Se la corolla (o il calice) può essere attraversata da più piani di simmetria (simmetria raggiata) è actinomorfa se da un solo piano di simmetria (simmetria bilaterale) è detta zigomorfa.
Gli stami possono essere presenti in numero variabile ed essere portati sul ricettacolo oppure sui petali ed in questo caso vengono definiti epipetali od epicorollini. Sono costituiti da una parte sterile detta filamento ed una fertile detta antera. Essi possono essere liberi, saldati per le antere (sinanterici) o per i filamenti, in questo caso si dicono monoadelfi se sono saldati in un unico gruppo, poliadelfi se sono saldati in più gruppi. Caratteristico è il caso delle Malvacee in cui i filamenti dei numerosi stami formano un tubo attorno al pistillo. Talora possono mancare le antere e gli stami sono in tal caso sterili.
Le foglie carpellari formano il pistillo costituito da una parte basale contenente gli ovuli detta ovario, lo stilo e lo stimma. Se manca lo stilo lo stimma si dirà sessile.
L'ovario può essere portato al di sotto del ricettacolo è si definisce infero oppure al di sopra di questo ed è detto supero. Questo è un carattere che nella sistematica classica assume grande valore diagnostico.
Il numero di foglie carpellari è variabile, se il pistillo è formato da un solo carpello si dice apocarpo. Lo stilo può essere unico e talora suddiviso (bifido o trifido) oppure possono esserci più stili. All'interno del fiore sono presenti delle piccole formazioni dette nettarii che servono appunto alla produzione di nettare per attirare gli impollinatori.
Il colore dei petali è dovuto alla presenza di pigmenti quali carotenoidi, flavonoidi, flavonoli, ecc. I primi, di colore giallo o arancione, sono presenti nei cromoplasti, gli altri sono disciolti nell'acqua portata da piccoli inclusi cellulari detti vacuoli. Nella classe dei flavonoidi le più diffuse sono le antocianine alle quali è dovuto il colore rosso e blu. Il colore bianco o avorio è dovuto invece ai flavonoli. In alcuni generi (es. Bouganvillea) il colore rosso è dovuto ad un gruppo di pigmenti detti betacianine.

Infiorescenze
I fiori possono essere isolati, geminati o riuniti in gruppi detti infiorescenze. Queste possono suddividersi in due gruppi, le definite (o monopodiali) e le indefinite (o simpodiali) e, come le foglie, possono essere semplici o composte. Le definite hanno un asse ad accrescimento determinato terminante con un fiore, nelle indefinite l'asse continua ad accrescersi.
Fra le infiorescenze indefinite le principali sono:

racemo (o grappolo)

con fiori peduncolati inseriti sull'asse (gen. Berberis);

spiga

come la precedente ma con fiori sessili (gen. Lavandula);

amento (o gattino)

come la spiga ma con asse pendulo (gen. Corylus);

corimbo

con fiori peduncolati partenti da punti diversi e terminanti alla stessa altezza (Spiraea japonica);

ombrella

con fiori peduncolati partenti dallo stesso punto e terminanti alla stessa altezza (Bupleurum fruticosum)

capolino

formato da un ingrossamento del ricettacolo su cui si impiantano i fiori sessili (Asteracee).

fra le infiorescenze definite ricordiamo:

monocasio

sotto ogni fiore terminale ne spunta un altro

dicasio

sotto ogni fiore terminale spunta una coppia di fiori (Dianthaceae)

cima scorpioide

i fiori si sviluppano tutti su un lato dell'infiorescenza (Boraginacee).

Nell'ambito delle infiorescenze composte, in cui l'asse dell'infiorescenza si ramifica, si possono avere spighe, ombrelle, corimbi e racemi composti, questi ultimi prendono il nome di pannocchia.
Alcune piante presentano infiorescenze particolari. Quella del fico è formata da numerosi piccoli fiori portati all'interno di una struttura chiusa, derivante dallo slargamento dell'asse dell'infiorescenza, detta siconio, che a maturità diviene carnoso. Nelle Lamiacee le infiorescenze sono costituite da spighe formate da numerosi verticillastri spesso accompagnati da brattee. Nelle Euphorbiacee si ha il cosiddetto ciato, costituito da un unico fiore pistillifero circondato da diversi fiori staminiferi ridotti al solo stame, l'insieme dei fiori è circondato da brattee.

Il frutto
Il frutto deriva da una modificazione dell'ovario, se alla sua formazione concorrono anche altre parti del fiore si definisce allora falso frutto. In linea di massima si può dire che dai tre tessuti delle foglie carpellari si originano i tre tessuti del frutto e precisamente l'esocarpo (la buccia) il mesocarpo (la polpa) e l'endocarpo (il tessuto che si trova fra la polpa ed il seme), l'insieme di questi tre tessuti prende il nome di pericarpo.
I veri frutti si suddividono in carnosi con pericarpo di consistenza carnosa e secchi con pericarpo di consistenza legnosa o membranacea; questi ultimi possono essere deiscenti se liberano il seme spontaneamente a maturità o indeiscenti se il seme rimane all'interno del frutto.
I principali tipi di frutti carnosi sono:

bacca

con esocarpo sottile e mesocarpo ed endocarpo succosi (vite, pomodoro)

drupa

con esocarpo sottile, mesocarpo carnoso ed endocarpo legnoso (ciliegio, olivo)

drupeole

piccole drupe aggregate (mora di rovo)

peponide

con mesocarpo sottile saldato al mesocarpo ed endocarpo deliquescente a maturità (melone)

esperidio

con mesocarpo spugnoso saldato all'esocarpo ricco di ghiandole oleifere, endocarpo diviso in setti (agrumi)

balausto

con mesocarpo spugnoso, semi con tegumenti succosi (melograno)

I principali frutti secchi deiscenti sono:

legume

formato da una foglia carpellare e deiscente in due valve per la linea di sutura e lungo la nervatura centrale della foglia carpellare (robinia)

follicolo

unicarpellare e deiscente per un'unica fessura longitudinale (oleandro)

siliqua

simile al legume ma formato da due foglie carpellari, più lungo che largo, con semi portati su un setto mediano detto replo (violacciocca)

siliquetta

simile al precedente ma tanto lungo quanto largo (lunaria)

capsula

costituito da due o più carpelli e deiscente in modo vario (papavero)

I principali frutti secchi indeiscenti sono:

cariosside

simile all'achenio ma con seme saldato al pericarpo (mais)

achenio

con pericarpo membranaceo o cuoioso e non aderente al seme (girasole)

samara

achenio provvisto di espansioni alate (acero)

noce

simile all'achenio ma di dimensioni maggiori e con pericarpo legnoso (castagno)

schizocarpo

formato da più acheni che si separano a maturità (pelargonio)

Fra i falsi frutti ricordiamo il pomo con ricettacolo carnoso racchiudente all'interno il vero frutto (mela, pera), la fragola con ricettacolo carnoso su cui sono portati i veri frutti che sono acheni, il siconio cui si è fatto già cenno nel paragrafo sui fiori, in cui il ricettacolo diventa carnoso ed i veri frutti anche in questo caso sono acheni (fico).

Cenni di sistematica
L'unità fondamentale della sistematica da Linneo in poi è la specie. Una specie è definita da caratteri che sono univoci e che identificano quindi uno ed un solo "tipo" di pianta. L'Acer platanoides ha, ad esempio, un insieme di caratteristiche morfologiche che appartengono solo ad esso e che lo distinguono da tutte le altre piante che hanno il nome Acer. La specie è sempre definita da un binomio la cui prima componente è detta epiteto generico. Ciascuna specie infatti appartiene sempre ad un gruppo più ampio di piante con caratteristiche similari che prende il nome di genere. I generi sono raggruppati a loro volta in una categoria di rango superiore detta famiglia..
Può accadere che la differenza fra due individui sia tale da non giustificare la definizione di due specie distinte; si ricorre in questo caso alla sottospecie e, ulteriormente, alla varietà. Le cultivar sono invece varietà create dall'uomo attraverso l'ibridazione. Il binomio corrente è seguito dal nome (talora abbreviato) di colui che per primo ha descritto quella specie (ad es. L. sta per Linneo). Nel corso degli anni le nuove acquisizioni scientifiche hanno determinato delle modificazioni nella sistematica per cui talvolta delle piante hanno cambiato il loro nome: in questo caso in parentesi viene riportato, in sinonimia, il vecchio binomio, anch'esso seguito dal nome dell'autore e preceduto dal segno di uguale. Il nome delle cultivar è scritto invece fra virgolette.