Euroflora 2011, una riflessione

Prendere esempio dalle altre manifestazioni europee per migliorare

La decima edizione di Euroflora può essere considerata, nella continuità di questi ultimi anni, con un giudizio appena sufficiente, i temi sensibili del nostro tempo sono stati posti in un evento spettacolare, ma senza riuscire a lasciare quel segno positivo che la produzione italiana del settore florovivaistico attende da tempo. I temi trattati, dalla biodiversità alla difesa dell’ambiente alla capacità dell’uomo di mantenere con la natura un rapporto di equilibrio per l’oggi e per il domani, sono stati il filo conduttore di questa edizione ma non hanno inciso negli interlocutori pubblici e privati come sarebbe stato giusto attendersi.

Gli operatori in queste occasioni cercano sempre di metterci tutta la loro volontà per esaltare e promuovere l'orgoglio di appartenenza a una categoria di operatori economici che sanno unire la passione per il bello e l'amore per i fiori e le piante, attraverso la loro abilità creativa e tecnica unita ad una attività professionale.
Euroflora è una floralie internazionale a cadenza quinquennale, riconosciuta dall'AIPH – Association Internationale des Producteurs Horticoles e aderente ad AIF, Association of International Floralies. La creazione di Euroflora è stata una giusta intuizione, anche se la sua nascita non è stata affatto semplice, e come tutti i grandi eventi ha dovuto superare non poche difficoltà. Nella storia di questa manifestazione sin dalla sua nascita si comprese che l’Italia poteva finalmente ritagliarsi uno spazio fisso e importante nel quadro delle grandi floralies internazionali riconosciute dall’AIPH (Association Internationale des Producteurs de l’Horticulture).

Tra le manifestazioni della stessa tipologia è sicuramente un punto di riferimento della produzione e capacità italiana, ma non sa cogliere come fanno le altre manifestazioni internazionali europee quei risultati fissati nell’impostazione della stessa manifestazione. E’ giusto pertanto aprire una riflessione seria sul sistema fieristico internazionale ed in particolare di questo settore florovivaistico, ma alcune osservazioni devono essere fatte se vogliamo contribuire a migliorarci anche in previsione futura.

In Euroflora sono presenti innanzitutto i produttori, floricoltori e florovivaisti che partecipano a titolo individuale, di molte Province e Regioni, ma sono presenti alcuni Comuni con arredi di spazi istituzionali, e i Paesi esteri, la loro partecipazione mette in risalto le biodiversità e il confronto fra le diverse produzioni nazionali.

Promoverde ritiene che questi risultati potrebbero essere migliori se si colmasse la carenza di cultura del verde nel nostro paese sia in ambito privato che pubblico e anche una scarsa considerazione del mondo produttivo verso il consumo di prodotto florovivaistico per l’arredo privato e pubblico e un suo utilizzo più generale. L’esigenza che il settore del florovivaismo non abbia solo un ruolo produttivo ma si proponga anche come settore d’integrazione con l’architettura e come fattore determinante nelle nuove politiche ambientali. Si tratta perciò, di non abbandonare le politiche attuali di commercializzazione ma di estendere e adeguare l’uso del prodotto alle nuove e moderne esigenze reali. Bisogna capire che oggi le costruzioni sia degli immobili e degli spazi che li circondano, tendono ad essere costruiti giustamente con valori che abbiano un impatto ambientale sostenibile e noi non possiamo essere esclusi da questi processi che dovrebbero vederci al primo posto, così come gli spazi condominiali e più in generale degli spazi di arredo delle stesse città.

Questo significa perciò avviare processi produttivi che vedono impegnata la ricerca sia nell’individuazione di nuove varietà o del miglioramento e resistenza per il loro utilizzo. Tutto questo in una realtà che esige da parte degli Enti locali di dotarsi di piani del verde specifici che invece hanno solo una minima parte di comuni e perciò gli interventi sono spesso al di fuori di una sistemazione programmata del materiale vegetale e di un loro disciplinare di applicazione. Questo stimolerebbe anche i privati sia per i loro eventuali giardini o terrazzi che aiuterebbero una maggiore vivibilità dei cittadini ed una partecipazione all’estetica della città. Infine in senso più generale alla difesa e costruzione di paesaggi che soffrono sempre più di questo conflitto città- campagna di cui invece c’è bisogno di farli convivere in modo armonico per il bene di tutti.

Dal 1966 ad oggi Euroflora è diventata il più grande strumento di promozione florovivaistica dell’Italia. In origine la manifestazione si rivolgeva in prevalenza ai produttori di fiori recisi e piante da interno, per estendersi poi al settore del vivaismo da esterno. Ma fu proprio quest’ultimo a guadagnare con il passare del tempo posizioni fino a diventare una componente importantissima di questa manifestazione e oggi il vivaismo da esterno costituisce la massima attrazione nelle aree all’aperto del quartiere, oltre a rappresentare la principale voce italiana dell’export floricolo. Questa manifestazione si propone sempre di trasmettere, attraverso la riscoperta del fiore e della pianta come aspetto importante della vita dei cittadini, un messaggio di amore e di rispetto per la natura e di far conoscere a un vastissimo pubblico le più svariate tecniche di utilizzo del verde. Ma nello svolgimento di questi appuntamenti, dobbiamo cercare di concretizzare altri risultati come spesso fanno all’estero nelle altre floralie, quello cioè di costruire gli eventi legati anche a salvaguardare possibili territori da ristrutturare o costruire, infatti spesso in questi ultimi anni gli eventi si svolgono in realtà territoriali dismesse e dopo la manifestazione si riesce a lasciare un segno positivo nelle città dove si sono svolti, basta vedere nelle altre realtà olandesi, tedesche ecc .

E’ necessario pertanto, da parte degli enti locali, in quanto diretti interessati, una maggiore consapevolezza e iniziativa nella valorizzazione dei beni culturali e tra questi quelli del paesaggio e all’interno di questo l’arredo del verde privato e pubblico, per adeguarsi nel modo più rapido possibile ed evidenziare così tutto il patrimonio che ogni Regione detiene. Alcune organizzazioni agricole sin dall’inizio hanno manifestato la propria condivisione a queste tesi proponendo a loro volta iniziative che vanno in questa direzione, come l’arredo delle città e la cultura del verde. Ne è un esempio anche il rapporto instaurato con alcune associazioni che si occupano in particolare dell’arredo delle città, anche tetti e pareti che oltre ad assolvere una importante funzione estetica contribuiscono ad abbassare i livelli dei consumi energetici, nonché a favorire un clima più accettabile.

Questa nuova realtà, oggi, si è ampliata in modo tale da porsi l’obiettivo di candidarsi a un ruolo più organico e tale da rispondere alle più diverse esigenze che ci sono state poste ripetutamente su queste tematiche da più parti e da diverse regioni.

 

Giovanni Li Volti

Segretario Nazionale di Promoverde

 

Foto di Luigi Vicinanza