Felci: le specie da coltivare in giardino

Il regno vegetale è così vasto di spunti che in alcuni casi può permettersi il lusso di catturare la nostra attenzione non con colori sgargianti o delicati profumi, ma con la semplice bllezza decorativa del fogliame

 

Particolare delle foglie giovanissime di Alsophila australis.

Asplenium ruta-muraria è una minuscola felce che cresce spontanea fra le rocce e nel muri del nostri giardini.

Un giardino ben organizzato non può fare a meno delle felci, specialmente quando si vogliono formare zone di sottobosco, solitamente in angoli umidi e poco illuminati. Abbiamo parlato di felci ma il termine è scientificamente inesatto.
Spesso con la parola felci ci riferiamo ad un'intera divisione – le pteridofite, in cui sono compresi anche gli equiseti e i licopodi – mentre sarebbe più corretto attribuirla ad un solo ordine (Filicales) o al massimo ad una classe (Filicinae).
Comunque, al di là delle complicazioni squisitamente botaniche, si sa che tutte queste piante sono ben differenti dalle angiosperme che popolano i nostri giardini, non solo per l'aspetto, ma anche per le origini storiche e biologiche, assai più remote nel tempo.
Comparse sulla Terra circa 350 milioni di anni fa (le angiosperme sono molto più giovani, avendo circa 100 milioni di anni) le felci furono le prime piante a presentare vere e proprie foglie, a volte anche di considerevoli proporzioni.

Osmunda regalis ricercatissima dagli orchidelcoltori.

Dickinsonia antarctica, bellissima felce arborescente, resiste all'aperto solo nelle zone più calde.

Nel nostro immaginario, quando fantastichiamo sugli antichi scenari in cui dovevano vivere dinosauri e affini, pensiamo a felci gigantesche e non siamo molto lontani dalla verità, perché proprio di felci e Cycas quegli animali si cibavano. Esse, contrariamente a quanto è capitato ai loro antagonisti, sono sopravvissute fino a noi pur tra le battaglie dell'evoluzione delle specie, oltretutto contribuendo in misura rilevante a costituire un patrimonio di depositi carboniferi calcolato sui sette trilioni di tonnellate. Si può dire, anzi, che le felci sono tra le piante più diffuse al mondo, poiché le troviamo sia a livello del mare sia a quote altissime, arrivando sull'Himalaya a più di 4400 metri d'altitudine. Nella loro grande maggioranza, esse vivono in ambienti umidi e ombreggiati, ma la loro adattabilità e il loro sistema di riproduzione facilitano la diffusione anche al di fuori degli areali originari.
Le felci posseggono un meccanismo riproduttivo particolare e complicato, essenzialmente fondato sulla presenza di spore, contenute in sporangi, riuniti a loro volta in masserelle chiamate «sori», spesso di forma circolare o filiforme.

Alsophila australis è di rapido sviluppo e di facile coltivazione.

Dryopteris affini: molto diffusa nel nostri giardini e spontanea nei parchi sub-montani.

Dal punto di vista dell'uso pratico, l'uomo, a parte lo sfruttamento indiretto tramite i giacimenti di carbone, ha saputo ricavare non pochi estratti medicinali dalle felci: così, con la comunissima Ceterach officinarum si può cercare di guarire dalle affezioni bronchiali mentre, con l'altrettanto diffusa Asplenium ruta-muraria si ottiene un ottimo preparato contro le infiammazioni dell'occhio. Tuttavia, non vi è dubbio che la miglior utilizzazione delle felci sia diretta all'ornamentazione dei giardini, in cui le eterogenee forme e le tonalità di verde possono trovare gli impieghi più disparati. In Europa, e segnatamente in Inghilterra, un autentico interesse per le felci, in questo senso, comparve solo in pieno Ottocento, cioè dopo il 1830, quando da un lato esplodeva la mania del collezionismo e dall'altro si imponevano i canoni del giardino romantico, per i quali tali piante erano giudicate ottime per decorare grottesche e finte rovine, così come prscritto dal Gothic revival. Oggi le felci sono impiegate in modi diversi, dalla serra calda (per le specie tropicali) al cesto da sospendere, dalla bordura mista al sottobosco. Per esempio, chi non vuoi ricorrere alla classica, ma un po' «datata» Convallaria, per ricoprire le parti ombreggiate del giardino, può sfruttare le doti delle felci, idonee anche per decorare angoli umidi e freschi del prato, lo stesso giardino roccioso e i bordi di fontane, vasche e laghetti.

Polystichum munitum.

Polystichum setiferum cristatum.

Chi non intende avventurarsi in specie esotiche e relative cultivar, può sempre ricorrere alle felci spontanee, che ovviamente sono rustiche, anche se va sempre controllato l'habitat originario. Il numero di esemplari tra cui scegliere è assai ampio, perché orticoltori e vivaisti hanno potuto spaziare fra circa 250 generi e 12.000 specie, ciascuna con proprie caratteristiche di aspetto, portamento e, perché no?, colore. Infatti, anche se la stragrande maggioranza delle felci si presenta con un verde più o meno intenso – da quello delicato di alcuni Adiantum o Asplenium a quello decisamente cupo di molti Polystichum in alcuni casi si può godere di colori anche vivaci, soprattutto quando la pianta è giovane: valgano come esempi le fronde di Alsophila australis, quando sono ancora ricurve a forma di pastorale, o quelle bronzee di Osmunda cinnamomea. In autunno, poi, le foglie di Osmunda regalis non sono meno attraenti di quelle delle angiosperme, con le loro tonalità brillanti di giallo e di marrone. La variegatura invece, essendo poco comune in natura, è abbastanza rara anche nelle piante coltivate e comunque non è molto consigliabile.
Ovviamente, la scelta deve fondarsi sul principio che le felci provengono da tre habitat diversi quali il sottobosco erbaceo di foreste pluviali, con alti tassi di umidità e di ombra, gli ambienti rocciosi, anche alpini o subalpini, talvolta soggetti a coperture nevose prolungate o a geli, e le zone aride o semi-aride, con piogge solo stagionali e condizioni di atmosfera secca.

I sori della Dryopteris erytrosora.

Blechnum penna-marina.

 

 

La celebre capelvenere. Adiantum capillus-veneris.

Blechnum spicant viene spesso utilizzata nel giardini per dare naturalezza al luoghi ombrosi ed umidi.

Nel primo gruppo sono comprese le cosiddette felci arboree, cioè quelle specie che hanno un solido apparato radicale e un grosso «fusto» (che in realtà e fatto dagli steli delle fronde concresciuti a spirale), così che le foglie, a volte enormi, fanno rassomigliare la pianta a una palma o a una Cycas.

Una bella felce arborea Dicksonia antarctica, che in natura può toccare i 15 metri di altezza, con fronde lunghe anche due metri. E' una specie originaria dell'Australia e della Tasmania, così come l'analoga Alsophila, o Cyathea, australis, che e più bassa, ma con fronde lunghe fino a tre metri. Entrambe sono piante da serra, perché non sopportano temperature inferiori ai 5-7° sotto zero.

Dunque, i nostri giardini possono contare su altri generi. Innanzi tutto Polystichum, di cui si raccomandano le specie P. munitum, con foglie apposte e margini un po' ispidi, e P. setiferum, dalle molteplici cultivar, come P. s. 'Cristatum', con una accentuata merlettatura delle fronde.

Il genere Dryopterís offre pure diverse specie, come D. affine, che ricorda la classica forma della felce come l'ha in mente anche l'inesperto; D. erythrosora, sempreverde, possiede sulla pagina inferiore delle foglie numerosi e ben evidenti sori di colore rosso; D. tokioensis, invece, risulta molto attraente se piantata in un giardino roccioso.
Adiantum capillus-veneris, la celebre capelvenere, è spontanea in Italia ed è comunque una delle felci più leggiadre, per le delicatissime fronde isolate o a ciuffi. Atrhyrium filix-foemina è una pianta molto diffusa nell'Europa del nord, dove viene utilizzata perfino come siepe divisoria: la cv. 'Congestum' è molto «piena» e crestata, mentre la 'Elworthii' appare ben eretta. Dall'Australia viene Asplenium bulbiferum, che può essere terreste o epifita, con un bellissimo tessuto di fronde pennate, rachide alato e foglie ricoperte di bulbilli.

Atrhyrium filix-foemina.

Cyrtomium fortunei.

 

Le rosette decorative di Matteuccia struthiopteris.

La «lingua cervina», Phyllitis scolopendrium, è una felce indigena ad ampio areale di crescita.

Woodwardia radicans.

Una felce medicamentosa: Ceterach officinarum.

Biechnum annoverano una specie europea, B. spicant, che da lungo tempo viene apprezzata nei giardini per la sua rusticità; B. penna-marina, invece, è di origine australe e si comporta da sempreverde nelle zone più miti.

Cyrtomium fortunei possiede fronde lunghe anche più di mezzo metro, che risultano elegantissime quando sono colpite dai raggi solari nel buio del sottobosco.

Ancor più spettacolare è Matteuccia struthiopteris, una delle felci più rustiche (tollera fino a -20') presenta lunghe fronde che crescono erette a circolo attorno al rizoma.

Phyllitis scolopendrium, detta «lingua cervina», è assai diffusa in Italia, soprattutto su terreni calcarei: la cv. 'Laceratum' ha margini molto frastagliati.

La regina delle felci italiane e senz'altro Osmunda regalis, o felce florida, con fronde fertili e sterili ben differenziate, ricercatissima dai coltivatori di orchidee che a lungo ne hanno utilizzato l'apparato radicale trinciato per le loro epifite, prima che sua raccolta fosse proibita in molte regioni. ma i generi sembrano non finire mai: tra gli altri citiamo Nephrolepis, Onoclea, Pteris, Thelypteris, Woodsia e Woodwardia, che con la specie W. radicans sembra raggiungere il massimo dell'eleganza.