Fitogeografia: areale della roverella

Mi trovo, all'inizio dell'estate, nell'entroterra di Genova; da una piazzola sul bordo di un aereo viadotto autostradale osservo il fuoco divorare un bosco: le fiamme palpitano tra gli alberi, portando avanti metodicamente e sistematicamente il loro programma di distruzione. Trascorrono quattro mesi. Ritorno sulla scena della tragedia; noto centinaia di alberi i cui rami bassi appaiono bruciacchiati, ma non consunti, e portano foglie accartocciate e disseccate; la maggior parte della chioma, però, permane vitale. Ripasso la primavera successiva: ogni albero ostenta un verde invidiabile ed appare in pieno rigoglio per lo scorno degli incendiari dolosi (non chiamiamoli "piromani", per favore: i piromani costituiscono un'esigua minoranza nel variegato e protervo mondo degli incendiari). Un miracolo questo recupero? No: si trattava, semplicemente, di un bosco di roverelle, ben poco infiammabili. La roverella (Quercus pubescens) è una quercia presente nell'Europa meridionale, ampiamente diffusa nel nostro Paese. Albero alto fino a 20-25 metri, ha un tronco che si ramifica precocemente ed una chioma che, a maturità, appare irregolarmente globosa.

Un particolare della lamina inferiore di una foglia di roverella, molto ingrandita, mostra il rivestimento "pubescente" tipico della specie

E' facilmente riconoscibile, negli esemplari tipici, per la presenza, sulla pagina inferiore della foglia, di una caratteristica peluria, fine ed appressata (un rivestimento del genere prende il nome di "pubescente", donde il secondo nome volgare, "quercia pubescente", appunto). E' anche vero che la roverella si ibrida facilmente con altre querce, in particolare col rovere, albero dalle foglie glabre o quasi (di cui tra non molto ci occuperemo): negli ibridi il rivestimento di peli riduce sia l'estensione sia la densità e compaiono aspetti intermedi. Ancor più riconoscibile – da lontano – si rivela la chioma in inverno: la roverella conserva il fogliame disseccato sui rami ed il color ruggine delle foglie secche spicca sia tra i lecci, sempreverdi, sia tra le caducifoglie, completamente defogliate. Le ghiande hanno una forma un po' allungata e sporgono da una coppa basale (la "cupola"), ricoperta da squame rombiche. Sotto il profilo della pianificazione territoriale la roverella possiede pregi davvero cospicui, che dovrebbero essere tenuti nella giusta considerazione: rustica e frugale, si adatta bene a terreni poveri e aridi, a roccia calcarea superficiale. Anche le plantule sono rustiche e possono crescere pure in ambienti ben soleggiati, quali le aree prative ottenute dall'uomo col disboscamento e, ad un certo punto, non più presidiate. Altri motivi di pregio sono il possesso di un robusto apparato radicale, idoneo a consolidare bene i pendii, un fogliame coriaceo che si difende bene nel caso cadano dal cielo piogge acide e la già ricordata scarsissima infiammabilità del legno.

Un bosco di roverelle a quattro mesi e ad un anno esatto da un incendio: gli esemplari hanno ripreso a vegetare indenni

La roverella si rinviene dal livello del mare fino a 1.300-1.400 metri (nel Meridione, in cui si ha un innalzamento generalizzato dei limiti altimetrici); ideali, per lei, appaiono i pendii collinari e submonteini, in esposizione sud, est, ovest, in cui si assiste alla tensione tra il dominio della vegetazione sempreverde mediterranea e quello delle caducifoglie a riposo invernale; d'altronde il possesso di un fogliame tipico di una latifoglia, per le dimensioni della lamina, e di una sclerofilla, per la consistenza coriacea, pone la roverella in una posizione intermedia; lo stesso permanere a lungo, nella cattiva stagione, della chioma, pur disseccata, situa la specie a metà strada tra i sempreverdi e le caducifoglie. In passato la diffusione della roverella ha subito un drastico ridimensionamento, a causa della ridotta capacità pollonifera degli esemplari rispetto a quella di altre specie, come carpino nero, orniello e castagno. I tagli periodici del bosco l'avevano, in pratica, eliminata su vaste superfici a vantaggio, in particolare, di carpino nero ed orniello. Oggi, con la netta riduzione dello sfruttamento dei boschi per il legname, si assiste ad un progressivo ricupero della roverella ed anzi ad una sua espansione anche in ambienti che, come climax, richiederebbero la lecceta: è questa la conseguenza della frugalità e dell'eliofilia delle plantule, idonee a crescere su pendii a ridotta copertura vegetale.

Un particolare di una roverella cinquecentenaria, fotografata presso Carlenda, nell'entroterra di Albenga (Savona): notare i potentissimi rami che si dipartono dal tronco

Quali le controindicazioni di un impiego nell'ambiente della roverella? Praticamente una sola, se di controindicazione si tratta: una certa lentezza nell'accrescimento porta ad ottenere risultati positivi in tempi medio-lunghi, ai fini di un rimboschimento o del consolidamento di pendii erosi; d'altronde è dimostrato che, in linea generale, la fretta, nella pianificazione territoriale, può condurre ad esiti effimeri nel tempo ed allo spreco di denaro pubblico; ho già avuto occasione di ricordare che il tempo non rispetta ciò che si è fatto non rispettandolo!