Flora del Kilimangiaro

 

Deserto d'alta quota (4. 000 m). La vegetazione si riduce drasticamente.

Quando il geografo tedesco Hans Meyer il 6 ottobre 1889 raggiunse finalmente la cima del vulcano a 5.895 metri dopo vari tentativi, respinto dalle avverse condizioni climatiche e dal folto mantello vegetale che ne ricopriva le pendici, non poteva certo immaginare che la "sua montagna" sarebbe diventata una delle principali attrattive africane, un vero "budget" per Tanzania e Kenya che saggiamente ne hanno racchiuso le bellezze naturali in un parco nazionale per convogliare gli innumerevoli turisti fino alle cime più alte.
Il sentiero di sud-est è ancora quello tracciato dalle spedizioni del 1887-88 ed '89 e da allora è stato calpestato dai piedi di numerosi esploratori, naturalisti e semplici camminatori che, dai vecchi alberghi in stile coloniale sorti ai piedi del vulcano, organizzano le ascensioni assoldando gruppi di portatori e guide locali.

Piani vegetazione del Kilimanjaro.

Dopo 100 anni dalla prima conquista, molte cose sono cambiate: gorilla di montagna, scimpanzé, leopardi, bufali e antilopi che popolavano le pendici sono stati sterminati, alberi secolari sono stati abbattuti, numerosi villaggi con missioni cattoliche e protestanti sono sorti nelle zone più basse in seguito a incremento demografico della popolazione e attualmente tutta la fascia basale della montagna viene attivamente sfruttata con finalità agricole. Tuttavia le comunità vegetali presenti nel Kilimanjaro sono distribuite entro ambiti altitudinali caratteristici corrispondenti in genere a particolari condizioni macroclimatiche omogenee, che selezionano la distribuzione delle specie. Ovviamente interagiscono sulle distribuzioni fattori molto complessi (esposizione, disponibilità d'acqua, opera dell'uomo ecc.) agendo come ulteriori cause di diversificazione.
Ma vediamo di percorrere assieme questi piani altitudinali fino ai 5.895 metri della punta Kibo alla ricerca di endemismi e curiosità botaniche.

L'imponente mole del Killmanjaro sovrasta le zone coltivate.

Albizia spp.

Bacche di cacao (Theobroma cacao) mature.

Pianta di caffè (Coffea arabica) in fiore.

Zona coltivata
fino a 1.800 m
La prima fascia vegetazionale della montagna è fortemente antropizzata: agricoltura e pascolo hanno alterato la naturale fisionomia caratterizzata da intricate boscaglie e cespugli, sostituita da coltivazioni che sfruttano i fertili terreni e una fitta rete di canali regima le acque che scendono dagli alti pendii. Parcelle di mais, patate e ortaggi si alternano a piantagioni di banani, canna da zucchero, cacao e caffè; attorno alle baracche piante di tamarillo o albero del pomodoro (Cyphomandra betacea) con grappoli di bacche rosse e gialle, le passiflora rampicanti, alberi di papaya (Carica papaya) con grossi frutti pendenti, la guaiava (Psidium guajava), tutti vegetali di origine sudamericana, si sono perfettamente adattati anche nel continente africano e vengono coltivati a carattere famigliare dove i frutti e loro derivati sono molto apprezzati.
Tuttavia i sistemi agricoli, non certamente intensivi, lasciano ancora spazio alla vegetazione spontanea e caratteristica che cresce rigogliosa grazie alle alte temperature e alle piogge frequenti. I prati sono costituiti da una graminacea, l'erba kikuyu, il miglio perlato (Pennisetum clandestinum), che raggiunge i 40-50 cm d'altezza, provvista di belle spighette con ligule vellutate. In molte parti dell'Africa le cariossidi vengono ancora impiegate per ricavarne farina. I trifogli, Trifolium semipilosum con fiori bianco-rosati e Trifolium usambarensis con fiori violetti, crescono nelle zone più umide assieme all'asteracea Vernonia nigritiana, con fiori raccolti in capolini porporini le cui radici si trovano essiccate nei mercati africani per le proprietà digestive, antidissenteriche e febbrifughe. Sopra gli alberi e in prossimità delle abitazioni si vedono belle specie rampicanti come Pterolobium stellatum, una leguminosa spinosa che produce rossi baccelli peduncolati spesso confusi con i fiori, le ipomee, convolvulacee volubili a rapidissima crescita con belle corone azzurro intenso, Clematis brachiata con fiori rosati, e le bouganvillee onnipresenti ricoprono con cromatiche cascate floreali le misere abitazioni dei villaggi. Nelle zone ombrose si possono vedere gruppi di Streptocarpus glandulosissimus, strane piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Gesneriaceae, dotate di grandi foglie e fiori di color fucsia intenso, assieme ai Plectranthus kilimanscharica, labiata dai fiori violetti, questi generi equatoriali vengono coltivati anche a scopo ornamentale. Mimetizzati in mezzo alle piante, con un po' di attenzione, si possono scorgere simpatici camaleonti verdi che spesso vengono catturati ed offerti per pochi scellini ai turisti. In questo paese ogni cosa diventa facilmente oggetto di mercato e scambio!

Sentiero nella foresta montana (1800 m).

Nelle radure si instaurano particolari fitocenosi.

Aspetto della foresta montana.

Un simpatico e innocuo camaleonte.

Zona foresta montana
da 1. 800 m a 2.800 m
Questa è certamente la fascia più ricca di specie vegetali e circonda totalmente il Kilimanjaro. La gran parte delle piogge si formano a queste altitudini e l'acqua che non viene trattenuta dal rigoglioso manto vegetale, percola nel suolo di roccia lavica tufacea originando più in basso innumerevoli sorgenti. L'evaporazione è molto intensa e quasi sempre la zona è avvolta da nuvole basse e nebbia gocciolante, le notti sono fresche e serene e le temperature della giornata si aggirano tra i 15° e i 20° C tutto l'anno.
Questo "muro verde" non è naturalmente omogeneo e si evidenziano varie fitocenosi: la maggior densità di specie è localizzata in prossimità della chioma, diminuendo via via verso il suolo. L'elemento limitante la crescita vegetale è dato dalla luce, per ciò si instaurano delle vere competizioni all'accrescimento più rapido in altezza e si sono selezionate specie con grandi superfici fogliari. In queste condizioni climatiche gli alberi della foresta hanno assunto aspetti giganteschi e le chiome ricoprono totalmente i sentieri formando suggestive gallerie verdi. L'albero più comune è la Macaranga kilimandscharica, una euforbiacea con corteccia grigia, levigata alla base, più scura nel tratto sommitale raggiunto dalla luce. Il tronco colonnare supera i 30-40 metri d'altezza, per ciò la base si presenta "a costole alate" per aumentare la superficie d'appoggio. Assieme a Albizzia schimperiana e Mitragyna rubrostipulata, rubiacea che produce grandi semi ovali, detengono il primato del gigantismo forestale.

Impatiens kilimanjari, balsaminacea endemica.

Anthospermum spp. ricoperti da licheni (Usnea sp.).

Una fitta coorte di alberi di dimensioni più ridotte occupa la fascia mediana della foresta: Tabernaemontana holstii, una apocinacea provvista di succo lattiginoso con proprietà medicinali, genera belle infiorescenze bianche, Xymalos monospora con foglie lucide e dentellate produce bacche arancioni, Agauria salicifolia è un albero che cresce contorto con tronco nodoso, corteccia rossastra e ruvida, foglie piccole e ovali, i fiori molto simili a quelli dell'erica crescono in infiorescenze spiciformi di un bel rosa intenso. Le piante erbacee nella zona forestale non sono molte, tuttavia, si incontrano specie caratteristiche: orchidee del genere Polystachya sp. e Impatiens, balsaminacee con delicati fiori formano bei tappeti lungo i sentieri. Fra queste ultime spiccano Impatiens pseudoviola di colore rosa e Impatiens kilimanjari endemica, con fiori rosso scarlatto. Le radure sono colonizzate da Crassocephalum mannii, un arbusto con la chioma ricoperta da profumati fiori gialli, mentre Mimulopsis kilimandscharica è una pianta erbacea con fiori rosa. Nel versante nord e ovest la foresta riceve meno piogge e qui si incontrano comunità diverse. Crescono alti e contorti ginepri Juniperus procea, e due specie di olivo, Olea africana alto fino a 10 metri e Olea kilimandscharica alto fino a 30 metri il cui legname viene utilizzato per costruzione. E' comune la podocarpacea Podocarpus milanjianus che fruttifica un arillo carnoso e commestibile. In questa zona lo strato di terreno è molto limitato e, assieme all'umidità , ridotta, ostacola lo sviluppo in altezza delle piante. Le leguminose del genere Crotalaria spp., così chiamate da krotalon = sonaglio, dal curioso suono metallico che producono i semi quando si agitano i frutti in cui sono contenuti, fiorisce generando belle macchie gialle, assieme alle malvacee del genere Pavonia spp. a fiori caliciformi rosa e alle vermiglie ombrelle degli Scadoxus multiflorus, amarillidacee coltivate anche nelle serre europee. Il bambù montano Arundinaria alpina, che forma una fitta cintura dai 2.100 m ai 2.700 m in tutte le montagne africane, sul Kilimanjaro è presente solo in piccole e limitate stazioni nei versanti nord e nord-est.

Scadoxus multiflorus, amarillidacea.

Helichrysum kilimanjari, asteracea endemica.

La spiegazione viene individuata nelle piogge pi ridotte che cadono sul Kilimangiaro rispetto alle altre montagne d'Africa dove le precipitazioni sono abbondantissime. Salendo di quota gli alberi si diradano e crescono isolati; sui 2.500 m diventano completamente dominanti Podocarpus spp. e Ilex minutus con corteccia grigia e liscia, provvisti di densi grappoli bianchi profumati, e i grandi alberi della canfora africana Ocotea usambarensis che raggiungono i 40 metri d'altezza.
Nelle zone più umide e riparate Hagenia abyssinica, rosacea con grandi foglie pennate che trattengono le acque meteoriche, si ricopre con eleganti fiori rosso scuro.

Kniphofia thomsonii, liliacea.

L'orchidea Disa stairsii.

Zona della brughiera
da 2.700 m a 4. 000 m
La zona più bassa della brughiera è costituita da Erica arborea, che assume portamento ad alberello con tronchi nodosi e contorti, raggiungendo anche i 3 metri d'altezza. Le fioriture persistenti per vari mesi avvolgono le pendici della montagna creando fitti cuscini con suggestivi effetti cromatici.
Molto comuni gli arbusti di Hypericum revolutum con fiori gialli, Anthospermum usambarensis, cespuglio somigliante al cipresso con fioriture bianche, e Stoebe kilimandscharica con minuscole foglie grigio-argentate. Gran parte dei prati sono formati da graminacee: Agrostis spp., Festuca spp., Koeleria spp., Andropogon kilimandscharica. Disseminati tra le erbe, spinosi alberelli con chioma densa e fiori gialli della leguminosa Adenocarpus mannii e bassi cespugli di Myrlca meyerijohannis, una miricacea aromatica con foglie semplici e provviste di ghiandole con olii essenziali. I fiori più comuni appartengono al genere Helichrysum che fioriscono raggruppati con capolini di vario cromatismo: H. meyeri-johannis, H. argyranthum, H. cymosum, H. newii, la specie più frequente è H. kilimanjari con fiori giallo intenso che conservano a lungo il colore anche nelle piante essiccate.
Fiori stravaganti sovrastano le erbe della brughiera: la liliacea Kniphofia thomsonii con rosetta di sottili foglie basali affondate nel prato, sulle quali si sviluppano pedicelli articolati riuniti in infiorescenza racemosa spiciforme, frequente Gladiolus watsonioides con fiore rosa salmone, l'orchidea Disa stairsii, con bella spiga rosa intenso e Anemone thomsonii. Il giallo Ranunculus oreophylus e la Scabiosa comumbaria, con fiori tondi rosati, sono frequenti anche sulle Alpi e Appennini.

La brughiera (2.700 m): dominano Erica arborea, Helichrysum sp., Senecio kiìimanjari (sullo sfondo a sinistra).

Gruppo di seneci giganti (Senecio johnstonii spp. cottonii) a 3.750 m.

Le piante più singolari e caratteristiche della brughiera sono i seneci giganti. I seneci giganti assumono aspetti arborei, raggiungono anche i 7-10 metri d'altezza, con corteccia, una rosetta di foglie carnose e appuntite forma l'apice proteggendo le gemme vegetative dalle basse temperature. Quando muoiono le foglie, si essiccano e restano saldamente inserite al tronco formando uno spesso strato isolante. Ci sono due specie di seneci giganti: Senecio kilimanjari e S. johnstonii spp. cottonii ambedue endemici, hanno fiori piccoli e poco vistosi. Senecio meyeri-johannis, S. purtschelleri e S. shweinfurthii sono stretti parenti dei precedenti, assumono però sviluppo limitato, pochi centimetri e formano fitti cuscini giallo splendente.
Le lobelie sono altre curiosità del Kilimanjaro. Lobelia deckenji cresce fino ad un'altezza di 3 metri, ha fusto cavo e i fiori blu disposti su grandi spighe verticali claviformi sorrette da un'ampia rosetta fogliare. Per poter vivere in queste condizioni climatiche attuano singolari strategie: durante la notte le foglie si richiudono verso il fusto centrale e secernono piccole quantità di soluzione acquosa che ricopre le gemme. Di notte l'acqua gelando riveste con uno strato di ghiaccio i delicati organi proteggendoli dalle basse temperature. L'impollinazione dei seneci giganti e delle lobelie è prevalentemente ornitogama e viene compiuta dalla Nectarinia johnstoni, un bellissimo uccello verde metallico che si libra nell'aria come il colibrì ed immerge nelle corolle il lungo becco per suggere il nettare. Le scarse torbiere acquitrinose sono colonizzate da folti caspi di Carex spp.e Mariscus kerstenii, nelle vicinanze genziane blu Swertia crassiuscula, circondate da ampie rosette fogliari protettive.

Particolare della rosetta fogliare di Senecio johnstonii spp. cottonii.

Lobelia deckenii.

Zona deserto d'alta quota
da 4.000 m a 5.000m
Il paesaggio assume un aspetto desertico, desolato e la vita vegetale si riduce. Questa è la zona dove "è estate durante il giorno e inverno durante la notte": le radiazioni solari sono intense; alta l'evaporazione ed enorme l'escursione termica. Le notti scendono sotto 0° e durante il giorno si raggiungono al sole anche i 40°C. Lo strato di terreno è limitato, costituito da ceneri, polveri e massi lavici lanciati lontano durante l'attività del vulcano. In queste inospitali condizioni sono state censite solo 55 specie pioniere.
Assieme a muschi e licheni lapidicoli che si insediano ricoprendo di rosso ruggine e grigio argento le rocce laviche, le fanerogame hanno sviluppato particolari strutture fisiologiche per sopravvivere. Cardus chamaecephalus ha forma appiattita con foglie pelose e spinose, fiorisce con un bellissimo capolino color porpora, dominano Helichrysum newii e H. cymosum provvisti di gemme lignificate, ciuffi isolati di Pentaschistis minor,  l'erba del deserto con foglie sottili per ridurre l'evaporazione, spesso la parte centrale é morta e sopravvive solo l'anello esterno. Haplocarpha rueppellii e Haplosciadium abyssinicum hanno foglie crassulente a rosetta appoggiate al terreno per sfruttare il calore e sono ricoperte di fitti peli argentei che riflettono le radiazioni solari riducendo perdite d'acqua e di calore. Può lasciare sorpresi trovare all'Equatore la famigliare Arabis alpina, ma questa crucifera, elemento nordico-altitudinale, e distribuita su tutte le cime dell'Africa orientale e dell'Europa fino alla Lapponia.

Cardus chamaecephalus, specie pioniera del deserto d'alta quota.

Zona sommitale
da 5. 000 m a 5.895 m
Questa zona è caratterizzata da condizioni climatiche molto fredde: basse temperature e forti gelate notturne, radiazioni solari molto intense, ossigeno rarefatto e le precipitazioni sono nevose.
Pochi sono i licheni che riescono a ricoprire le rocce come la Caloplaca elegans, il primato per l'altezza va attribuito a Helichrysum newii. Una piccola colonia fiorisce a 5.670 m in prossimità della fumarola orientale della punta Kibo, sfruttando il calore del terreno liberato dal vulcano. Tutto intorno i ghiacciai perenni occupano la caldera sommitale accentuando l'aspetto irreale del paesaggio, mentre in basso un mare di nuvole lattiginose ricopre le piante della più alta montagna africana.