Flora delle nostre Alpi

Specie spontanee, belle e frugali

Naturalmente è stato posto un limite alle indicazioni contenute in questa noterella il cui soggetto è circoscritto, infatti, ad alcune specie che, fra i dilettanti potrebbero essere piuttosto rare nei loro giardini alpini o in quelli rocciosi, mentre si può proprio affermare che esse siano realmente ornamentali e degne di maggior diffusione. Verrà dunque citata a caso, qua e là fra le numerose famiglie del Regno vegetale, qualche pianta prendendola fra quelle (appartenenti alla nostra flora spontanea alpina) che sono meno comuni ed insieme meritevoli di essere più incluse nel nostro giardino alpino o in quello roccioso. Cominciamo da uno dei gioielli della flora alpina.

Hutchinsia alpina

Saxifraga oppositifolia

Chi ha avuto l'occasione di ammirare un pulvino di Petrocallis pyrenaica ricorda tutta la meravigliosa bellezza di queste incantevoli pianticelle erbacee perenni che, in un terriccio di natura calcarea o anche silicea, ad una altitudine compresa fra i 1800 ed i 3400 m s.l.m. formano, nei macereti o nelle spaccature delle rocce, dei graziosi tappetini cosi densamente smaltati dai numerosissimi fiori (che, inizialmente bianchi, diventano poi quasi sempre rosei o lillacini) che quasi non si scorgono più le foglie; i fiori, Ieggermente profumati, sbocciano verso la fine di maggio. I fusticini fioriferi, che non sono più lunghi di 6-7 cm, e che partono da fusti principali rampanti quasi interamente sotterranei, spessi e legnosi, conferiscono a tutto l'individuo l'aspetto, all'incirca, di un piccolo arbustino appiattito provvisto di foglie coriacee, sessili; profondamente trifide, strettamente addensate. Chiamata anche Draba pyrenaica (ma la nomenclatura non è esatta) questa Crucifera cresce dunque sia su terreni calcarei, sia su quelli silicei. Il Fenaroli, il Flahault, il Favarger, il Correvon la definiscono pianta basifila ma a questa delimitazione ecologica non si allineano altri Autori che, come il Bonnier, per esempio, ne affermano la esistenza su rocce di varia natura chimica. Esclusa dunque l'ipotesi che, specificamente, la basifilia o la ossifilia di questa incantevole pianticina possano essere la vera causa della rarità in coltivazione, si debbono orientare diversamente le indagini per accertare come nasca questo curioso ostracismo per una specie la cui nomenclatura ha una etimologia che, molto esattamente, la definisce quale essa è effettivamente: «bellezza delle rocce». In realtà la pianta cresce solo in pieno sole ma in particolari condizioni di umidità del terreno ed i più bei cuscinetti che io ne abbia visti si erano localizzati al piede di un macereto scistoso, in certe anfrattuosità del pietrisco molto umide; essi erano entrati in fioritura allorché era da poco concluso il disgelo totale delle nevi sul pendio sovrastante; deve esistere dunque una correlazione fra l'umidità e la crescita di queste seducenti piantine che, comunque, vogliono vivere in una morena e in terreno ghiaioso e quasi sterile, ben drenato. A parte ciò, esse si moltiplicano sia per seme, sia (molto più rapidamente) per talee di branche ramose distaccate sul tardo agosto, o in settembre, e poste a radicare nella umida sabbia.

Bergenia

Bupleurum fruticosum

Un'altra elegante graziosa Crucifera che potrebbe sempre trovar posto nel giardino alpino o in quello roccioso per le sue qualità ornamentali e che fu anche utilmente adoperata nel giardino roccioso per crearvi piccole bordure di aiuolette è Hutchinsia alpina; assai facile a scoprirsi al termine di canaloni ricchi di pietrisco sulle Alpi ed in tutti quei macereti ove predominano gli elementi più piccoli anche questa pianta – che gli Svizzeri chiamano «crescione dei camosci» – sembra essere invece poco ricercata attualmente. Tuttavia non mi pare che essa abbia tutti gli stessi numeri incantevoli che può vantare la Petrocallis già descritta. I suoi fiori sono bianchi e solo raramente rosei; il suo aspetto non è compatto come nella formazione di un cuscinetto; ma essa si presenta piuttosto come una densa rosetta radicale di piccole foglie divise. Ama i luoghi freschi sulle rocce o sui pascoli ghiaiosi delle alte montagne calcaree; però cresce anche più in basso ossia,, in definitiva, fra i 1000 ed i 3000 e più metri. Pianta erbacea perenne che è attraente allorché è in fiore (fine primavera, principio estate) ed assai meno, similmente a quanto accade con altre Crucifere, quando sia in fruttificazione, Hutchinsia di cui ci occupiamo si perpetua (e si moltiplica) con la divisione dei suoi frutti sotterranei, dai quali si dipartono gracili fusticini erbacei fioriferi alti al massimo una decina di centimetri; le foglie, picciolate e profondamente divise, sono di un bel verde brillante. Una sua forma alquanto più compatta, più nana, con- grappoli fiorali più raccorciati ed appiattiti e con petali più stretti «vuole» vivere in terreni che provengono da rocce granitiche ed è quindi specificamente ossifila; chiamata H. brevicaulis anch'essa fiorisce dal maggio all'agosto.- E' dunque necessario di rispettare le esigenze nutritive delle due distinte forme utilizzandone a ragion veduta l'una in anfratti rocciosi o in piccole aiuolette ghiaiose con natura calcarea e, I 'altra nelle stesse condizioni estetiche ma su rocce silicee.
Una pianta da terreni silicei per certi suoi aspetti ornamentali molto curiosa e pur non di meno altrettanto interessante nel giardino alpino è senza alcun dubbio quell'ombrellifera che è nota sotto il nome di Bupleurum stellatum; con lunghe foglie, di color verde gaio, e con i larghi collaretti (alle ombrelle dei fiori) formati dalle sue brattee, saldate insieme, di color verde chiaro, essa non discende mai in natura al disotto dei 1000 m di altitudine creando sempre uno degli ornamenti più auto-reclamistici delle rocce bene esposte al sole delle nostre Alpi centrali ed orientali; alta non più di 40 cm, i suoi fiori appaiono in estate (luglio-agosto). E' certamente una delle migliori specie di questo genere che possiamo descrivere qui, insieme alla B. petraeum, un'altra sicura e facile pianta erbacea perenne che si addice al giardino roccioso ma che, nella sua vita spontanea, preferisce però i terreni calcarei ove staziona nei macereti e sulle rocce portando in fioritura le sue gialle ombrelle fra il giugno e l'agosto. Tutti i Bupleurum – per la curiosità dei loro collaretti più che per intrinseche qualità estetiche delle ombrelle fiorali – sono entrati da molti e molti decenni (seconda metà del sec. XVIII) nella creazione del giardino; ciò è molto significativo ed ancor più lo diventa quando si ricordi che uno di essi, poi, B. fruticosum vi è certamente coltivato da più di 4-5 secoli. Ma, quest'ultima, è pianta dalla discutibile rusticità perché, spontaneamente, cresce solo nella regione mediterranea; comunque B. fruticosum non è più un suffrutice ma un vero e proprio arbusto (di 1-2 m di altezza, con foglie di color blu-grigio, coriacee e persistenti) che vive su pendii siccitosi e preferisce le località aride e sterili, contribuendo cosi a formare il paesaggio a garriga. Per le suddette ragioni ed a stretto rigor di logica, B. fruticosum viene escluso da molti Autori dagli elenchi di piante per il giardino alpino. Comunque, mentre le specie perenni ed erbacee si moltiplicano da seme, B. fruticosum (per chi volesse includerlo nel giardino roccioso) può esser riprodotto anche per talea (come per margotta) e con coltivazione in un terriccio sostanzioso, leggero ed umido e con esposizione di mezzo sole attendendo, per mettere a dimora le giovani pianticelle, che esse abbiano da 3 a 4 anni di età.

Aquilegia pyrenaica var. berionii

Bupleurum petraeum

Vi è fra le Ranunculacee che crescono sulle nostre Alpi una rara, bellissima specie: Aquilegia pyrenaica var. bertolonii incantevole miniatura delle rocce e dei macereti le cui grandi corolle di color azzurro-chiaro sembrano stagliarsi nel cielo come un volo di leggere farfalle; è una delle specie più belle della nostra Flora alpina, pianta che dovrebbe esser protetta senza perder più tempo giacché diventa sempre più rara, in via di estinzione. Cresce solo su un suolo calcareo ed evidentemente dimostra di preferire le località bene esposte al sole, i terreni ben drenati, spesso i macereti più impervi o certi insediamenti in luoghi scoscesi e dirupi nei quali, fortunatamente, sfida la imprudenza della Umanità e salva ancora così la sua esistenza; ma i due aspetti di drenaggio e di esposizione solatia dei terreni freschi sono tassativi agli effetti colturali; si moltiplica solo per semi o per divisione.
Saxifraga oppositifolia è una pianticella tipica delle rocce calcaree quando si vogliano avere i migliori risultati dal giardino; ivi, essa forma densi cuscinetti costituiti da numerosi getti prostrati che si intrecciano fra di loro – rendendo così facile una moltiplicazione asessuata per divisione della specie – allacciandosi in modo impenetrabile con le foglie spesse, rigide, triangolari, di color verde-scuro. E' la prima pianta che fiorisce dopo il disgelo delle nevi ricoprendosi di una ricchissima e vistosa produzione di grandi fiori dal colore variabile fra il rosa-porpora pallido ed il cremisi più intenso e più scuro. E' una delle specie migliori per i nostri giardini rocciosi ove, peraltro, deve essere coltivata sulle pareti volte a settentrione, insediata fra i crepacci rocciosi con buona esposizione, in ricchezza di humus, e con molta umidità percolante nel corso della fase di fioritura ma anche con protezione dal caldo improvviso ed anormale, bruciante. E' una specie che si conosce sotto numerose, ottime, forme varietali (botaniche e orticole) delle quali citiamo una a fiori bianchi (ma usualmente più misera nella sua vegetazione) ed una seconda denominata «latina» a vegetazione molto compatta ed a grandi fiori purpurei; due delle anzidette varietà- orticole, rispettivamente denominate 'Pyrenaica splendens' e 'W. A. Clark', ma soprattutto la prima di queste due, sono di coltivazione più facile e più resistente; 'Pyrenaica splendens' ha abbondante e facile produzione di fiori sessili, grandi, di color rosa-scuro; 'W. A. Clark' si presenta, invece, con un habitus lindo e con fiori di un bel rosa-cremisi, di media grandezza, prodotti in gran numero.
Nella sola flora spontanea delle Alpi Marittime, una sassifraga eccelle sopra ogni altra per il suo alto valore ornamentale; essa è Saxifraga lingulata che appartiene ad una sezione comprendente tutte piante di facile coltivazione molto indicate (ed utilizzate) per un giardino alpino posto in piena esposizione solare e per coltivazione su rocce- di chiara composizione chimica calcarea. Questa specie, inoltre, non solo si adatta- anche ad altre nature delle rocce (granitica) ma non presenta nemmeno difficoltà se venga coltivata in posizione ombreggiata. Si moltiplica con tutta facilità a mezzo dei suoi stoloni che ne permettono una comoda divisione e fiorisce all'inizio dell'estate; piantata in un crepaccio (che vuol esser largo e più ancora alto per permettere il pieno sviluppo dei suoi corimbi di fiori) con le sue grandi rosette di foglie che sono per sé stesse assai ornamentali, nel loro colore verde-grigio-bluastro, e nella loro forma, produce pannocchie spesso gigantesche di fiori bianco-puro (che quindi si differenziano da quelli rosso-pallido della Saxifraga lingulata di origine asiatica ed oggi correttamente nomenclata: Bergenia ligulata) portate da lunghi peduncoli, spesso leggermente incurvati sotto il peso della fioritura. Ne nasce così un insieme di distinzione e di bellezza che fanno di questa specie una delle migliori di tutto il genere; ma essa resta piuttosto freddolosa come si può dedurre dal fatto che in montagna non esce dal benefico influsso del clima marittimo e non sale molto al di sopra dei 1600 m di altitudine massima. Certo è che questa specie è una di quelle più esigenti, di cure e per una marcata porosità del terreno di coltivazione.
E terminiamo con una graziosissima piccola pianta perenne dei luoghi boschivi montani – che essa rapidamente colonizza con la larga diffusione delle numerose sue propaggini – per una fioritura precocissima (fra il marzo e l'aprile). La descrizione dell'habitat veramente non si addice ad un esemplare da me scoperto, che viveva su una minuscola mensoletta rocciosa sui 1200 m di altitudine sul mare, insediata su una miseria di terra argillosa polverulenta, in una esposizione pienamente soleggiata della Colla d'Oggia e, quel che è più strano, localizzata in un posto nel quale non si vedeva ove potesse trovare l'indispensabile umidità necessaria alla sua luminosa vita sulla terra. Comunque sia, Omphalodes verna (è questa la nomenclatura botanica attribuita alla pianta in esame) è uno degli azzurri più belli che si possano desiderare; è un azzurro intenso un vero smalto blu, dei suoi fiori a fauce bianca, che o appaiono solitari al termine del gracili pedicelli oppure si riuniscono in sciolti grappoli geminati. La piantina (che non è più alta di una scarsa trentina di centimetri) può essere moltiplicata molto agevolmente in autunno o in primavera, per divisione del cespo a meno che non si voglia ottenerla per seme, da spargersi in primavera nel semenzaio o anche direttamente sul posto. Ma, nella coltivazione, preferisce sempre un terreno argilloso (anche se si adatta docilmente ad una qualsivoglia buona terra da giardino) ed una esposizione ombreggiata, chiave di volta per la buona riuscita. Utilizzata nel giardino europeo già anteriormente al 1554, nientemeno, è pianta di certo effetto ornamentale nel giardino alpino (questo inteso un po' sui generis perché infatti la nostra Borraginacea non sale motto in alto con la sua presenza in montagna) o in quello roccioso.