Flora di Monte Baldo, da Brentonico a Caprino Veronese

Datemi la vita che amo., lasciate che il resto mi scorra accanto. Datemi cieli festosi sopra di me. E strade di campagna. (R. L. Stevenson)
 

Posto tra il lago di Garda e la Valle dell'Adige il monte Baldo raccoglie ed amalgama in sé le differenze meteorologiche di climi, temperature e umidità che caratterizzano le diverse condizioni ambientali della , montagna, della pianura e del lago.
Questa particolarissima condizione offre alla flora baldense la possibilità di esprimere una eccezionale ricchezza di specie che, per la sua varietà, la sua bellezza ed i suoi endemismi, ne fa una entità unica in Italia. Il monte  Baldo è dunque ben degno della definizione di Hortus Italiae che poeti e naturalisti hanno coniato.

Un panorama unico quello che si ammira da san Michele: il Monte Baldo e il Lago di Garda.

Il lago di Garda visto dal sentiero del Ventrar.

Le specie presenti
In aree anche molto contigue vivono piante dalle esigenze e dagli habitat molto diversi, come il leccio, l'olivo, il siliquastro e le ginestre e piante come il larice, il pino mugo, il pino silvestre, il rododendro, le daphne o le genziane. Questo inestimabile patrimonio floristico ha attirato, fin da tempi lontani, la curiosità e la attenzione di poeti e, soprattutto, di studiosi. Ricordiamo nel '500 Francesco Calzolari, autore di un Viaggio sul M. Baldo, uno dei primi libri di botanica usciti in Europa, il bolognese Ulisse Aldrovandi, Giovanni Poma, che nel 1617 pubblicò un volumetto dal titolo Monte Baldo e nei secoli successivi Francesco Seguier, P. Antonio Micheli, Ciro Pollini, Agostino Goiran e i tanti altri che li seguirono, autori tutti di varie pubblicazioni sulla flora del Monte Baldo.
Voler descrivere un ambiente così vasto e composito in poche righe è impossibile, così come e assurdo pretendere di volerlo conoscere, anche solo approssimativamente con una gita od un'escursione di una giornata.
Premetto che il Baldo è sempre godibile e visitabile in tutte le stagioni, ma quelle ottimali per conoscere la flora baldense sono essenzialmente due.
Da maggio a metà agosto è possibile osservare, su prati e pendii dal piano basale fino a 2000 m di altitudine quasi tutte le specie qui presenti, nelle loro fioriture più smaglianti e rare e nei loro endemismi più nascosti.
In settembre e ottobre, alberi ed arbusti offrono i loro caldi colori autunnali, vivaci macchie di bacche, di drupe e di silique, l'esplosione allegra e gaia dei funghi e la dolcissima malinconia del lento acquietarsi della natura avviata- al riposo invernale. Ce n'e per tutti.

L'itinerario
Questo che vi consigliamo è un comodo itinerario automobilistico, salvo alcune deviazioni da fare a piedi e di cui vi diremo.
Il percorso attraversa longitudinalmente il versante orientale del monte Baldo, quella dorsale che scende con pendii meno acclivi e più dolci del versante gardesano verso la vai d'Adige; l'unico percorribile in auto che costeggi in tutta la sua lunghezza la catena del Baldo.
Dall'uscita di Rovereto Sud dell'Autostrada Brennero-Modena A-22, si raggiunge in una quindicina di chilometri Brentonico, importante centro turistico trentino e base per tutte le escursioni della parte settentrionale del Baldo.
Ogni tre anni a Brentonico si svolge l'importante manifestazione denominata «Fiore del Baldo», una settimana di mostre, proiezioni, dibattiti e visite guidate dedicata alla flora di questi monti.
In una decina di chilometri si giunge al Passo di San Valentino, m 1315, da dove inizia il «senta de le vipere», che attraversa la Riserva di Corna Piana in tutta la sua estensione fino al Rifugio Graziani ed offre la possibilità di conoscere sul campo la grande varietà floristica di questo angolo di natura intatta.
Qui si incontrano gran parte delle specie floristiche del Baldo. Volere elencarne le numerosissime piante ci porterebbe inevitabiImente a presentare una noiosa ed interminabile serie di nomi privi o quasi di significato per i non addetti ai lavor».
Ne segnaliamo, perciò, alcune tra le più vistose od importanti quali; il velenoso veratro (Veratrum album), molto simile alla genziana maggiore (Gentiana lutea), la clematide alpina (Clematis alpina), – la rossa peonia (Paeonia officinalis), il fiammeggiante Lilium bulbiferum, l'imponente Lilium martagon, il raperonzolo di roccia (Physoplexis comosoma) un nome vagamente dispregiativo per denominare uno degli endemismi più curiosi ed interessanti, le numerose primule, le robuste e velenose daphne, gli eleganti aconiti e le molte, strane, imprevedibili orchidee. Un vero paradiso botanico questi 50 ettari della Riserva di Corna Piana, che si spera possa divenire il cuore di un futuro e più esteso Parco.

Paeonia officinalis

Primula auricula

Prati fioriti nella Riserva Corna Piana

Bocca di Navene
Proseguendo nel nostro itinerario giungiamo a Bocca di Navene, dove una sosta è obbligatoria se si vuole osservare, da questa «finestra» aperta sul lago, una delle più romantiche visioni che il Baldo possa offrire.
Poco oltre, sulla destra, una stradina sterrata porta all'attacco di uno dei percorsi pedonali più belli e botanicamente importanti del m. Baldo, il Sentiero di Ventrar.
Numerato dal Cai con il numero 3 porta, con un lungo suggestivo percorso, giù per la dorsale occidentale del Baldo, alle rive del Garda.
Per noi, oggi, sarà sufficiente percorrerne poche centinaia di metri, quante ne bastano per giungere al valico tra la spaccatura di due imponenti roccioni a strapiombo sul lago. Qui la stupenda visione del lago sotto di noi si ripete, abbellita dal contrasto tra le grigie rocce calcaree, i verdi tenui ed intensi della vegetazione e I'azzurro cupo del Garda.
Anche qui la ricchezza floristica di queste montagne trova modo di esprimersi con la solita multiformità delle sue specie. Il sentiero di Ventrar è noto per la tipicità delle sue piante di roccia, l'uva ursina alpina (Arctostaphylos alpina), l'endemica  Primula spectabilis, Daphne alpina dalla bianca inflorescenza, la piccola felce Asplenium viride, il velenoso Aconitum napellus. Poche centinaia di metri, una passeggiata indimenticabile.
Tornati sulla provinciale, poco oltre troviamo il bivio di Malga Dossioli, a sinistra la strada scende ad Avio, a destra inizia la vecchia strada militare intitolata al generale Graziani e recentemente asfaltata che seguiremo nel suo suggestivo percorso fino a Caprino Veronese.

Primo piano dei fiori di Clematis alpina.

Gentiana clusii

Lastoni Selva Pezzi
Dai m 1437 di Malga Dossioli una seggiovia conduce in cresta proprio all'interno della Riserva Naturale Integrale Lastoni Selva Pezzi, la più importante del Monte Baldo, che come cita il cartello posto all'ingresso è zona costituita da terreni rocciosi e cespugliati, con formazioni boscate di latifoglie e resinose di particolare interesse per le varietà floristiche e faunistiche presenti. Ha una superficie di 978 ettari e altitudine compresa tra i 1200 e 2000 m. Anche qui una ricca messe (ma solo di foto e di osservazioni, se ricordiamo gli strettissimi vincoli che proteggono le Riserve Integrali) ci attende. E' da notare che questa Riserva racchiude la più ricca stazione baldense della Stella alpina (Leontopodium alpino).
Si prosegue tra prati e pascoli ricchi, oltre che di bestiame, di spettacolari fioriture. Siamo sempre sui 1500 m di altitudine.
La strada ora si appressa ancora più alla dorsale di cresta, dove svettano la Cima Longino, il Col Val Finesta, e la Cima Valdritta, tutte vette che superano i 2000 m, integrandosi con il paesaggio che si fa sempre più rude e severo.

L'Orto Botanico di Novezza, recentemente istituito

L'orto botanico
Al valico di Caval di Novezza si riprende a scendere e si giunge a Novezza, m. 1390, e quindi a Novezzina dove è stato fatto un Orto Botanico.
Ormai siamo quasi al termine del nostro viaggio che possiamo completare con una visita al celebre Santuario medioevale della Madonna della Corona arroccato alla ripida parete che domina la Val d'Adige in località Spiazzi, dove termina la strada Graziani.
Un'ultima meta può essere la breve deviazione che da Caprino Veronese porta a Platano, per ammirare un singolare monumento vegetale, un imponente esemplare di platano, da cui il toponimo della località, vecchio di alcuni secoli.
Termina qui un itinerario che non ci ha svelato tutte le bellezze del Baldo, ma ci ha avvicinato ad uno dei paradisi botanici più interessanti del nostro Paese.