Flora: Guayana e le sue palme

Le palme sono piante del tutto particolari, tanto nel loro aspetto esteriore, quanto nella loro costituzione che differisce alquanto dagli organismi vegetali che noi chiamiamo alberi. Da sempre sono state annoverate fra le piante ornamentali ed hanno avuto posto nel giardini e nelle case, qualche volta anche nel viali delle città.

Euterpe vanno con le radici nell'acqua. Spesso le palme popolano la savana là dove l'acqua ristagna dopo le piogge.

Roystonea regia nella Place des Palmistes di Cayenne

Io ho sempre subìto, sin dall'infanzia, il fascino esotico delle palme. Le ricercavo nei giardini del Lago Maggiore, le coccolavo e ne allevavo vasi dappertutto in casa, forse inconsciamente attratto dal loro portamento altamente decorativo, direi quasi regale. Logico, quindi, che trovandomi in un Paese tropicale, la Guayana (o Guyana) francese, dove le palme abbondano, il mio primo pensiero fosse subito per loro, per quelle piante che negli anni verdi mi avevano dato le prime gioie di piccolo appassionato giardiniere.
Il primo incontro con le palme della Guyana francese si ha nella Capitale, Cayenne, alla Place des Palmistes. Doveva essere veramente stupenda, questa piazza, quando era ancora densa di magnifici esemplari di Roystonea regia portati da Cuba e piantati dai primi colonizzatori.
Vecchie stampe ce la fanno vedere, l'immensa piazza a lato del grande Palazzo dei Gesuiti, fitta di altissimi stipiti diritti perfettamente lisci, sormontati dagli eleganti ciuffi di foglie pennate eternamente agitate dal vento marino. Oggi di palme ve ne sono un po' meno di un tempo, alcune mancano, abbattute da qualche fortunale, altre sono state sostituite con giovani esemplari in crescita, così che non si ammira più l'uniformità di una volta, anche se il colpo d'occhio è sempre bellissimo. Un vecchio abitante di Cayenne, però, mi ha detto che oggi manca un po' del colore locale del tempo che fu, e ciò perché non vi sono più gli Urubù neri (chiamati volgarmente Charognars) che sino a qualche decennio fa usavano appollaiarsi sulle foglie dei palmizi, anche venti uccelli sopra la stessa foglia. Colpa del progresso e del Comune di Cayenne che, istituendo un regolare servizio di nettezza urbana, li ha costretti ad andarsene altrove alla ricerca del pasto quotidiano.
Gli Urubù, infatti, erano sino a pochi anni fa gli spazzini ufficiali di Cayenne, ed ora li ritrovi, sloggiati dalla città, sulla riva del mare a contendere ai tanti cani randagi i pesci morti lasciati nella notte in secco dalla marea. Il simpatico guyanese ha aggiunto, inoltre, che allora il passeggiare sotto le palme della Place des Palmistes era alquanto antigienico, e ciò a causa delle immondizie della città che immancabilmente ricadevano sulla testa del viandante, debitamente trasformate dall'apparato digerente degli uccelli.

Capanne indiane a Orocaibo con palme Awara

Frutti di Astrocarium aculeatum o Awar»

Roystonea ed Euterpe
Roystonea è una palma imponente. Alta dai venti ai trenta metri, ha foglie pennate molto grandi che sormontano lo stipite color verde intenso nella sua ultima parte. Come in altre specie affini si può trarre dai due ultimi metri del tronco un cilindro di foglie giovani e tenere, ancora arrotolate fra loro, assai buone da mangiare.
Gli americani del Nord chiamano questo tipo di palma «cabbage palm», cioè «palma cavolo» appunto in relazione alla sua utilizzazione in cucina. La foglia di palma si mangia fresca, lessata o sotto aceto, e da noi la si trova comunemente in scatola nei negozi di frutti esotici. L'ho assaggiata fresca, sul posto, ma non mi è sembrata proprio un granché, piuttosto non so concepire l'idea di abbattere palme così belle (e di molti anni di età) per utilizzarne soltanto gli ultimi due metri!
L'ho visto fare lungo i fiumi, nella foresta, con altre due specie di palme, Euterpe edulis e E. oleracea, qui chiamate «pinotos» o «wassaie», endemiche di tutta la zona amazzonica, che hanno l'utile caratteristica di ributtare giovani germogli dalla base.
Tagliato lo stipite vicino a terra e abbattuta la pianta, si toglie il ciuffo di foglie della cima e si porta a casa il metro o poco più, ancora verde, della sua parte terminale, abbandonando il resto a marcire in foresta.
Con comodo, poi, la si incide longitudinalmente e si preleva il rotolo interno delle foglie, bianco e tenero, che viene sezionato per la sua successiva utilizzazione.
Mangiata cruda la foglia di palma è un po' duretta, non può certo competere con la lattuga. Lessata e condita a piacere è più accettabile, mentre conservata sotto aceto può essere impiegata in cucina e a tavola come altre comuni verdure, cipolline o cetrioli. Tanto, una volta messi sotto aceto, tutti i vegetali hanno lo stesso gusto, dai preziosi porcini alla semplice zucca sino alla «palma cavolo».
Roystonea, che porta piccoli semi neri non più grossi di un cece, e originaria di Cuba (dove 'è specie protetta) e, come ho prima accennato, fu certamente portata qui dai primi coloni, come è stata diffusa abbondantemente in tutte le Antille e giù giù sino al Brasile e oltre.
Escludo però che tali coloni pensassero di utilizzarla come ortaggio, ma piuttosto come elemento decorativo, date le sue forme maestose.

Euterpe edulis ed E. oleracea, endemiche, crescono in foresta sulla riva dei fiumi dove vivono sopra un terreno organico, fertile e molto umido, spesso con le radici nell'acqua. Si vedono spesso riunite in numerosi gruppi affollati, e l'insieme degli stipiti sottili, poco più grossi di un braccio ed alti oltre i 20 metri che sbucano dal sottobosco e si slanciano verso il sole, sormontati da poche foglie pennate leggere come piume, è di armonica e rara eleganza.
Anni addietro, mi hanno detto, si era costituita una Società per lo sfruttamento di queste palme e per la produzione di scatolame da esportare. Per fortuna l'impresa si arenò in partenza, di fronte alle difficoltà di penetrare nella boscaglia, in assenza di strade, al reperimento della materia prima. Dico «per fortuna» perché sarebbe stato un vero crimine distruggere quelle elegantissime piante che costituiscono uno degli aspetti più suggestivi del paesaggio amazzonico.

Palmier-bache sulle rive del Maronì

Sulla riva del mare le chiome delle palme sono tutte piegate da un lato a causa del costanti venti alisei

Mauritia e Astrocarpus
Nelle savane e sul bordo delle paludi, là dove il terreno non e occupato dal bosco ma soltanto da erbe e bassi cespugli, s'incontra sempre un'altra palma assai bella, questa volta a foglie flabelliformi, chiamata localmente «palmier baches», comune pure nel vicino Brasile, probabilmente riconducibile al genere Mauritia. E' assai diffusa, ed i semi si ritrovano spesso sulla riva del mare, trasportati dai fiumi e ributtati sulla costa. Sono grosse noci grandi come – un uovo, dure, di colore marrone scuro, con bei disegni regolari a scaglie imbricate.
Questa palma preferisce gli impluvi umidi, le zone basse della savana, là dove l'acqua si ferma a lungo anche dopo brevi piogge. Spesso una lunga linea di queste palme indica una zona depressa, sortumosa, il corso di un rigagnolo, un terreno paludoso. Amante dell'acqua, essa tuttavia resiste molto bene anche alla siccità, quando la savana asciuga durante il periodo secco e va a fuoco. Ha uno stipite alto una decina di metri, ricoperto dai resti delle foglie vecchie e da una massa nerastra di fibre che servono ad alcuni uccelli per tessere il loro nido (p.e. il Cacicus, che costruisce nidi piriformi penduli lunghi anche 60 centimetri) e produce una grande quantità di semi riuniti in grandi spighe pendenti.
Frutti assai più interessanti per I' attraente e vistosa colorazione aranciata, in grappoli eretti, hanno invece alcune altre palme che si trovano nei terreni liberi ed aperti, specialmente verso il mare, dove il suolo è sabbioso e permeabile. Tali palme, chiamate in loco «awarà» od anche «counana» o «mourou-mourou» e botanicamente Astrocarpus aculeatus, hanno lo stipite letteralmente rivestito di sottili spine nere più lunghe di 10 centimetri. Anche le foglie sono spinose, specialmente lungo la rachide. Non sono molto alte, forse a fatica raggiungono gli 8-10 metri e portano una chioma di foglie pennate piuttosto eretta ed assai meno elegante di altre specie di cui ho già parlato.

Per uno spuntino
Gli uccelli, specialmente i pappagalli si fermano spesso sopra queste palme dai frutti dolci e profumati, utilizzati anche dalla popolazione locale che ne fa zuppe e bevande, anche se il pericarpo che ricopre il grosso seme è di scarso spessore e c'è ben poco da mangiare.
L'ho assaggiato anch'io il frutto di «awarà» raccogliendolo da terra, naturalmente, non certo affrontando la selva di spine dello stipite. E' buono e gustoso, leva la sete e lascia un buon sapore in bocca, ma non può certo saziare un affamato!
Già che siamo in argomento, devo dire che anche i frutti delle due specie di Euterpe citate più avanti sono commestibili. Si presentano come drupe violacee della forma di una grossa oliva e trattate opportunamente danno una crema oleosa molto nutriente ed una bibita assai rinfrescante. frutti di Euterpe (chiamati «pinots») si trovano spesso in vendita nei mercati indigeni e le popolazioni indie li utilizzano molto spesso.

La palma da cocco è molto fertile, produce un grappolo di frutti ogni tre mesi

Un bel gruppo di Cocos nucifera sul litorale di Cayenna

Attenzione alle spine
Altre palme spinose si possono trovare vicino alle coste marine, con stipiti levigati e molto eleganti, attribuibili al genere Bactris. I venti alisei che spirano costantemente le costringono a portare la chioma tutta da un lato. Quello delle palme spinose è un problema molto serio che deve affrontare chi s'inoltra in foresta. Se ti capita di incontrare sul tuo cammino, infatti, un gruppo di giovani palme spinose, ancora basse, è meglio che tu giri al largo, non c e «coupe-coupe» che possa aiutarti.
Belle palme a fogliame pennato, che si vedono talvolta nei giardini, utilizzate anche per viali, sono quelle del genere Oenocarpus. Possono raggiungere i 15-20 metri di altezza e la corona di foglie terminale è sopportata da uno stipite nudo e liscio. Producono anch'esse frutti globosi o quasi, porporini, che vengono utilizzati per estrarre olio dal pericarpo alquanto fibroso, oppure per preparare una bevanda fermentata, una specie di vino. Del resto il nome del genere sta appunto ad indicare tale utilizzazione. Foglie pennate colossali, della lunghezza di dieci metri e più, ha Socratea che abita la foresta e fornisce alle tribù indigene ed ai cacciatori il materiale per ricoprire il tetto dei loro carbet. Può raggiungere i 30 metri di altezza, ma è difficile trovarne di tali dimensioni, io almeno non le ho mai viste. Singolari le sue radici aeree guarnite di piccole spine, usate dagli indiani per grattugiare la manioca.
Tante altre specie si possono trovare ancora, endemiche delle zone tropicali del Sud America od importate nei secoli da navigatori e coloni, ma sarebbe troppo lungo dire di tutte, anche perché un accurato studio sull'argomento è in atto a cura del Centro di Ricerche Botaniche di Cayenne (Orstom) e per il momento non vi sono precise basi per una corretta classificazione.

Virtù e pregi del cocco
Dirò soltanto, per chiudere il discorso, della palma da cocco o Cocos nucifera, non certo la specie meno importante della Guyana. Come si sa, la palma da cocco è originaria dell'Oceano Pacifico e si può dire che abbia ormai fatto, da sola o con l'aiuto dell'uomo, il giro del mondo e si sia fissata un po' in tutte le regioni tropicali. In Guyana si è localizzata sulle spiagge marine, nelle zone a terreni arenosi o comunque ben drenati, non l'ho mai incontrata lontano dalla costa. Ve ne sono molte nei dintorni di Cayenne, verso Montjoli e lungo la costa che porta a Degrad des Cannes, ve ne sono moltissime sulle Isole della Salute; la tristemente celebre Isola del Diavolo è una sola boscaglia fittissima di palme da cocco.
La palma da cocco è forse una delle specie più eleganti per il suo fusto slanciato alto 20 metri e più, spesso incurvato dai venti e dalle tempeste. La sua chioma, composta di non numerose foglie pennate, è di un bel verde gaio.
Una varietà detta «cocco dorato», con foglie giallognole, e assai meno bella della specie, sembra una pianta malata.
Non occorre dire delle virtù e delle utilizzazioni della palma da cocco, tanto esse sono note. Dà nutrimento a numerose popolazioni ed assicura loro i materiali per utili manufatti. La pianta è molto fertile, produce un grappolo di frutti ogni tre mesi. La grossa noce contiene una mandorla ricca di grassi e di vitamine.