Flora: Guyana e le sue orchidee

Andare in cerca di Orchidee è sempre avventuroso ed emozionante. Non sono piante, le Orchidee, che si trovano dappertutto, anche nei climi tropicali, e bisogna raggiungerle là dove esse cresono, cioè il più delle volte sugli alti rami degli alberi.

Piccoli Epidendrum nascono epifiti sui rami degli alberi

… rallegrati dalla compagnia di numerose Bromeliaceae coloratissime

Le orchidee, quasi sempre piante epifite, vivono spesso a trenta e più metri da terra, con le radici ancorate alla scorza rugosa degli alberi od ai muschi che vi crescono sopra in abbondanza.

Sono quindi fuori della portata della nostra mano, e l'impegno si presenterebbe quasi impossibile se gli alberi della foresta fossero tutti saldi ed in buona salute. Ma ve n'è sempre qualcuno malandato, per nostra fortuna, o troppo vecchio, o colpito dal fulmine o roso dagli insetti o scalzato dalla corrente del fiume, che cade od è inclinato verso il basso… E' facile allora carpirgli i suoi tesori, appunto le piante di Orchideae, le Bromeliaceae, le felci e persino qualche bel Philodendron o qualche pregevole esemplare di Anthurium dalle piccole spate verdi e rosse, progenitore di quelli oggi comuni nelle nostre coltivazioni di serra. In casa abbiamo sempre un vaso o due di Guzmania fiorite raccolte in foresta e trapiantate su terriccio organico, che fanno bella mostra in sala da pranzo.
Mentre le orchidee sono quasi mimetizzate fra la vegetazione delle altre piante, le Bromeliaceae denunciano da lontano la loro presenza con le infiorescenze delle brattee colorate di rosso e d'arancio, simili a lame di luce nella penombra della selva.
Invece di battere la boscaglia alla ricerca, assai faticosa ed aleatoria, di un albero caduto di recente, costeggiamo lentamente, col motore al minimo regime, le rive del fiume. Prima o poi qualche tronco proteso sull'acqua rivestito per tutta la sua lunghezza di vegetazione lo s'incontra sempre. E allora è facile approfittarne; con una pertica munita di un gancio possiamo raggiungere le piante epifite e strapparle dalla loro sede, se non è possibile raggiungerle con le nostre mani, tanto piu che esse oppongono ben scarsa resistenza.
Non sono orchidee rare e nemmeno molto appariscenti quelle che si trovano di solito in Guyana. Per lo più si tratta di modesti Epidendrum con pseudobulbi talvolta brevi, tal'altra invece assai lunghi e sottili, simili a fusti della grossezza di una matita. Le foglie, carnose, di un bel verde brillante o anche tendente al giallo, accompagnano gli pseudobulbi più recenti e per solito non sono molto espanse.
I fiori si presentano quasi sempre bianchi o giallini o giallo-verdi, con petali stretti, qualche volta sfumati di rosa e di violetto nel labello, labello che può essere anche elegantemente e riccamente sfrangiato.
Ve ne è uno, di questi Epidendrum, di modestissime proporzioni, con vegetazione non più alta di quella di un comune muschio, che mostra deliziosi fiorellini giallo-zolfo e ricopre a volte come un manicotto i rami annosi che sono vicini all'acqua, là dove esso può beneficiare maggiormente dell'abbondante umidità atmosferica anche durante i periodi asciutti dell'anno.
Segnalo, nel riquadro, a titolo d'informazione per i botanici e gli appassionati di orchidee, le specie che più facilmente si ritrovano nella Guyana francese.

Orchidee frequenti nella Guyana francese

Epidendrum fragrans

Fiore bianco profumato, labello striato di porpora

E. ciliare

Fiore bianco-giallognolo, profumato, labello elegantemente sfrangiato

E. nocturnum

Fiore profumato soltanto di notte, color bianco-giallo

E. cocleatum

Fiore bianco con macchie marrone

E. diffusum

Fiore bianco-giallastro a segmenti molto stretti

Oncidium sp.

Grandi infiorescenze ricadenti dai rami, con piccoli fiori giallo-marroni simili a tante farfalle

Zigopetalum sp.

Piante epifite, semiepifite e terrestri

Catasetum sp.

Fiori con stranissimi labelli a forma di casco, color giallo-marrone

Vediamo, saldamente fissata sopra uno strano manicotto che riveste un ramo, una inconsueta orchidea dai grandi fiori penduli sfumati di brunorosato e di bianco, e grandi foglie molto espanse. Vorremmo farla nostra, ma poiché il ramo è grosso e saldo, rinunciamo all'idea di prelevarlo tutto intero (come spesso preferiamo fare) e di portarlo via insieme alla pianta. Cerchiamo, invece, di scalzare l'orchidea con attenzione, intaccando il manicotto di terra sul quale essa è fissata. Non l'avessimo mai fatto! Una pioggia di piccolissimi insetti rossi ci investe, invade la barca, cade nel fiume. E una vera valanga di formiche che esce dal manicotto. Ce ne accorgiamo soltanto ora, ma evidentemente si tratta di un formicaio, sul quale l'orchidea ha trovato modo d'impiantarsi saldamente e di vegetare a meraviglia. Una perfetta simbiosi fra le formiche, che hanno approntato il terriccio, e l'orchidea probabilmente semi-epifica.
Una Coryanthes?
Rinunciamo, dunque, ad impadronirci della pianta e la lasciamo sul suo ramo disteso sull'acqua dopo averla fotografata. Dietro di noi il lento scorrere della corrente porta a valle miriadi d'insetti galleggianti che si dibattono freneticamente. Senza volerlo noi abbiamo sconvolto, con la nostra superficialità, un perfetto equilibrio stabilitosi chissà da quanti anni, e ne abbiamo quasi rimorso…

Le radici di una Pterocarpus strisciano come serpenti verso l'acqua

… uno strano Cissus, mai visto prima

Assicuriamo ora il motoscafo al pontile galleggiante del Club Nautico, a circa 40 chilometri dalla foce del Kourou, e ci imbarchiamo sopra un leggero canotto di poco pescaggio, dotato di un piccolo motore fuoribordo rialzabile, assai adatto alla esplorazione delle criques, dove l'acqua e poco profonda e l'alveo disseminato di ostacoli.

La scelta di questo canotto, in alluminio, è stata anche dettata dalla scarsa sicurezza offerta dai soliti «ommon» nei fiumi tropicali. Mi hanno raccontato che qualche anno fa un noto scrittore-esploratore francese navigava tranquillamente alla foce del Sinnamary sopra un gommone, per fortuna là dove l'acqua non è molto profonda, quando capitò sopra un branco di machoiran, pesci simili ai nostri pesci-gatto ma molto più grandi, con pinne dorsali lunghe 20 centimetri e dure come acciaio. Ebbene, i machoiran gli bucarono il fondo del gommone e il nostro si sarebbe trovato nei guai se un'altra barca, per caso nelle vicinanze, non fosse corsa in suo soccorso traendolo dai pasticci. Questi pesci, i machoiran, sono voracissimi e vivono per lo più sui fondali, non hanno scaglie ma una pelle grigio-scura piuttosto viscida. Con la loro grande bocca (sono anche chiamati «squali di fiume») ingoiano tutto ciò che arriva alla loro portata; si possono quindi catturare abbastanza facilmente usando come esca un piccolo pesce vivo attaccato all'amo, un metodo di pesca davvero poco umanitario, ma assai seguito in Guyana. Ne abbiamo pescato uno, un giorno, di una decina di chili, il quale ci ha imposto un notevole sforzo nel momento di issarlo in barca. I machoiran, infatti, hanno una vitalità straordinaria e possono vivere anche diverse ore una volta all'asciutto. E sono anche pericolosi perché con le loro pinne armate di aculei durissimi possono causare all'incauto pescatore ferite molto dolorose. Per questo è buona norma, una volta catturato il pesce, tagliare con una forte tenaglia la punta degli aculei delle pinne dorsali e addominali. In cambio sono pesci eccellenti da mangiare, sia arrostiti sia lessati od in brodetto. Trasbordate le nostre cose sul leggero canotto, risaliamo ora nuovamente il fiume al di là del punto PK 21, dove è situato l'impianto di sollevamento che fornisce l'acqua potabile all'abitato di Kourou, ed entriamo nella prima crique che incontriamo sulla nostra destra, nota come «crique des caimans».

Forse un tempo qui vi erano realmente, i caimani, ma oggi resta soltanto il nome al corso d'acqua, i rettili sono scomparsi del tutto, distrutti dalla caccia spietata che per anni si è fatta loro. il luogo, comunque, anche senza il brivido di un grosso caimano flottante a pelo d'acqua è davvero suggestivo ed impressionante. La vegetazione degli alti alberi e dei cespugli chiude ermeticamente la crique da tutte le parti, la volta verde la confina in una penombra misteriosa nella quale il silenzio è assoluto, rotto soltanto dallo sciabordare delle nostre pagaie nell'acqua scura sulla quale galleggiano le foglie cadute dagli alberi. Abbiamo spento il motore ed avanziamo ora cautamente evitando stipiti di palme e rami d'albero caduti. Le rive sono impraticabili, grandi radici salienti di Pterocarpus strisciano sul fango della riva come enormi serpenti, tronchi e tronchetti e i grossi cordoni delle liane ne vietano l'accesso. Cerchiamo un punto dove poter attraccare la barca e infine ci arrestiamo in un'ansa, dove una maggiore distanza fra riva e riva permette al sole di penetrare nell'intrico e di raggiungere con qualche suo raggio l'acqua, creando riflessi luminosi. Alla nostra sinistra abbiamo visto una magnifica cascata di fiori gialli, alcuni metri sopra la nostra testa. Si tratta di un Oncidium, una miriade di fiorellini gialli screziati di arancio e marrone che scendono dal ramo leggeri come un volo di farfalle, purtroppo al di fuori della nostra portata. Ci rimane la soddisfazione di fotografare l'orchidea con il teleobiettivo, così come fotografiamo alcuni insoliti arbusti fioriti sulla breve ripa illuminata dal sole, tra cui un Cissus mai incontrato altrove nel nostro vagabondare.

… il sole volge ormai al tramonto…

Risaliamo ancora l'affluente che s'interna pigramente, in svolte e risvolte successive, nella grande foresta. L'acqua sembra ferma, foglie marcite tappezzano il basso fondale dal quale salgono alla superficie, di tempo in tempo, grosse bolle gassose che scoppiano producendo uno strano gorgoglìo. Nessun animale in vista, né uccelli, né roditori, nemmeno le scimmie di cui sappiamo l'esistenza in questa zona di foresta. Pare che anche i pesci siano scomparsi nell'acqua tenebrosa di questo tunnel vegetale, la vita sembra averlo abbandonato. Silenziosa, improvvisamente una piroga sbuca da un intrico di rami che si bagnano nell'acqua. A prua, accovacciato, un negro con un fucile appoggiato alla coscia, a poppa un bianco manovra lentamente la barca con la pagaia. Sono cacciatori. Con minuto dopo, silenziosa com'è apparsa, la piroga svanisce e la crique torna ad essere tutta nostra.