A caccia di rose canine

A fiori semplici e dai toni delicati di bianco o rosa, ha foglie verde glauco e produce falsi frutti dai colori squillanti in autunno: è la Rosa caninca, spontanea ma non per questo poco pregiata.

Pochi anni fa, girando in auto nell’area di Courmayer (Valle d’Aosta), notai dappertutto rose cariche di falsi frutti (cynorrhodon) brillanti. Presi nota mentalmente e scrissi appunti sulle loro località. Soltanto due anni dopo ebbi occasione di trovarmi nella stessa zona, proprio nella stagione più propizia per cogliere Rosa canina in piena fioritura. È incredibile quanto siano invisibili queste bellezze, malgrado si trovino spesso lungo le strade, siano piuttosto alte e piene di fiori alla fine di giugno, e in seguito cariche di allegri falsi frutti.
“Dove posso trovare le rose selvatiche in questa area?” avevo spesso domandato a molta gente. Ricevevo solo scrollate di spalle e l’ammissione che rose ci dovevano essere ma non ne ricordavano le località. In seguito, quando mostrai le mie foto alle stesse persone, nessuna le aveva viste, anche se conoscevano le località dove avevo scattato le foto. Quanta bellezza si perde solo perché non si guarda. E quanto ero soddisfatta per aver fatto una caccia fortunata. Ora, è mio piacere dividere con voi la bellezza squisita di queste rose selvatiche.

L’umile rosa canina è un’antica eredità, una sopravvissuta di 10 milioni di anni della famiglia delle Rosaceae. Oltre ad essere una pianta molto attraente, è utile all’umanità.
Originaria dell’Europa, Rosa canina è stata usata per secoli dall’uomo come una medicina preventiva. I frutti contengono tra 0,5 e 1,7% di vitamina C, oltre all’11% di pectina e una larga varietà di altri componenti. Appartiene alla sub-famiglia delle Rosoidi, come il lampone, la mora e la fragola. Ama i suoli alcalini e prospera sia in terreni bassi che in altitudini fino a 1.600 metri, il livello in cui io ne trovai le piante, nelle zone montane estive sopora Morgex e La Salle, sotto Courmayeur.

Questi fiori di R. canina fioriscono
profusamente su un solo arbusto

In italiano è chiamata ‘Rosa di macchia’, in francese ‘Eglantier sauvage‘, in tedesco ‘Hundrose‘, e in inglese con entrambi i nomi ‘Dog Rose‘ e ‘Dogbriar’. Gli antichi greci la chiamavano ‘Kuno-rodon‘.
Thomas Christopher, nel suo libro In Search of Lost Roses  (Alla ricerca delle rose scomparse), cita La storia delle piante del filosofo greco Teofrasto: il testo inizia la sua argomentazione sul genere con una descrizione del ‘rovo canino’, una… R. canina… Questo piccolo fiore a cinque petali di colore rosa pallido ancora viene chiamato ‘Dog Rose’ (rosa canina) nell’Inghilterra rurale. Questa pianta era un tempo ritenuta da tutti come un’efficace medicina contro l’idrofobia e perciò fu chiamata canina. È anche una delle 12 rose delle quale scrisse Plinio, lo storico dell’Antica Roma “A morsu vero unicum remedium oraculo quodam nuper repertum, radix sylvestris rosae. Quae cynorrhodos appellatur” (Naturalis Historiae).

Rosa alba, coltivata sia dagli Antichi Romani che dai Greci, era forse un incrocio tra R. damascena, o R. gallica, R. canina.
Usata ampiamente come pianta da innesto, spesso R. canina produce succhioni, provocando la fioritura di rose selvatiche in un’aiuola di ibridi! Nel mio giardino una R. canina rosa e una bianca si dividono lo spazio con un vecchio pero, un albicocco e una ‘Blairi n 2’ e una vecchia e legnosa ‘Gioia sarmentosa’. Gli ibridi di rose che erano stati originariamente incrociate con queste due Rosa canina sono morte da tempo, ma io ho lasciato i vigorosi succhioni delle due diverse R. canina. Senza essere irrorate, e potate solo quando tentano di invadere troppo, ogni anno queste due piante fioriscono profusamente e poi producono una splendida messe di falsi frutti ovali rossi, con i quali si possono fare dei bei bouquet invernali, tisane, e marmellate che William Paul descrive come ‘una molto gradita conserva con lo zucchero‘. La contessa Mary Senni, nel suo giardino di Grottaferrata (vedi: Il Giardino Fiorito, Anno LXI – n. 9 – 1955, p. 18-22), fece crescere una R. canina sopra una pergola e in autunno centinaia di frutti di questa rosa ancora oggi spiccano vividi contro il cielo. Modern Roses 10 afferma che questa rosa è stata coltivata sin da prima del 1737.

Cinorrodi di Rosa canina
Cinorrodi (falsi frutti) di Rosa canina

Forse molti ricorderanno di aver letto le parole di William Robinson in The English Flower Garden: “…Un altro modo per vincere la monotonia e l’aridità dei roseti, realizzati secondo i dettami dei libri, è mettere a dimora molte rose selvatiche, dalle quali derivano tutte le rose da giardino, canine e rose da campo… il miglior modo non è piantarle in aiuole, piuttosto a fianco di sentieri erbosi o su scarpate ruvide, oppure a formare siepi“. Anche oggi questa non è una cattiva idea. La semplice rosa veniva piantata nei giardini medioevali in onore della Vergine Maria, come un simbolo dell’amore di Maria per Dio. È questa probabilmente anche la rosa coltivata da San Francesco d’Assisi. In Inghilterra, la “Dog Rose è una delle più graziose fra le nostre piante native da siepi…” così descrive Peter Beales R. canina nel suo libro Roses.

Graham Stuart Thomas, nel suo Rose Book, descrive così efficacemente questa rosa: “La nostra amata nativa rosa selvatica, Rosa canina, la ‘Dog Briar’, un bel cespuglio resistente e di grande dolcezza e bellezza…”. Aggiunge quindi: “Poche persone vogliono coltivare questa specie nel loro giardino; perché non è molto vistosa…”. È uno dei sintomi dei nostri tempi affannosi, che non sono per forza sinonimi di progresso.
L’emozionante scena della mia caccia sulle pendici montane è molto simile a quanto descrive David Austin nel suo The Heritage of Roses (L’eredità delle rose). Così egli scrive R. canina: ‘Me la ricordo bene nella fattoria dei miei genitori vicino Shrewsbury, nei boschi che erano stati tagliati venti anni prima e dove la si poteva vedere crescere in grandi masse fino a un’altezza di oltre sei metri, esplodendo d’estate in una quasi schiacciante profusione di fiori. Poche altre volte ho avuto l’occasione di vedere un simile scenario di rose‘.

Sono tornata alle Alpi l’estate successiva e mi sono subito recata in auto sopra La Salle per vedere una delle migliori zone delle ‘mie’ rose. Le rose erano scomparse. Una ruspa stava livellando il terreno, magari per prepararlo alle fondamenta di un nuovo elegante condominio di montagna. Guardando attentamente con occhi umidi sono riuscita a vedere tre o quattro R. canina che ancora crescevano oltre al limite dell’area livellata. Queste rose sono comunque delle sopravvissute, e io spero che continuino a crescere tenacemente in altri luoghi, dando a coloro che passano, e che ne sono consapevoli e ansiosi di vederle davvero, l’intenso piacere che hanno dato a me.