FOTO? Flora: Guyana e la sua terra più ostile, la savana

Qui le alte erbe sono taglienti e micidiali, e sotto il suolo che appare coi possono improvvisamente rivelarsi zone infide ricche d'acqua pronte ad inghiottire un'auto inoltratasi sul terreno apparentemente sicuro. Nel periodo delle piogge la savana è quasi sempre allagata, nei mesi asciutti invece va a fuoco, le erbe secche facilmente s'infiammano ed il terreno diventa tutto cenere e carbone. Ma vi sono piante che resistono all'acqua ed al fuoco e, come la famosa Fenice, ogni anno risorgono dalle loro ceneri, ed animali che si sono benissimo adattati all'ambiente così difficile, come alcuni piccoli pesci.

Le terre non occupate dalla foresta sono poche in Guyana e quelle poche si trovano in prossimità della costa dove formano intermittenti savane. Sono distese piatte, ricoperte di erbe dalle foglie dure, tra le quali spesso predomina una specie tagliente chiamata "erba coltello". Qua e là si eleva, sul mare delle erbe ondeggianti, qualche gruppo di bassi arbusti spelacchiati e, nelle depressioni umide, lunghe file di palme dagli stipiti neri sormontati dal ciuffo delle foglie fiabellate.

Durante la stagione delle piogge la savana si allaga, nel mesi asciutti va a fuoco

Caratteristica della savana la palma Mauritia flexuosa dal fogliame flabelliforme

La piccola Heliconia
forma grandi popolazioni fioritissime

Questo paesaggio, cosi contrastante con la vicina foresta, interrompe a tratti il folto della selva, oppure s'interpone fra la foresta e le zone acquitrinose della costa periodicamente invase dalla marea. li terreno della savana è per lo più argilloso e compatto, e poiché la pendenza del suolo è minima, lo sgrondo delle acque di pioggia diventa lento e difficile, tanto che nella stagione della massima piovosità tutta la pianura viene sommersa.
Ma spesso è sott'acqua anche per buona parte della stagione delle piccole piogge, ed è appunto l'insistenza dell'acqua una delle cause per le quali la foresta nelle terre della savana, non attecchisce e riescono ad affermarsi soltanto modesti arbusti contorti e rachitici di Byrsonina verbascifolia oppure la palma Mauritia flexuosa già prima ricordata.
Ogni tanto qualche piccola oasi di vegetazione arborea sta ad indicare una zona di terreno più permeabile e rilevato, mentre piscine naturali, qui dette "prì-prì", interrompono la distesa della prateria.
Nel periodo asciutto che segue la stagione delle piogge tutto cambia, la savana inaridisce e facilmente prende fuoco, da verde che era diventa una distesa di cenere e di carbone.

Vistose fioriture
Eppure anche la savana offre particolare interesse, tanto per la sua flora quanto per la fauna che ospita. Oltre i bei gruppi di palme, qui chiamati "palmiers báches", che si danno convegno nelle bassure dove l'acqua indugia a lungo prima di scomparire, la più bella e vistosa pianta della savana è indubbiamente l'eliconia nana, il cui fiore aranciato è stato assunto a simbolo del Paese e compare dalla fine dell'anno in poi. L'eliconia ha forti radici fibrose e stolonifere appena: Sotto il livello del suolo e si propaga molto rapidamente, resistendo benissimo tanto agli incendi quanto ai periodi di sommersione. Non è più alta di un metro, ha foglie coriacee lunghe ed acuminato e steli fiorali che superano di poco le foglie e che portano infiorescenze composte di lunga durata perché accompagnate da coloratissime brattee fogliari. Nella vasta distesa delle erbe l'eliconia forma grandi associazioni di molte decine di metri quadrati, macchie di colore arancio intenso visibili da lontano. Lo strano è che questa Musacea, a differenza delle specie dello stesso genere che abitano la foresta, ama il pieno sole e non si diffonde affatto nei terreni sani e fertili, ma soltanto laddove il suolo è povero ed asfittico.
Anche l'amarillide forma grandi macchie entusiasmanti di colore, questa volta rosso-fuoco. La fioritura di questa bella pianta bulbosa esplode improvvisamente dopo le precipitazioni che, alla fine del periodo secco, fanno rinverdire la prateria, fra il novembre e il dicembre. E' l'Hippeastrum puniceum, uno dei progenitori dei nostri bellissimi ibridi che spesso coltiviamo in casa, ed anche se il suo fiore è al quanto più piccolo e con centro bianco-verdastro, è pur sempre assai bello, specialmente quando se ne possono ammirare in piena antesi migliaia di esemplari tutti assieme.

Un'orchidea terrestre
In mezzo alle dure erbe abbiamo trovato, anche, una orchidea terrestre poco comune, un Epidendrum con pseudobulbi lunghi una decina di centimetri e foglie lunghe quasi un metro. Quando si parla di orchidee si pensa sempre a piante delicate, difficili. L'orchidea da noi trovata nella savana è invece la pianta più tetragona che vi sia alle più dure condizioni ambientali. Durante la stagione piovosa resta spesso ricoperta da mezzo metro d'acqua per un lungo periodo, mesi addirittura; poi vegeta rapidamente, al termine della stagione delle piogge, cacciando le sue radici entro un terreno di pura creta; infine va in riposo e passa la stagione asciutta in condizioni davvero "infernali", quando la savana va a fuoco. Le cinque o sei piante che abbiamo raccolto avevano infatti un solo pseudobulbo verde e vegeto con relativa foglia ed uno stelo fiorale comprendente capsule e semi. Altri tre o quattro pseudobulbi erano completamente carbonizzati. Volete una pianta più resistente di così? Una vera Araba Fenice!
Anche le palme resistono molto bene al fuoco, poiché il denso manicotto di fibre che ricopre lo stipite evita danni irreparabili al fusto, mentre raramente le foglie vengono raggiunte dalle fiamme.

Nell'acqua delle bassure
Quando ci si inoltra nella savana sembra che la vita animale abbia abbandonato il paese, è raro che qualche uccello si alzi in volo, mammiferi e roditori preferiscono celarsi nel fitto della boscaglia. Tuttavia una intensa vita pulsa nelle bassure, dove l'acqua ristagna prima di scomparire. Qui minuscoli pesci dai vivaci colori nuotano fra le erbe nelle acque dalla breve durata. Hanno vita effimera questi pesci, soltanto pochi mesi. Ma quando i "prì-prì" asciugano, i pesciolini hanno già avuto modo di depositare le uova e la specie è salva. Le uova, infatti, protette da uno strato di melma secca durante la stagione asciutta, schiude ranno alle prime piogge successive ed il ciclo vitale ricomincia.
Altre specie di pesci, invece, hanno possibilità di restare in letargo, corni adulti, da una stagione all'altra, sotto lo strato di fango, e di ricominciare la vita con l'arrivo del periodo piovosa, Anche questi pesci, come la orchidea di cui abbiamo più sopra detto, hanno imparato a superare egregiamente le difficoltà dell'ambiente.

Ogni tanto un'oasi ombrosa
là dove il terreno è un po' rilevato

Heliconia psittacorum,
fiore simbolo della Guyana

In queste lagune, per fortuna di chi va a spasso per la savana, è raro incontrare i caimani, i quali ricercano in vece acque durevoli e più profonde, paludi ricche di piante acquatiche fra cui celarsi, qualche corso d'acqua dalla lenta corrente con rive ricche di vegetazione.
Non è escluso, tuttavia, che un avventuroso caimano possa accidentalmente capitare anche in queste pozze della savana, alla ricerca di qualche roditore, il capibara, ad esempio. Per tale motivo è consigliabile andar cauti nell'avvicinarsi a questi specchi d'acqua!

Attraverso la savana
Abbiamo deciso, nonostante sia il periodo delle piccole piogge e quindi non proprio la stagione più propizia, di attraversare una vasta zona di savana che si trova fra la strada Nazionaie Kourou-Sinnamary ed il mare. Una distesa perfettamente piatta sino all'orizzonte, senza la benché minima ondulazione, interrotta tuttavia qua e là da piccole oasi alberate, simili ad isolette sperdute nel vasto mare ondeggiante delle erbe. Ogni tanto le eliconie rallegrano il paesaggio con le loro masse fiorite e ne rompono la monotonia. Seguiamo una pista di cacciatori.
Sul terreno sodo ed asciutto non si vede dapprima alcun segno del passaggio di uomini o di macchine, tranne la mortificazione delle erbe premute dalle ruote. Più oltre, però, il suolo incomincia a farsi umido ed alcuni solchi molto evidenti indicano la via da seguire.
In certi tratti è necessario deviare a destra od a sinistra della pista, dove alcuni tronchetti sono stati posti sul terreno impregnato d'acqua per agevolare il passaggio delle macchine. Incominciamo a preoccuparci seriamente, la pista diventa sempre meno praticabile anche se non ha piovuto da diversi giorni, ed ormai dubitiamo fortemente di poter raggiungere il litorale dove imponenti mangrovie danno ricetto ad una moltitudine di palmipedi, fra cui i famosi "flamboyants" (Ibis rosa) degni di qualche bella ripresa fotografica.
La pista continua a snodarsi zigzagando nella vasta piana. Contorna un boschetto di palmizi ai piedi dei quali l'acqua indugia, attraversa una zona di terreno abbastanza compatto e solido che ci rincuora, ricoperto da una moltitudine di piante arbustive, la Rhyncanthera grandiflora dalle corolle violacee, per entrare in una ennesima oasi verde dove grandi alberi fioriti di rosso e di rosa attirano la nostra attenzione. No, non sono gli alberi ad essere fioriti, bensì le liane che li avvolgono e li ricoprono quasi interamente fino alla cima; la Passiflora coccinea ed una magnifica bignoniacea dai grandi grappoli di fiori campanulati rosa carne, la Cydista aequinoctialis.
Siamo di nuovo nel sole, all'aperto, dopo una breve sosta nell'ombra riposante del bosco. li terreno è di nuovo compatto e la nostra macchina, una leggera e pratica Renault, se la cava egregiamente', mentre già si profila in controluce all'orizzonte la linea scura delle mangrovie, meta del nostro viaggio.
La pista ora si dirige verso un altro isolotto, un altro gruppo di grandi alberi. Entriamo nella penombra del selva e ci sembra improvvisamene notte, dopo l'accecante fulgore d sole della savana. Ma ad un tratto fatti pochi metri, ci ritroviamo fermi davanti ad un tronco di un enorme albero divelto e caduto proprio nel mezzo della pista. Non c'è modo passare, né a destra né a sinistra qualsiasi tentativo è vanificato dall'intrico impenetrabile del sottobosco dalle innumerevoli liane che, come resistentissime funi, ci bloccano il passaggio. Bisogna giocoforza ritorna sui nostri passi.
Usciti dalla boscaglia cerchiamo o di aggirarla da oriente, il suolo sembra abbastanza assodato e le ruote mordono bene. Ma improvvisamente accorgiamo d'esserci inoltrati sopra un terreno cedevole ed infido, le ruote slittano, affondano, una melma ne appare nei solchi appena lasciati dal ruote … e siamo bloccati.
Che fare? Scendiamo per valutare situazione in cui ci siamo sventai mente cacciati ed infiliamo i nostri stivali di gomma che non ci abbandonano mai. a destra il terreno, zuppo d'acqua, si estende per almeno un centinaio di metri, a sinistra il fola della piccola oasi ci vieta ogni possibilità di manovra.
Alla fine, dopo oltre un'ora di sforzi congiunti, con la Renault ricoperta di uno strato di melma nera, noi stessi più neri dei neri, riusciamo ad usci dal pantano ed a ricondurre l'auto sopra un terreno più solido.
Non ci resta che ritornare con la dovuta prudenza sui nostri passi rimandando a tempi migliori le foto del uccelli annidati fra le mangrovie. Una tiepida doccia ci aspetta a casa p ricompensarci della fatica della giornata e per farci dimenticare la risibile avventura.