Fraxinus excelsior

Portamento eretto; in coltivazione ornamentale è comunemente allevato a vaso caratterizzato da branche principali nude e quasi verticali; gli esemplari abbandonati a sé stessi e isolati e anosi assumono più spesso portamento "¦

 

Nomi volgari: Frassino maggiore, Frassino comune.
Famiglia delle Oleacee.

Excelsior: allude al notevole sviluppo della specie (letteralmente «il maggiore»).

Dimensioni: mt 20-25.

Portamento: eretto; in coltivazione ornamentale è comunemente allevato a vaso caratterizzato da branche principali nude e quasi verticali; gli esemplari abbandonati a loro stessi e isolati e annosi assumono più spesso portamento a ampia piramide ramificata e aperta. Nei boschi è reperibile a ceduo e, raramente, ad alto fusto. In campagna è tenuto anche a capitozzo.

Tipo di chioma: irregolare, non molto folta, soprattutto nelle porzioni centrali (è tanto più rada quanto meno è fertile il terreno); in gioventù forma una corona ovoidale, che si fa rotondeggiante, negli esemplari adulti e isolati. Spesso gli individui senescenti hanno invece chioma tipicamente lobata e diffusa per abbandono di vegetazione nelle porzioni interne e basali. Questi sono forse i frassini esteticamente più pregevoli.

Tronco e rami: il tronco è quasi sempre diritto, cilindrico, di notevole sezione alla base, molto rastremato e slanciato, ramificato già abbastanza in basso solo nei rari individui isolati, più spesso lungamente nudo (negli esemplari a gruppi e ancor più nei boschi). Le branche principali sono poco numerose, piuttosto tozze, curve, spesso opposte, regolarmente inserite ad angolo non molto acuto sul tronco. I giovani rami sono sottili, spesso curvi, sempre opposti e rivolti verso l'alto, lisci, glabri, lucenti, nodosi, grigio verdastri dapprima, indi nero opaco. Le gemme grosse densamente pelose e vellutate, sono molto evidenti, opposte, nere, coniche, inconfondibili anche perché protette da ampie brattee.

Un esemplare di Fraxinus excelsior ambientato a Bologna. Viene considerato come uno degli alberi più belli della città.

Particolare della corteccia.

Corteccia: per lungo tempo è liscia e grigio olivastra poi diventa grigio chiara, si screpola densamente e finemente negli esemplari adulti facendosi a zone grigio bruna e nerastra e ricoprendosi di solchi poco profondi e sinuosi.

Fogliame: è composto, opposto, a foglie impari pennate, lunghe fino a 25 cm, costituite da 7-15 fogliole. Queste sono ellittico-lanceolate, non cuneate alla base, brevemente acuminate all'apice, seghettate ai margini. Il colore è verde scuro tendente al grigiastro, opaco superiormente, più chiaro e pubescente in corrispondenza della nervatura mediana, nella pagina inferiore; talora quasi violaceo nei getti di piena estate; giallo verdastre indi giallo vivo in autunno prima della caduta tardiva (III decade di ottobre – I decade di novembre). L'emissione delle foglie è piuttosto tardiva (III decade di aprile – spesso è completa solo in giugno); gli esemplari isolati ritardano solitamente la fogliazione di 2-3 settimane rispetto a quelli riuniti a gruppi o inseriti nei boschi.

Fiori: evidenti, poligami, monoici o, raramente, dioici (sovente sullo stesso albero trovasi fiori solo maschili, solo femminili, ermafroditi, o tutti e tre i tipi insieme); privi di petali, minuti, per lo più presenti all'apice dei rami di due anni, da violaceo rossastri (per le antere purpuree) a giallo verdastro chiari. Sono riuniti in racemi (pannocchie) ascellari, brevi, divaricati e globosi, costituiti da peduncoletti ramificati, leggeri, vagamente simili a un pennello, dapprima eretti poi penduli. La. fioritura non è regolare ma ad anni alterni o anche a intervalli maggiori; avviene molto prima della fogliazione (I-Il decade di marzo), perciò viene spesso danneggiata da ritorni di freddo.

Frutti: evidenti ma decisamente poco pregevoli dal punto di vista estetico. Sono degli acheni alati (samara monoseme) a contorno ellittico lanceolato, ad ala membranacea finemente venata e arrotondata alla base. Sono di color verde chiaro brillante alla comparsa (prima estate), bruno lucente poi, indi marron scuro quasi nerastri dopo la caduta delle foglie (tardo autunno). I frutti sono riuniti in pannocchie di molti elementi, persistenti nell'inverno spesso fino alla primavera quando avviene l'abbondante disseminazione spontanea.
La fruttificazione è spesso copiosa ma irregolare. I frutti sono ricercati come cibo dall'avifauna (fringuelli).
Apparato radicale: robusto, a grosse radici molto espanse orizzontalmente, fibrose. In superficie costituiscono spesso una trama fitta che rende particolarmente stabile l'esemplare e i terreni su. cui esso insiste (ma che può anche danneggiare muri, manufatti, manti stradali). Penetrano anche in profondità (soprattutto negli individui nati da seme) per cui assumono uno sviluppo volumetrico molto notevole.
Resistenza e tipo di legno: da buona a molto buona (inversamente proporzionale al grado di umidità del terreno). Il legno è duro o semiduro, molto elastico, resistente, di color bianco giallastro o rosato a grigio chiaro, lucente, di sovente è venato in senso longitudinale, assai poco durevole, di facile lavorazione, piuttosto pregiato.

Crescita: lenta per i primi anni di vita in seguito aumenta il ritmo, alzandosi con notevole vigore (anche 50-60 cm all'anno). Dispone di notevole capacità pollonante e di buona vigoria.

Longevità: da discreta a buona; è albero che supera con difficoltà i 2 secoli di vita, raggiungendo solo in condizioni estremamente favorevoli i 250-300 anni d'età.

Esposizione preferenziale: essenza nettamente lucivaga che predilige le esposizioni di pieno sole adattandosi discretamente, solo nei giovani esemplari, alle stazioni a moderato ombreggiamento.

Terreno ottimale: relativamente profondo, da fresco a umido; pur prediligendo i substrati permeabili resiste in condizioni di notevole umidità. Inoltre il suolo deve essere sciolto e siliceo oppure non eccessivamente argilloso; elevatamente calcareo; a pH da neutro a nettamente basico. Molto ben dotato per quanto a fertilità perché l'esigenza di notevoli quantità di elementi nutritivi e l'apparato radicale superficiale rendono il frassino molto competitivo nei confronti della vegetazione circostante.

Resistenza: al freddo è ottima perché è albero dei climi freddi, è buona alle nebbie e ottima ai venti. In relazione al grado igrometrico dell'atmosfera (tende a soffrire talora le aridità estive dei nostri climi urbani) presenta una discreta resistenza alle atmosfere inquinate. Non subisce, praticamente, danni da agenti patogeni di origine vegetale; talora viene gravemente attaccata da quelli animali. E' una essenza sensibile alle gelate tardive per cui subisce danni agli organi fiorali e di conseguenza non fruttifica.
Presenta una resistenza: ottima alla neve, discreta o buona alle potature, mediocre o scarsa alla aridità del terreno, e scarsa all'aridità dell'aria.

Zona d'origine: specie diffusa ampiamente in tutta Europa (oltre il 63° di latitudine nord). Asia minore e Asia Occidentale. Nelle porzioni meridionali dell'areale; si differenzia in sottospecie a diverse esigenze ecologiche.

Dove in Italia: in Italia è presente come specie pura nei boschi misti delle Alpi (fino a 1400-1700 mt) e dell'Appennino centro settentrionale.

Zona fitoclimatica: si trova nella zona del Castanetum. Può penetrare con facilità alberi per i giardini e per le città più a nord nel Fagetum e, raramente a sud, nel Lauretum.

Adattabilità climatica: (regioni climatiche dei mari).
Regione alpina e appenninica: molto buona. Regione padana: buona.
Regione adriatica settentrionale, della riviera ligure, tirrenica: da mediocre a discreta.
Regione sardo corsa: mediocre.
Regione adriatica centro meridionale e calabro-sicula: molto scarsa. Consociazione naturale della specie: è essenza spesso sporadica che. predilige le posizioni isolate. Frequentemente è presente nei cedui e nei boschi d'alto fusto di latifoglie eliofile e sciafile associata a farnia, pioppo bianco, salici, ontani, ligustro, tiglio e carpino.
L'esigenza di elementi nutritivi e la superficialità degli apparati radicali spesso non permettono la sopravvivenza di arbusti di sottobosco ad essa consociati.

Propagazione: avviene prevalentemente per seme. La raccolta del seme si effettua a fine ottobre; segue la stratificazione in sabbia per 12 mesi. Il seme è caratterizzato da una facoltà germinativa di 24-36 mesi. I trapianti si effettuano quando le piantine hanno 4 anni. E' opportuno l'innesto per le varietà. Attecchimento: senza particolari difficoltà se il trapianto avviene in autunno prima dei geli. L'attecchimento è, d'altra parte, notevolmente influenzato dall'età dell'esemplare che, per una sicura riuscita non dovrebbe superare i 7-10 anni di età (non oltre i 3,5-4 mt di altezza).

Manutenzione e coltivazione: essenza da mediamente a discretamente esigente, che necessita di irrigazioni per i primi 3-4 anni successivi al trapianto. Richiede inoltre lavorazioni e fertilizzazioni del terreno (soprattutto per uno sviluppo vigoroso e ottimale), qualche modesta potatura di allevamento e. raramente, qualche trattamento antiparassitario.

Distanza minima di piantagione: mt 6,5.

Risultati degli impianti esistenti: complessivamente buoni per quanto riguarda l'uso della specie in zone fresche non intensamente urbanizzate.

Difetti: sensibili esigenze idriche, di umidità atmosferica e del terreno, nonché di elementi nutritivi, da cui notevole competitività nei confronti della vegetazione circostante. Qualche attacco parassitario, aspetto estetico piuttosto anonimo e cupo (si ricordino i «foschi frassini» del Carducci); fogliazione tardiva. Reperibilità sul mercato vivaistico: buona, anche se come Fraxinus excelsior vengono comunemente fornite sia la specie pura sia sottospecie e ibridi simili ma a differente sviluppo e portamento. Ciò può dare origine talora a realizzazioni disformi o poco omogenee.

Uso: l'essenza discretamente idonea nelle zone climatiche proprie all'arredo di strade ampie, di non intenso traffico e con esemplari posti su fasce a prato o a terreno nudo, meglio se irrigue. Si adatta bene all'arredo di giardini spaziosi, parchi urbani, zone prossime a fontane, vasche, o comunque irrigue, sempre ben fertili.
Da non usarsi per parcheggi, o campi da gioco asciutti etc. di intensa frequenza e anche in tutte quelle situazioni ove può nuocere alla vegetazione circostante per l'invadenza degli apparati radicali. Trova il suo impiego ottimale nelle ricostruzioni vegetali nei terreni di ripa, anche da consolidare perché superficialmente franosi, di pianura e soprattutto collinari ove è particolarmente idoneo per rimboschire pendici fresche, esposte a nord ed i fondo valle; validissimo per realizzare fasce frangivento e alberate rurali. Gli esemplari maschili sono da prefefire per il maggior vigore vegetativo.

Derivati sottorazze, ibridi orticoli: F. e. pendula (d'innesto) caratterizzato da un minor sviluppo della specie tipica. La chioma è piangente, a rami e branche principali contorti e giovani rami diritti; minor vigore; minor longevità. L'apice vegetativo va reciso per accentuare il portamento piangente; F. e. aurea a minor sviluppo del precedente presenta fogliame e giovani rami giallastri; F. e. concavtolia o crispa con foglie vagamente rugose o accartocciate. Le varietà precisate risultano comunque più costose e delicate della specie tipica che in linea di massima 'è sempre da preferire per i migliori esiti.