Geometrie simboliche e giardini

Nel disegno del giardino, sin dall'antichità, si nascondono allegorie, forme simboliche e proporzioni numeriche. Oggi questo sapere è andato perduto, ma è leggibile nei giardini che ha ispirato.

La geometria – annota Keplero – è Dio stesso e gli ha fornito gli archetipi per la Creazione del mondo”. Se la geometria sacra, scienza matematica per eccellenza, ovvero le figure geometriche che rimandano a un codice di segrete allegorie, costituisce il modulo occulto dell’architettura, anche nel disegno dei giardini si nascondono simboliche forme e proporzioni numeriche. Fin dall’antichità, infatti, un complesso apparato di simboli caratterizzerà il giardino, dove la natura, appositamente predisposta e sintonizzata con le frequenze dell’anima, entra in contatto con la nostra profonda essenza.

Già nellhortus conclusus medioevale costituito da uno spazio di forma quadrata, diviso a sua volta in quattro settori da due vie perpendicolari che s’incrociano nel centro, si ravvisa non solo una metafora del Paradiso Terrestre ma, soprattutto, uno spazio declinato secondo la simbologia del numero quattro, in stretta analogia con i quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco, che, assieme ai rispettivi principi elementari (umido, secco, freddo, e caldo) erano, secondo gli antichi, alla base di tutte le manifestazioni della vita terrestre. Inoltre, secondo un quadro di corrispondenze sincroniche, ai singoli elementi oltre che gli umori fondamentali, erano associati le stagioni, i temperamenti e nella grammatica astrologica i pianeti e i segni zodiacali.
Lo stesso Marsilio Ficino, che amava studiare e sperimentare nel giardino della villa di Careggi a Firenze, le proprietà occulte delle piante, sosteneva che ogni sostanza animale, minerale e vegetale non solo soggiace all’influsso di un particolare pianeta o costellazione ma ne riassume in sé le qualità così come contiene i quattro umori fondamentali: caldo, freddo, umido e secco. Il giardino di ficiniana memoria è in sostanza un riflettersi del macrocosmo nel microcosmo, dove la stessa costruzione geometrica doveva attenersi a ben precise regole al fine di attrarre con maggior forza le virtù celesti. Scrive, infatti, Plotino nella quarta Enneade: “Gli antichi saggi, che hanno voluto fra loro presenti gli dei costruendo templi e statue, mirando alla natura dell’universo, capirono che è sempre facile attirare l’anima universale, ma che è particolarmente agevole trattenerla, solo che si costruisca qualcosa di affine e capace di riceverne la partecipazione. Ora l’immagine figurata di una cosa è sempre disposta a subire l’influenza del suo modello, come uno specchio capace di imprigionarne l’immagine”. E da qui prende vita il gioco delle immagini, ovvero dei talismani, che attraggono le influenze celesti, dove il disegno delle planimetrie dei giardini ricorda i diagrammi mnemonici dell’ars memoria di Raimondo Lullo.

Così i quattro elementi, in un’orditura complessa di miti e allusioni, si distendono sul palcoscenico grandioso del giardino. E sarà proprio nel Rinascimento, con la creazione dei primi orti botanici, realizzati secondo un preciso disegno, dove ancora il numero quattro e i suoi multipli sottendono alla suddivisione dello spazio. L’otto è il numero che caratterizza la costruzione dell’Orto Pisano, il primo orto botanico realizzato in Italia, ideato nel 1543 per volere del Granduca Cosimo I dal modenese Luca Ghini, lettore di botanica presso lo studio pisano. Infatti, il terreno di forma rettangolare era suddiviso in otto aiuole quadrate, dai complessi disegni geometrico-simbolici al fine di catturare, secondo la filosofia neoplatonica, le energie celesti.

Di diretta derivazione da quello pisano è la costruzione nel 1545 dell’orto botanico fiorentino costruito su disegno di Niccolò Tribolo. L’orto fiorentino, detto giardino dei semplici perché vi si coltivavano piante officinali e medicinali, era declinato secondo la simbologia del numero quattro. Il quadrato del terreno era, poi, diviso dalle due diagonali in quattro settori, mentre al centro campeggiava una vasca ottagonale, adornata da animali acquatici scolpiti nel marmo.

Fra i primi orti realizzati è quello di Padova che ancora oggi conserva quasi inalterato il disegno originale. Il giardino, costruito su progetto di Daniele Barbaro, presenta in pianta un quadrato inscritto in un cerchio, in una raffigurazione altamente simbolica in quanto le due figure così interconnesse rappresentano l’unione del cielo e della terra.
Nell’orto padovano ogni quadrato è a sua volta diviso lungo gli assi principali in quattro quadrati e ciascuno di questi diviso ancora in otto triangoli isoscele. Al centro una statua di Minerva, la dea protettrice delle scienze, ma anche allegoria del sapere iniziatico, nelle intenzioni dell’artefice doveva troneggiare sull’intero spazio. Come si vede il leitmotiv del disegno è il numero otto, simbolo per eccellenza di rinascita spirituale, ovvero della rigenerazione interiore ed esteriore perché, come sostenevano gli antichi, la salute dell’anima discende da quella del corpo e viceversa. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che gli orti, erano destinati alla coltivazione dei semplici utilizzati nella farmacopea del tempo.

L’orto era in sostanza concepito come una sorta di diagramma magico. Le aiuole, infatti, disegnate secondo un complesso sistema di corrispondenze sincroniche e di geometrie occulte, spesso riproducevano le figure della geomanzia, antica scienza divinatoria, citata dallo stesso Dante nel XIX canto della Divina Commedia, e il cui sistema simbolico mostrava evidenti connessioni con la scienza astrologica. “Determinate forme geomantiche – scriveva il botanico Perinihanno contenuti esoterici per cui solamente in quel posto le piante e i fiori raggiungono una determinata vitalità, un determinato splendore, una determinata esultanza di forme e di colori”. Questa conoscenza, che fino all’inizio dell’Ottocento era in possesso di ogni maestro giardiniere, è andata poi perduta nel tempo. Naturalmente ogni aiuola, microcosmo sacro, doveva essere recintata per non disperdere il proprio potere magico