Giardini pubblici e verde urbano

Una carrellata su alcuni dei migliori parchi del mondo.



Un interessante incontro, promosso dall’Aiapp di Roma, sul tema “ Le metamorfosi del giardino pubblico: nuove tipologie e morfologie per il verde urbano” con l’intervento illuminante del Prof. Franco Panzini è stato un successo non solo per la carica innovativa dell’argomento ma anche per l’interesse suscitato da parte di molti giovani partecipanti. Panzini ha aperto il suo discorso con un excursus sulla storia recente dei giardini pubblici, in data da definirsi intorno al 1980, dove colloca la svolta nella consapevolezza dell’importanza del giardino pubblico e degli spazi verdi in generale. Ci troviamo, sostiene il Panzini, in un periodo dove la corsa alla modernità dei centri urbani, ha ormai liquidato la maggior parte delle zone verdi fabbricabili nei centri urbani e, anzi, siamo ormai all’aggressione anche degli spazi esterni per allargare le città senza nessun criterio di vivibilità.
In questo contesto Panzini colloca la ribellione degli unici spazi storici rimasti, anche in condizioni di abbandono, concomitante l’inizio di una presa di coscienza su queste tematiche di una parte del Paese, sollecitata dai nuovi valori ambientali nascenti, soprattutto là dove è possibile il recupero di alcune parti centrali del territorio e dove il loro utilizzo industriale o infrastrutturale è ormai superato dalla stessa modernità.
Questo processo coglie di sorpresa anche i professionisti, specie architetti che non sempre si sono impegnati in una progettazione di giardini o spazi verdi, ritenendoli invece elementari e secondari, tali da lasciare addirittura agli amministratori dei condomini il compito di arredare quelle costruzioni che iniziano a sentire l’esigenza che la costruzione  sia anche accompagnata e armonizzata da un arredo verde.
Questa lotta all’interno delle nostre città tra il verde e l’urbanizzazione, come dice Panzini comincia ad essere più equilibrata grazie all’interesse dei cittadini che iniziano ad apprezzare queste nuove realtà che danno un beneficio estetico e di migliore vivibilità dei luoghi.
All’inizio del suo discorso sul percorso personale di studi di alcune realtà mondiali, unito alla passione per il viaggio e la conoscenza, il professore indica un particolare frammento di realtà italiana nella città di Pesaro e il Parco Miralfiori.
La storia di questo parco, come altri, ha riferimenti antichi, ma quello su cui ci si vuole soffermare, in quanto condizionante la situazione attuale, è la decisione nell’Ottocento di fare attraversare l’area boscata del parco da una strada ferroviaria.
Tale intervento ha comportato la riduzione delle aree agricole e di alcune parti del parco trasformandole in percorsi lunghi e stretti.
Nonostante ciò, coloro che hanno ridefinito e progettato le parti del parco hanno avuto la capacità di integrare le piante con i filari accompagnandoli con un sentiero, interrotto a tratti da alcune pergole di rampicanti, ottenendo così un pò di ombra e permettendo così di godere del paesaggio agrario.In questo ambiente sono anche previsti servizi e attrezzature per parchi giochi. Il tutto sfocia in un area fluviale laterale che si sta rinaturalizzando, tale da renderla una piacevole area di recupero.La parte che riguarda i servizi non viene indicata come elemento di supporto al cittadino per le sue esigenze temporanee, ma spesso viene contrastata da una visione rigida di difesa del parco, che purtroppo lo rende, e non solo in questa situazione, una zona talmente intoccabile che gli stessi cittadini rischiano di non sentirla propria e in alcuni casi, addirittura potrebbero provocandone il rifiuto.Ci sono però dei modi affinché tutto questo non sia terreno di scontro.
Basterebbe infatti, guardare ai Paesi del nord-europa dove in circostanze analoghe (vedi il Parco di Skansen di Stoccolma) sono riusciti a rendere le strutture di servizio molto leggere e mobili, senza obbligatoriamente ricorrere a grande costruzioni permanenti.Un’altra realtà sulla quale Panzini si è soffermato è stata quella di Seul, una città asiatica molto intensa sul piano abitativo (circa 18 milioni di abitanti), e come questa, e molte altre nella regione suddetta, rincorrono alla modernità cancellando così la parte storica anziché recuperarla attraverso una loro ristrutturazione.
L’esempio di Seul ci mostra come essa abbia addirittura aggredito il fiume che la attraversava, e che nel passato divideva la parte più ricca della città dalla parte più popolare ed aveva altresì una connotazione storica, prima ancora che sociale, per fare posto ad un’operazione che togliesse l’acqua definitivamente al fiume, anzi costruendo, attigua, una sopraelevata per il traffico delle autovetture.Successivamente, come spesso accade, anche perché prevedibile, poiché gli spazi della città non sono inesauribili e il soffocamento della città è ciò che rimane, si è avviata una ricostruzione dell’alveo del fiume attingendo l’acqua di alcuni pozzi e da una parte della deviazione di un fiume vicino.Questo ha comportato la rinaturalizzazione dell’ambiente vicino contribuendo anche a rendere più sopportabile il clima di quella realtà tropicale che non solo è stato apprezzato dalla popolazione attraverso passeggiate e godimento di una certa frescura,. ma anzi, ha provocato la decisione di abbattere la sopraelevata e riscoprire un luogo  storico.Questo esempio è forse tra quelli, in cui l’antropizzazione sbagliata, può essere corretta attraverso un recupero e valorizzazione di una realtà territoriale. Parlando dell’esperienza di Duisburg, in Germania, Panzini sottolinea come in un’operazione di recupero particolarmente difficile, trattandosi di un’industria ormai dismessa, nonostante l’ambiente ostile, le piante siano riuscite a vincere naturalizzando di nuovo l’intera zona.La visita dell’alto Forno, con la ricostruzione di un corso d’acqua e la copertura delle strutture di ferro con piante rampicanti, è un esempio di cosa sia possibile fare per recuperare zone dismesse e abbandonate, intramezzandole con piazze verdi e addirittura con la costruzione di una piscina nel gazometro, permettendo di evidenziare come possa essere riabilitata all’equilibrio naturale e all’utilizzo sociale del territorio.Anche a Berlino, il Nature Park, tratto da una zona residuale trasformata in parco pubblico, mostra la rinaturalizzazione in corso grazie alla costruzione dei tracciati per percorsi di visita persino nei posti sopraelevati e nei luoghi dove l’antropizzazione è stata cancellata dalla naturalizzazione con la presenza di un giardino segreto composto da elementi di scarti industriali.Infine, un tracciato ferroviario nei dintorni di Parigi con gallerie e viadotti per renderlo in linea con la zona collinosa, oggi è stato rinverdito e trasformato in passeggiata con posizioni visive eccellenti, condizionando anche gli aspetti adiacenti, e creando in diversi casi collegamenti attraverso ponti di legno con le abitazioni vicine che possono così godere in modo immediato del percorso ricostruito.

Giovanni Li Volti
Segretario nazionale Promoverde
Associazione per la qualità del paesaggio e del florovivaismo