Hydrangea quercifolia

Strano aspetto per questa ortensia poco comune. Con foglie ruvide, ramate in autunno, adatta alle anche alle posizioni di mezz'ombra, porta grandi infiorescenze bianche all'inizio dell'estate che permangono fino all'autunno sfumando in porpora

hydrangea quercifolia
Hydrangea quercifolia: particolare dell’infiorescenza

 

Quest’ortensia ha poco a che fare con la comune ortensia dalle infiorescenze globose (Hydrangea macrophylla). Direi che potrebbe a prima vista essere confusa con certi viburni tipo plicatum. Non è, infatti, originaria del Giappone ma bensì del sud-est degli Stati Uniti (Alabama, Georgia e Florida) da cui fu introdotta da noi nel 1803. Se molto giovane l’arbusto può infatti far fatica ad attecchire se i primi inverni sono severi, ma una volta irrobustitasi non vi sono più rischi di sorta.

A foglia di quercia

Quest’ortensia raggiunge un’altezza di 180 cm e il fogliame assomiglia a quello di una quercia, in modo particolare a quello della quercia americana (Q. rubra). La pagina superiore della foglia è un po’ rugosa ma glabra, mentre quella inferiore è ricoperta da una fine peluria.
Il colore è verde chiaro in primavera, più scuro d’estate per poi diventare color rosso e ramato prima di defogliarsi perciò aggiunge una nota d’interesse non trascurabile.
Le infiorescenze piuttosto paniculate, lunghe circa 25 cm, disposte orizzontalmente o leggermente pendule, sono composte da radi fiori sterili bianchi che appaiono in giugno o luglio, dal diametro di due o tre centimetri che nell’autunno sfumano in un bel porpora violaceo.

L’esposizione

Ho letto qua e là che questa ortensia richiede esposizione ombreggiata con terreno umido e piuttosto fertile.
Non sono completamente di quest’idea e per questo faccio l’esempio dei giardini di Villa Hanbury a Latte di Ventimiglia dove vi è un esemplare in piena salute che cresce in un luogo piuttosto soleggiato e arso, tra palme, melaleuche e altre piante xerofile; a questo proposito ricordo che è originaria del sud degli Stati Uniti. Indubbiamente non disdegnerà un buon terreno fertile e ricco di humus con l’aggiunta di una concimazione a fine inverno onde irrobustire la pianta.

Si può mettere a dimora come esemplare singolo contro ad un muro non eccessivamente soleggiato, sui bordi di un lago, singola sul prato o tra altri arbusti tipo Viburnum, Philadelphus, Weigelia, Chimonanthus e altre ortensie. Può anche essere usata per formare una grande siepe informale.
Non richiede potatura se non quella di rimozione di legno secco o eccessivamente vecchio all’interno dell’arbusto. Mi sembra piuttosto resistente alle malattie le quali potrebbero manifestarsi (quelle soprattutto crittogamiche) se il soggetto soffre di carenze.

La propagazione

La propagazione la si fa per via agamica, mediante talee estive, riducendo la superficie fogliare con una forbice onde ridurre la traspirazione per non andare incontro ad un improvviso (o lento) disseccamento.
La radicazione non è rapida ed è dopo questa che è difficile tirar su delle piantine poiché ci mettono un po’ di tempo per irrobustirsi.
Se vi sono ramificazioni vicino al suolo il sistema della propaggine è sicuro per ottenere qualche piantina: a primavera o a fine inverno si ricoprono di terra alcuni rami, incidendo un po’ il legno nel punto in cui va interrato.
Un anno dopo si può recidere e invasare la nuova pianta o metterla già a dimora se vi sarà adeguata assistenza durante il primo anno. L’epoca più idonea per l’impianto è ottobre- novembre o marzo-aprile.