I selvatici in giardino: alcuni ospiti graditi e altri no

Il giardino non è uno spazio progettuale statico, nè uno spazio progettuale in divenire secondo la sequenza delle stagioni, bensì nella sua leggera imprevedibilità e nel suo saperci stupire anche […]

Il giardino non è uno spazio progettuale statico, nè uno spazio progettuale in divenire secondo la sequenza delle stagioni, bensì nella sua leggera imprevedibilità e nel suo saperci stupire anche dopo anni di permanenza o dopo tantigiardini realizzati, sta il più segreto degli incanti: la possibilità di viverlo e disentirlo. Un giardino da vivere e sentire nel quale anche gli animali, e per primi iselvatici, discreti e silenziosi, troveranno spazio, come gli amici.
La presenza dei selvatici nei nostri giardini può essere combattuta oricercata a seconda dei casi, ma è un fenomeno in decisa crescita dato il sempre maggioreinurbamento di specie, uccelli, mammiferi o rettili, prima relegate nelle campagne. Cosìanche i giardini all’interno della cinta urbana, e non soltanto quelli delle case e delleville in campagna dove la recinzione e la siepe costituiscono un confine virtuale, possonoessere “attrezzati” per ospitare i selvatici.

La talpa: un ospite indesiderato, solo in parte dannoso.
Quelli fra di voi afflitti dal problema delle talpe in giardino noncondivideranno certamente l’uso del termine “in parte”, “dannoso in parte”, perchè con molta probabilità hanno condotto per lungo tempo una lotta senzaquartiere agli inestetismi che le talpe arrecano al cotico erboso, al mitico pratoinglese, liscio come se fosse stato sottoposto ad uno dei tanti trattamenti anti età.Assai meno sono coloro che si lamentano dei danni arrecati all’orto o alle aiuole dibulbose o piante annuali data l’inoffensività delle talpe per queste specie. Una lottasenza quartiere, spesso infruttuosa, che a volte cessa per un imprevedibile trasloco delletalpe.
I famigerati mucchietti di terra smossa sono il resto dello scavo dellegallerie di ventilazione, cioè quelle ad andamento verticale, che servono da collegamentoai due livelli di scavo paralleli che solitamente la talpaeffettua a 10 e 20 cm di profondità. Più rare le gallerie che si spingono in profonditàfino a 70 cm. Le gallerie più superficiali quelle che smuovono il terreno sono legallerie di caccia e spesso vengono usate una volta soltanto, hanno andamento ramificato esono abbondanti in terreni umidi, ricchi di sostanza organica e, quindi, di potenzialiprede. La talpa svolge infatti una forte predazione nei confronti degli insetti e servenon poco ad areare il terreno troppo compatto.
La legge italiana, al pari di topi,ratti earvicole, non riconosce alla talpanemmeno lo status di selvaggina e quindi può essere cacciata sempre, comunque e conqualsiasi mezzo. La fantasia popolare ha escogitato e applicato metodi che non possonoessere assolutamente condivisi, anzi un paese civile dovrebbe provvedere allastigmatizzazione di simili barbarie.
L’unico sistema radicale che si può considerare equo, da pari a pari,è la caccia al mattino con la vanga lungo le gallerie superficiali, fatta nel piùassoluto silenzio, nella più assoluta immobilità e spesso infruttuosa.
Gli altri sistemi che proponiamo sono invece talpifughi.
Innanzitutto non pensate che ripianare i mucchietti di terra smossapossa servirci a qualcosa, nemmeno se introducete nella cavità pezzi di vetro, pietre ecomprimete il terreno fuoriuscito.
La concimazione con calciocianamide può avere un qualche effettopreventivo forse per il suo potere insetticida che priva le talpe del loro nutrimento enon è da escludere che l’azione irritante che sulle mucose dell’operatore possa essererisentita anche dagli animali.
Si trovano poi sul mercato degli emanatori costituiti da una campana dimateriale plastico contenente sostanze ad azione repellente molto sgradite alle talpe.Queste campane vanno interrate ad una profondità di circa 25 cm, coprono una superficiedi 50 cm2 e sono efficaci per due mesi. Una lotta che garantisce un piacevole effettoestetico ed risulta utile nell’allontanamento dei piccoli animali, consistenell’impiego di piante talpifughe, quali la Fritillaria+imperialise l’Euphorbia+lathyris.
Se decidiamo di non muovere guerra alle talpe, purchè restino al difuori di aree alle quali teniamo particolarmente come le aiole, basterà ricorrere ad unarete metallica a maglia stretta che interreremo intorno alla zona da proteggere.
Esistono poi, ed è possibile anche trovarle in vendita, trappole cheposte lungo le gallerie di trasferimento catturano le talpe al loro passaggio con unsistema di corde senza danneggiare l’animale. Questo potrà poi essere liberato ad unacerta distanza dal nostro giardino in terreno non pietroso e non acquitrinoso dove esistala possibilità di un riparo in attesa di poter scavare la prima galleria. Le trappolevanno visitate quotidianamente per non fare morire gli animali di inedia e stenti.
Se volete pensare alle talpe in modo diverso provate a leggere “Laforesta di Duncton”; oltre a raccontare una bella storia, è la più completatrattazione sulle abitudini di vita della talpa, scritta in modo piacevole edinteressante.
Una curiosità: se non avete mai maneggiato un talpa non sapete quantopossa essere morbida. Non per niente nell’antica Russia era un privilegio esclusivo deglizar possederne un mantello.

Topi e ratti: così diversi, così invadenti.
I topi ed irattidifferiscono non soltanto per le dimensioni e l’aggressività, ma anche, e soprattutto,per la potenziale pericolosità quali vettori di malattie, pericolosità che èstrettamente legata ai luoghi che frequentano e nei quali si cibano. Senza dovercidilungare sulla storia delle migrazioni ad ondate che hanno portato in Europa le diversespecie di ratto ricordiamo che oggi troviamo, in posizione dominante, i surmolotti o rattigiganti di chiavica nelle fogne ricche di cibo e di acqua; poi i ratti neri, quelli grigi,via via fino ai piccoli topolini di campagna a mantello marrone relegati nei luoghi secchie poco ricchi di cibo. Le diverse specie di ratti e topi sono fra loro crudelissime e nonsi risparmiano nulla. I ratti, prima ancora dei topi, sono infatti dei veri e propripredatori, forti, astuti e perseveranti, le cui armi migliori sono l’elevata prolificità,la precocità e una forte personalità che li spinge a diffondersi non potendo conviverepiù maschi adulti nello stesso nucleo familiare per lunghi periodi.
Se il vostro giardino non mostra segni della presenza dei roditori lepossibilità sono due: o non ve ne siete ancora accorti o si tratta soltanto di unamomentanea assenza, perchè sono ubiquitari e grandi esploratori mossi da un appettito eduna curiosità indomabili.
Al giardino vero e proprio non arrecheranno danni, ma dovremo difenderela casa, la cantina, la dispensa, il capanno per gli attrezzi, la legnaia, la voliera egli altri ricoveri per animali.
Per i topi di piccole dimensioni, per quanto possiate essere contrari aquesto metodo, la colla o le tavolette preincollate sono un ottimo sistema di lotta controanimali che difficilmente giungono a consumare quantitativi significativi di esche tali daportarli a morte. Nel vischio la morte spesso giunge per soffocamento dopo non pochesofferenze, quindi se trovate un animale che ancora si dibatte ponetevi fine. Se letavolette che disporrete verranno mosse e non catturerete nulla probabilmente avetesottovalutato la dimensioni del nemico: non sono proprio topolini. Non disponete mai letavolette all’aperto perchè, e sarebbe veramente un guaio liberarli, potreste catturareprede non volute: colombi, piccoli uccelli, ricci, persino i vostri figli.
Per i topi più grossi ed i ratti ricorrete senz’altro a bocconiavvelenati facendo attenzione a non disporli in luoghi visitati da altri animali. I velenioggi impiegati non hanno azione immediata così che gli animali non riescano a stabilireun legame di causa-effetto fra il consumo dell’esca e la morte dei compagni, ma agisconocausando un vero e proprio blackout del sistema di coaugulazione del sangue e di scambiodell’ossigeno. Per tale ragione potrete trovarli come mumificati anche dopo mesi; moltiperò soppraggiungendo la morte escono all’aperto o sui tetti per il senso disoffocamento.
Non maneggiate mai veleni direttamente con le mani, ma sempre con iguanti. Questo non perchè essi siano tossici al contatto, ma perchè le escheassumerebbero il vostro odore e potreste mettere in allarme i roditori.
Si possono impiegare anche cespugli di piante repellenti da porre adimora nel nostro giardino lungo i muri e vicino a tutti i possibili rifugi. Un esempio ècostituito dalla catapuzia, Euphorbia+lathyiris,rustica e dotata di una notevole capacità di propagazione grazie alla dispersione deisuoi semi. Attenzione poiché i frutti sono velenosi.
Il sistema più tradizionale di lotta, il gatto, oggi segna un’evidentebattuta d’arresto: i gatti dei nostri giorni sono impigriti da pasti abbondanti, checausano come a tutti gli altri felini un profondo torpore, costituiti da crocchette epreparati umidi aromatizzati che consentono col tempo l’identificazione del cibo ad unagamma definita e ristretta di sapore, da ricoveri caldi e accoglienti che non li spingonoalla ricerca, dalla mancata trasmissione da madre a figli dei rudimenti della caccia.

I pipistrelli: non sempre bellezza ed utilità vanno di pari passo.
Pochi hanno avuto un contatto visivo ravvicinato, occhi negli occhi,con un pipistrelloe meno ancora lo hanno toccato. Vi stupireste dell’espressività dei pipistrelli e dellamorbidezza della loro pelliccia. Se a terra, appesi ad un muro possono sembrare goffi conl’ingombro delle ali membranose non è così in volo quando le loro traiettorie incostantisembrano frutto di continui ripensamenti, ben distanti dal gesto degli uccelli.
Nemmeno il loro verso stridulo è accattivante.
Eppure è una fortuna che i pipistrelli ancora sopravvivano nei nostricieli inquinati, dove si cibano d’insetti, e vicino alle nostre case che oggi sono cosìben costruite da non offrire quasi più riparo a questi alati cacciatori.
I pipistrelli appartengono all’ordine dei chirotteri, sono mammiferi;in Italia ne riconosciamo una quantità di specie, ben ventinove, tutte insettivore edunque ben lontane dal mitico vampiro.
Un pipistrello in una notte è capace di catturare oltre mille zanzare:un’efficienza che nessun metodo chimico insetticida impiegabile su piccola scala neigiardini e nelle case ha raggiunto e forse raggiungerà mai.
I pipistrelli sono dunque ospiti graditi: la loro funzione è infattidel tutto eguale a quella delle rondini; solo l’aspetto è diverso.
I pipistrelli trovavano riparo nello spazio sottogronda nonperfettamente chiuso dei vecchi fabbricati, nei casolari abbandonati, nei solai, neifienili aperti, nelle grotte, nelle cavità dei tronchi e se non è proponibile ospitarlinelle nostre abitazioni possiamo invece far molto per dar loro confortevoli alternativiripari. Proprio come per gli uccelli, esistono per i pipistrelli apposite casettereperibili in commercio presso i produttori più sensibili alle problematiche di tipoambientale. Il numero di chirotteri in Europa è infatti in drastica diminuzione enonostante gli appelli non si possono segnalare dati di ripresa.
E’ importante che le casette siano collocate nello spazio sottogronda,ma sempre fuori dalla portata dei gatti se poste su un tetto doppio o sotto la coperturadi un soppalco o di una torretta, perchè i felini non disdegnano di cibarsi deipipistrelli che accidentalmente cadono a terra. Non è impossibile vedere poi gatti che siappostano sotto i lampioni dove maggiore è la concentrazione di insetti pronti acatturare al volo un pipistrello che incautamente si abbassi troppo. Anche gli alberipotrebbero essere supporti da non scartare.
Costituite sempre una rete di casette e non pensate che una isolata viconsenta di trattenere i pipistrelli presso di voi perchè essi cambiano spesso ricovero ecosì dotatevi di almeno cinque o sei unità da porre ad una distanza di circa 5-10 metriuna dall’altra.
E’ importantissimo che l’interno della casetta o la parete di accesso aseconda del modello che sceglierete sia lavorato a scalpello o dotato di scanalature perconsentire l’appiglio ai pipistrelli che, ricordiamolo, riposano appesi a testa in giù ose ne stanno abbarbicati a superfici irregolari.
I modelli, costruibili anche da voi, possono essere due.

  • Il primo richiama molto le casette per uccelli con tutte le paretipiene in cui al posto del solito foro circolare ha un’apertura rettangolare a livello delpavimento alta 3,5 e larga 6 cm.
  • Il secondo non prevede l’apertura sul fronte, ma si lascia il pavimentoincompleto per un terzo o una metà della superficie contro la parete di fondo. Questa,opportunamente sagomata, si prolunga al di sotto del pavimento per una ventina di cm.costituendo un vera e propria rampa per arrivi e partenze.

Il patagio, la membrana alare dei pipistrelli, costituisce unasuperficie evaporante molto estesa: per questa ragione i pipistrelli preferiscono i luoghinon troppo secchi. Considerate dunque l’esposizione al momento di collocare le casetteevitando il pieno sole. Le casette devono comunque essere poste ad un’altezza fra i tre edi sei metri da terra, in posizione luminosa e con accesso libero non ostacolato da alberio intrecci di cavi. La vicinanza di zone umide come stagni, specchi d’acqua, pratialluvionali è garanzia di successo per la permanenza dei pipistrelli e per la loro azioneinsetticida.

La tartaruga o della calma dei forti.
Possedere da tempo una tartarugaterrestre approdata nel nostro giardino o raccolta durante un’escursione è una piccolafortuna. Le tartarughe di terra oggi sono protette e non possono essere commerciate adesclusione di quegli esemplari nati in cattività o in terrari, la cui provenienza deveessere documentata.
Pur avendo un regime alimentare molto frugale, che riesce a soddisfareda sola aggirandosi in giardino (foglie verdi, germogli, tuberi, insetti, lombrichi) èbene richiamarla ogni giorno con la somministrazione di frutta e verdura fresca. L’acquaandrà messa a disposizione in un piatto od una ciotola bassa.
Il consumo di cibo sarà maggiore nella fase primaverile, dopo ilrisveglio dal letargo, e calerà al sopraggiungere dei primi freddi. Questo segnale unitoa spostamenti sempre più limitati e lenti costituirà la spia dell’imminente entrata inletargo.
Le tartarughe possono superare l’inverno anche da sole interrandosi ingiardino e allora, come possibile aiuto, ricoprite il sito scelto dall’animale con pagliae foglie secche. Al di sopra di queste potete porre anche una piccola tettoia fatta conmateriale di recupero al fine di proteggerlo da precipitazioni e intemperie eccessive.
Il letargo può essere affrontato anche in casa. Basterà munirsi diuna cassetta di legno abbastanza grande dentro la quale porre, per due terzi dell’altezza,paglia, fieno non polveroso e foglie secche. La cassetta andrà posta in un locale nonriscaldato, a temperatura costante e bassa, possibilmente buio. Se troppo seccovaporizzate ogni settimana le foglie e la paglia con un pò d’acqua per ristabilire ilgiusto grado d’umidità. Di tanto in tanto basterà porvi in ascolto, senza disturbarel’animale con un’esplorazione del ricovero, per sapere se persiste lo stato di riposo o ègiunto il momento di rimettere la tartaruga in giardino.
Evitate di tenerla in casa, se non occasionalmente per farla vedere aibambini, perchè teme la polvere, mal si adatta ai pavimenti lisci che non offrono nessunappiglio e le scale o i terrazzi rappresentano uno dei pochi pericoli seri. Il carapaceinfatti è molto resistente alla pressione, ma teme assai di più le cadute.
Come tutti gli altri rettili le tartarughe non sono in grado diregolare la loro temperatura corporea e, quindi, sono attive nelle ore della giornata piùtiepide restando al riparo durante il mezzogiorno. Se il vostro giardino non ha lapossibilità di fornire ripari freschi e ombrosi, come siepi e cespugli, provvedete adinstallare a tal scopo una piccola tettoia.
E’ bene saggiare ogni tanto la consistenza del carapace per valutarnepossibili rammollimenti ed individuare sui entrambi i lati (corazza sopra, piastronesotto) scaglie con sviluppo anomalo o i via di sfaldamento. Se si evidenziano tali segnisi dovrà ricorrere alla somministrazione di un supplemento minerale-vitaminico apposito.In caso evidenziate una scarsa attività dell’animale e questo presenti alterazioni agliocchi e alle funzioni respiratorie rivolgetevi ad un veterinario per la adeguatasomministrazione di antibiotici ricoverando nel frattempo l’animale in luogo pulito, nonpolveroso e caldo.
Lasciate che la tartaruga frequenti l’orto i danni sono praticamente trascurabili.

I bombi: anche gli insetti possono essere ospiti graditi.
I bombisono i più efficienti impollinatori tanto da superare il lavoro delle api di tre oaddirittura quattro volte. La loro capacità di volo, anche a temperature piuttosto basse,li rende operosi per un maggior lasso di tempo durante la giornata e per più giornateall’anno.
I bombi, al pari di api e vespe, vivono in società organizzate, masolo di durata annuale. Le regine infatti svernano in ricoveri di fortuna come i cavidegli alberi, tane abbandonate o gallerie di roditori e solo a primavera riprenderanno ilvolo per formare la nuova colonia.
Per fornire ai bombi un luogo ideale basterà scavare una piccola bucaall’interno della quale porrete un vaso di coccio bucato sul fondo in posizionerovesciata. La profondità dello scavo deve consentire al vaso di uscire di un paio di cmdal livello del terreno. L’interno del vaso andrà riempito per circa metà di materialidiversi quali foglie secche, segatura grossa e truciolo di legno non trattato, erba delvostro prato sfalciata e lasciata completamente seccare.
Coprite poi il tutto per ripararlo dalle pioggie con un altro vaso nonforato tenuto sollevato da terra grazie ad alcuni supporti (bastano semplici sassi) cosìda consentire l’ingresso e l’uscita degli insetti. La copertura potrà essere fatta anchecon una lastra di sasso se meglio si adatta alle scelte estetiche del vostro giardino ocon qualsiasi altra struttura che ben si armonizzi. Se nel vostro giardino vi è un saliceè nelle vicinanze di questo che dovrete porre il nido data la particolare predilezioneche i bombi mostrano per la sua fioritura.

Bibliografia:
Casa sui campi, rivista mensile, Edagricole;
Vita in campagna, rivista mensile, Edizioni L’Informatore Agrario.