Ifantria americana


Intensa defogliazione verificatasi per più anni successivi, su piante di acero negundo che si presentano gravemente debilitate.

L'insetto che più recentemente è stato la causa di notevoli problemi per diverse piante ornamentali, a cui in molti casi ha prodotto danni considerevoli, sotto forma di defogliazioni estive anche molto vistose, appartiene alla famiglia degli Arctidi, nell'ordine dei Lepidotteri e viene denominato Ifantria americana o Falena tessitrice (Hyphantria cunea).
Di questo fitofago, pericoloso defogliatore, si è parlato molto, sia per quanto concerne le sue origini ed il suo comportamento, sia per i danni che esso arreca e per le specie vegetali che maggiormente aggredisce, sia infine per i possibili mezzi adottabili per un suo adeguato contenimento.
Purtroppo, per diversi anni, le conoscenze fondamentali sull'argomento sono rimaste poco conosciute alle masse, anche nel campo tecnico e di conseguenza sono stati eseguiti interventi di difesa quasi sempre fuori fase e spesso con mezzi inefficaci che hanno finito per favorire la diffusione dell'insetto a livello nazionale, su vastissimi territori, molti dei quali si sarebbero potuti certamente risparmiare. L'insetto sembra presente in Italia da circa 15 anni, almeno a livello di prime dannosità, proveniente probabilmente dall'America del nord.
In Europa risulta presente già nel primo dopoguerra, nelle zone più orientali, quasi certamente giunto attraverso il Giappone e la Corea.
Nell'Europa centrale risulta apparire quasi simultaneamente sia in Francia che in Italia, probabilmente mediante qualche mezzo di trasporto, sull'asse delle principali vie di comunicazione sia stradali che ferroviarie.
Da un paese all'altro e nelle varie città d'Italia, specie nel centro-nord, la diffusione è risultata quindi piuttosto semplice, anche perché inizialmente la gravità della situazione non è stata forse sufficientemente valutata e le conoscenze sull'argomento, come pure i mezzi di contenimento, sono stati in molti casi tardivi e proposti con scarsa incisività.
A favorire la diffusione dell'insetto, hanno spesso influito l'incertezza nelle identificazioni del fitofago, la scarsa conoscenza sul suo comportamento e le indecisioni sulle misure da prendere. Ciò ha contribuito a mantenere vivi i principali focolai d'infestazione, con i risultati poi riscontrati a breve distanza di tempo e purtroppo riscontrabili tutt'ora su varie specie vegetali.
Fra queste, inizialmente l'acero negundo si presentava la più aggredita, unitamente al gelso.
Successivamente, in poco tempo, altre specie vegetali sono apparse infestate, anche se con minore gravità rispetto a quelle citate, considerate ancora oggi le favorite dal fitofago. Fra le piante aggredite in epoca più recente, ricordo alcuni salici, l'olmo, il cercis, il carpino, il tiglio, diversi pioppi, il frassino, l'ippocastano, il liquidambar ed anche il platano pur con le sue foglie coriacee, apparentemente inappetibili.
Quasi contemporaneamente, si sono registrate aggressioni sempre più frequenti anche su piante arbustive, cespugliose, da siepe, nonché su piante fruttifere. Fra queste ultime le più colpite sono risultate la vite ed il noce; un po' meno il ciliegio ed alcune altre drupacee e pomacee.

Descrizione
Le prime comparse di adulti, si verificano solitamente al sopraggiungere della buona stagione, dalla fine di aprile a tutto maggio. Questi si presentano come farfalle di colore bianco-candido nella forma Textor Harr, mentre la forma Cunea Drury presenta sulle ali anteriori varie serie trasversali di punti neri. Si possono trovare entrambe le forme, con presenza più o meno alternata ed intensa dell'una rispetto all'altra. I maschi hanno le antenne pettinate e si presentano più grandi e robusti, rispetto alle femmine che hanno le antenne filiformi. Gli accoppiamenti avvengono poco dopo e le deposizioni delle uova da parte delle femmine, si scorgono con la presenza di placche contenenti alcune centinaia di uova, di colore verde-chiaro tendente al giallo che si attenua in prossimità delle schiusure.
Queste ooplacche, a volte anche più di una per foglia, si rinvengono quasi sempre nella pagina inferiore fogliare, nelle zone della pianta più esposte al sole e nella parte medio-bassa della chioma.
Dalla fine di maggio, verso l'inizio della stagione estiva, si cominciano a notare le prime schiusure di larve. Queste si presentano in enormi ammassi sin dal primi periodi, inizialmente di colore grigiastro, ma con le prime crescite il colore del corpo diventa giallo-verdastro con Il capo nero-lucente.

Adulti femmine di Hyphantria cunea in fase di ovideposizione. Si notano visibilmente, nella zona retrostante alle farfalle, le placche di color verde pallido
contenenti le uova.

Gruppo di larve già sviluppate, in fase di attiva nutrizione. Si noti il loro ammassamento sul germoglio, la scheletrizzazione fogliare e la presenza
del nido molto lasso.

Larva adulta del defogliatore, in fase di migrazione sul tronco di un acero

Nella fase di pieno sviluppo si nota sua loro dorso, una fascia grigio-scura longitudinale, fiancheggiata da due serie di tubercoli nerastri e più lateralmente da una serie per parte di tubercoli giallo-arancio.
Tutti i tubercoli portano peli prevalentemente lunghi e biancastri, uniti ad altri rossastri più corti, oppure neri e più lunghi.
L'attività delle larve inizia subito, con la erosione delle pagine inferiori fogliari e prosegue con il raggruppamento di più foglie mediante fili sericei e la formazione di nidi contenenti le forme giovanili dell'insetto che agiscono ancora in forma gregaria e finiscono per scheletrizzare completamente le foglie, risparmiandone soltanto le più grosse nervature.
In questo periodo le larve si accrescono notevolmente e raggiungono elevate dimensioni (quinta e sesta età larvale), quindi terminano la vita gregaria e si sparpagliano sulle piante, ultimando la loro distruzione, prima di rifugiarsi in ricoveri vari, ricavati negli anfratti della corteccia ed alla base dei tronchi, per incrisalidare e dare poi origine agli adulti di seconda generazione, in piena estate.
La prima generazione è la più interessante e quella da seguire con maggiore attenzione, perché proprio in questo periodo, risulterà molto più semplice mettere in atto gli accorgimenti idonei al contenimento delle infestazioni. La seconda generazione si verifica di solito in piena estate, con la comparsa degli adulti in luglio, cui seguono le ovideposizioni, da cui le prime larve possono già schiudere, a seconda degli andamenti stagionali, da fine luglio a tutto agosto.
Nel 1991, la stagione particolare verificatasi, ha contribuito ad aumentare la scalarità di schiusura delle uova, specie in prima generazione, determinando una più lunga presenza di larve e quindi una maggiore difficoltà nell'impostazione delle operazioni di difesa.
Gli attacchi larvali di agosto (seconda generazione) sono al solito i più devastanti, in quanto la intensità numerica delle larve, raggiunge a volte incrementi incredibili. La loro voracità è elevata, pertanto le defogliazioni si possono presentare sotto forma di vere e proprie scheletrizzazioni.

Scheletrizzazione completa, da parte di larve di Ifantria, su pianta di gelso. Tutte le piante circostanti
sono state rispettate

Gruppo di larve già sviluppate, in fase di attiva nutrizione. Si noti il loro ammassamento sul germoglio, la scheletrizzazione fogliare e la presenza del nido molto lasso.

Si verifica improvvisamente sulle piante un aspetto vegetativo di tipo invernale e si odono i rumori terrificanti degli apparati boccali in azione distruttiva, cui contemporaneamente si collegano forti cadute di escrementi, residui finali della attività trofica larvale.
Le larve di questa generazione che è la più devastante, finita la loro attività si rifugiano nei ricoveri già citati a proposito della prima generazione, ove si trasformano in crisalidi per passare l'inverno e dare quindi origine nell'anno successivo alle prime farfalle della nuova stagione.
Da quanto descritto, la dannosità appare rilevante, quando le larve hanno la possibilità di svilupparsi indisturbate, soprattutto in presenza di vegetazione monospecifica appartenente a piante del tipo più appetito da parte dell'insetto.
Si è infatti assistito a complete defogliazioni specialmente in viali stradali od in zone a parco in cui le piante prevalenti erano rappresentate da una o più delle specie citate (es: acero negundo, gelso, liquidambar ecc.).
Di solito, nei nostri parchi e giardini, ciò non si verifica perché ci troviamo di fronte ad un vero assortimento di specie vegetali che tendono a frenare o ad interrompere la voracità e lo sviluppo delle larve, con l'alternanza di specie non appetite a quelle che vengono solitamente infestate con facilità.
Tuttavia, anche in quei luoghi rimane egualmente necessario il ricorso, nei casi di piantagioni prevalentemente monospecifiche od anche qualora si desideri limitare al massimo la presenza dell'insetto, agli accorgimenti principali ed alle tecniche di difesa píù conosciute ed oggi ritenute più efficaci.

Prevenzione e difesa
La più sicura prevenzione è basata soprattutto sulle migliori e più precise conoscenze dell'insetto e del suo comportamento, tali da permettere una rapida diagnosi ed una orientativa quantificazione del danno da esso arrecabile.
A ciò saranno legate le eventuali necessità di intervento oppure i più semplici controlli ed accorgimenti in attesa dell'evolversi della situazione. Appare ovvio che la scelta di specie non appetite o la eliminazione di quelle più aggredibili, oltre alla costituzione di piantagioni miste, riduca notevolmente le possibilità di infestazioni da parte del fitofago.
Il ciclo dell'insetto è già stato descritto, perciò diventa facile identificarlo nei primi momenti della sua presenza sulle piante o durante i voli degli adulti. Per quanto concerne la identificazione delle prime presenze di adulti e la loro approssimativa consistenza, sono molto utili le trappole di cattura ed in particolare quelle sessuali a feromoni.
Si dovranno sistemare le trappole in vicinanza delle piante più recettive presenti nel complesso (gelso, acero negundo ecc.), le cosiddette piante spia. Ciò dovrà avvenire per tempo (già dalla metà di aprile) al fine di evitare riconoscimenti tardivi e quindi falsare l'esito dell'indagine monitoria. In caso di mancanza di trappole di cattura, si dovranno osservare le presenze di adulti in volo od in fase di ovideposizione sulle piante.
Appare ovvio che la presenza sporadica di adulti o la loro assenza, consentirà di mantenere una certa tranquillità relativamente alla possibilità di attacchi sopratutto precoci.
Le ovideposizioni che si verificano poco dopo, si possono osservare abbastanza facilmente contro luce, identificando le ooplacche nelle pagine inferiori fogliari, nelle zone più esposte al sole ed in posizione medio-bassa della chioma.
Già la raccolta e distruzione di queste foglie piene di uova ancora integre e sufficientemente visibili, permette una riduzione notevole di fonti di infestazione.

Defogliazione sui germogli apicali in piante di cercis siliquastrum e formazione di ricoveri
verso la base degli stessi

Defogliazione e formazione del nido su germoglio di platano. Anche questi germogli vanno raccolti e distrutti
assieme alle larve.

Defogliazione evidente su giovani germogli
di una pianta di tiglio.

Si tratta di una delle prime pratiche utili, specialmente nel giardino, ove per la esigua presenza di piante aggredibili in prima battuta, diventa abbastanza facile un controllo ed un intervento di questo tipo.
In assenza di quanto citato, per le ragioni più varie, si dovrà ricorrere ai controlli ed accorgimenti successivi, consistenti nel verificare la presenza delle prime larve in azione trofica sui germogli e sulle foglie più giovani.
Già si identificano i primi addensamenti grigiastri di giovani larve di prima generazione, sulle foglie ancora distese od i successivi primi danneggiamenti delle larve in fase di accrescimento che erodono le foglie ed unendole tra loro, danno vita a lassi ricoveri, tenuti uniti da fili sericei, entro cui si riparano, mentre continuano a nutrirsi del fogliame.
Questi nidi, con le larve ancora al loro interno o ravvicinate sul germoglio che stanno divorando, sono facilmente visibili e possono, essere raccolti accuratamente, senza eccessivi problemi, tagliando i rametti su cui si trovano inseriti, specialmente nelle giovani piante di dimensioni ancora ridotte, situate nei parchi o nei giardini o nei vivai.
Le difficoltà aumentano con le dimensioni delle piante, con la quantità degli esemplari e con la monospecificità dell'impianto rappresentato da piante aggredibili.
La distruzione di questi nidi di prima generazione raccolti in tempo utile ed accuratamente eseguita, permette la riduzione delle infestazioni, in modo piuttosto drastico, tanto da ridurre efficacemente le presenze estive (seconda generazione) e riportare la situazione gradualmente in equilibrio senza il ricorso continuo ad altri interventi.
Altra operazione complementare a quella sopra descritta, è rappresentata dalla raccolta e distruzione delle crisalidi, ottenibile con l'applicazione alla base del tronco o dei rami più grossi delle piante soggette a rischio, di rifugi artificiali formati da paglia o da fogli di cartone alveolato, nei quali si rifugiano le larve per costruirsi il bozzolo ed incrisalidare.
Oltre alle tecniche di prevenzione ed agli interventi di natura meccanica citati, nel casi più disperati, in cui le larve tendono a sfuggire ad ogni controllo, specialmente nei complessi monospecifici e quindi più raramente nei parchi e giardini, può diventare necessario il ricorso ad interventi antiparassitari diretti contro le larve in fase trofica, specialmente nel periodo estivo.
Questi interventi possono essere eseguiti con prodotti di natura microbiologica che sono quelli oggi più consigliati, a base di Bacillus thuringiensis, registrato da qualche anno in Italia, la cui varietà "Kurstaki" appare innocua per l'uomo e gli animali a sangue caldo, oltre che per i vari insetti antagonisti, pur sempre presenti. il prodotto va distribuito contro le larve molto piccole, preferibilmente in prima generazione, ma anche in seconda appena iniziata.
I trattamenti vanno eseguiti nelle ore serali per la sensibilità del prodotto ai raggi ultravioletti ed in mancanza di previsione di piogge, perché la loro azione provoca dilavamento riducendone od annullandone l'efficacia. La dose di prodotto da usare è compresa fra 100 e 200 gr. per ettolitro di acqua contro larve piccole, mentre contro larve più grosse deve essere aumentata.
Si consiglia l'aggiunta di zucchero nella dose di 1-1.5% per aumentare l'appetibilità della soluzione e quindi la sua efficacia. In alternativa a questo prodotto, registrato per i fruttiferi citati, per le piante forestali e per il pioppo si possono utilizzare altri prodotti, comunque da limitare il più possibile per le disinfestazioni nei giardini e nei parchi.
Tra questi, il diflubenzuron, l'acephate (specialmente con la tecnica dell'iniezione al tronco, che ritengo consigliabile), il triclorphon, il phosalone ed alcuni piretroidi, utilizzabili su piante ornamentali e forestali, ma sempre per tempo, contro larve giovani e con tutte le precauzioni che ogni caso particolare deve sempre imporre, nel momento di utilizzazione dei prodotti come intervento diretto a tutta chioma.