Il Biviere, giardino del Mito



La leggenda infatti narra che Ercole, figlio di Giove, qui portò in dono a Cerere, dea delle messi, la pelle del leone Nemeo da lui ucciso che, stesa a terra, divenne prodigiosamente un ampio lago con il suo nome: Lacuus Erculeus.
Lo specchio d’acqua
, preziosa risorsa in un entroterra spesso siccitoso, nei secoli cambiò nome e sotto gli arabi fu conosciuto come “Beverè”, abbeveratoio di greggi e vivaio di pesci.
L’archivio di Stato di Palermo conserva il documento originale dell’editto di re Martino che nel 1392 concedeva ‘Il Biviere di Lentini’ in feudo a un antenato per parte materna di Don Scipione Borghese.
Nel XVII e nel XVIII secolo sorse a ridosso del lago un agglomerato di case di pescatori di semplice ma dignitosa architettura, con una chiesetta dedicata a Sant’Andrea e un piccolo molo.


Quello che era un ambiente ricco di fauna e di flora lacustri fu stravolto a partire dagli anni Trenta del Novecento fino al secondo dopoguerra per allontanare lo spettro della malaria. La zona venne convertita ad agrumeti per la fertilità dei terreni che per secoli avevano trattenuto le acque.

Un giardino mediterraneo

Non più frequentata dai pescatori e dai cacciatori la zona cadde in abbandono, divenendo in breve un vero e proprio deserto di pietra e polvere. Quando Maria Carla e il marito Scipione Borghese arrivarono negli anni Sessanta sul posto lo spettacolo era quasi surreale. Le case del Biviere erano ancora in piedi come l’antico molo ma con le ancore arrugginite che affondavano nella terra brulla. Grazie all’amore e passione dei proprietari, l’antico complesso è divenuto la loro dimora circondata da un giardino mediterraneo, unico e particolare, visitato e ammirato da illustri ospiti come la regina madre d’Inghilterra o i reali d’Olanda.
Maria Carla Borghese si documentò su testi specializzati, sulle specie botaniche adatte alle zone desertificate e incominciò fiduciosa a farsi spedire da tutto il mondo piccoli esemplari da piantare.
L’antico porto, chiuso da grossi massi, si è così trasformato in un verde e ridente ingresso alla proprietà mentre sui moli si dispiega una variegata collezione di succulente, quasi a formare una passerella di verzura.

Collezioni di succulente, palme, …

Dappertutto è un tripudio di palme lussureggianti, azzurre Jacaranda, Parkinsonia, rose antiche a smorzare la rigidità di portamento delle Yucche, enormi agavi, aloe, solari bouganville, profumati pompelmi, scultorei Pachypodium, eleganti euphorbie. Un esemplare raro di Xanthorrea arborea accoglie chi entra nella deliziosa cappella di Sant’Andrea.
La principessa Borghese fin dagli inizi ha optato per un approccio biologico sia per la produzione di agrumi, di cui si occupa oggi il figlio, sia per il suo giardino, convinta che la natura sappia difendersi da sola. Si è in effetti creato un equilibrio naturale, un ecosistema nel quale ai parassiti si contrappongono subito i relativi predatori..
Le piante, tipiche del clima mediterraneo, in genere riescono a sopportare le forti escursioni termiche dell’inverno sebbene verso l’alba la temperatura talvolta scenda sotto zero, per poi risalire bruscamente nelle ore centrali. La zona inoltre è esposta ai venti e ciò causa la rottura di rami in esemplari anche di pregio.

Visite in ogni stagione

Grazie al clima e alla varietà delle piante una visita al Biviere è consigliata in ogni periodo dell’anno. In settembre e ottobre quando a prevalere è il verde in mille sfumature, le yucche sono in piena fioritura, ondeggiano al vento le piume di gymnerium e sono ancora in fiore bouganvillee e gelsomini.
In estate nonostante le temperature elevate il giardino è piacevole per la fioritura di Jacarande e Parkinsonia, dell’incredibile Chorisia o dei Cereus e non ultima per la frescura all’ombra di altissime palme.

Il Giardino delle Case del Biviere
località il Biviere, 96100 Lentini (SR)
www.biviere.it

Le fotografie sono tratte dal sito

 

Il giardino fa parte del circuito Grandi Giardini Italiani